Gianfranco Murtas

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Conversando con Sergio Curatti: «le mie molte vite di villacidrese d’elezione: scuola, sport, pittura e… Amministrazione»

di Gianfranco Murtas


Ogni qualvolta vengono amici a trovarci – mia moglie Grazia e me – non manchiamo di fargli visitare i meravigliosi posti più accessibili del territorio di Villacidro: Sa Spendula, Monti Mannu, Villa Scema e San Sisinnio, la diga, Castangias… Mi riferisco in specie ai continentali, che della Sardegna conoscono soprattutto le coste e spesso ignorano le ricchezze delle zone interne.

Sergio Curatti è un mio amico, e dei più cari, da quasi quarant’anni. L’ho sempre ammirato per il suo saper educare i ragazzini con lo sport, la via più facile per loro – data l’età – e più fruttuosa. Non sempre, quasi sempre. E la prova provata che l’arte pedagogica – la voglio chiamare così, nel rango delle arti più che delle scienze – di Sergio Curatti, mai improvvisata ma invece modellata dalla esperienza e ispirata da una naturale propensione, sia una cosa capace di risultati nel tempo… io la ritrovo nelle decine, dovrei dire nelle centinaia di ex ragazzi, oggi donne e uomini adulti, madri e padri di famiglia che con lui mantengono, anche a venti e trent’anni dal congedo scolastico, un rapporto di affiatamento e fiducia. Non solo a Villacidro, anche altrove, anche a Selargius dove tutto è nato…

E’ vero. Sono numerosi gli ex alunni con cui sono rimasto in contatto e che mi dimostrano ancora grande affetto e stima. Non soltanto a Villacidro, anche in altri posti, in specie a Selargius, dove ho portato la pallamano qualcosa come quarant’anni fa. Addirittura, a Selargius, ancora giocano a pallamano, e sono ragazzini accolti in società fondate e condotte da miei ex, tutti ragazzi di valore e generosi ormai adulti e maturi. Esiste perfino un gruppo chat “i Curatti’s” dove gli ex compagni di squadra si tengono in contatto ed organizzano incontri, coinvolgendomi ed impedendomi di chiudere definitivamente questo capitolo della mia vita.

Figlio di un funzionario della SIAE assegnato alla sede di Cagliari, Curatti – classe 1956 – si trasferì da Napoli, la sua città d’origine, in Sardegna che non aveva neppure dodici anni. Il tanto per dover completare le scuole medie presso la “Regina Elena” del capoluogo, nel rione di San Benedetto, e per iscriversi quindi al liceo artistico.

Il liceo artistico di Cagliari, allora statizzato da pochi anni soltanto, aveva la sua sede in piazzetta Dettori, cuore del quartiere della Marina, dopo aver viaggiato per tutta una serie di sedi prestigiose per storia, dall’ex convento scolopio di San Giuseppe – dirimpetto alla trecentesca torre dell’Elefante e al rettorato dell’Università – all’ex sede della Banca d’Italia, in via Sant’Eulalia. S’era infine spostato nel vicino ex collegio gesuitico che aveva ospitato per novant’anni il liceo “Dettori” e quindi, negli anni ’50 e ’60, il “Siotto”. Una scuola di gran nome, l’Artistico cagliaritano, anche perché poteva contare su un corpo docente accreditato non soltanto dalla particolare capacità didattica degli insegnanti, ma dallo stesso profilo artistico degli stessi, protagonisti in città e nell’Isola, e fuori dell’Isola, di personali o collettive di pittura e scultura sempre di largo richiamo e bella critica. Valgano i nomi (di cui ancora si fa vanto il liceo che ha intanto trasferito, chissà se definitivamente, la sua sede in via Sant’Eusebio, di spalle alla secentesca chiesa di San Lucifero: in spazi antichi e nobili quanto i precedenti, ché nelle sue aule, liberate dalle classi dell’Industriale “Scano”, potrebbero ancora immaginarsi passeggiare e salmodiare in latino e spagnolo… i monaci domenicani e trinitari che vi ebbero celle e cappella)... dico i nomi di Franco d’Aspro e Foiso Fois, Sabino Jusco, storico dell’arte che fu addirittura soprintendente ai monumenti di Cagliari, e dell’architetto Vascellari… Nel tempo si erano avvicendati in cattedra o più in laboratorio professori come Rosanna Rossi e Pinuccio Sciola, Primo Pantoli e Attilio Della Maria, Gaetano Brundu e Giorgio Princivalle, Ausonio Tanda e Mirella Mibelli, Romano Antico e Luigi Mazzrelli, Giovanni Nonnis e Igino Panzino o Giuseppe Pettinau… 

Ricordo con piacere i quattro anni trascorsi al liceo artistico. Imparavo le tecniche del disegno geometrico, della pittura, delle arti plastiche… L’arte era nella mia natura, ancor più viva e bisognosa di riconoscimento nell’età dell’adolescenza. Il docente che ho avuto ininterrottamente per tutto il corso degli studi è stato Giuseppe Pettinau: era un carattere schivo ma sempre gentile e disponibile. All’inizio noi studenti facemmo fatica a comprendere i suoi suggerimenti e le sue indicazioni: era troppo avanti per noi. Ancora oggi, quando prendo un pennello in mano penso sempre a cosa direbbe del lavoro che sto eseguendo. Ho ricordo anche di Foiso Fois: era allora il preside del liceo, ma in ogni occasione si comportava come se fossimo tutti suoi figli, a volte severo ma sempre amorevole. Certamente era allora uno dei maggiori pittori isolani, autore di tele di grande o grandissimo formato e di colori accesi, presenti oggi in diverse sedi istituzionali e anche in chiese (come, a Cagliari, San Pio X, a un passo dall’Amsicora).

E poi l’ISEF.

Sì, l’ISEF: poi mi sono iscritto all’ISEF. Allora a Cagliari funzionava una sezione dipendente dalla sede dell’Aquila. E’ stata anche quella una scelta personale, rispettata in famiglia. Tra gli insegnanti che ricordo con particolare stima e che sono rimasti sempre presenti nel mio operare professionale, sicuramente ai primi posti ci sono il docente di Ginnastica Attrezzistica, prof. Piero Pinna, ex olimpionico, e il professore di Traumatologia Claudio Velluti che non credo abbia bisogno di presentazioni, atleta di enormi qualità: è stato nazionale sia di atletica leggera, come specialista di salto in alto, che di basket, ha giocato con l’Olimpia Milano e con il Brill Cagliari in quegli anni che erano press’a poco gli stessi dello scudetto di Gigi Riva... Mi sono diplomato nel 1979 ed ho subito iniziato a lavorare. Anzi, già durante gli studi all’ISEF ho effettuato supplenze di Educazione Fisica nelle scuole pubbliche. La prima supplenza è stata – la ricordo benissimo – di tre mesi, dal febbraio all’ aprile del 1977, all’ “Ugo Foscolo” di viale Marconi. Avevo vent’anni e qualche mese.

