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Di un “busto oltraggiato” (quello di Bovio) e di una “lite silenziosa nella massoneria”, secondo L’Unione Sarda

Redazionale


L’Unione Sarda di oggi domenica 23 agosto 2020 pubblica in “cronaca di Cagliari” alla pag. 25 un articolo, a firma di Andrea Manunza, che occupa una mezza pagina ed è corredato da quattro fotografie a colori ritraenti i fotomontaggi compiuti attorno alla figura di Giovanni Bovio così come è scolpita in un monumento custodito a palazzo Sanjust, sede regionale del Grande Oriente d’Italia e casa massonica di tutte le 27 logge cagliaritane.

Ecco di seguito il testo dell’articolo: 

Tra le stanze dell'antico palazzo Sanjust, all'angolo tra via Lamarmora e via Canelles a Castello, è in corso una battaglia silenziosa nella quale i contendenti al posto della corazza indossano il grembiule. Oggetto del diverbio è Giovanni Bovio, filosofo, deputato repubblicano e componente della massoneria nell'Ottocento il cui busto del 1905 è protagonista di fotomontaggi che hanno suscitato le proteste degli affiliati del locale Grande Oriente d'Italia. Non il solo problema, perché è stato segnalato alla Procura anche il presunto vilipendio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Denunce che, come segnalato all'Unione Sarda da un “sodalizio di maestri muratori”, il 18 luglio sono sfociate nella decisione di «bandire da ogni incarico di collaborazione» chi, su “giornalia.com”, ha rivelato quel che accade: Gianfranco Murtas, «più volte collaboratore ufficiale del Goi».

Il busto e i fotomontaggi

L'edificio ospita dal 1989 il collegio circoscrizionale dei maestri venerabili della Sardegna. Qui, segnalano gli anonimi “maestri”, il volto di Bovio è stato «parruccato e motteggiato con frasi volgari e pseudo-fasciste da un'alta dignità locale, il presidente del collegio dei maestri venerabili di Cagliari». Il risultato è visibile su giornalia.com: il busto fa da sfondo alla coppia (ex) reale britannica Harry e Meghan, indossa occhiali da sole, veste la maglia del Cagliari, trova posto sul Monte Rushmore (dove sono scolpiti i volti di quattro ex presidenti degli Usa), compare a fianco al dittatore cileno Pinochet. Ma vi sono anche le immagini di Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella accompagnate da un identico commento che si chiude con un sarcastico «mi tolgo il cappello quando rido». Sottinteso: davanti a loro.

Le segnalazioni e le accuse

Murtas sulla vicenda ha scritto dieci articoli mentre i maestri muratori hanno denunciato la «diffusione delle vignette» sui social «e su una chat di appartenenti all'istituzione». In un caso a loro dire «si faceva cenno anche ad azioni in cui si parlava di esplosivo con allusioni alla X flottiglia Mas» di epoca fascista. Fatti «gravi» e «segnalati con una comunicazione riservata al Gran maestro del Grande Oriente d'Italia», Stefano Bisi. Ma «incredibilmente nessun provvedimento veniva preso» tranne l'allontanamento di Murtas, il quale ancora ieri parlava di «tristi mascherate» e «valori ideali e storici offesi da massoni di debole o confusa consapevolezza. Considero il Grande Oriente d'Italia patrimonio morale della nazione, per questo sono insorto a difenderne i simboli». Scuse ricevute? «Nessuna».

Il gran maestro

Stefano Bisi, gran maestro del Grande Oriente d'Italia, spiega però che il collegio dei maestri venerabili di Cagliari del quale si parla non esiste: «C'è il collegio circoscrizionale dei maestri venerabili della Sardegna», che comprende tutta l'Isola, «e c'è il consiglio dei maestri venerabili di Cagliari», che riguarda le logge locali. Dunque chi ha segnalato il problema avrebbe scarsa conoscenza del funzionamento del sistema. In ogni caso «escludo che il presidente» del consiglio locale «abbia pubblicato cose del genere. Io informato? Non sono mai arrivate lettere riservate e cestino quelle anonime, ma quando sono venuto a conoscenza della vicenda ho chiesto e approfondito. Provvedimenti? Seguiamo regole che sono di rispetto assoluto e totale per personaggi come Giovanni Bovio e per i Presidenti della Repubblica. Approfondiamo il problema e, se necessario, interveniamo. Per fortuna e capacità siamo ancora un'organizzazione seria. Non ho il diritto né il compito, e neanche è nelle mie corde, di fucilare le persone. Mi risulta tra l'altro che i post oltraggiosi siano stati rimossi, ed è già un provvedimento. Ricordo che tre anni fa ho ottenuto di cancellare dalla nostra costituzione la parola razza».


