Gianfranco Murtas

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Don Mario Cugusi e i tesori storici della Marina, Giordano Bruno compreso. E un teatro ospitale

di Gianfranco Murtas


In numerose occasioni pubbliche e private don Mario Cugusi, allora parroco di Sant’Eulalia, s’era battuto perché il quartiere della Marina, non soltanto la sua parrocchia, recuperasse dalla dispersione molti suoi arredi d’arte e storici, i monumenti e quant’altro l’avesse caratterizzato nel tempo.

L’articolo qui sotto riportato, uscito su L’Unione Sarda del 3 gennaio 1995, ne è una prova.

Colsi allora io stesso l’occasione per sostenere la buona causa con un mio intervento, sullo stesso quotidiano, il 14 febbraio successivo: mi orientavo principalmente, non esclusivamente, sul busto di Giordano Bruno anche perché mi sembrava importante, direi clamoroso – in positivo s’intende! – che un prete, e sia pure professore di filosofia alle scuole pubbliche, si battesse per il ripristino degli onori, oltreché ad altri giganti, anche all’eretico domenicano.

Fu quello un segno, uno dei moltissimi, di solidarietà ideale e personale, che mi unì a don Mario Cugusi. Io stesso crebbi, bambino, nella parrocchia di Sant’Eulalia: erano i tempi del parrocato di monsignor Ezio Sini, che nel dicembre 2008, nel centenario della nascita, ottenni fosse ricordato e suffragato. Per il che ebbi immediatamente pieno appoggio da don Cugusi: presiedette la messa solenne l’arcivescovo emerito di Oristano Pier Giuliano Tiddia e concelebrarono, con lui e lo stesso parroco, anche don Eliseo Mereu, don Pietro Villasanta e due delegati del clero religioso paolotto e minore francescano operante nel perimetro del quartiere. 

Andammo poi tutti nel salone del teatro per qualche parola di libera testimonianza e la presentazione di un piccolo libro biografico che scrissi per l’occasione, riesplorando l’intero ministero presbiterale, che è da dire la vita, di don Ezio Sini fra culto divino e pastorale sociale (così il titolo).

Quel cineteatro di Sant’Eulalia, che fu felice alimento alle esauste casse parrocchiali per molti anni, mi fu concesso gratuitamente in numerose altre occasioni da don Cugusi. Ne ricordo alcune (fidando soltanto sulla memoria): per presentare – a proposito dell’eretico domenicano bruciato vivo a Campo de’ Fiori dall’Inquisizione romana – il mio Dei circoli anticlericali e del monumento a Giordano Bruno (doveva essere la fine del 2004, e il libro pensai di dedicarlo proprio «a Mario Cugusi “parroco” di Sigismondo Arquer e Giordano Bruno»); per presentare il successivo mio Titino, i Melis, la Sardegna – relatore/testimone magnifico il professor Michele Columbu – credo nel 2005; così ancora – ma forse si trattava del 2003, quando ci spostammo all’aperto, negli spazi sportivi dell’oratorio – per presentare il mio Lo specchio del vescovo. Il caso di Villamaura, una ricostruzione romanzesca del “caso Pittau” (la scomparsa misteriosa e delittuosa del parroco della cattedrale di Cagliari nel 1988): allora lo stesso don Cugusi fu fra i relatori, insieme con Bachisio Zizi e Giancarlo Ghirra. 

Avevo avuto la disponibilità del cineteatro anche nel febbraio 1995, quando con i ragazzi delle comunità di Mondo X Sardegna, quelle presiedute da padre Salvatore Morittu, tenni un recital delle opere letterarie e storiche di Paolo De Magistris (ne sarebbe venuta poi una piccola pubblicazione: Cagliari nostra 2). E ancora la ebbi nella primavera del 2008, anno decennale della scomparsa di quel valoroso e carissimo sindaco di Cagliari, quando potei allestire un altro recital in suo onore, coinvolgendo molti amici sul palco e in platea.  

Questo per dire della liberalità perfetta e continuativa del parroco, della sua generosità nel sostenermi in queste iniziative di carattere evidentemente tutto laico. (E felicemente, sulla stessa scia, anche con don Marco Lai potei più volte dopo, nel 2012 e nel 2013, replicare con recital – letture, video, testimonianze –, ora per onorare le memorie di Ottorino Pietro Alberti, di Efisio Spettu, di Franca Ferraris Cornaglia, ora per ricollegare umanità e vicende di vita fra la Marina e il quartiere di Bonaria, seguendo la biografia di fra Antonino Pisanu, al quale pure dedicai uno scritto credo originale).

Naturalmente, come altra volta ricordato, il palco mi fu dato anche nel 2009 allorché, con il comm. Paolo Fadda e lo stesso don Cugusi, si poté parlare approfonditamente della vicenda storica e di cronaca della relazione fra la parrocchia e la Congregazione del SS. Sacramento, in occasione della uscita del bellissimo libro del parroco.

Certamente l’asse Cugusi/attività culturali è stato uno dei più qualificanti di tutte le fatiche del ministero di don Mario in Sant’Eulalia. Io ho accennato al mio spazio, ma chissà quanti altri potrebbero portare la propria tessera per un mosaico da compiersi all’infinito…

  

«Restituite i tesori della Marina»

Ho appreso con piacere da "L'Unione" della volontà del sindaco di riportare al suo "luogo naturale" il monumento ai Martiri d'Italia e, seppure titubante ma con il solo spirito di rendere un servizio al quartiere nel quale opero, chiedo di pubblicare questa lettera-appello.