Libertà e disciplina, il giusto mix

Tu sei rimasto quello che eri, naturalmente con il carico di esperienze di vita che gli anni hanno aggiunto. Ma lo spirito del bohemienne educato, interessato al nuovo, mosso da un bisogno creativo e portato ad una socializzazione delle conoscenze, a una valorizzazione dei potenziali, questo credo sia rimasto, come portato morale della persona, intatto a sessanta come era a venti. Di anni, dico. Lo sport giovanile io lo sento come uno strumento magnifico di educazione, sia come processo anche di conoscenza personale, delle proprie possibilità, sia come traduzione e sviluppo di una innata tensione al fare con gli altri. I giochi di squadra, da questo punto di vista, mi sembrano addirittura una anticipazione e una icona delle complessità sociali che trovano una propria regolazione. E sul piano morale avverto questo stacco: un controllo del proprio ego, o del proprio egoismo, e l’offerta del proprio talento al collettivo. Una offerta che poi ha il suo contraccambio immediato, ha la sua restituzione: la stessa gratificazione che sente la tessera del mosaico che sa come senza di essa quel mosaico non sarebbe quello che è, unico e perfetto.

Debbo fare il ripasso veloce delle mie tappe sportive e scolastiche?

Sì, la cosa più bella è che hai sempre unito sport e scuola. Questo è un capolavoro. E poi so che ti sei allargato, in quei primi anni, fuori della scuola, sei stato educatore con la disciplina del gioco…

Il primo incarico annuale, dopo il diploma, è stato presso la scuola media “Dante Alighieri” di Selargius. Ci sono rimasto quasi cinque anni, sino al 1984. Allora ero riuscito a costituire, con gli ex alunni, la società di pallamano appoggiandomi all’Oratorio San Luigi, quello che faceva, e ancora fa capo alla parrocchia della Beata Vergine Assunta. Lo ricordo come un ambiente di molto entusiasmo, forse non sempre facile, ma di ragazzini che sapevano impegnarsi. Riuscimmo addirittura a vincere, per due anni consecutivi, il massimo campionato regionale. Purtroppo allora non trovammo le risorse economiche per fronteggiare il campionato nazionale, sennò credo che avremmo fatto fare una bella figura alla Sardegna anche in continente. A Selargius mi sentivo a casa, mi dispiacque molto doverla lasciare. Ero collega della mia futura moglie e per quanto allora l’insegnamento dell’Educazione Fisica fosse distinto per sesso, si lavorava spesso insieme. Il nostro amore sbocciò a Salsomaggiore, alle finali nazionali di corsa campestre. Io ero accompagnatore della squadra maschile e lei di quella femminile.

E dopo Selargius?

Passato di ruolo nella scuola, lasciai la sede di Selargius, e dopo un anno di transizione presso la media di Sinnai, anche su tuo consiglio, nel 1985 chiesi come sede definitiva Villacidro: la scuola media “Sebastiano Satta”, la nostra… eroica “Satta” di tanta bella storia naturalmente costruita, nella storica sede di via Stazione, già da prima che io arrivassi e che ha difeso al meglio – con qualche breve caduta, ma insomma complessivamente al meglio – il suo buon nome in tutta la provincia. E quando dico “provincia” intendo quella larga di Cagliari, non soltanto quella del medio Campidano ancora di incerta sorte. Il preside era il prof. Domenico D’Agostino, che da subito ha assecondato il mio desiderio di coinvolgere gli alunni nelle attività extrascolastiche. Addirittura la scuola, in occasione della partecipazione alle fasi nazionali dei Giochi della Gioventù con la pallamano – ed era la prima volta! –, mi volle compensare con una medaglietta d’oro. 

Chiusa l’esperienza selargina ormai ti eri tutto orientato a far le cose a Villacidro e basta?

Beh, chiuso con Selargius – dove aperti restavano i rapporti di amicizia con molti di quei ragazzi, con cui ancora mi capita di sentirmi sempre con uno spirito familiare – avevo chiuso anche con Cagliari, dove per qualche anno mi era capitato di dover collaborare con il centro medico “Nazario Sauro”, forse il più rinomato del capoluogo allora: fisioterapie, massoterapie, palestra…

E dunque eccoci nella concretezza quotidiana della scuola villacidrese. Un primo flash di memoria, pensando a quei tempi trenta, anzi trentacinque anni dopo?

Nel mio cuore è rimasta, in modo specialissimo dell’intera esperienza alla “Satta”, la professoressa Cecilia Pulci: un vero punto di riferimento. Mia moglie Grazia ne divenne subito amica e facilmente si convinse a trasferirsi a Villacidro anche di residenza.

Hai fatto il gran salto nel “paese d’ombre” ed anzi… hai procurato nuovi residenti e di che qualità! Ti ricordi la scampagnata a Monti Mannu, dai forestali, con i nostri amici…? Quella volta era con noi anche il direttore dell’Unione Sarda, il mitico Fabio Maria Crivelli con la signora Liliana, e Silvia e quanti bambini ci siamo portati dietro… Una meraviglia… Dovevamo essere una trentina, tutti incantati dal posto, dagli odori, dai colori, dalla frescura… Ci aveva procurato quella ospitalità Sergio Vacca, amico di una vita intera, che con me vantava comuni ascendenze arburesi… tutti figli del Linas. Comunque: Curatti e Villacidro, una scelta indovinata, a vederla in retrospettiva?

Ci vivo da trentacinque anni, ormai più della metà della mia vita l’ho trascorsa qui. Ci ho vissuto bene, con mia moglie e mio figlio, ci vivo bene con le giuste amicizie personali e con un gran numero di persone con cui sono in rapporto di cordialità sincera, tante volte anche di collaborazione per una necessità o l’altra. Qui ha studiato mio figlio Lorenzo, che dopo la maturità al liceo “Piga” ha frequentato Economia e Commercio a Cagliari ed ora, dopo la laurea, lavora a Roma. A Villacidro ho la casa – in un palazzina ex SNIA, all’ingresso del paese, immersa nel verde –, ed ho avuto fino a pochi mesi fa, fino alla pensione cioè, la scuola che ha assorbito ovviamente le mie maggiori energie. Ho visto crescere quasi due generazioni, i ragazzi che ho avuto in palestra in quegli ultimi anni ’80 oggi sono quarantenni e anche più, e mi è capitato di aver avuto con me, negli ultimi anni, anche diversi figli di quegli alunni conosciuti nel 1985 od ’86… Certo questa è la sorte di molti insegnanti, ma quando questo avviene in un bacino territoriale delimitato, come può essere un paese, e sia pure un paese grande come è Villacidro, vien da pensare a tante cose: al passaggio del tempo, alle trasformazioni materiali e del costume – ché è inevitabile fare confronti fra il prima e il dopo –, vien da pensare anche alla importanza che in una società organizzata hanno le istituzioni come la scuola, che garantiscono la continuità direi sociale e statale…

Dunque datiamo al 1985 la tua iscrizione all’anagrafe di Villacidro?