In quanto redazione di Giornalia apprezziamo l’interessamento de L’Unione Sarda a quanto segnalato fin dal 2 luglio scorso – sono ormai un mese e venti giorni – circa le incredibili avventure cui è stato costretto un monumento di tanta storia e passato fra tante vicissitudini (soprattutto il sequestro nel 1925 operato dai questurini fascisti).

Ieri sera siamo stati interpellati dal cronista sui “margini di coinvolgimento” del sito nella vicenda: ed abbiamo detto che Giornalia è uno spazio di dibattito aperto a tutti. A tutti chiediamo correttezza nello svolgimento delle proprie tesi. Qui inizia e qui finisce il nostro campo operativo: campo neutro nel merito delle questioni trattate, naturalmente campo schierato quando è in gioco il rispetto della legalità e delle istituzioni della Repubblica, dunque anche dei suoi maggiori rappresentanti. (Precisazione che ci sembra utile o doveroso aggiungere perché, nel corso delle polemiche sviluppatesi nelle scorse settimane più volte si è fatto riferimento al signor Presidente della Repubblica on. Mattarella, al signor Presidente emerito della Repubblica on. Napolitano, al signor Presidente della Camera dei Deputati on. Fico in termini che nettamente disapproviamo).



Una chiosa di Gianfranco Murtas

Relativamente all’articolo uscito oggi sul quotidiano di Cagliari, Gianfranco Murtas ci ha trasmesso la seguente nota: 

Ignoravo che il giornale avesse ricevuto una informativa da un «sodalizio di maestri muratori» e trovo comunque strano che esso, nel suo comunicato al giornale, abbia adoperato la parola «collegio» invece di «consiglio» - confondendo il livello cittadino (amministrativo) con quello regionale (deliberativo) –, originando puntualizzazioni capziose estremamente marginali nel contesto che hanno finito per soffocare il centro della questione. 

E ripeto: centro della questione che è l’insulto alla memoria storica del Grande Oriente d’Italia attraverso la figura spupazzata di Giovanni Bovio ed allargatosi all’inverecondo insulto alle cariche dello Stato. E come questo doppio insulto sia potuto partire dalle stanze della casa massonica cagliaritana donata dal professor Racugno certo per altra missione, e ad opera (servirà una parola chiara e definitiva) di un dignitario che sarebbe addirittura Venerabile di una loggia (e come tale membro del Collegio circoscrizionale) e presidente amministrativo dell’interloggia di Cagliari denominata Consiglio dei Maestri Venerabili.

Ieri mattina avevo ricevuto un invito a “dar notizie” dal cortese giornalista, con il quale ho preferito un breve scambio di mail, nella logica prudenziale di evitare fraintendimenti. Egli ha correttamente raccolto la sostanza della mia posizione: «Considero il Grande Oriente d'Italia patrimonio morale della nazione, per questo sono insorto a difenderne i simboli»: Bovio è uno dei simboli più alti non soltanto della Massoneria italiana in generale ma anche del nesso della democrazia postrisorgimentale e della Libera Muratoria del suo tempo con la Sardegna e con Cagliari. Un attentato alla sua effigie è un attentato alla sua memoria e alla sua testimonianza civile.

Gran parte della mia fatica di ricercatore ha la Massoneria – di lato alla Chiesa e alle minoranze religiose, alla democrazia repubblicana ed autonomistica ed al bacareddismo – come suo oggetto principale. E non si studia ciò che non si ama, o almeno io la penso così.

