Gianfranco Murtas

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Ancora in memoria di Bruno Fadda, gran maestro onorario del Grande Oriente d’Italia. A dieci anni dalla morte

di Gianfranco Murtas


Il nuovo doloroso lutto che, nei giorni fra lo scorso Natale ed il Capodanno 2020, ha colpito la Comunione massonica per la morte (passaggio all’Oriente Eterno) del Gran Maestro onorario Vincenzo Racugno – personalità eminente della medicina, della politica e appunto della Libera Muratoria – ha coinciso temporalmente con il decennale della perdita sofferta dalla stessa Massoneria sarda per la morte dell’altro Gran Maestro onorario di cui l’Isola poteva vantarsi: Bruno Fadda.

Di quest’ultimo ho scritto lo scorso 30 novembre un lungo ricordo biografico che ha trovato apprezzamento – e ne sono lusingato – sia da parte degli stretti familiari sia da parte di lettori i più vari che, sul fronte della professione e anche della politica come su quello della Libera Muratoria, di Fadda hanno conservato vivida e grata memoria. Naturalmente né essi né io siamo stati tentati, né lo siamo oggi, da improprie santificazioni, ché anzi la nobile impronta dell’umano è proprio nella convivenza delle virtù e dei vizi, meglio dei limiti, degli slanci di generosità e dei depotenziamenti d’autorità, delle lucide visioni e delle imprudenze occasionali. E’ nella sintesi della nostra personale ed irripetibile complessità la cifra che ci colloca nel cuore e nella mente di chi può aver con noi partecipato alle imprese della vita negli spazi così del privato come del pubblico, del civile, del professionale od associativo… E la cifra di Bruno Fadda, quella personale e quella etico-civile, fu una cifra di rimando ad una maestria sostanziale e ad una signorilità formale che hanno lasciato il segno.

Non mi risulta che in questo appena trascorso decennale la sua memoria sia stata celebrata da chi pure avrebbe dovuto, tanto nell’ordine professionale che per lunghissimi anni egli condusse con riconosciuto prestigio, competenza ed abilità, quanto in quel campo politico dei suoi sodali che purtroppo la nuova stagione della vita pubblica, nella rappresentanza e nelle istituzioni, ha sbaragliato forse per sempre, consegnando la patria e anche la comunità locale all’incultura del sovranismo e alla rozzezza delle destre.

Ha fatto eccezione, mi è stato assicurato, la Massoneria sarda e in particolare la loggia che lo accolse nel 1988 e che egli, negli anni mediani dell’ultimo decennio del secolo, presiedette con singolare autorevolezza. La loggia Lando Conti – è appunto quanto mi è stato assicurato – seppure non con la pompa dell’ufficialità ma nella discrezione dei suoi lavori e nel calore del cor unum, lo ha ricordato con la testimonianza dei più vicini e con la rilettura di diverse pagine espressione del suo miglior pensiero.

Per la consentaneità che da mezzo secolo, direi già dalla mia adolescenza, mi ricollega al mondo del mazzinianesimo e della Libera Muratoria ad esso intimamente connesso (impossibile, per me, pensare ad una Massoneria di destra e di destri), mi piace darne atto come complemento dei solenni lavori funebri che, in quel 4 novembre 2009, in uno dei Templi simbolici di palazzo Sanjust, di Bruno Fadda onorarono il vissuto, le prove superate, la dignità del lascito.

Certamente non sarà da meno, ancora in questi giorni, la loggia Wolfgang A. Mozart, sempre attiva e creativa nella nostra città, nel celebrare il suo primo fondatore, e anch’egli Gran Maestro onorario della Comunione giustinianea, Vincenzo Racugno.