Beh, a poco dopo. Per un anno ho fatto come pendolare, poi ho deciso, insieme a mia moglie e collega – anche lei avrebbe appunto insegnato alla “Satta” la mia stessa materia – Grazia Vanni, di trasferire la residenza a Villacidro. All’inizio avevamo preso casa in via Sa Mitza, una traversa di via Roma, un appartamento in affitto del dottor Aldo Bolacchi, che divenne anche il nostro medico di famiglia e si mostrò sempre disponibilissimo con noi. Ci diede anche libero accesso al suo giardino in via Repubblica, dove avevamo il campo da tennis e la piscina a nostra disposizione. Ciò purtroppo ha portato a concludere il mio rapporto con il San Luigi di Selargius, come ho già detto.

Ma chiusa una porta hai aperto un portone, sbaglio?

Se ti riferisci alla pallamano, no, non sbagli. Il seme della pallamano lo gettavo nella nuova scuola. Direi che questo è avvenuto da subito. Gli alunni che, dopo la licenza media, lasciavano la scuola per proseguire alle superiori, magari al “Piga” o altrove, mi chiedevano di poter continuare l’esperienza: avevo portato la pallamano a scuola, ed essi se ne erano appassionati. Volevano continuare a 15 o 16 o 20 anni… Così già nel 1988, grazie all’aiuto economico di monsignor Angelo Pittau che metteva a disposizione anche gli spazi dell’Oratorio Madonna del Rosario, costituimmo la Società Giovanile “Handball Villacidro”. Presidente era il viceparroco don Elvio Tuveri. Così durò allora per due anni. Nel 1990 infatti don Elvio chiese, a causa dei suoi numerosi impegni, di essere sollevato dall’incarico. Gli subentrò il dottor Paolo Ponti, grande tifoso della società.

Alessio e Roberto, e gli altri tutti campioni dentro

E per diversi anni a Villacidro la pallamano è stata, fra le discipline sportive giovanili, la regina, in bella concorrenza con il calcio. E’ così?

Sì, facemmo belle cose. La società contava su una trentina di atleti tutti entusiasti. Nel 1992 la squadra maggiore vinse la serie D, massimo campionato regionale. Beneficiò, in quell’anno, di uno sponsor: quello della De.Po., procurato dalla signora Concetta Vacca, che anni addietro era stata anche sindaco del paese. Ogni allenatore necessita, per la guida di una squadra, di un leader del gruppo. Senza voler togliere nulla agli altri giocatori, tutti importanti nel loro ruolo, non posso non ricordare con affetto Alessio Melis e Roberto Fadda che erano il riferimento tecnico e morale dei compagni di squadra, consentendo il conseguimento dei risultati.

Poi?

Il Campionato 1992/93 era interregionale. Riuscimmo ad avere un consistente contributo dall’Assessorato Regionale all’Agricoltura: “Alimenti Sardi Buoni per Natura”. La squadra venne rinforzata da alcuni ex del San Luigi Selargius, forti della loro esperienza e della maggior età. Ripeto: tutti i giocatori erano allora ex alunni delle scuole medie, soltanto successivamente accogliemmo alcuni elementi provenienti da altre realtà. Nessun giocatore, come pure il tecnico, percepiva un compenso economico, solo il rimborso spese benzina per i pendolari. Era puro dilettantismo, di fatto oltre che nello spirito, e di questo siamo sempre andati fieri. La pallamano era uno degli sport di squadra che Grazia ed io proponevamo a lezione e al gruppo sportivo scolastico pomeridiano. La partecipazione a queste attività era aperta a tutti gli alunni che ne avessero interesse. In quegli anni la palestra era sempre piena anche di pomeriggio. Si partecipava anche alla pallavolo, palla-tamburello, corsa campestre e atletica su pista. Con queste specialità si prendeva parte ai Giochi della Gioventù. Quasi tutti gli anni riuscivamo a vincere un campionato regionale e a partecipare alle successive fasi. Era uno stimolo per i ragazzi potersi meritare un viaggio in continente tutto spesato dal CONI. Terminata l’esperienza scolastica gli alunni, nella maggior parte dei casi, continuavano nelle specialità sportive. Quelli che desideravano continuare nella pallamano non avevano come alternativa che… sopportarmi.

Così marciaste lungo l’intero decennio, fra riconoscimenti in campo e gratificazioni di classifica. Mi vien da pensare a quanto, in parallelo, avveniva a Villacidro stesso e altrove, a Guspini o Serramanna fra adolescenti e giovanissimi… Don Pittau stava allora aprendo i suoi centri di ascolto e le sue comunità di recupero, fette non trascurabili della nuova generazione erano entrate nei triboli. Lo sport doveva costituire una alternativa, in termini di socializzazione e di valori positivi, a quelle crescenti difficoltà.

Noi facemmo sempre il massimo di quel che era nelle nostre possibilità. Nel 1996 la Società fu impegnata nei vari campionati giovanili, e vincemmo… a mani basse. Così figurammo anche nel campionato nazionale. Debbo dire che, secondo me, la Federazione regionale continua a compiere svariati grossi errori e le attività giovanili stanno sparendo da diverse realtà locali, impedendo ai nostri atleti la partecipazione a campionati compiuti ed interessanti. Bisogna considerare il fatto che io ero innanzitutto un insegnante di Educazione Fisica oltre che un tecnico: l’interesse primario era dunque per le attività giovanili. Questo fatto ha incrinato il mio rapporto con la Federazione, ed ho cominciato allora a lasciare... A questa delusione si era aggiunta la stanchezza per il carico eccessivo di lavoro. Il fidato cassiere si era peraltro dimesso per gravi problemi di salute della moglie e il quadro si era fatto scuro circa le prospettive future.

Un capitale umano e sociale a rischio di fallimento: possibile?

Possibile. Riuniti i genitori dei ragazzi, dei nostri atleti villacidresi, dissi: farò un passo indietro chiedendo di ricostituire il direttivo; bisogna però che sia un direttivo che si occupi attivamente dell’organizzazione delle trasferte e degli altri adempimenti burocratici, riservandomi io esclusivamente il ruolo di tecnico, di più non potrei. Il nuovo presidente prese in consegna la Società, se ben ricordo, con 50 milioni di lire in cassa. Ma da allora il fallimento, paradossalmente, divenne una probabilità incombente… Fu la morte della Società. Le trasferte aeree venivano organizzate sempre all’ultimo momento ed in modo approssimativo. Sbagliate le date e le destinazioni. Scoprimmo poi che ciò era dovuto a mancanza di liquidità di cassa in quanto il presidente aveva usato i fondi per sue esigenze familiari. Sono ricordi tristi, lontani ormai venti e più anni, ma per certi aspetti sono ricordi ancora brucianti. Misi allora fine al mio rapporto con la Società che, infatti, concluse l’ultimo campionato senza allenatore.

E’ immaginabile anche la frustrazione, non solo tua ma di tutti i ragazzi, delle famiglie dei ragazzi, penso anche a Villacidro in quanto comunità che nella formazione umana, dunque anche sportiva e civile, delle nuove generazioni fonda il proprio futuro.