Caro sindaco, anche questo impegno di ripotare nella sua piazzetta il monumento ai Martiri d'Italia, insieme al promesso e imminente avvio di lavori nella piazza S. Eulalia, è uno di quei segni che la gente di Marina reclama e attende da troppi anni come esplicitazione di un'attenzione ad un quartiere che non vuole rassegnarsi alla condizione di degrado dai più visto con indifferenza e come destino ineluttabile. Lei sa quanto me che il problema più grave è il suo spopolamento, con i tanti palazzi murati e fatiscenti, e quindi l'urgenza prima è recuperare la sua potenzialità abitativa e la sua vivibilità. Insieme a questo però la volontà di salvare e riscoprire il suo ricco patrimonio di storia e di arte non è azione opzionale né di facciata ma vitale per i connotati di un quartiere che oltre tutto è parte caratterizzante la città tutta.

Caro sindaco mi permetta di chiederle questa cosa, non onerosissima per il magro bilancio comunale: nei prossimi tre anni, riporti nel quartiere, dopo il monumento ai Martiri d'Italia, quello al "martire" del libero pensiero Giordano Bruno, quello al massimo dei nostri poeti, Dante Alighieri.

Ormai, dato che ho preso carta e penna, ne approfitto. Caro arcivescovo, aiuti il sottoscritto a riportare nelle chiese del quartiere e nel Museo che la parrocchia aprirà entro il prossimo anno, le tante opere che negli ultimi cinquant’anni hanno conosciuto una sorta di diaspora. Faccia riconsegnare ai suoi legittimi custodi i crocifissi custoditi nelle chiese di S. Giuseppe a Pirri e di Genneruxi e soprattutto quello conservato nell'abitazione privata del decano del Capitolo Metropolitano, il S. Efisio, il S. Sebastiano, l'Ecce Homo, le altre statue conservate nella parrocchiale di S. Benedetto ma provenienti dall'antica chiesa di S. Lucia di via Barcellona, l'organo ottocentesco allogato nella chiesa di S. Pio X, ma di proprietà della chiesa di Santo Sepolcro.

Eccellenza reverendissima e signor sindaco, per fare queste cose non occorrono ingenti somme di denaro né mi pare possa essere neppure di intralcio l'onnipotente "genio maligno" della burocrazia, ma basterà il vostro amore alla vostra città. Le cronache del tempo (anni 1913-26) raccontano di liti violente scatenatesi nei vari "palazzi" sulla presenza ingombrante del monumento a Giordano Bruno (e anche della stizza del Duce dopo la Sua rimozione avvenuta nel 1926). Il ritorno del filosofo di Nola al suo luogo di origine dalla Facoltà di Lettere e Filosofia in cui è attualmente collocato non potrà certo scatenare quelle polemiche motivate dal clima di muro contro muro esistente settanta anni fa tra massoneria anticlericale e integristl doc.


“Giordano Bruno e silenzi ignavi”, di Gianfranco Murtas

Un prete che nel nome dei valori civili comuni a credenti ed agnostici chiede il ritorno dei monumento a Giordano Bruno là dove, in un'affollata cerimonia laicista del 1913, era stato collocato, l'estremo limite del quartiere della Marina, dirimpetto alla Porta dei leoni che introduce a Castello passaggio obbligato dunque per i monsignori della Curia e del Tridentino i quali a lungo avevano quotidianamente sofferto quel volto ieratico come un j’accuse all'intolleranza di una chiesa convinta cli possedere tutte le verità 

Don Mano Cugusi – l'attuale parroco di Sant'Eulalia, insegna filosofia è forse ha riabilitato quell'eretico suo anziano collega, abbrustolito vivo nel 1600. E’ stato lui a proporre il ripristinò, appunto nel nome della storia, scrivendone sull'Unione Sarda del 3 gennaio scorso.

La cosa era in sé importante, tale da dover suscitare dibattito. E invece nulla. Cagliari e sempre più colla, insensibile perfino ai "segni dei tempi".

Ma chiedeva di più, don Cugusi, ed era poi quanto maggiormente gli premeva alla vigilia dell'inaugurazione del museo storico della parrocchia che si deve alla sua straordinaria passione di studioso e di sacerdote: reclamava il ritorno alla Marina di tutte quelle statue e dei crocifissi un tempo decoro del Sepolcro e di Santa Lucia di via Barcellona (distrutta nel 1943) ed ormai da anni dispersi qua e là, in case private o in chiese di Pirri, di Genneruxi, di San Benedetto, ecc.

Per tutto questo – dopo averlo fatto a voce e per iscritto in via ufficiale ad enti ed autorità – utilizzava il giornale sperando in una maggiore eco e in obbligate assunzioni di responsabilità. Niente, nessuna risposta neppure da parte di «sua eccellenza reverendissima» cosi baroccamente evocata.

La Marina pretende quanto storicamente le appartiene, anche se al momento non si è deciso quale forma dovrà prendere la protesta. Sit in davanti all'episcopio castellano, o alle sedi delle "provvisorie" ma persistenti custodie?

Chi sfoglierà, fra cento anni, la collezione dell'Unione s'imbatterà anche in questa strana vicenda, trionfo dell'ignavia. E sarà già quello un piccolo «giudizio universale» por chi non ha voluto udire e meno ancora fare…

Non concordo invece circa il ritorno in sito del busto di Dante. L’attuale collocazione all’ingresso della sala degli “Amici del libro”, sede pure della "Dante", appare più che legittima e congrua. In piazzetta Dettori, piuttosto, si potrebbe affiggere una targa "di memoria".



Fonte: Gianfranco Murtas
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