Ho scritto decine e decine di articoli di ricerca storica sulle vicende della Massoneria sarda e, nella maggior produzione che supera i cento titoli, più di venti volumi di cui il Grande Oriente d’Italia ancora un anno fa mi ha chiesto le ultime edizioni, mancando essi alla sua biblioteca. Dono che volentieri ho fatto. E ancora in questi giorni – dico: in questi giorni – sono in distribuzione nelle librerie due volumi promossi dal GOI e cui ho volentieri (e gratuitamente s’intende! come sempre ho fatto) collaborato: uno relativo agli atti di un convegno svoltosi nel dicembre 2017 presso l’Università degli studi di Sassari sulla complessa personalità di Armando Corona (al quale fui umanamente legato fin da ragazzo e anche nelle lunghe fasi di distanza) – mia la relazione biografica di base –, l’altro sui medaglioni dei Gran Maestri del GOI dal 1805 al 2020, curato da Giovanni Greco. 

Di un anno fa è un altro apporto richiestomi dal GOI, e sempre andato a cura di Giovanni Greco, rifluito poi in tre corposi volumi sui sindaci massoni d’Italia (ho preparato e consegnato 50 schede biografiche).

Sulle riviste del Grande Oriente d’Italia Erasmo e Massonicamente sono usciti di recente, intendo pochi mesi fa, altri lunghi elaborati che spontaneamente sono stati accolti e pubblicati, senza alcuna richiesta da parte mia). 

Ricordo anche che nel marzo 2018, primo anniversario dei sequestri, disposti dalla Commissione Bindi a Villa il Vascello, delle schede personali degli appartenenti al GOI in alcune regioni del paese (sequestri che credo a ben poco abbiano portato), e decretato come giorno della “fierezza massonica”, fui invitato formalmente a tenere una conversazione – fu a braccio e fu un’ora piena in un salone altrettanto pieno – sulla storia bisecolare della Libera Muratoria sarda.

Da quel giorno in qua altre volte sono intervenuto a palazzo Sanjust per presentare tre roll up sull’ “umanitarismo massonico a Cagliari fra Otto e Novecento” e sull’epigrafia funebre massonica distintamente nel camposanto di Bonaria e in quello di San Michele.

Naturalmente prima di queste ultime occasioni saranno state altre venti o trenta volte che sono intervenuto, a palazzo, ora per la manifestazione di Monumenti Aperti (nel 2012) con una mostra di 60 pannelli fotografici illustrativi dell’ “Umanesimo cristiano e massonico nell’arte civile di Franco d’Aspro”, ora per il centenario dello scoprimento del busto di Giordano Bruno a Cagliari (2013, e con la relazione presentai un video e poi una mostra di 33 grandi riproduzioni vignettistiche dei massoni cagliaritani d’inizio Novecento).

Nel 2011 allestii un recital in memoria di Fabio Maria Crivelli, storico direttore de L’Unione Sarda e quotizzante della loggia Sardegna e, a fine esperienza, nel 1987, 2° Sorvegliante della loggia Francesco Ciusa.

Nel 2009 organizzai, ancora a palazzo, una serata di ricordo della partecipazione della Massoneria cagliaritana all’evento tragico del terremoto di Reggio e Messina, quando una trentina di nostri studenti guidati dal giovane medico massone Luigi Cocco e da Armando Businco (allora studente pure lui, che si fece anche corrispondente per L’Unione Sarda) intervennero come squadra di barellieri volontari.

Si trattò un’altra volta di parlare (con il caro e indimenticato amico e professore Tito Orrù e il Gran Maestro aggiunto Giuseppe Anania) di Giorgio Asproni e dei suoi Fratelli massoni sardi (ricerca credo originalissima coinvolgendo anche il celebre rettore di Orune don Francesc’Angelo Satta Musio); un’altra ancora dell’apripista loggia Vittoria (preparai il catalogo dei documenti custoditi nella Comunale di Cagliari e, integrato da alcune Tavole di loggia del 1865-66 sulle Nazionalità, la Patria, l’Eguaglianza civile, lo presentai unitamente ad altri due volumi usciti in contemporanea anche con un focus massonico barbaricino); un’altra ennesima di Franco d’Aspro, con un libro che ne ripercorreva le tappe di vita artistica e iniziatica, ed un ulteriore libro che sviluppava in parallelo le vicende sarde del GOI e quelle della Comunione ferana di Piazza del Gesù dal 1908. 

