Andare dallo psicologo non è una vergogna
di Sara Agus

Nel 2026 andare dallo psicologo è diventato sempre più comune, soprattutto tra le nuove generazioni. Sembra esserci una maggiore consapevolezza, eppure per molti parlarne apertamente non è ancora così semplice. Anzi, sembra che questi pregiudizi sulla salute mentale siano ancora molto difficili da sradicare nella nostra società.
Nonostante ci sia una sempre maggiore attenzione verso la salute mentale, cosa che nel secolo scorso sarebbe stata impensabile, molte persone continuano a nascondere di essere in terapia o di esserci state, per paura del giudizio degli altri. Come se varcare la soglia dello studio di uno psicologo significasse ammettere una sconfitta personale o, peggio, di essere folli!
«Io dallo psicologo non vado, mica sono pazzo!» È una delle frasi che, nonostante i nostri tempi, continuiamo a sentire spesso.
Chiedere aiuto a un professionista del settore - che nessun amico o parente può sostituire - dovrebbe essere visto come un atto d'amore verso se stessi, non come un gesto di debolezza.
Dallo psicologo non ci va solo chi ha dei problemi seri, ma anche chi riconosce di vivere un momento di stallo o semplicemente ha il desiderio di capire meglio il proprio mondo interiore.
Fortunatamente, i tempi stanno cambiando.
Oggi, infatti, sempre più persone scelgono di intraprendere un percorso psicologico e il modo in cui parliamo di salute mentale sta, seppur molto lentamente, cambiando.
Si può andare dallo psicologo per affrontare un periodo difficile, come un lutto o la fine di una relazione, imparare a gestire l'ansia oppure semplicemente per capirsi meglio.
«Se andiamo dal medico quando ci fa male il corpo, perché dovrebbe essere diverso se è la nostra mente a stare male?»
Un giorno ho letto questa frase scritta su un muro: «La più grande prigione in cui viviamo è il pregiudizio degli altri». E il punto è proprio questo! Molte persone non dicono di andare dallo psicologo per paura di essere giudicate, mentre magari frequentano tranquillamente il dentista, il nutrizionista o la palestra. La salute mentale, invece, viene ancora vissuta da alcuni come una vergogna da nascondere. E io stessa in passato l'ho fatto, soffocando la mia voce, per paura di essere giudicata o vista in modo diverso dalle persone a me vicine. Come se sulla mia pelle, da quel momento, ci fosse un marchio a fuoco: «Non è normale».
Forse il vero problema non è tanto andare dallo psicologo, ma avere paura di dirlo, come se fosse un segreto da tenere nascosto.
Spero che un giorno dire «vado dallo psicologo» abbia lo stesso peso di «vado dal dentista». Sarà semplicemente una frase senza alcun pregiudizio, come tante altre. Perché prendersi cura della propria mente non dovrebbe essere più imbarazzante che prendersi cura del proprio corpo. Considerare la salute mentale importante quanto quella fisica significa anche accettare che, in alcuni momenti della vita, si possa avere bisogno di un aiuto esterno e che quell'aiuto possa venire solo da un professionista.
Un altro problema che andrebbe sottolineato è il costo delle prestazioni e la disponibilità dei servizi. Già dal 2022 il nostro governo ha stanziato fondi per il «bonus psicologo», fino a un massimo di 1.500 euro. Ma spesso questo non basta a coprire le spese e le sedute sono limitate. Ciononostante, rappresenta un primo reale passo verso una maggiore accessibilità della psicoterapia e riconosce, a livello istituzionale, l'importanza del benessere psicologico dei cittadini. Anche l'introduzione degli psicologi nelle scuole, seppur limitata a pochi incontri, rappresenta un primo importante supporto mirato ad aiutare i giovani.
«Amati e guarirai da qualsiasi male» me l'ha detto la psicologa la prima volta che sono andata in terapia e, credetemi, aveva ragione.
La cosa più coraggiosa, il gesto più forte, il regalo più grande che mi sono fatta è stato iniziare un percorso che mi ha fatto capire molte cose su di me, mi ha insegnato ad affrontare le mie paure e a essere un po' più consapevole del mondo che mi circonda.
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