Gianfranco Murtas

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  CulturaCronaca locale

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Addio a Marco Sardu, ospitale cittadino della Repubblica di Villacidro e Gonnosfanadiga

di Gianfranco Murtas


Alle soglie degli 80 anni ci ha lasciato Marco Sardu, benemerito cittadino villacidrese, gonnese di origini. Uno di quegli apostoli che accompagnava nei suoi affetti l’una comunità – quella della sua famiglia, della sua infanzia, della sua scuola – e l’altra – quella patria elettiva che l’aveva accolto appena 23enne e dove aveva fatto famiglia con Angioletta Fadda mettendo al mondo Sara e Matteo.

Per lunghi anni era stato direttore dell’Ufficio postale di Villacidro, passando a fine carriera a dirigere la sede di San Gavino Monreale. E chi conosce la vita di paese, dei nostri paesi, nelle dinamiche sovente “problematiche” anche del risparmio familiare come delle distribuzioni pensionistiche, sa bene quanto le Poste siano – o siano state – “cuore” di relazioni umane, nel servizio consueto ed ordinario degli addetti alla vasta platea, per ampi settori sovente semianalfabeta e povera, bisognosa sempre di consiglio e assistenza.

Marco Sardu fu un campione di socialità, benemerito impiegato pubblico, confidente spesso di chi – nella semplicità della propria vita – aveva bisogno di sfogare malesseri o dubbi e di caricare rinforzi, incoraggiamenti, dritte sante. In un certo senso era diventato un “notabile”, ma di quei notabili privi di interessi egoistici né calcolatori di personali convenienze, aperto invece all’incontro con un sentimento gioviale e perfino protettivo.

Cordiale e spontaneo, ospitale e portato sempre alla condivisione, a sviluppare ogni relazione che nel “paese d’ombre” pareva affacciarsi – in quegli anni ’60,’70 ed ’80 – per i motivi più vari, con giovani ed anziani, donò non soltanto a Villacidro ma anche a Gonnosfanadiga il risultato della fatica che lo aveva visto impegnato, insieme con sua moglie – anche lei esperta di arti pedagogiche perché “creativa” ed abilissima insegnante alle primarie (promotrice di deliziose pubblicazioni ed iniziative varie come La scuola elementare a Villacidro, 1995) -, nella raccolta di fotografie d’epoca, illustrative delle complesse realtà ambientali e sociali d’affezione.

Collezionista di cartoline ed immagini fotografiche ora di personaggi ora di monumenti e chiese, ora di gruppi scolastici o di confraternita oppure ancora di caccia ora di monti, camminamenti e fiumi, documento della storia e del quotidiano, promosse con generosità mostre espositive, promosse la circolazione gratuita dei libri, promosse il Calendario dell’Avvento (con uno gnomo ligneo in piazza XX Settembre)…

Collaborò a più riprese, sempre in perfetta simbiosi con la moglie Angioletta, alle attività parrocchiali della chiesa madre di Santa Barbara, né si negò – era il 1975 – ad un impegno “politico”, nella gara delle amministrative. Aderì con spirito fraterno all’invito che gli rivolsi ad “offrirsi” alla sua comunità candidato in una lista per mille versi civica, ma che ebbi l’orgoglio di intestare all’Edera della Giovine Europa, l’Edera repubblicana che in paese, negli anni eroici del referendum, era stata di un contadino combattente in Libia e nella grande guerra, antifascista tutto conquistato dal mito di Mazzini: Salvatore Cosseddu. Capolista a Villacidro e candidato nel collegio provinciale comprendente anche Gonnosfanadiga e Vallermosa. Sfiorò, Marco, l’elezione, davvero mancarono pochi voti e l’avremmo avuto consigliere provinciale… 