Questo è stato, purtroppo. La mia ultima partita di pallamano come tecnico fu, in quel 1997, ai Giochi della Gioventù: allenavo la squadra femminile della “Satta” di Villacidro ai Campionati interregionali, ce la giocammo a Santa Maria Capua Vetere.

Che ne è stato poi?

L’attività sportiva della scuola ha lasciato la pallamano ed ha puntato alla pallavolo e all’atletica leggera. A livello scolastico direi che la pallavolo ha dato le stesse soddisfazioni della pallamano con il vantaggio che i ragazzi sono stati poi orientati a continuare in una preesistente società di Villacidro. Anche la società di atletica ha potuto beneficiare del lavoro scolastico.

Sto pensando che, negli anni di cui stiamo parlando, Villacidro si era già arricchita di un futuro talento come Fabio Aru. Hai avuto anche lui come allievo?

No, lo ha avuto Grazia. Con Fabio siamo però nei primi anni del Duemila. Lui è del 1990, una gran bella persona e già da ragazzino era disposto, sia fisicamente che psicologicamente, a sviluppare il suo talento. Negli anni della scuola media giocava a tennis e si lamentava di non avere un fisico tale da poter sostenere quello sport… E infatti lo abbiamo avuto campione nel ciclismo, dove l’agilità è più necessaria.

Il riferimento a Fabio – ma io aggiungo subito di aver avuto con me, in palestra a scuola, suo fratello minore Alessio, anche lui un bravissimo ragazzo e talentuoso, discreto e sempre rispettoso come Fabio – mi riporta ad anni in cui anche nella mia vita personale e familiare ho avuto, e abbiamo avuto, belle novità. Nel 2002 Grazia ed io ci siamo laureati in Scienze Motorie presso con l’Università di Tor Vergata. Nel 2006 ci siamo anche iscritti alla facoltà di Psicologia. Grazia si è laureata mentre io, dopo aver dato sette esami nel primo anno, ho interrotto gli studi per seguire l’attività amministrativa.

La scuola civica di musica 

E già, là si apriva una nuova pagina di impegno pubblico da parte tua. Te l’ho detto: io ti ho sempre visto come un educatore nato, senza smanie rivoluzionarie, ma portatore di un metodo, di una disciplina che mi pare la base di ogni programma pedagogico serio e capace di dare risultato: la costanza dell’impegno, la progressione degli obiettivi. E tale mi pare tu sia stato anche come presidente della Scuola civica di musica, aperta ai ragazzi anch’essa in modo particolare, oltreché aperta al territorio. La puoi rievocare?

Ero stato eletto consigliere comunale nel 2008. Mi ero presentato con una lista civica sorta in contrasto con la politica amministrativa, per dirla in breve, del Partito Democratico a maggioranza ex DS, ex PDS, ex PCI. Io mi considero un progressista non ideologizzato che sa quanto siano diversi e anzi fra loro opposti sul piano etico e della visione civile… Mazzini e Berlusconi, per fare due nomi che credo siano come il bianco e il nero. Sai bene che nel 1990 accettai la candidatura nella lista dell’Edera – l’Edera della Giovane Europa mazziniana, quella repubblicana cioè. Me la offerse Martino Contu, allora responsabile del PRI locale. Era una lista in prevalenza di giovani, quindi mi trovai bene. Ero a Villacidro da tre, quattro anni soltanto, a parte la scuola e lo sport avevo contatti limitati con l’ambiente. Cordialità molta ma non tanto da potersi tradurre in un… patto fiduciario quale può essere quello fra il cittadino elettore e il candidato all’elezione. Non ricordo quanti voti presi allora, ma ricordo i complimenti di qualcuno… Non avevo parenti supporter, a parte mia moglie, e gli amici intimi erano piuttosto pochi e neppure mi sarei sentito di forzare le loro preferenze politiche per indurli a scegliere il mio nome.

Ma l’esperienza alla Scuola civica di musica è di molto dopo…

Sì, di venti anni dopo. Ero consigliere comunale, allora, come stavo accennando. Fui designato alla presidenza della Scuola, che era stata fondata da una decina d’anni ed affidata all’inizio a Luigi Puddu, un maestro di chitarra di notorietà nazionale e internazionale. Amo da sempre la musica, un’arte fra le arti. E poi l’approccio educativo che è nella mia indole, sempre senza clamori… offrire opportunità a ragazzi, sviluppare le potenzialità di adolescenti, di giovanissimi… Quello che avevo fatto nella Società di pallamano, o quello che facevo a scuola non era poi così diverso. Certo, non insegnavo solfeggio, né insegnavo la lettura degli spartiti od a suonare uno strumento, ma creavo le condizioni perché i ragazzi trovassero il posto e il modo per affinare una passione, un interesse, un gusto… Ricordo questa esperienza con grande soddisfazione: la Scuola era chiusa da tempo, la riaprii e la rilanciai, naturalmente con l’appoggio della giunta comunale e del Consiglio tutto intero. Riuscii anche a coinvolgere le amministrazioni di Gonnosfanadiga e Collinas. Ancora oggi la Scuola è attiva ed in buona salute e ne sono contentissimo.

La sede era in un’ala della scuola primaria di via Farina. Il direttore era Boris Smocovich che, a dispetto del nome, è nato e cresciuto a Villacidro. Inizialmente i rapporti con la banda musicale si erano posti in chiave competitiva, ma nel tempo, fortunatamente, le due realtà si sono ritagliate ciascuna il proprio spazio. In quanto agli alunni, allora fra Villacidro, Gonnosfanadiga e Collinas, arrivammo a sfiorare i 450 iscritti, e Villacidro partecipava con 170 iscritti se ben ricordo.

Mi pare dunque che, pur concentrato nei doveri della scuola – intendo la “Satta” – dopo la esperienza finita amaramente della pallamano, tu non abbia però rinunciato all’impegno pubblico di primo piano, se è vero che ad un certo punto, come hai accennato, ti sei cimentato di nuovo nell’Amministrazione, o nella politica in senso lato. Come è andata?

Il mio impegno civile si è rafforzato quando è stato realizzato l’impianto di stoccaggio dei rifiuti solidi urbani nella zona di Villacidro. Confrontandolo con altre realtà della penisola che avevo avuto modo di conoscere, percepivo che esso non favoriva una ricaduta economica nel territorio, non migliorava le situazioni di disagio delle famiglie dei miei alunni, non dava maggiori opportunità ai giovani e non arricchiva il livello sociale e culturale del paese. Debbo anche precisare che quando sono arrivato a Villacidro le grandi fabbriche erano ancora in attività ed ho avuto modo di assistere quindi a tutto il dispiegarsi della crisi post-industriale.