E’ importante che una società “di tradizione” come è la Libera Muratoria spenda le sue migliori energie non soltanto per far “catena d’unione” fra i presenti chiamati e rispondenti all’appello, ma anche per ricostruire una “comunione” con chiunque abbia seminato e raccolto e nuovamente seminato nel tempo che gli è stato dato, tanto più offrendo alla vita del suo consorzio rituale, piccolo o grande che sia, la generosità del cuore non meno che la creatività della sua intelligenza, la ricchezza delle sue intuizioni e delle sue esperienze, la feconda solidità della sua fede intensamente umanitaria, libertaria e democratica…  

Certo la personalità alta, altissima, di Lando Conti – al cui nome si intitola la loggia cagliaritana che ebbe come suo Maestro Venerabile Bruno Fadda – imporrebbe, impone riflessioni di speciale importanza circa la coerente linearità ideale di chi fra le Colonne di quella loggia colloca la propria esperienza liberomuratoria. 

Le logge, tutte le logge, vivono di diversità, sennò sarebbero – per l’eccesso di omogeneità o forse di omologazione – sezioni di partito o parrocchie chiesastiche. Ma tutto deve rientrare entro certi fondamentali costituiti dalla fusione di quegli elementi i quali, attraversando tutti i termini del trinomio rivoluzionario, combinino umanità e, come dice la stessa costituzione del Grande Oriente d’Italia, democrazia.  

Come anche altre volte ho scritto, sono stato testimone diretto, e anche piuttosto impegnato, nelle fasi preparatorie della loggia Lando Conti, ora sono già trentacinque anni… In molti libri e in una infinità di articoli ho dato conto della singolarità della Libera Muratoria isolana, delle sue stagioni ora alte ora basse, dello stile e della sostanza umana dei suoi attori, delle dinamiche fraternali in espansione verso iniziative sociali sovente di gran peso, e che per essersi consumate nel segreto – ad esempio costruendo venti chilometri di condotte idriche in una terra di missione africana – non per questo sono derubricabili alle varie ed eventuali. E se a Sassari ormai da tre lustri funziona la Casa della Fraterna Solidarietà che offre ogni giorno cinquecento buste alimentari ai poveri della città, e tiene aperti una cassa-bollette ed i suoi magazzini di vestiario (il charity shop) per chi ne necessita, ha donato finora mille protesi dentarie agli anziani indigenti ma anche spazi d’attività agli ipofonici ed un presidio all’associazione protettiva di chi è a rischio di ictus… anche a Cagliari ci si attrezza per una prossima offerta di servizio sociale e sanitario in logica di volontariato. Le risorse materiali e soprattutto umane esistono e fremono.

Ripassando una storia di santo servizio

Finora sono venuti, dal sistema delle logge giustinianee sarde, e cagliaritane in particolare, numerose occasioni di incontro pubblico, convegni di studio e approfondimento su campi felicemente diversi. Con riferimento specifico alla loggia intitolata al libero muratore repubblicano colpito a morte dalle Brigate Rosse nel 1986, potrei qui richiamare alcune righe soltanto di quanto scrissi nel trentesimo anniversario di quell’assassinio per quanto la Libera Muratoria nostra, intendo cagliaritana, seppe trarre… come da magistero le opere. Ecco uno stralcio di quel lungo intervento, uscito nel sito di Fondazione Sardinia, datato 17 novembre 2016 (mille e più giorni fa):

La loggia Lando Conti era nata, a Cagliari, da quell’impulso morale di una memoria civile e politica che sentiva la democrazia e l’Italia nel patrimonio non negoziabile con nulla, assolutamente con nulla. Era lo stesso titolo distintivo, quel nome del Fratello trucidato da diciassette revolverate dei terroristi, ad impegnare a pensare e a fare cose grandi.

Il Venerabile fondatore Giuseppe Solinas – che veniva da una tradizione famigliare che nel nome di Ovidio Addis, lo scopritore della Cornus paleocristiana, si riassumeva e da esso prendeva luce – o, nella sequenza dei successori, il Venerabile Bruno Fadda – altro esponente della politica repubblicana a forte sensibilità autonomistica – e i dignitari loro collaboratori hanno tenuto alti il nome e l’impegno per lungo tempo. Lo voglio ricordare perché tante volte, ripetendo slogan e cliché vuoti oltreché irrispondenti alla verità dei fatti, ancora si fa accusa alla Libera Muratoria di non raccontare se stessa e le sue attività.