Lo scorso 22 agosto, proprio in Giornalia, mi occorse di presentare, nel trentesimo anniversario della uscita diRisalendo la Fluminera. Fotomosaico di Villacidro, le righe di introduzione che i due curatori mi chiesero di aggiungere al loro volume di grande formato, per un inquadramento… storico-letterario della rassegna d’immagini che, a partire dal 1894 – tempo della sindacatura del dessiano Angelo Uras Curreli – e per un secolo circa ricostruiva la vita paesana…

Mi chiesero, Marco ed Angioletta, di presentare anche un altro successivo loro lavoro,Alla Scoperta di Villacidro. Visita guidata al “paese d’ombre” e ai suoi dintorni in due o più giorni. Si era nel 2001, e naturalmente accolsi l’invito, gratificato io per la fiducia… Successivamente ancora – era il 2006 – Marco e Angioletta dettero alle stampeGonnosfanadiga. Figli del Linas, raccolta di circa 330 fotografie a partire dal 1880. 

Ballano oggi i sentimenti, ancor più imprigionati dalla mia impossibilità materiale di raggiungere Villacidro per le onoranze funebri. Tanto coraggio ha avuto Marco nel tempo, affrontando insidie alla salute che certissimamente furono per lui (e per innumerevoli a Villacidro con lui) una croce ingiusta.

Vorrei qui adesso celebrarlo riportando i tre testi che, condivisi con Angioletta Fadda, consegnò a mò di presentazione dei suoi tre lavori editoriali.


Risalendo la Fluminera… 1989


Questa raccolta di fotografie e cartoline è il frutto del nostro lavoro di circa venti anni, durante i quali ci siamo impegnati nella ricerca di tutte quelIe immagini note e meno note del nostro paese. La pubblicazione di questo volume è stata resa possibile solo grazie all'adesione finanziaria e morale di un folto gruppo di amici da noi interpellato personalmente.

Presentiamo il nostro lavoro senza alcuna pretesa letteraria o storica; non come una monografia né come organica panoramica di Villacidro, ma semplicemente come una «raccolta di documenti fotografici», che in vari campi, senza per altro esaurirli, descrivono la vita di Villacidro a datare dal milleottocentonovantaquattro. L'idea di questa ricerca fotografica è nata dalla sana abitudine di conservare vecchie cartoline del nostro paese, dalla passione per la fotografia e dall'interesse per la storia di Villacidro.

Precisiamo che buona parte delle fotografie ci è stata gentilmente prestata, pertanto non ci impadroniamo del lavoro altrui, attribuendoci meriti non nostri; quando è stato possibile infatti abbiamo indicato l'autore delle fotografie o l'editore delle cartoline. A noi solo il lavoro di paziente e dispendiosa ricerca, duplicazione, stampa e pubblicazione. Un grazie particolare al Signor Giovanni Murgia per la sua preziosa collaborazione nella ricerca stessa; ringraziamo pure di cuore quanti gentilmente ci hanno prestato per la duplicazione le loro fotografie originali. Pensiamo di fare cosa gradita inserendole in questo volume.

La pubblicazione intende documentare e raffrontare vari aspetti della vita di Villacidro. Alcune riproduzioni sono tecnicamente poco decorose, e di questo ci scusiamo, ma si tenga presente che il lavoro di riproduzione è anch'esso nostro, cioè di dilettanti, e pertanto «meglio avere una cattiva riproduzione che non averla affatto».

Per la scelta delle immagini da inserire, confessiamo di esserci trovati in seria difficoltà per limitarne il numero fra circa milleduecento. Considerato ciò, ci siamo orientati in questo modo: dovendo documentare fotograficamente gli ultimi novant'anni e volendo toccare vari aspetti villacidresi (quali mondo del lavoro, tempo libero, particolari angoli del paese, delle campagne, monumenti, oggetti sacri cari alla tradizione popolare, panorami, scuole, gruppi, ed altri ancora), abbiamo tentato una scelta che a noi è sembrata la più idonea ad illustrare i temi trattati. Le fotografie sono pubblicate in ordine cronologico non rigoroso, seguendo archi di tempo decennali che vanno dalla fine dell'ottocento ai nostri giorni. Inserendo fotografie recenti, lo abbiamo fatto con la convinzione che «la cronaca odierna» sarà storia domani.

