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Cesare Pintus

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"Bovio giocattolizzato". Quella lettera di un anno fa cui il Gran Maestro Bisi non ha avuto la grazia (o l'educazione?) di rispondere. Quando alle solenni dichiarazioni non corrispondono le azioni

di Gianni Liguori


Dal 1988 – quando alla città di Cagliari ci siamo presentati, con il sindaco De Magistris, nell’aula consiliare del municipio – ad oggi, noi come associazione “Cesare Pintus” abbiamo organizzato forse duecento pubbliche manifestazioni tutte all’insegna della coralità civica, una volta per lo studio di un qualche problema (politico od amministrativo) d’interesse generale, talaltra per onorare la memoria democratica di chi, sacrificando se stesso nell’antifascismo attivo e in quello testimoniale, ha donato alla nostra generazione libertà e benessere. Si è trattato di manifestazioni culturali e, in senso lato, politiche delle quali siamo stati e siamo orgogliosi. A presiedere la nostra cara “Cesare Pintus” sono stati uomini come Salvatore Ghirra, Lello Puddu e Marcello Tuveri, e credo basti il loro nome per dare un’idea del profilo altissimo del nostro impegno.

Il doppio grande amore della associazione sono stati la democrazia repubblicana ed autonomista e la Sardegna con il suo capoluogo, le sue potenzialità ed i suoi bisogni.

I dibattiti e le tavole rotonde, i libri che hanno costituito molto spesso “il tema” dei nostri incontri, tutto è stato sempre all’insegna della più ampia libertà espressiva e da questo abbiamo tratto infatti gli elementi di rinforzo della nostra credibilità e, soprattutto, del nostro servizio civico.

In un tale contesto io metterei l’attenzione che abbiamo riservato, già lo scorso anno, alla denuncia che era stata sollevata per la sgradevolissima irrisione a un monumento oggi nella sede massonica di palazzo Sanjust, ieri (e per quasi vent’anni) nella sede dell’Edera repubblicana: mi riferisco al busto di Giovanni Bovio, il più autorevole continuatore del mazzinianesimo dopo la morte, a casa Rosselli-Nathan, di Giuseppe Mazzini.

Bovio costituì una personalità della politica parlamentare e della democrazia italiana fra le più amate dalla Cagliari che era allora la Cagliari di Ottone Bacaredda sindaco. Innumerevoli le tracce della sua relazione con la nostra città, e della nostra città con lui. Tracce fissate sulla carta ma anche fissate nella pietra.

La sconcertante offesa al busto di Giovanni Bovio e, di riflesso, alla sua figura morale è avvenuta nella sede massonica tanto spesso sotto il ritratto del Gran Maestro Bisi, come le pagine facebook hanno rivelato. Quasi che, da parte dello screanzato, o degli screanzati che tanto hanno osato, da lui si cercasse conforto e conferma. Che, alla luce di quanto avvenuto successivamente, dovrei ritenere vi siano stati: e conforto e conferma.

Feci presente infatti al Gran Maestro Bisi – successore del nostro Armando Corona (con il quale tanti rapporti, anche personali, diversi di noi della “Cesare Pintus” abbiamo avuto a suo tempo), ma successore anche di grandi personalità riconducibili alle idealità della democrazia mazziniana come Nathan e Ferrari, e prima di loro i toscani Mazzoni e Lemmi e l’emiliano Petroni – la gravità di quanto accaduto, invocando un intervento riparatore immediato.

Quell’intervento riparatore immediato non è venuto né alcuna risposta, neppure per semplice educazione, da lui è pervenuta qui a Cagliari.

Chi sta al vertice di una qualsiasi associazione od istituzione sa che la propria autorità, per divenire autorevolezza resistente nel tempo, deve potersi tradurre in servizio: il servizio ad una causa. La riparazione dello scempio avvenuto a Cagliari da un innominato o da più innominati che hanno trovato protezione nell’attuale Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia poteva essere anch’essa, nella relativa marginalità da essa configurata, una causa degna di servizio.

Ne ho rammarico soprattutto per la persona di Stefano Bisi. Ne ho rammarico per lui perché la sua duplice manifestazione di ineducazione – per il mancato intervento riparatore e anche (assai più modestamente) per la mancata risposta al mio invito – resta registrata nella memoria civica che qui a Cagliari stiamo oggi scrivendo e che sarà studiata dalle prossime generazioni. Esse, mi auguro, terranno alta la tenue ma inestinguibile fiammella del mazzinianesimo certo ripensato modernamente, ma sempre generatore di un pensiero alto.

Ho limitato fin qui le mie considerazioni alle offese al monumento boviano. Non sono entrato nelle altre pagine oscure che sono state scritte per colpire il presidente Mattarella e altre altissime personalità della Repubblica. Certamente questi aspetti saranno valutati in altre sedi, anche giudiziarie, ma mi sono tutti amaramente presenti e non riesco a capire come un dignitario di massimo rango della Massoneria italiana, che da nobilissime tradizioni viene, possa volgere lo sguardo da un’altra parte, avallando il misfatto.

Ecco di seguito la lettera che il 20 luglio indirizzai al Gran Maestro Stefano Bisi.


Una lettera senza risposta

Gent.mo dottor Bisi,

sono il presidente, ormai da molti anni, della associazione politico-culturale intitolata a Cesare Pintus, primo sindaco di Cagliari dalla liberazione e già recluso nelle galere fasciste per la sua militanza (e opposizione alla dittatura) di mazziniano-GL.

