Gianfranco Murtas

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Carlo Vespa, un anno dopo la fraternità resistente

di Gianfranco Murtas


Il mondo procede anche senza di noi che siamo, alla fin fine, soltanto semplici comparse, e la cronaca rinnova la scena ogni giorno sfumandoci perfino nel ricordo. Non mi rassegno però. Nella comunità in cui ho vissuto l’agenda si riempiva ogni qualche tempo del nome di chi, fra mille tumulti emotivi, avevamo perso e tornava puntualmente, anno dopo anno, a convocarci, attorno al frate, per una messa di suffragio, insomma per una nuova scalata al cielo, tutti quanti insieme, a riprendere un discorso interrotto. Il sentimento può più del tempo e Carlo non lo abbiamo dimenticato di certo nella sequenza delle sue stagioni di vita, nella molteplicità delle sue esperienze familiari, professionali ed artistiche, e nella unicità sua identitaria, sempre primo o fra i primi della classe al liceo e all’università (tesista in storia con il professor Tito Orrù), vocalist e strumentista dei Banda Beni su cento piazze sarde per quanti anni!, analista di bilancio nei palazzoni delle banche a Cagliari dopo essere stato rispettoso, disciplinato e disponibile, umile e cortese, cordiale anzi, uomo di sportello, nella periferia di San Gavino Monreale… Lui costruttore con Anna Maria di una famiglia bella e coesa, insediata fin dall’inizio nel cuore stampacino, ad onorare sempre le radici, fra Sant’Anna e l’Annunziata. E Matteo è Matteo, naturalmente, figlio talentuoso e irripetibile, ma è anche molto, moltissimo di Anna Maria e Carlo nelle sue più spontanee espressioni. Sicché è una continuità che conforta oggi, e quanto conforta oggi che ripensiamo a Carlo perduto da un anno ormai. Ricorda Carlo anche nelle sue propensioni intellettuali e civili, nei misti laici di una religione spirituale, nella visione sociale inclusiva – inclusiva! –, nello sguardo al mondo largo che cerca integrazione rispettando ogni identità, a partire dalla propria ricevuta in dono. (E dico qui di Matteo: il suo corposo saggio Europa e India: partiti a confronto è uno studio – giustamente dedicato “ai miei genitori, esempio di prudenza, giustizia, fortezza e temperanza” – che bene si combina con le sue esperienze universitarie bolognesi andate a maturazione anche attraverso l’European Youth Parliament, National High School Model United Nations di New York City… il che fa pensare a cosa poteva venire, perché è venuto, dal genio allenato di… compare Sebastiano Todde uomo di compagnia, di bicchiere e di risata!). E’ passato un anno, però un amico non si dimentica mai.



Fonte: Gianfranco Murtas
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