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Di Bernardo a Orosei per Dignity Order: il Priorato di Sardegna, la recente Lettera ai "Fratelli" del G.O.I. e... il "giusto" come responsabilità

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Lo scorso 15 luglio, su suo cortese invito, abbiamo incontrato ad Orosei, località turistica sul mare in provincia di Nuoro, il due volte Gran Maestro della Massoneria italiana Giuliano Di Bernardo.

L’occasione è stata la celebrazione di alcune “iniziazioni” all’Ordine Dignity, durante una cerimonia organizzata dal Priorato di Sardegna, che rafforza in questo modo la sua operatività sotto la guida illuminata del Priore Franco Nieddu e dei suoi Dignitari.

La presenza del Gran Priore della Grecia Nicolas Laos, filosofo ed erudito con all’attivo numerose pubblicazioni accademiche, ci ha fatto intendere la vocazione internazionale dell'Ordine, che infatti attualmente è presente in vari Stati.

Guest star, naturalmente, il Gran Maestro Di Bernardo, il quale, dopo aver condotto con rigore i Lavori rituali nel Tempio, ha voluto intrattenersi con noi, di fronte al belvedere del Golfo di Orosei, solo parzialmente velato da una sottile foschia.

A lui abbiamo subito domandato di “Dignity”, che – ci ammonisce con un sorriso – si pronuncia con la ’G’ gutturale:

«Dignity rappresenta il “ramo” operativo dell’Ordine degli Illuminati, che a sua volta si rifà alla “Società segreta degli Illuminati bavaresi”, Ordine da me risvegliato dopo secoli d’oblio. Lo scopo istituzionale di Dignity è la difesa della dignità umana, cioè della condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dalle sue qualità intrinseche e dalla sua stessa natura»

Giornalia: «Professore, come si traduce questa visione nella pratica?»

«Semplice, Dignity propone e favorisce progetti etici e culturali aperti alla partecipazione di tutti coloro i quali conservano, nel proprio animo, la luce necessaria per illuminare le tenebre che minacciano il mondo in cui viviamo. In questo senso una particolare attenzione è posta all’educazione delle nuove generazioni. Non bastano, infatti, i soli strumenti materiali, è anche necessario saper trasmettere ai futuri cittadini della Terra quei principi etici che sono alla base di una armoniosa coesistenza tra gli uomini»

Giornalia: «In questo programma è contemplato anche l’esoterismo?»

«Certo. Dignity è un Ordine che s’ispira in maniera molto precisa alle società esoteriche e iniziatiche. Di queste sono esempi tipici le società orfiche e pitagoriche, nell’antichità, e quelle dei Rosacroce (e altre similari), nei tempi più recenti. Mentre la sua ritualità, attraverso un ricco corredo simbolico, mira costantemente al perfezionamento spirituale»

Giornalia: «Professore, come si concilia il ruolo di Gran Maestro dell’“Ordine degli Illuminati” con le sue recenti prese di posizione sulla Massoneria italiana? La “Lettera 2023” ai “Fratelli” del Grande Oriente d’Italia è un fatto di cronaca recente, ma è già entrata nella storia. Noi di Giornalia ne abbiamo dato notizia per primi»

«Si inserisce eccome! Vede, la Massoneria nel suo fine universalistico, non può costituirsi in compartimenti stagni. Chi come me ha ricoperto ruoli apicali, e li ha ricoperti per lungo tempo, ha il dovere di intervenire con tutta la sua autorevolezza quando situazioni estreme possano metterne in pericolo l’esistenza, pregiudicando la sua stessa continuità tradizionale»

Giornalia: «Sono parole particolarmente allarmanti…»

«Vede, viviamo tempi difficili… e il drago è ben lungi dall’essere trafitto da san Giorgio»

Giornalia: «Fuor di metafora, il “drago” cui si riferisce ha i tratti del noto fenomeno infiltrativo malavitoso nelle dinamiche associative della Massoneria?»