Ed eri critico verso la dirigenza politica del paese…

Sì, l’Amministrazione politica del paese mi appariva autoreferenziale, sorda alle reali esigenze della popolazione, dedita solo all’occupazione dei gangli di controllo per il consenso elettorale da parte di una dirigenza sovente dalla corta visuale, con una tensione ideale di molto attenuata rispetto a quanto ci si aspetterebbe. E’ un rimprovero che ancora oggi, e più forte di prima, si fa ad un partito come quello Democratico, incapace per debolezza della sua classe dirigente di interpretare i bisogni sociali profondi. Ma sia chiaro che il mio giudizio sulla destra che va per strilli e slogan non è meno severo… La bella politica appartiene a tempi che ci siamo dimenticati. Allora – siamo verso la metà degli anni ’90 – la professoressa Cecilia Pulci è stata la mia figura di riferimento. Lei, esponente allora del Patto Segni, si era battuta sino allo stremo contro questo sistema ed io ho cercato, nei miei limiti, di starle vicino anche durante le campagne elettorali. Purtroppo poi l’abbiamo persa, una brutta malattia ce l’ha portata via. Ma è stata una presenza importante nella vita di mia moglie e mia, sul piano personale, e una presenza non meno importante per quel certo impegno pubblico che anche a me, come cittadino attivo, era richiesto ed avevo iniziato a dare.

Cecilia, Paolo, Luigi, Benedetto…

Ricordo anch’io questa bellissima figura: lei, suo marito Paolo Ponti, i loro figli Luigi e Benedetto. Villacidro ha conservato Paolo – personalità d’eccellenza – che ancora vive in paese, dove ha riversato il meglio della sua professionalità, in campo agricolo, oltre che della sua umanità. Io lo considero uno dei “babbi nobili” della Villacidro d’oggi, ha seminato tanta intelligenza, non si è mai risparmiato nel valorizzare e premiare quel che meritava e chi meritava nell’economia storica di Villacidro. Per più di vent’anni ha presieduto l’Associazione Agricoltori Villacidresi con risultati eccellenti, per qualità di bilanci e di produzione, per la modernizzazione delle tecniche produttive e commerciali… una benedizione per la comunità! Il liceo “Piga” ha cresciuto Luigi e Benedetto che, così come anche Lorenzo tuo figlio di poco più giovane, hanno preso e dato in quella loro giovane età, mentre adesso tutti e tre hanno dovuto staccarsi, per motivi professionali, dal paese e dalla Sardegna. Storia di una generazione… Fortuna loro, giusta loro fortuna… hanno ottenuto riconoscimenti professionali e/o accademici di livello altissimo, disgrazia nostra che come Sardegna ci impoveriamo sempre più, perdendo i nostri figli… 

Luigi attualmente è ricercatore presso il CNR e si occupa di sviluppo delle risorse ambientali. Benedetto è oggi docente associato di discipline giuridiche presso l’Università di Perugia. Il loro rapporto con Lorenzo è quello di fratelli maggiori e sono sempre in contatto. Scendono in Sardegna tutte le volte che possono, qui hanno il padre e il mondo della loro infanzia ed adolescenza, con tanta parte della cara memoria materna... Qui hanno qualche amicizia resistente. Vediamoli tutti come “ponti” – giochiamo con le parole – fra il continente e l’Isola. Gli affetti veri, poi, non si spezzano nonostante la lontananza delle residenze. 

Superiamo questo momento di commozione.

Gli insegnamenti ricevuti da Cecilia Pulci non li potevo perdere. Impegnarmi per il paese voleva dire, in qualche modo, onorare anche il suo lascito. Per qualche tempo avevo simpatizzato per Di Pietro e l’Italia dei Valori… Così, quando nel 2008 sono stato contattato da un gruppo di persone che intendeva costruire un’alternativa all’Amministrazione Pani-Marroccu, ricordo, si era presentata da sola alle precedenti elezioni, diedi il mio assenso.

Nacque l’alternativa civica alla giunta del PD. C’erano però anche pur indiretti sostegni di destra, quelli non mi sono mai piaciuti.

Fammelo dire andando per ordine. Per avere la possibilità di vincere le elezioni era indispensabile che non si presentassero liste d’opposizione separate ed era dunque necessario accordarsi con le altre componenti che intendevano partecipare alla “scommessa” della alternativa. La nostra componente, prettamente civica, si era dunque dovuta accordare, volente o nolente, con due fazioni di destra in disaccordo tra di loro. Io, ripeto, non sono certamente di destra, e i migliori della lista erano tutti al più di un centro riformatore comunque aperto, in diversi portavano anche esperienze cattoliche progressiste, non clericali. Per la designazione del candidato sindaco si era allora optato per le primarie. I candidati erano Franco Deidda, Giannina Orrù ed Ignazio Fanni, ben noto e apprezzato farmacista di Villacidro, risultato poi il vincitore.

La giunta Fanni, civica, non di destra

E vinceste le elezioni.

Esattamente. Il 15 e 16 giugno le elezioni furono largamente vinte dalla nostra lista civica. Io raccolsi circa 160 voti, fui tra i primi dieci più votati. Ciò meravigliò me per primo, non avendo in paese, così come quella volta del 1990, alcun parente disposto alla preferenza per ragioni d’affetto familiare, né potendo contare su amici tali da “costringerli”, sia pure soltanto per simpatia, a forzare le loro propensioni ideologiche o politiche per premiare me. In fondo politicamente non avevo un passato da poter giudicare positivamente (né, in verità, negativamente)…

Comunque il nome e la persona erano conosciuti: conosciuto il professore, conosciuto lo sportivo, conosciuto cioè l’educatore assolutamente disinteressato, sempre disinteressato, conosciuto il collaboratore della Pulci nelle giuste battaglie del rinnovamento della pratica politica. Era un background che ti dava credibilità.

Può essere. Allora gli assessorati furono assegnati sulla base dei voti avuti ed inizialmente sembrava che tutto dovesse filare liscio. Sarei stato anche io destinatario di un “portafoglio”, ma poi il gruppo decise per il no, si fecero altre scelte. Mi affidarono la presidenza della Scuola civica di musica, e fu un impegno comunque di fiducia e certamente gradito.

Ma anche quella conduzione amministrativa fu, in certi momenti soprattutto, incostante e incerta. Questo vi fu rimproverato ogni giorno, l’opposizione che era stata maggioranza per tanto lungo tempo vi bersagliava forse non sempre a torto. E’ così?

Sì, così ma non a ragione, direi. Nel gennaio 2010 il Consiglio comunale negò la variazione urbanistica delle aree industriali come richiesto dal gruppo ISA. La maggioranza fu indebitamente accusata di impedire la realizzazione di una multisala cinematografica. In realtà l’accusa era strumentale: la variazione serviva soltanto per aumentare lo spazio del Centro Commerciale Sant’Ignazio. Ciò è dimostrato dal fatto che, allorché la variazione venne concessa dalla successiva giunta di Teresa Pani, la multisala non fu realizzata, mentre si realizzò l’ampliamento commerciale. L’assessore al Bilancio Franco Deidda, uomo fidato di Giovanni Muscas, si dimise dal nostro esecutivo e da allora cominciò la guerra guerreggiata contro Ignazio Fanni e contro di noi tutti quanti. Aggiungo poi che, per motivi familiari, Giuseppe Vacca rassegnò anche lui le dimissioni, era assessore allo Sport. 