E della loggia cagliaritana intitolata a Lando Conti il mio Archivio generale della storia della Massoneria sarda riunisce forse il più di quanto nel trentennio s’è prodotto nel [moderno] circuito giustinianeo isolano. Naturalmente esso è depositato per una consultazione di studio vincolata alla tempistica che la stessa legislazione sulla privacy autorizza, dunque fuori da qualsiasi improprio sconfinamento, da parte di chicchessia, nella banale curiosità. Si tratta di carte – queste e le altre – che costituiscono un corpus, unitario nella sua ampia articolazione, destinato, quando sarà, ad una pubblica istituzione giusto per incrociare interessi di scavo ed elaborazione quando finalmente il clima sociale, depurato dai dottrinarismi catto-comunisti o clerico-fascisti, per restare alle antiche categorie, ma anche dalle sguaiataggini mentali di nuovi battitori, saprà apprezzare quel che è stato e quel che è, al netto delle cadute degli uomini, la Libera Muratoria come profezia dialogica ed ecumenica anche nella nostra terra sarda. 

Per restare al campo regionale e cagliaritano in specie, ed alla particolare esperienza della loggia Lando Conti, ricorderei almeno il bellissimo convegno pubblico del 10 marzo 2007 andato secondo l’insegna di «Una giornata mazziniana», con il dono conclusivo, alla casa massonica di Cagliari, di un artistico busto del Profeta dell’unità (a far da gemello a quello storico, datato 1905, di Giovanni Bovio, opera del massone cagliaritano Pippo Boero).Quella giornata, concordata con la sezione sarda dell’Associazione Mazziniana Italiana e documentata da una pubblicazione successivamente diffusa con spirito liberale, vide la presenza in quanto relatori, insieme con i sardi Marcello Tuveri, Raffaele Sechi – al tempo Venerabile della officina organizzatrice – e Vindice Ribichesu (che trattò dei “Massoni Mazziniani Sardi in epoca risorgimentale”), dello storico Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini-NuovaAntologia. Né potrebbe essere dimenticato il rapporto di amicizia antica e solidarietà politica fra il compianto, autorevolissimo presidente del Senato e Lando Conti. Presente a Cagliari, quel giorno, con il gran maestro Gustavo Raffi, anche Lorenzo Conti, figlio di Lando.

Di due anni prima, del dicembre 2005, è il libro “Lavorando la pietra grezza…”, raccolta delle proposte tematiche di lavoro comunitario della loggia nel corso dei suoi primi vent’anni quasi. 54 relazioni/tavole architettoniche tutte di evidente spessore morale e culturale, in una silloge preparata, da par suo, da Bruno Fadda, anch’egli ormai da noi perduto per debito di natura.

Né manca al rapido elenco l’organizzazione (con altre logge cagliaritane), il 30 marzo 2003, di una “giornata d’informazione” sull’alzheimer, nella sala Dino Zedda alla Fiera, relatori diversi clinici ed operatori sardi (fra essi anche l’attuale rettore magnifico Maria Del Zompo) e continentali. Indimenticabile il contributo scritto trasmesso dal Nobel Rita Levi Montalcini.

E’ dell’ottobre 2012 un corposo meeting di taglio interconfessionale, allestito nel salone CIS di Cagliari all’insegna di «La fede permette il dialogo?», partecipanti il rabbino capo della comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni, il teologo musulmano e docente islamista alla Gregoriana Adnane Mokani, il monaco del milanese Centro Buddha della Compassione Geshe Jangchub Gyaltsen Lama, il docente di meditazione buddista Enrico Dellacà, il direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Cagliari Mario Farci, il docente di Antico Testamento presso la facoltà teologica valdese di Roma Daniele Garrone. Con il prof. Paolo Gastaldi, delegato del gran maestro del GOI, per le conclusioni.