Nel 2001 presentai la ricerca (andata poi con il titolo Diario di loggia e presentazione del Grande Oratore poi Gran Maestro onorario Morris Ghezzi, del professor Lorenzo Del Piano e dell’amico caro Vindice Ribichesu) sulla rinascita latomistica isolana nel 1944, presentando i verbali uno dopo l’altro delle logge Risorgimento, Gio.Maria Angioy, Salvatore Parpaglia, Giuseppe Garibaldi – fra Cagliari e Sassari, Bosa e La Maddalena – fino al 1949-50. E con quel lavoro quello biografico su Alberto Silicani, meravigliosa figura dell’antifascismo massonico sardo.

Di tempi ancora recenti o recentissimi – 2019 – ricorderei la relazione con slide a Carbonia sulle complesse vicende della loggia madre locale – la Giovanni Mori –, quell’altra di quasi un decennio prima, ancora a Carbonia, motivata dal meeting nazionale delle logge Risorgimento - 2012 -, e così anche – ma in luoghi “profani” – ripetutamente a Carloforte, a Villamassargia, ad Iglesias, ad Alghero, a Nuoro… A Cagliari anche come… guida turistica ai Fratelli bulgari gemellati con i nostri sardi… (e fu gustosa la visita, fra l’altro, alla Biblioteca universitaria in cui è una raccolta di giornali bulgari stampati in lingua italiana negli anni della seconda guerra mondiale, quando a Sofia era regina Giovanna di Savoia e all’ambasciata d’Italia un sardo e massone come Francesco Giorgio Mameli…). 

Potrei aggiungere la confezione di un libro ricapitolante i trent’anni di vita della loggia Alberto Silicani (Il dovere ed il lavoro, per l’umanità, Cagliari 2016) o il dvd Liberi Muratori. Cronache delle Valli sarde, 1976-2011, comprendente un testo di oltre 790 pagine, esito del lavoro (sfiancante in quanto alle energie spese ma godibile e gratificante in quanto allo spirito… di immersione) di un anno intero… Un dvd protetto da password e stampato in un migliaio di copie donate tutte alle logge del circuito giustinianeo sardo.

E naturalmente potrei ancora andare avanti e indietro – qui sto seguendo soltanto un filo di memoria, peraltro precaria – evocando i numerosi “quaderni” d’occasione per la morte di Mario Giglio (distribuito a palazzo Sanjust a conclusione del rito funebre al formidabile Maestro), per il cinquantenario (e poi gemellaggio con la Alberto Silicani) della citata sulcitana loggia Giovanni Mori Nella Valle del Cixerri e del Palmas –, per la joint ipotizzata fra la sassarese Gio.Maria Angioy e la risorta maddalenina Giuseppe Garibaldi (Nel nome dell’Alternos e del Generale), per i percorsi cimiteriali – “La Catena s’è rotta, la Parola smarrita…” 

In tempi più remoti – metti il 1995 –, al convegno su Enrico Serpieri presso la Camera di Commercio e relatore con Paolo Fadda, Lorenzo Del Piano e Maria Dolores Dessì, potei fornire un qualche contributo di storia giustinianea sarda mi pare utile tessera di un gran mosaico allora per massima parte ancora da comporre, ma sulla stessa linea – quella della storia giustinianea, ancorché i promotori fossero enti estranei allo stretto obbedienziale – collocai diverse altre volte i miei contributi: una volta – 2009 – , con il professor Aldo Alessandro Mola, a dir di “Massoneria, Esercito Monarchia”(ma facendo personale professione di repubblicanesimo) al Caesar Hotel, ed un’altra – 2011 –, con organizzazione ALAM, al Mediterraneo, su “I volti dell’unità d’Italia” (con relatori d’oro come Luigi Lotti, Maria Corona Corrias, Stefano Pira e altri dieci, io su “Sentimento e memoria della Massoneria cagliaritana 1861-1911”); o al Viceregio, nel 2010, all’incontro-seminario promosso dall’onlus www.liberimuratori, con l’ex Gran Tesoriere Fernando Ferrari, o alla MEM, con l’organizzazione stavolta – 2009 – dell’Università delle tre età (IUS) e con il compianto Eugenio Lazzari, o a sa Duchessa con l’organizzazione dell’associazione “Riprendiamoci la Sardegna”, così ancora ripetutamente all’accademia Giordano Bruno… e al convegno del 2012 “Nazioni senza Stato”, ad Alghero, ancora a parlare della Massoneria e la guerra di Spagna…

E quanti sono stati gli incontri con le logge locali, cagliaritane cioè – incontri sollecitati dalle logge e ben volentieri abbracciati da me – ora per il quarantennale della loggia Sigismondo Arquer (ex P) nel 2009, ora per i percorsi storici dell’era bacareddiana al Monumentale, o per quelli contemporanei al Civico di San Michele, di cui poi puntualmente ho dato conto in lunghi reportage sull’web… La visita comunitaria alle tombe dei Fratelli scomparsi, e poter dire qualche parola su ciascuno di essi… come per saldare un debito di riconoscenza verso ciascuno e verso tutti: anche di questo impegno mi sentirei di rivendicare la purezza muratoria, civile e cristiana in faccia a tutti.

