Gianfranco Murtas

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  StoriaPolitica

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A 190 dalla fondazione della Giovine Italia, per la quale spese il suo sangue il sardo Efisio Tola

di Antonello Mascia*


Nel mese di agosto del 1831 veniva fondata la Giovine Italia, con un salto di qualità rispetto ai programmi della Carboneria.


Punto fondamentale era l'unità dell'Italia mediante un'azione di popolo che prescindesse dalla ricerca di alleanze con i sovrani dei vari staterelli e dall'aiuto di potenze straniere.
 Nonostante le apparenze il nucleo fondamentale di quel programma fu realizzato, e cioè l'unità del paese.


Fu grazie a Mazzini che Cavour poté presentarsi all'Europa come il garante dell'ordine e grazie a lui quello che sarebbe stato un semplice allargamento del regno sabaudo divenne la fondazione di un nuovo stato.
 Certo, vi era ancora molto da fare, ma si erano poste le basi di una nazione, che, nonostante periodi di involuzione, si caratterizzò, sino all' instaurazione del fascismo, per i notevoli progressi realizzati in ogni campo.


Mussolini cercò di strumentalizzare Mazzini, in funzione antiliberale, ma come osserva Bottai nel suo Diario, ritagliava, dal pensiero dell'Apostolo, frasi avulse dal contesto, che servissero a puntellare la sua azione politica (ad esempio l'antifrancesismo e l'antisocialismo) e a far apparire il fascismo il vero continuatore del Risorgimento e il realizzatore  di una democrazia aperta alle masse ( si veda la voce "Fascismo" nella Treccani).
 

In un momento nel quale l'eredità risorgimentale viene contesta da più parti - neo borbonici, papalini, nostalgici del "buon governo" austriaco, e in Sardegna indipendentismo… -, è necessaria, a mio modesto parere, l'azione comune di tutti coloro si riconoscono in quell'eredità.


Carmine Pinto, autore di una mirabile opera sul brigantaggio meridionale e attuale direttore dell'Istituto per lo studio del Risorgimento, sottolinea che gli unitari erano molto divisi tra loro (mazziniani, cavouriani, garibaldini), ma, quando si trattava di combattere contro i sostenitori dei Borboni, sapevano fare fronte comune.


Questo atteggiamento ci sia d'esempio.


*Antonello Mascia è il presidente della cagliaritana sezione Salvatore Ghirra dell’Associazione Mazziniana Italiana



Fonte: Antonello Mascia
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