Per facilitare la ricerca abbiamo numerato le immagini e predisposto un indice per soggetti, argomenti, e particolari. Ora pur fra qualche critica, molte difficoltà e consapevoli di essere incorsi in tante omissioni ed alcune inesattezze, ma felici ed appagati intimamente per averci almeno provato, ci accingiamo a porgere, a chi ci ha sostenuto, il frutto del nostro ventennale lavoro, sicuri che questo esempio d'amore per Villacidro avrà senz'altro un seguito fra i nostri giovani.


Alla Scoperta di Villacidro… 2001

Questa idea la dobbiamo a tre simpatici studenti di Cagliari, incontrati per caso il 19 maggio 1996, di domenica mattina, in Sa Pesada Manna, mentre si avviavano a piedi alla ricerca dei luoghi descritti da Giuseppe Dessì in "Paese d'ombre", su incarico della loro insegnante, Signora Maria Teresa Lecca, per la preparazione di una tesina sullo scrittore villacidrese. I tre giovani, due ragazze e un ragazzo, Cristina Bellu, Alessandra Noli e Simone Bruno, completamente disorientati, ci fermarono chiedendo indicazioni su Balanotti.

Decidemmo subito di offrire il nostro contributo al loro lavoro di ricerca, e di stare assieme per l'intera giornata, pranzo compreso. Il che si rivelò molto istruttivo e allegro per tutti; particolarmente interessante per i simpaticissimi giovani che poterono fotografare diverse località e documentarsi consultando dei testi da noi forniti, fra cui il nostro stesso "Risalendo la Fluminera", un volume che pubblicammo nel 1989.

L'interesse dimostrato da questi bravi e intelligenti ragazzi per il nostro paese, per i suoi posti descritti da Dessì, ci aveva convinti della necessità di preparare una piccola guida di Villacidro, con diversi itinerari, che potesse essere d'aiuto ad altri eventuali ricercatori sull'opera di Dessì, ai turisti in cerca degli aspetti belli e caratteristici magari mai segnalati dai depliant, dai nostri stessi compaesani che molte volte si trovano impreparati quando qualcuno chiede loro delle informazioni.

Abbiamo accantonato l'idea per alcuni anni ma... ora eccoci qui. Attraverso questa guida, intendiamo facilitare la visita di Villacidro, limitandoci ad indicazioni essenziali, senza approfondire più di tanto gli aspetti storici e urbanistici, per non appesantire il testo e anzi mantenerlo di facile prima consultazione. Astenendoci da commenti critici lasciamo al visitatore attento e sensibile l'arduo compito della valutazione sia dei danni arrecati nel tempo al patrimonio "storico", sia degli interventi positivi realizzati mirando alla manutenzione e al risanamento degli scempi provocati dagli insipienti. Indicheremo, per quanto riguarda gli itinerari nei dintorni, il periodo che riteniamo il più idoneo per una eventuale escursione.

Sarà nostra cura proporre un percorso prettamente culturale, tendente a far scoprire al visitatore i posti descritti da Giuseppe Dessi nelle sue opere maggiori, e farlo entrare quasi da protagonista a Norbio, Ordena, Olaspri, San Silvano, senza trascurare ovviamente le altre realtà che fanno parte del complesso mosaico storico-culturale del "Paese d'ombre".

Perché visitare Villacidro? Un pezzo di Svizzera Sarda: così Edoardo Scarfoglio definì il nostro comune nel 1882 quando, in compagnia di Cesare Pascarella e Gabriele D'Annunzio, visitò la Sardegna su incarico del giornale "Capitan Fracassa".

Oggi parecchi aspetti sono scomparsi: pinete, boschi, giardini, sorgenti, rocce, fontane, strade, tradizioni, qualche costruzione caratteristica, per cui il paragone con la Svizzera sarebbe oltremodo presuntuoso. Ma altri motivi si sono forse aggiunti a rendere ugualmente piacevole una visita al nostro paese.