In alcuni casi – a palazzo Sanjust come a Carloforte o ad Iglesias – introdussi una modalità narrativa alle relazioni che suscitarono un certo gradimento nel pubblico – calandosi il relatore nei panni del protagonista celebrato (come fu per Felice Mathieu, ma anche per Efisio Marini, Francesco Lo Bue, Jean Castello, Francesco Ciusa, ecc.) e sviluppando il tema a mo’ di testimonianza personale…

Sempre mi sono sforzato di portare un contributo nuovo, originale nei materiali e nelle letture degli eventi documentati, collaborando con le forniture fotografiche all’impresa del prof. Conti del 2014. Agli inviti fraterni dei Maestri Venerabili delle logge di Cagliari e della regione non mi sono mai negato. Ho accompagnato – dandone conto poi in un lungo articolo – la loggia Europa in una trasferta sassarese in visita alla Casa della Fraterna Solidarietà messa su da Aldo Meloni. E, a proposito della loggia Europa, ho accolto nel 2010 l’invito a relazionare sul contributo massonico al pensiero europeista… (relazione anch’essa pubblicata). Alle quattro logge riunite di Oristano, al Rimedio, forse era il 2017, ho pure portato il contributo che mi avevano chiesto.

Non intendevo adesso fare elenchi, la mano è volata da sola sulla tastiera collegando momento a momento, ma certo dimenticandone almeno… la metà. Chi è interessato alle quantità moltiplichi dunque per due. (Taccio oggi per opportunità le più recenti richieste di collaborazione cui già avevo assicurato risposta affermativa con la fornitura dei materiali d’interesse specifico, dico interesse territoriale, del mio Archivio storico generale).

Circa il dibattito interno alla Massoneria io mi chiamo fuori, e non mi sono mai permesso – nonostante in diverse occasioni, lungo gli anni, un invito in tal senso mi sia giunto – di interferire.

Naturalmente, per quel tanto che so e che sento della personalità morale e civile della Comunione giustinianea, mi auguro che nessun cedimento a posizioni demagogiche e populiste, sovraniste (palesemente contraddittorie con l’universalità della vocazione) e volgarmente parafasciste abbia mai a compiersi, seppure le tentazioni che salgono da una società liquida disvaloriale siano infinite e subdole.

Considero la Libera Muratoria in generale, ma quella sarda e cagliaritana in particolare, un aggregato di potenzialità enorme, e mi spiace che questo non sia colto da chi più di tutti dovrebbe portarlo a risultato.  

Delle sgarberie o delle parole sbagliate (naturalmente anche dei pensieri sbagliati) non faccio conto. 

P.S. Fino a ieri o avant’ieri era presente nella rete il famoso ghigno fallico in una pagina che ancora affacciava l’immagine di Giovanni Bovio imprigionata bendata nella bandiera dei quattro mori. Ho visto che stamattina quell’immagine è scomparsa. Un primo risultato, un primo passo che si sarebbe dovuto compiere due mesi fa, o mai compiersi. Chi di dovere, di tanta protervia era stato informato, anche nei miei articoli sempre si tornava in argomento. Ho raccolto la serie delle stampe con le date perché un domani non si dica essersi trattato di accuse indimostrate.

  




Fonte: Redazione giornalia
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Pasquino Lepori

23 Ago 2020

Con il presente per informare il Fr. Stefano Bisi che il personaggio in questione è Venerabile della Loggia Kilwinning n. 1485 all'Oriente di Cagliari. Presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili di Cagliari e membro del Collegio dei Maestri Venerabili della Sardegna in quanto Maestro Venerabile della Loggia Kilwinning. Ora si sono dette tutte. Ora sa.

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