Uno sfascio in progress, vi stavate giocando la carta dell’alternanza, stavate perdendo la partita con la sinistra… che io chiamo dorotea, perché anche io sono convinto che troppi anni di governo avevano incrostato ogni idealità delle forze un tempo progressiste. Questi del PD erano sembrati anche a me i democristiani dei tempi d’oro. Quei filmati trasmessi dalle reti televisive nazionali con i leader politici che correvano a nascondersi per non rispondere alle domande – cosa sarà? tre-quattro anni fa –, documentano ancora la caduta assolutamente drammatica di uno stile, della consapevolezza di un dovere pubblico…

Purtroppo, e si è visto infatti anche con il risultato delle ultime elezioni. Torno alla giunta Fanni: a dispetto della logica suggerita dai voti ricevuti alle elezioni e dalle competenze, venne designata come successore di Giuseppe Vacca la collega Daniela Frongia. Lei apparteneva alla stessa corrente politica del predecessore e questa valutazione fece premio su quella della competenza. Ciò personalmente non mi dispiacque più di tanto, anche se la mia mentalità mi portava a ipotizzare soluzioni proprio metodologicamente diverse. Io, uomo di sport, non ero per nulla interessato a quell’assessorato che tradizionalmente si ritaglia uno spazio “presenzialista” in occasione delle varie manifestazioni sportive che si succedono tutto l’anno e tanto più durante le festività. I regolamenti comunali per le società sportive erano già stati approntati con il mio ampio contributo e anche già messi in opera.

Aveste difficoltà anche con l’apparato burocratico del Municipio, ricordo bene?

Fu una grande sfortuna – la definisco così, con leggerezza – quella di non aver trovato, come giunta, una buona intesa o una armonia – restando ovviamente ciascuno nel suo campo – con i vari Segretari comunali. Le difficoltà maggiori le avemmo con la dottoressa Paola Lai. Il ricordo che me ne è rimasto, ora che sono passati una decina d’anni dai fatti, è che riusciva a creare problemi su tutti i fronti, interni ed esterni al Municipio. Naturalmente questa è una lettura soggettiva, lasciamo il giudizio alla storia. Speriamo che un domani qualcuno che voglia raccontare l’inizio del nuovo secolo e del nuovo millennio nel paese di Giuseppe Dessì, nel paese di Angelo Uras Curreli, possa consultare le carte e, con obiettività e completezza, possa dare una valutazione serena.

Fu una agonia lunga, quella della giunta Fanni, o chiamiamola giunta civica di centro.

I passaggi furono numerosi. A fine agosto del 2010 Salvatore Erbì, per dissapori con il sindaco, rassegnò anche lui le dimissioni: era assessore ai Servizi Sociali. La sua possibile successione risvegliò i risentimenti e i dissapori all’interno della maggioranza, vi fu un vero e proprio assalto alla diligenza. Conclusione: nonostante i miei rapporti con il sindaco Fanni fossero tutt’altro che idilliaci, egli decise di affidarmi l’incarico. Col tempo mi confermò la sua fiducia riconoscendo il lavoro compiuto. 

Assessore ai Servizi sociali

Fosti assessore in un esecutivo ormai a termine, destinato forse a cadere anzitempo. Non avevate questa sensazione?

Ognuno sembrava volesse giocare una sua partita personale. Soprattutto a causa della competizione tra le due fazioni di destra o centro-destra, effettivamente i rapporti andavano deteriorandosi ogni giorno di più all’interno della maggioranza. Dante Cadoni, amareggiato per non aver avuto ciò che si attendeva, passò all’opposizione dove già sedeva Franco Deidda, distaccatosi prima di lui. Vorrei qui ricordare come lo stesso Cadoni aveva insistito per introdurre il mandato vincolato nel programma della lista “Rinnovamento per Villacidro”. Evidentemente cambiò idea.   

Ma poi giunse il lutto amaro, la morte del sindaco.

Infatti. Ignazio Fanni si era già gravemente ammalato ma questo sembrava, all’inizio, gli desse più volontà e più piglio nell’amministrare. Ne ero rimasto sorpreso io stesso: fino ad allora non avevo visto in lui questa determinazione, qualità che precedentemente appunto non gli riconoscevo. Si spense nel dicembre di quel 2010. Seguì un periodo di reggenza da parte del vicesindaco Orrù sino al maggio dell’anno successivo.

Ma a distanza di tempo, vedendo la cosa sul piano puramente personale, che giudizio dai di quella esperienza?

Francamente ne uscii a dir poco amareggiato: ebbi modo di constatare, in molti casi, la pochezza del prossimo, la pressione esercitata, sul dovere del servizio alla comunità, dagli interessi personali e particolari; nel periodo in cui sono stato consigliere e anche assessore sono state più le inimicizie che le amicizie che mi sono creato. Me ne dispiace veramente molto. Ho conservato affetto e stima per Giannina Orrù e Marco Leo. Sì, non solo per loro, ma per loro in modo speciale. Però la vita va avanti… 

Cos’è stata, nel concreto quella specifica esperienza di assessore ai Servizi Sociali?

I Servizi Sociali del Comune di Villacidro erano decisamente sotto organico: solo tre assistenti sociali, oltre al responsabile generale e nessun amministrativo. Troppo poco per un paese come il nostro allora, insomma di grandi dimensioni e con le complesse problematiche che facevano “grappolo”. In quel periodo non era facile assumere nuovo personale. Ci fu però, in un certo momento, l’occasione di acquisire una nuova figura all’interno del Comune: un solo elemento che faceva gola a tutti quanti... Riuscii a far valere le ragioni del mio assessorato su quelle pur legittime e fondate espresse dagli altri colleghi di giunta. Il mio assessorato era quello che di più connetteva la vita delle famiglie, e delle famiglie con maggiori difficoltà, con le disponibilità “di soccorso” dell’Amministrazione locale. Potemmo assumere una nuova figura amministrativa rivelatasi abilissima. In quel periodo conclusi anche il trasferimento degli uffici dalla scuola di via Tirso, decisamente fuori mano, a quella più centrale di via Repubblica, andando così incontro alle esigenze dell’utenza. Il rapporto collaborativo con il responsabile dei servizi consentì anche lo sveltimento di alcune pratiche burocratiche a favore delle famiglie bisognose. Seguii il completamento del centro di aggregazione giovanile riuscendo anche ad ottenere un finanziamento dalla Provincia per la gestione dello stesso. Il ruolo di assessore ai Servizi Sociali è veramente impegnativo: tutore di minori ed anziani con relativi rapporti con Tribunali, banche e strutture di accoglienza; riunioni con i funzionari delle Asl e con quelli degli Uffici Provinciali con cui si collabora per le gestioni di ambito. La mia presenza agli uffici era giornaliera. 

Meglio una partita di pallamano… ma sapere di aver risolto il problema di una famiglia, magari della famiglia di uno dei ragazzini della pallamano, credo ti abbia ripagato delle energie spese, della fatica. 