La loggia ha saputo anche sposare, nel concreto e ripetutamente, la sensibilità civile e sociale al gusto, forse più privato ma non improduttivo di ricadute pubbliche, dell’arte, e di ciò fu manifestazione l’assemblea dell’intero piedilista non nel Tempio dei simboli e dell’azione rituale ma al Teatro lirico del capoluogo: nel febbraio 1996, per ascoltare la musica dotta eseguita dai maestri in organico, fra cui diversi dei propri Artieri. Secondo una certa tradizione – ecco un’altra nobile tradizione cagliaritana, partendo magari da Enzo De Bellis! – che combina molte personalità del Teatro lirico e del Conservatorio di musica alla Libera Muratoria di… (per volare alto) Mozart e Sibelius, Mahaler e Respighi, Cherubini e Paganini, magari anche Ellington ed Armstrong…

Il labaro, la bandiera, le bandiere

Avrei potuto aggiungere altro, o molto altro ancora. Cominciando magari dalla consacrazione del labaro della loggia, suggestivo rito officiato ai primi del giugno 1996 dal gran maestro del tempo Virgilio Gaito.

In un libro di stretta complessione obbedienziale la cui stesura mi fu fiduciariamente commissionata dai competenti organismi regionali e, con essi, dalla Risp. loggia Alberto Silicani – altro formidabile ensemble giustinianeo operante a Cagliari – riferii credo compiutamente anche su quell’evento che marcava il decennale di vita dell’officina e rimandava, nella memoria comune, alla progettualità elaborata e disegnata da Gianfranco Cusino, la cui perdita, pochi anni dopo, avrebbe afflitto l’intera Comunione sarda come anche dimostrato dalle decine e centinaia di partecipazioni al lutto consegnate ai giornali per più giorni.

Non riprendo ora che pochi passaggi di quel mio capitolo di cronaca – sono di… tremila giorni fa – , che è comunque quanto basta per dare una idea tangibile della mia considerazione per le intenzioni espresse e le opere realizzate, ma anche per dimostrare pieno consentimento con gli indirizzi che dai tempi della gran maestranza Corona – coerentemente seguita dai successori Gaito, Raffi e Bisi – il GOI ha affermato in termini di trasparenza: 

Domenica 9 giugno è festa alla Lando Conti. Si avvicina il decennale della loggia e l’occasione della visita del Gran Maestro in Sardegna è colta anche perché, ospite della officina, egli proceda alla formale consacrazione del labaro.

La tornata è solenne. Partecipano i maggiori Dignitari sardi: i presidenti del Collegio e del Tribunale Circoscrizionali, i giudici della Corte Centrale, l’Ispettore delegato, i rappresentanti dei Riti, lo Scozzese, l’Arco Reale/rito di York, il Memphis e Misraim, il Noachita.

Appare indubbio che... la Lando Conti abbia vinto la sua scommessa: ha gemmato, ha conservato un alto indice di presenze alle tornate, continua a mostrare un evidente affiatamento personale fra i suoi Artieri… Fra qualche anno avrà anche l’onore, per uno dei suoi, del riconoscimento del titolo di Gran Maestro onorario…

Compiuto il triennio di Venerabilato del Fr. Cofondatore, il Maglietto è passato, all’inizio del 1995 – precisamente il 26 gennaio –, al Fr. Bruno Fadda (1° Sorvegliante nell’ultimo biennio), che compirà anche lui un triennio intero alla guida della loggia, valendosi di un Consiglio delle Luci e dei Dignitari efficiente e coeso…  

La cifra del Venerabilato Fadda può sintetizzarsi in poche parole: disciplina rituale, correntezza negli adempimenti amministrativi, qualità delle tavole tematiche. La loggia apprezza adeguandosi a tale rigoroso stile impresso dal suo Caput Magister, che gode di ampio rispetto anche per l’autorevolezza della personalità e delle sue molteplici trascorse esperienze professionali e politiche.