Noi ci proponiamo quindi di accompagnare l'ospite alla scoperta delle vecchie e delle nuove "buone" ragioni della bellezza di Villacidro, quasi con la certezza che lo strano antico fascino del nostro comune riuscirà a coinvolgere il visitatore attento, ed a lasciargli dentro qualcosa di positivo che prima o poi lo indurrà a tornare.


Gonnosfanadiga. Figli del Linas… 2006

Una ricerca fotografica sul nostro paese, per documentarne con le immagini gli aspetti più importanti, a partire da quello paesaggistico per arrivare a quello sociale e culturale, potrebbe avere più di una motivazione: campanilismo, vanità, lucro, passatempo e altre ancora. Niente di tutto questo. La molla che ci ha spinto in questa ricerca è l'amore.

Amiamo Gonnos e abbiamo voluto testimoniarlo attraverso questo dono, frutto del lavoro di molti anni.

Essendo nato e vissuto qui per ventitré anni, mi trovo in grande imbarazzo quando per le strade del mio paese incontro giovani che non conosco, e che mi fanno sentire, loro malgrado, forestiero in casa mia. Poi ecco visi che a fatica riesco a focalizzare fra quelli che un tempo mi erano familiari, i visi degli amici e dei conoscenti che ricordavo giovani, ora profondamente segnati dal tempo inesorabile, a volte crudele, ma che hanno il merito di levarmi dall'imbarazzo di sentirmi "forestiero". 

Io non sono nata a Gonnos, ma il ricordo delle assidue passeggiate che da bambina facevo all'interno del paese di mio nonno materno e le escursioni nelle belle montagne, hanno suscitato in me il desiderio sempre più profondo di una chiara conoscenza dei luoghi visitati nell'infanzia.

Sentiamo molto forte il bisogno di incontrare persone amiche con le quali parlare del nostra paese, dei suoi angoli caratteristici, delle chiese, del vecchio municipio, delle feste principali, di avvenimenti tristi e di tanti allegri, delle sane scampagnate domenicali, del mondo del lavoro, delle allegre sfilate carnevalesche scevre di chiasso smodato. Parlare delle tradizioni, dei vocaboli dialettali in disuso e vicini alla definitiva scomparsa fra il disinteresse generale, parlare dei gruppi, dei personaggi importanti e di quelli caratteristici, di storie lontane d'altri tempi, quasi fantastiche per i nostri giovani. Poi ancora ricordare, rimpiangere, la società d'un tempo che metteva al primo posto la Solidarietà, l'Amicizia, l'Altruismo, il Rispetto reciproco, la Spontaneità. Valori di cui oggi si serba solo un vago ricordo.

Pubblichiamo questa raccolta con l'intento di agevolare la memoria nel suo viaggio a ritroso, lungo i sentieri nebbiosi di sopiti ricordi. Sfogliando con attenzione e curiosità questa raccolta, come si usa fare con l'album delle foto di "famiglia", troveremo immagini che ci daranno gioia, altre tristezza; coglieremo in alcune un po' d'ironia, foto curiose, attimi di nostalgia e di rimpianto. Avremmo voluto raccontare il paese e la sua gente, partendo dai monumenti, dalle abitazioni, dalle strade. Non è stato semplice trovare fotografie o cartoline con particolari angoli del paese, poiché il "Rettifilo" ha sempre polarizzato l'attenzione dei fotografi, più semplice invece ritrovare una buona quantità di gruppi d'ogni genere.