Questo è verissimo, è stato così. Ho avuto la possibilità di entrare nelle situazioni più complesse sul piano umano e familiare, fortunatamente i collaboratori dell’assessorato sono stati tutti e sempre all’altezza, anche se va detto che ogni intervento della pubblica amministrazione può ritenersi insufficiente rispetto al bisogno… Fra i ricordi simpatici di quella esperienza mi permetto di accennarne ad uno: realizzammo un piccolo opuscolo di auguri da parte del Comune per ogni nuovo nato. Ne parlai con Meloniski, che fu gentilissimo ad offrire la sua collaborazione, fu davvero sensibile… L’opuscolo riportava anche un breve testo autografato da Piero Angela: altra persona eccellente che ho avuto la fortuna di incontrare e che mi ha offerto allora la sua disponibilità…



Sotto un altro profilo, diciamo quello mio familiare, certamente l’impegno di assessore si Servizi Sociali e alle Politiche Giovanili, che si accompagnava anche, in parte almeno, agli obblighi miei professionali, alla scuola cioè, riduceva tempo ed energie per le cose di casa. Me ne rendevo conto, ne ero dispiaciuto, cercavo di contemperare, ma certo era difficile. La buona fede e la buon volontà non mi sono mai stati rimproverati…la presenza o la resa domestica sì. Comunque noi sappiamo che all’impegno pubblico è giusto dedicarsi, sappiamo però anche che tutto avviene a termine. Non si sta mai seduti sopra lo sgabello di un assessorato o di una presidenza per sempre. Nella democrazia è il ricambio.

E’ quello che volevo dire: per fortuna l’esperienza politica è, o dovrebbe essere, a tempo… Ma tu poi hai avuto altre “tentazioni” di tornare in gioco in Municipio?

No, tentazioni no. Però gli amici che ho prima citato mi chiesero di ricandidarmi alle successive elezioni comunali convinti che sarebbe stato un brutto segnale se un assessore uscente non si fosse riproposto. Ho mediato fra esigenze diverse: ho aderito all’invito che era tanto amichevole quanto pressante, ed ho fatto di tutto per… non tornare in Consiglio. Mi sembrava offensivo rifiutare l’invito rivoltomi, ma non mi sentivo neppure di darmi da fare per reclamizzare il mio nome. La settimana prima delle elezioni me ne partii per la Toscana, la terra natale di mia moglie, una terra che anch’io amo moltissimo, così come la Campania da cui vengono i miei avi e, naturalmente, come la Sardegna in cui vivo da cinquantadue anni, mia patria d’elezione. Al mio ritorno, nel dopo elezioni, mi sentii dire da conoscenti con cui avevo un bel rapporto di cordialità che non mi avevano votato perché non avevo chiesto loro la preferenza. Era vero e ancora li ringrazio. Presi comunque più voti di alcuni eletti nella maggioranza che era nuovamente del gruppo Pani-Marrocu.

E altre proposte?

Ne ho avuto una per le regionali anche da qualcuno per il centro- sinistra. Ho rifiutato decisamente sostenendo che non mi piaceva l’allora segretario nazionale Matteo Renzi. Toscano sì, giovane sì, ma lontano dalla mia sensibilità, un po’ arrogante… si può dire? 

Il rapporto con il “paese d’ombre”

Che rapporto hai oggi con il paese?

Intanto direi che il mio rapporto “bucolico” con Villacidro è abbastanza limitato. Appena trasferitomi avevo certo voglia di andare per il territorio, poi per diverse ragioni ho limitato le mie escursioni. Delle loro mi raccontavano i miei alunni che con le famiglie avevano preso la buona abitudine di andare per boschi ogni settimana. Direi che comunque conosco… alture e piani, la boscaglia più fitta e le aree umide. Diverse gite piuttosto impegnative ma anche, a ricordarle, molto gradevoli, le ho compiute, con mia moglie e talvolta con mio figlio, grazie a Vittoriano Tradori che è stato sempre una guida eccezionale. E, come dicevo, svariate volte mi presto io a far da cicerone agli amici che vengono dal continente, in specie dalla Toscana. I boscalioli toscani hanno colpito le foreste sarde nell’Ottocento, noi – incendi a parte – possiamo oggi presentare ai loro discendenti in visita nell’Isola boschi eccezionalmente belli. 

Vivere in paese è bello?

Quando proposi a Grazia di trasferirci a Villacidro, lei, nata e cresciuta a San Miniato, paese toscano press’a poco come Villacidro, o forse un poco più grande, nel Pisano, ma con tutte le antichità alto e basso medievali, l’Arno in zona…, mi disse che io, cittadino, non sapevo cosa volesse dire vivere in un paese. Oggi posso dire che è molto meglio: la natura e la tranquillità che circondano casa mia e il rapporto con le persone che incontro le considero ormai irrinunciabili. Cagliari poi l’abbiamo ad un passo, una mezz’oretta o poco più di passeggiata in macchina… ormai il nostro è un territorio integrato fra campagna e città… Anche nel medio Campidano diciamo che i comuni sono piuttosto in sinergia riguardo ai servizi, da quelli scolastici a quelli sanitari… Villacidro e Sanluri, Guspini e San Gavino Monreale…

Mi è capitato di recente di vedere tante carte relative a Villacidro come anch’io l’ho conosciuta nella sua quotidianità, poco prima che ci arrivassi tu: usciva un giornalino mensile, promosso da don Giovanni Pinna già missionario in Perù (ed omonimo del futuro parroco don Giovannino), si chiamava “Noi e…”, poi iniziò ad uscire “Confronto” di don Angelo Pittau… Si cercava, e forse non si è mai trovato, l’antico costume popolare di Villacidro, era cominciata una ricerca… I medici di riferimento erano Gino Aru, ufficiale sanitario, Aldo Bolacchi, Elio Anni, Antioco Luigi Lussu, Amerigo Balloi, che era il giovane del gruppo, sportivo e simpatico… C’era poi, come autorità anche morale, stimata da tutti, dottor Antioco Angelo Vacca, medico della SNIA che aveva avuto anche una breve esperienza di sindaco… Presidente della Villacidro Calcio, con Giovanni Meloni allenatore, sostenne anche la pallacanestro… Fra i notabili il notaio Roberto Putzolu, il segretario comunale storico Francesco Gioffrè. In Municipio, dopo Angelino Saiu comunista e Francesco Matta democristiano, erano seguiti Emilio Loru e Peppetto Nonnis, Salvatore Scano e Angelo Concas, tutti comunisti, poi Concetta Vacca, che era stata una di quelle acliste che, con la Putzu e la Steri, nel 1975 avevano fatto il gran salto: rottura del collateralismo con la DC e schieramento a sinistra… 

Quando arrivai io era sindaco Angelo Concas e gli subentrò Concetta Vacca, e dopo fu il turno di Dalmazio Fonnesu, poi di Giorgio Danza, ecc. 