In quanto alla ritualità sono prescritti, senza eccezioni, l’abito scuro ed i guanti bianchi; l’ingresso nel Tempio e l’occupazione delle posizioni, nelle bancate, a seconda del proprio ufficio, così come anche posture e comportamenti, tutto deve egualmente, e perfettamente, corrispondere ai disciplinari della Tradizione.

Sul piano dei doveri verso il Tesoro di loggia e della frequenza ai lavori l’autorità non concede deroghe. Così… pur senza diventare una caserma, l’officina impara che anche l’ordine con l’iniziale minuscola… è bella e crea spazi per far meglio. Ne è prova l’alto livello delle tavole e delle discussioni, che verranno presto pubblicate in un libro denso e prezioso. Questo deve essere anche l’ambiente chiamato ad accogliere, e istruire, i profani che hanno superato le prove del rito d’iniziazione e, adesso Apprendisti, occupano la Colonna di Settentrione… 

All’interno della cornice dei lavori di speciale qualità che la Lando Conti assicura a se stessa, per gran merito del suo Venerabile oltre che per l’impegnata disciplina ed il senso comunitario sviluppati fra le Colonne, sembra senz’altro da collocare anche una nuova straordinaria serata. Il 22 febbraio 1996 a tutti sarà dato appuntamento presso il teatro lirico di Cagliari che vede un Fratello dirigere il “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, un altro suonare il 1° Violino nel corpo orchestrale e [altri ancora affaccendati] in delicate mansioni dell’impresa.

Il labaro, ho detto prima. E dovrei aggiungere: la bandiera. In un luogo contraddistinto da una ricca simbologia – a partire dal Libro Sacro aperto al prologo giovanneo e, ad esso sovrapposti, la squadra e il compasso –, con i simboli della tradizione muratoria, conferiti al Tempio dalle civiltà religiose su cui si è impiantata e sedimentata gran parte dei corpi dottrinali e della spiritualità dello stesso cristianesimo organizzato (né si dimentichi che i primi costituenti della Massoneria speculativa, in campo anglosassone, erano pastori di chiese riformate), sono quelli civili: e la bandiera nazionale insieme con quella europea figurano con una presenza ricca di significati: il principio di nazionalità è sposato alle idealità universaliste, e il sovranismo, o il dogmatismo sovranista – egoistica ripulsa degli appelli alla fraternità mondiale – non a caso è considerato, nella filologia massonica, un’autentica bestialità. Per questo i lasciti universalistici di Mazzini e Garibaldi – del gran maestro Garibaldi – sono e rimangono un tutt’uno con il credo patriottico da essi stessi incarnato: “ogni patria è la mia patria”. Così il Fr. Francesco Nullo, mazziniano delle Cinque giornate, sacrificò la sua vita per la patria polacca. Così il Fr. Mario Angeloni – caduto in battaglia –, o il Fr. Francesco Fausto Nitti, o il Fr. Randolfo Pacciardi e quant’altri (decine e decine) mazziniani e garibaldini passati per l’iniziazione massonica spesero i migliori anni della loro vita nella dura guerra contro il fascismo falangista di Francisco Franco il fucilatore e garrotatore di massoni e democratici…

Credo non sia mai stato a sufficienza valorizzata questa pagina umanistica e insieme altamente politica, questa associazione nobilissima di patriottismo e universalismo che la Massoneria moderna interpreta e vive nella sua quotidianità ideale e sociale.

Affidati al Portastendardo, il labaro e le due bandiere spose, quella nazionale e quella europea – dell’Europa sognata da Giuseppe Mazzini e innalzata nell’ “Inno alla gioia” di Beethoven e Schiller – affidano i lavori della loggia al più grande disegno dell’Italia e delle nazioni sorelle, nucleo materiale, culturale e politico, di quell’espansione morale e civile di taglio universalista delineata negli Antichi Doveri e attualizzata da Rudyard Kipling nei versi della sua “Loggia madre”. 