«Non proprio. Guardi, non è tanto l’infiltrazione malavitosa a destare la mia preoccupazione, quanto piuttosto l’immobilismo di coloro i quali, da Statuto, avrebbero il dovere di arginare, ponendo rimedi, e non lo fanno. Ma le sembra normale che in una Loggia calabrese di Vibo Valentia, una tra le più antiche e nobili del Grande Oriente d’Italia, abbia trovato ingresso chi custodiva, nella propria casa, fucili da guerra e mitragliatrici d’assalto? Oppure un altro che si dedicava all’attività di riciclaggio di denaro proveniente dalla ‘ndrangheta? E non sono casi isolati. Una settimana fa, in Sicilia, è stato condannato con sentenza definitiva il Maestro Venerabile della Loggia “Arnaldo da Brescia” di Licata. La motivazione: concorso esterno in associazione mafiosa. Mentre per un altro Maestro Venerabile, stavolta della “Pensiero e Azione” di Palermo, la Cassazione ha disposto un nuovo processo, sempre per “concorso esterno”. Da voi in Sardegna poi... un alto Dignitario ha persino insultato pubblicamente il Capo dello Stato, e che cosa è stato fatto? Glielo dico io: nulla! Questo è il “drago”, che si rafforza giorno dopo giorno con l’inerzia mascherata da garantismo. I signori calabresi, infatti, non so nemmeno se siano stati sospesi dal Grande Oriente d’Italia, mentre i siciliani sono attualmente nel limbo. E il vostro cosiddetto “Venerabile”? Ho letto che c’è chi lo voleva promuovere ad incarichi di “cultura”... Ma domando: dov’è il Gran Maestro? Dove guarda il Grande Oratore? Dove sono i Presidenti di Collegio? E i Consiglieri dell’Ordine? E gli Oratori? E i Giudici di Circoscrizione? Glielo dico io: sono tutti sugli scogli a guardare la terraferma, mentre la nave ferita, distante pochi metri da loro, affonda. Io nel ’93 feci una scelta precisa: mi dimisi. Quelli che oggi parlano di un mio presunto “tradimento” sono gli stessi che da trent’anni tradiscono ogni giorno. Tradiscono la loro coscienza e la loro appartenenza ogni volta che si girano dall’altra parte, quando fingono di non vedere, di non sapere, trovando consolazione e riparo nel loro silenzio»

Giornalia: «Professore, ma come si spiega questa incredibile omertà?»

«Ci sono due ragioni: la prima è la paura. Chiunque osasse oggi porre la “questione morale”, come ho fatto io, verrebbe immediatamente espulso dal GOI. Lo ha fatto il Gran Maestro aggiunto Claudio Bonvecchio, argomentando in tema di incostituzionalità della Giustizia massonica, e sappiamo come è andata a finire, figuriamoci cosa accadrebbe ad un semplice Maestro! Però... voglio dire a Bonvecchio: “Dove eri quando a Cagliari il Presidente dei Venerabili insultava il Capo dello Stato? Dove eri quando restava costantemente inapplicato l’art. 187 del Regolamento dell’Ordine?” La mia non vuole essere una critica all’illustre collega, che reputo un “illuminato”,  ma spronare tutti, me per primo, ad una piena assunzione di responsabilità. Senza questa pregiudiziale non si va da nessuna parte. Tutti si è commesso degli errori, ciò che fa la differenza è se lo si è fatto in buona fede o in mala fede. La seconda ragione, invece, è l’ipocrisia»

Giornalia: «Ma se è così, cosa si può sperare per il futuro? Ammesso e non concesso che vi sia ancora la possibilità della speranza»

«Vede, a volte non basta sperare, è necessario agire. Il filosofo Immanuel Kant ci parla di un “imperativo morale categorico”, un imperativo che dichiara la sua autorità in qualsiasi circostanza, richiamando l’uomo alla propria dignità, alla propria nobiltà di essere senziente capace di agire il “giusto”. È pretendere troppo? Le faccio un esempio: mi è stato riferito che da diversi anni i Consiglieri dell’Ordine del Grande Oriente d’Italia vengono convocati periodicamente a Roma con ordine del giorno: “Comunicazioni del Gran Maestro” (ride). Ma come? – mi son chiesto io – non dovrebbero essere loro a comunicare al Gran Maestro le notizie raccolte dai vari Orienti, e a “consigliarlo” sui modi corretti per dirimere le varie questioni? Invece che fanno? Vanno al “Vascello” a prendere ordini e mangiare due tartine. Ma non è incredibile? Alcuni di loro si svegliano alle quattro del mattino, prendono aerei, treni… e vanno a Roma a far cosa? Ai miei tempi i Consiglieri dell’Ordine erano dei veri rompiscatole! Uhhh… lo ricordo bene! Ma facevano il loro mestiere. Vede, recuperare la propria dignità, a volte basterebbe anche un certo amor proprio, sarebbe già qualcosa. La dignità è una prerogativa capace di cambiare il mondo».

Mentre ascoltiamo queste parole si è avvicinata una cameriera, per avvisarci che la cena all’aperto sarà servita a breve.

La nostra intervista si è svolta in pochi minuti, ma la sensazione, accomodandoci a tavola, è indescrivibile…

In un mondo fatto d’apparenza, “di cartone”: come ci ammonisce sempre il nostro mentore Gianfranco Murtas, il Gran Maestro Di Bernardo si staglia come una figura genuina, capace di parlare un linguaggio chiaro e per questo desueto.

E noi, mentre ci apprestiamo alla battaglia contro quelli che si presentano come dei gustosi antipasti, ci sentiamo piacevolmente arricchiti.


Fonte: Redazione Giornalia
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