Erano tornate in patria le spoglie di Giuseppe Dessì, cominciava a nascere quel fenomeno variamente classificabile che ha portato alla fondazione “Dessì” ed al premio letterario, sempre con modeste ricadute – a mio parere – sul paese, certo molte di meno di quelle avute dagli autori e dalle case editrici nazionali con il denaro regionale… Vennero a Villacidro, ripetutamente, personalità eccellenti del continente, in campo religioso come Arturo Paoli o Giovanni Franzoni, profeti autentici entrambi… Venne il dottor Franco Oliverio, l’anticipatore di tutti nel contrasto alla droga che allora stava sorgendo come scempio sociale e si stava sviluppando a grandi falcate… C’era il cineforum, per qualche anno si dibatté allora dei comitati di quartiere, della sorte della zona delle casermette – che era una zona sociale e non solo urbana –, si discusse del piano regolatore, ovviamente fu all’ordine del giorno per anni e anni la questione industriale affrontata con tutta la passione ma anche con tante improvvisazioni politiche e sindacali…

E c’erano ancora tre edicole o quattro, mentre adesso siamo rimasti all’asciutto… Abbiamo internet, i giornali stanno rimanendo senza lettori. 

Sei appena andato in pensione. Hai contato le trasformazioni già intanto soltanto della scuola…

Se ne potrebbe scrivere una enciclopedia. Eravamo partiti con due scuole medie, la “Loru” e la “Satta”. Nel tempo, poi, gli organi ministeriali e regionali hanno dovuto riconsiderare tutta una serie di fattori a partire da quelli demografici scaturenti dalla denatalità, dallo spopolamento cui anche Villacidro si è esposta in termini negativi, ed hanno elaborato ed imposto dei piani di dimensionamento. Sicché entrambe le scuole sono rifluite in due istituti cosiddetti “comprensivi” (infanzia + primaria + media), denominati uno “Antioco Loru”, l’altro “Giuseppe Dessì”, onore ai grandi del paese naturalmente. La nostra media “Satta” è confluita in questo secondo aggregato.

Mi permetto di ricordare che, tutto sommato, la scolarizzazione di massa nasce a Villacidro, come scuola dell’obbligo, negli anni ’60, con la riforma della scuola media unificata. Il medio Campidano era una zona che ancora dopo la seconda guerra mondiale sembrava un deserto. Si ricordano giustamente gli interventi del vescovo monsignor Antonio Tedde che aprì, in un centro o nell’altro, fra la fine degli anni ‘40 e gli anni ’50, questa e quella scuola offrendo opportunità di studio e di vita migliore a tanti ragazzi, fra Guspini e San Gavino… insomma nel bacino della sua diocesi. Per questo ebbe dal governo anche la medaglia d’oro come benemerito della scuola. A Villacidro, se ben ricordo, le medie come scuola pubblica, risalgono al 1952: pochi spazi allora, poche dotazioni di lavagne o banchi… ma da lì si partì. Dovremmo ricordarci sempre da dove si parte…

Le istituzioni marcano la continuità sociale e statale, abbiamo detto tante volte. La scuola in primo luogo, quali che siano le modifiche d’ordine organizzativo. E credo continuerai a informartene, a “buttarci l’occhio”, magari a seguire qualche figlio o nipote di ex alunno che vorrà giocarsela… Ma sul tuo privato, quali programmi hai ipotizzato per il tuo futuro?

Intanto i viaggi. Condivido con mia moglie la passione dei viaggi, sia in Italia che all’estero. Sono in partenza anche adesso. Il sogno è di toccare, in questi prossimi anni, un po’ tutti i continenti, gustarmi – se sarà possibile – una crociera, che è una cosa che sul nostro immaginario ha sempre un che di affascinante… In paese mi dedicherò alla pittura. Debbo riprendere – in verità li ho già ripresi – i pennelli. Mi riallaccio alla mia giovinezza di liceale all’Artistico di Cagliari. Non ho mai lasciato, però chiaramente la produzione è stata, in questi anni, meno che minima. Ora vorrei tentare un rilancio: per me prima di tutto, poi per chiunque ami l’arte e ami condividere con me la sua passione, nel fare e nel vedere, nel gustare forme e colori, mettere in dialogo le tele di uno con quelle dell’altro.

Villacidro è paese che ha prodotto signori artisti… te ne sei occupato? Hai visto “Sciapotei” di Tore Erbì?

Ho acquistato subito il libro, molto interessante, si vede frutto di passione e di una lunga e paziente ricerca. E a proposito di arte e artisti ho letto molte delle schede biografiche di autori cidresi d’origine o elettivi che sono comprese nel libro… Nella parte finale, Erbì ha riportata l’ampia bibliografia, saranno un migliaio di titoli, qualcosa del genere. E giustamente questi titoli sono stati suddivisi per argomento. Quindi ce n’è una, di sezioni tematiche, intitolata “penne e pennelli” che ho scorso con curiosità. I pittori o gli scultori ecc. sono lì: c’è Efisio Cadoni e c’è Meloniski (Pinuccio Meloni cioè), c’è Dino Marchionni – una vero maestro anche lui – e Gio Tanchis, Efisio Pisano, Vincenzo Bayeli, Massimo Onnis, Francesco Ecca…

Io non sono in competizione con nessuno, ovviamente, ho i miei gusti, i miei riferimenti generali, le mie tecniche. Ma credo che infine questo valga per chiunque prenda in mano un pennello o una spatola… Vorrei recuperare quel tanto di “natura artistica” che ho avuto negli anni della adolescenza e della giovinezza… Mi sento molto libero, non ho condizionamenti di scuole, di stili ecc. troppo vincolanti. Ancora non ho una cifra tutta mia e che mi possa contraddistinguere. Mi reputo abbastanza bravo come acquarellista – disciplina su cui ho avuto più esperienza – e ora sto provando a cimentarmi con i colori ad olio. Ammetto di essere un fervente ammiratore di Meloniski che, come dicevo prima, ho avuto modo di conoscere personalmente anni addietro, intessendo con lui un certo rapporto epistolare in occasione della realizzazione dell’opuscolo comunale per i nuovi nati… 

Sai che ho trovato una poesia autobiografica di Meloniski allora giovanissimo, forse ventenne? Concludendo questa per me gradevolissima conversazione, ti dedico i suoi versi: “Sono figlio di una roccia / di una pianta / del mare / del vento / e corro per i boschi / per i campi / per i deserti / fra le stelle / per seguire la voce / del mio fine ignoto”. 

Bellissimo. Il mare e il vento di Meloniski mi riportano alla Napoli della mia prima infanzia ed a Cagliari, al Poetto delle dune – quando c’erano le dune bianchissime e di sabbia finissima –, il deserto e le stelle mi riportano a Chia, dove tutti gli anni da sempre, con il camper, passo un mesetto con mia moglie e, quand’era piccolo, anche Lorenzo era con noi naturalmente… Sperando che la salute m’assista, credo dedicherò un tempo crescente alla pittura, vedremo cosa ne uscirà.


 Io scommetto sui risultati e mi impegno a organizzarti una personale, appena sarà possibile, tra Villacidro e Cagliari. 

I miei dipinti sono ancora pochi ed allo stato larvale in quanto ancora, come ho detto, non ho trovato un mio filone e stile. Appare dunque prematuro parlare di mostre o esposizioni. Tempo al tempo…







Fonte: Gianfranco Murtas
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