Dato il materiale a nostra disposizione abbiamo dovuto invertire quest'ordine, partire dalla gente per raccontare il paese, i monumenti, le chiese, le case, le strade. Vogliamo condividere con tutti il piacere di questa ricerca, cosicché ognuno goda della felicità che deriva dalla visione d'immagini che ci aiutano a riscoprire parte delle nostre radici, la stessa grande gioia che hanno manifestato molte delle persone da noi avvicinate proprio nella circostanza di questo lavoro. Abbiamo trovato collaboratori cortesi che ci hanno accolto affettuosamente offrendoci tutta la loro disponibilità, compresa quella di rievocare memorie anche di episodi personali. Molte volte, al momento del congedo, dopo aver ringraziato per la gentile cooperazione, ci siamo sentiti dire: "Sono io che ringrazio voi per ciò che state facendo per il nostro paese, e per avermi aiutato a rispolverare vecchi evanescenti ricordi quasi svaniti", e ancora "Questo vostro lavoro è un grosso regalo al nostro paese, perciò grazie lo dico io".

Le fotografie sono corredate di didascalie, alcune lunghe e dettagliate, altre un po' meno, per alcune ci siamo serviti dì testimonianze orali, di documenti originali, di qualche ricordo personale e delle preziose ricerche di Monsignor Severino Tomasi. Le didascalie più brevi, si limitano ad indicare solamente i particolari più rilevanti di fotografie certamente non meno importanti. Altre contengono indicazioni che aiutano a scoprire alcune singolarità o aspetti curiosi. Ad altre ancora abbiamo attribuito un titolo che ci è parso indicativo o allusivo: sono foto curiose, da apprezzare per la loro bellezza, ma di cui si conosce poco e che peraltro parlano da sé mostrandoci anche ciò che dal vero mai saremmo riusciti a vedere. Forse per aIcune ci siamo lasciati trasportare dall'entusiasmo, ma come si può non gioire di fronte a delle fotografie che ci raccontano attimi meravigliosi e indimenticabili del nostro passato?

Non abbiamo seguito una cronologia rigorosa, né una catalogazione per argomenti, pur tentando per quanto possibile di salvare la naturale successione dei tempi, o la collocazione in filoni tematici. Abbiamo inoltre predisposto un indice per rintracciare facilmente le fotografie, le note storiche, i fatti di cronaca, i personaggi, gli oggetti e i particolari curiosi. 

Ringraziamo chi ha contribuito alla realizzazione di questo sogno concedendoci fiducia e aderendo alla prevendita, chi prestandoci le proprie istantanee, chi ci ha aiutato nella ricerca e chi ci ha incoraggiato in alcuni momenti di pessimismo. Un grazie particolare alle care Caterina Lai e Mariolina Diana, instancabili compagne d'avventura; al signor Luca Lecis per la collaborazione professionale disinteressata; al signor Franco Fadda per la sua preziosa collaborazione.

Due parole sul titolo. Perché "FIGLI DEL LINAS"? Banale? Scontato? Soprattutto sentito. Profondamente sentito. Avvertiamo veramente la paternità e la maternità di questa montagna austera, e senza retorica possiamo affermare di avere nel nostro DNA la presenza del Linas. Siamo sicuri che i nostri compaesani non troveranno difficoltà a condividerne la discendenza e dipendenza atavica. L'amore per questa montagna nasce progressivamente fin dall'infanzia, alimentato dai fantastici racconti di caccia, di banditi, di fantastiche escursioni, e poi dalla visione della sua cima innevata e irraggiungibile che fa sognare e fantasticare i bambini, conquistandoli definitivamente dopo la prima passeggiata avventurosa. Così il legame d'amore con il Linas si insinua in noi gonnesi e ci accompagna per tutta la vita. Questa è la ragione del titolo che a prima vista può sembrare "scontato e banale". Abbiamo tentato di illustrare svariati temi della vita paesana, per mancanza di spazio non abbiamo potuto inserire tante altre belle fotografie. Un grosso rammarico non poterle pubblicare tutte.

Ci auguriamo d'aver fatto una cosa gradita a tutti i compaesani, anziani, giovani, residenti o emigrati e perché no, anche e soprattutto ai gonnesi che verranno.



Fonte: Gianfranco Murtas
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