Ho seguito quindi, con particolare stupore e dolore, su internet (sito Giornalia) quanto denunciato nelle scorse settimane, nel corso di sette lunghi articoli sulle offese al “nostro” Bovio, da Gianfranco Murtas, che conosco come autore, da mezzo secolo, di qualche migliaio di articoli (anche editoriali dell’Unione Sarda) e di un centinaio di saggi storici, molti dei quali sulla massoneria e altrettanti sulla democrazia mazziniana e antifascista della Sardegna. Egli fu nel 1988 fra i fondatori della nostra associazione e, nel suo seno, pubblicò, fra i numerosi altri, anche un libro dedicato a Giovanni Bovio e al culto che se ne ebbe a Cagliari all’inizio del Novecento e già prima.

Ho, con altri amici, partecipato anche alla cerimonia, che lo stesso Murtas organizzò nella sede del Grande Oriente di Cagliari, una dozzina d’anni fa, per il “ritorno” dell’antico busto del maggiore e più autorevole continuatore, in parlamento e fuori, del verbo mazziniano dopo la morte, nel 1872, del Profeta dell’unità italiana.

La nostra associazione, i soci ed il loro presidente cioè, è rimasta molto colpita da un abuso così continuato perpetrato, proprio a Cagliari, in danno della effigie storica del grande Democratico e fra i leader della massoneria di un secolo fa. Ancora oggi, e mentre le scrivo, vedo su internet il busto del nostro Bovio bendato e collocato, come per burla, nei campi della storica bandiera dei “Quattro Mori”. In quella stessa pagina vedo, da parte del compilatore, uno sberleffo volgare (un indice medio d’offesa). Apprendo inoltre di un maleducato affronto al presidente Mattarella e suo predecessore Napolitano (“davanti a loro mi tolgo il cappello e rido”), ciò che molto mi offende e ci offende come cittadini, figurarsi noi che siamo cresciuti nell’etica mazziniana e abbiamo il culto delle istituzioni repubblicane.

Mi permetto quindi di chiedere a lei come possa essere accaduto un episodio (tante volte reiterato) nella sede prestigiosa che fu donata alla massoneria cagliaritana dal nostro caro amico, repubblicano e mazziniano (anch’egli fra i nostri sostenitori benemeriti, sin dall’inizio, dell’associazione “Cesare Pintus”) Vincenzo Racugno, scomparso soltanto pochi mesi fa.

Sono certo che lei sarà stato informato di quanto accaduto ed avrà preso i conseguenti provvedimenti.

Per mio e nostro conforto, e per la simpatia che nutriamo per la testimonianza storica del Grande Oriente d’Italia che ebbe fra i suoi Gran Maestri anche un nostro amico cagliaritano – amico di fede democratica e mazziniana – come Armandino Corona, le sarei grato se volesse darmi notizia di quanto da lei deciso.

Sarà mia cura informarne subito il direttivo ed i soci tutti che mi hanno interpellato, nella certezza che ciò sarà motivo per rinnovare la considerazione per la nobile istituzione massonica italiana e per lei personalmente.

Aggiungo che mi riprometto, nel prossimo autunno, ove ci sia concesso dalla emergenza Covid di riprendere le ordinarie attività convegnistiche, di dedicare una serata intera al rapporto di Cagliari con Giovanni Bovio, nel quadro delle attenzioni riservate dalla città della belle époque alla statuaria (si concentrarono allora, nei quattro quartieri storici, i monumenti a Verdi, Dante, Giordano Bruno, Mazzini-Garibaldi-VittorioEmanuele-Cavour, oltre che a Bovio, nonché le lapidi mazziniane e garibaldine e al XX Settembre). Sarà l’occasione per la esposizione di abbondante materiale fotografico raccolto nel tempo sulla figura e la “monumentalizzazione” anche di Giovanni Bovio. Terrei molto, proprio in quella occasione, di poter mostrare, nella separata sezione di documentazione di queste offese recenti uscite nella rete, la serie delle tavole indegne segnate da un frego rosso con la scritta di un nobile “condanno” da parte del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.

Peraltro, facendo riferimento, la manifestazione cui le ho adesso accennato, alla Cagliari d’inizio secolo e sino alla grande guerra, una parte sarà dedicata specificamente, e direi ovviamente, alla massoneria per la intitolazione allora deliberata di numerose strade a esponenti della massoneria sarda e nazionale. Sarà l’occasione – glielo do in anteprima – per la presentazione dello “stradario massonico” predisposto proprio dal nostro socio cofondatore Gianfranco Murtas: un testo in volume e quattro grandi pannelli grafici in roll up per i quattro percorsi da lui ipotizzati muovendo dai quartieri medievali e andando in espansione verso i moderni e le periferie, ivi coinvolgendo anche i plessi scolastici, museali, ospedalieri ecc. intitolati a massoni. Credo sarà un evento piuttosto originale per la città, anche perché i siti schedati ammontano complessivamente ad un centinaio.

Oltretutto, se lo spazio sarà sufficiente, ripresenteremo i tre altri roll up realizzati da Murtas per le manifestazioni di Monumenti Aperti e relativi a “L’umanitarismo massonico a Cagliari fra Otto e Novecento” e alla epigrafia massonica nei due cimiteri cittadini di Bonaria e di San Michele: anche essi, in gran parte, si ricollegano all’età bacareddiana e dunque allargano le conoscenze civiche che sono, così si dice, negli interessi della cittadinanza.

Sarà mia cura formalizzare a Lei personalmente l’invito non appena ci assicureranno che potremo riprendere l’ordinaria attività.

Con viva cordialità e, nell’attesa di un gradito riscontro, la saluto


                                                                                                             Gianni Liguori 

Cagliari, 20 luglio 2020


Gent.mo 

Dottor Stefano Bisi

Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

Villa il Vascello – ROMA 

ufficio.gm@grandeoriente.it




Fonte: Gianni Liguori
RIPRODUZIONE RISERVATA ©



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