Dedicato a Bruno Fadda, gran maestro onorario

Mi è tornato prezioso questo ripasso veloce di vicende trascorse nella Massoneria cagliaritana stimolate dalle reazioni per il più di apprezzamento ricevute, a voce e per iscritto – raccolte nella buona e regolata memoria del mio pc –, dal lungo articolo dello scorso 30 novembre. Sopra tutti – ove sia permesso fare graduatorie – sono grato del consenso ricevuto dalla dottoressa Silvia Fadda, figlia del gran maestro onorario: colei che al padre donò, nel 2007, un busto di Giuseppe Mazzini, donato a sua volta da quel padre alla casa massonica di piazza Indipendenza in cui fa ancora oggi bella mostra insieme con altre dotazioni d’arte, fra le quali il busto bronzeo di Armando Corona, magnifica opera di Franco d’Aspro.

Con tale messaggio, traggo anche, dal cospicuo numero, quello di un autorevole dignitario del Grande Oriente d’Italia – da me stimatissimo – ed incardinato proprio nella loggia che s’intitola a Lando Conti:   

«Carissimo Gianfranco,

«ti ringrazio per la condivisione della splendida biografia dell'amato Bruno. Sei sempre attento e molto caro nei miei confronti e nei confronti della rispettabile Loggia Lando Conti.

«Ho letto la biografia tutta d'un fiato. E' bellissima, vera, sentimentale e descrive Bruno come è stato in vita.

«Solo un’informazione ulteriore per arricchire il tuo dossier su Bruno e sulla R.L. Lando Conti: non c'è Tornata che la sua figura morale, il suo pensiero, le sue azioni, non siano ricordate dai Fratelli tutti della nostra rispettabile Officina, che hanno avuto l'alto onore di conoscerlo, di frequentarlo, di AMARLO FRATERNAMENTE, a tal punto che i Fratelli iniziati dopo la sua partenza per l'Oriente Eterno, conoscono la sua vita e le sue opere, ben consci che l'apprendimento che ricevono parte da Lui. Così come conoscono la vita e le opere di un altro Grande Fratello della Lando Conti: Gianfranco Cusino.

«Per oltre sei anni, la sedia occupata da Bruno in Loggia è rimasta vuota ad ogni Tornata, segno della sua partecipazione ai lavori di Loggia, alle Agapi e quant'altro.

«Perdonaci se non abbiamo mai dato clamore alla sua rimembranza ma sappi che il suo ricordo e i suoi insegnamenti sono scolpiti nel cuore di ognuno di noi.

«Parafrasando il Maestro Venerabile in carica al trentennale della nostra Officina, mi permetto di dire: "La nostra officina ha ad oggi 33 anni (numero perfettamente esoterico) e con immutato entusiasmo ed amore continua ad operare, come nostra abitudine, senza squilli di tromba ed autocompiacimenti eccessivi".

«Grazie ancora per la considerazione».

Una lettera bella, bellissima, che ho sentito il dovere di strappare dal suggello della riservatezza che è proprio della corrispondenza personale. Perché rimette molte cose a posto e rispetta, con magnanima signorilità, il mio desiderio rimasto purtroppo inappagato che il gran maestro onorario – il primo perduto nella storia massonica sarda in centocinquantanove anni – fosse ricordato, nel decennale del suo involamento, con una pubblica manifestazione capace di associare attorno al nucleo forte del suo lascito ideale, quanti a lui, per vie e ragioni diverse, si erano ricollegati nei tempi, appunto a lui e agli altri, concessi… 

Credo che la Massoneria sarda – si tratta di una mia opinione, e come tale ovviamente discutibile – avrebbe avuto il dovere, nella circostanza di calendario, di innalzare una figura di così alto profilo etico-civile richiamando quanti, dal mondo della medicina come da quello della politica e dell’associazionismo, avrebbero con-sentito, con-sentito, con-sentito…



Fonte: Gianfranco Murtas
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