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FABIO LOI

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  Politica

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ECCO PERCHE’ IN BOLIVIA SI PUO’ E SI DEVE PARLARE DI GOLPE

Gran parte degli organi di stampa occidentali hanno ignorato le continue violazioni costituzionali dell’opposizione boliviana guidata da Anez Chavez


Gran parte degli organi di stampa occidentali sembrano più attenti alla definizione di golpe e ad individuare le responsabilità di Evo Morales piuttosto che alle violazioni costituzionali dell’opposizione.

In questo articolo si cercherà di fare luce su ciò che è realmente accaduto in Bolivia.

Le elezioni politiche tenute il 20 ottobre 2019, hanno visto come principali candidati alla Presidenza Evo Morales con il MAS (Movimento per il socialismo) e Carlos Mesa (Comunità cittadina). Evo Morales ha governato la Bolivia dal 2005, regolarmente eletto con ampia maggioranza ad ogni tornata elettorale. Evo, legalmente e per il risultato elettorale ottenuto nel 2015, sarebbe dovuto rimanere in carica sino al 2020. Mentre per il mandato 2020-2025, viene messo in discussione dall’opposizione e i dati governativi non vengono riconosciuti a pieno, (il 46% del MAS contro il 36% di Carlos Mesa).

Chi è Carlos Mesa? È stato vicepresidente nel governo di Gonzalo Sanchez de Losada nel 2003, anno in cui scoppiò la “rivolta del gas” che il governo represse duramente con l’esercito, causando 80 morti tra i manifestanti e 500 feriti. Carlos Mesa, dopo il massacro, abbandonò la maggioranza e, successivamente alle dimissioni di Losada, formò un nuovo governo che travolto dalle proteste, si sciolse in circa due anni. Carlos Mesa è, apparentemente, un intellettuale (storico e giornalista), liberista moderato e ricopre il ruolo del politico lontano dalla corruzione. In queste ultime elezioni ha richiamato più volte la necessità del voto utile per un fronte unito anti Evo. 

Quali sono le principali critiche a Evo Morales da parte della stampa estera e dell’opposizione? Innanzitutto quella di aver richiesto il quarto mandato consecutivo, anziché limitarsi a tre come da Costituzione. Morales nel 2016, chiese il referendum per poter apportare modifiche alla Costituzione e avere la possibilità di un quarto mandato. Perso il referendum chiese al tribunale supremo (il tribunale costituzionale) boliviano, attraverso una petizione, di ottenere la possibilità per il quarto mandato. Il tribunale accolse la petizione, ed Evo Morales si ricandidò. Per alcuni osservatori internazionali l’aver perso il referendum fu il primo vero segnale del crollo di Evo Morales. È realmente così? Difficile sostenere una tesi di questo tipo, perché il 51% dei voti disse no alla modifica costituzionale e il 49% dei voti disse si.  Certamente non fu una vittoria ma nemmeno una sconfitta, dal punto di vista dei consensi. Sarebbe stata una vittoria se il 51% avesse votato si alla modifica? Dal punto di vista del consenso, non sarebbe cambiato praticamente nulla. Tra il si e il no si registrò una differenza di 136.382 voti. Inoltre bisogna segnalare un dato abbastanza particolare per un referendum: 193.422 schede risultarono nulle e 68.845 furono consegnate in bianco. L’affluenza totale fu del 84,45%, segno che la partecipazione alla vita politica in Bolivia è veramente elevata. Ma l’opposizione alle modifiche costituzionali non può essere lette come fattore di opposizione alla politica di Evo Morales. È più probabile che il no alla modifica della Costituzione sia legato alla recente storia boliviana, ricca di golpe e di governi dittatoriali.

Cosa è successo alle elezioni politiche del 2019? Nei giorni immediatamente successivi alle votazioni ci sono state diverse aggressioni a esponenti del MAS, delle quali più o meno tutti abbiamo visto le immagini. Credo non ci sia bisogno di commentarle ulteriormente. Sui brogli non si hanno notizie certe, è stata la OEA, congiuntamente all’opposizione a dichiarare i brogli. Ci sono stati realmente? Se si di quale entità? Non ci sono stati? Non si è certi, per cui non bisogna farsi prendere da facili interpretazioni, ma bisogna usare il buon senso e la prudenza. Ci sono diversi indizi che fanno pensare ad una manovra orchestrata, per esempio bisogna segnalare che il software del sistema conteggio dei voti in Bolivia è di proprietà nord americana. La società ha il nome Ethical Hacking ed è stata incaricata dal Tribunal Supremo Electoral (TSE) boliviano. Come riporta lantidiplomatico. 1   

È curioso invece che il candidato dell’opposizione Carlos Mesa parli già dal sabato, quindi il giorno precedente le elezioni, di aver paura di brogli elettorali (riportato anche da Republica Perù) 2. Sino allo spoglio non c’erano state nessun tipo di segnalazioni riguardo possibili brogli, tanto meno precedenti casi di brogli da parte di evisti in altre elezioni. Gli stessi osservatori della OEA parlano di un clima sereno e pacifico. Insomma sembra che l’opposizione stesse già preparando il terreno per accusare Evo Morales. Durante le elezioni erano presenti 200 osservatori internazionali, sia della Comunità Europea sia della OEA, che parlano di un clima sereno e tranquillo durante lo svolgimento elettorale, ma, auspicano che il clima resti tale. Perchè questo auspicio?

Alle sei del mattino del lunedì, con l’80 % delle schede scrutinate il MAS di Evo appare al 45% e il partito di Carlos Mesa al 37, 84%. Dalle undici del mattino si inizia a parlare di brogli poiché, ad un certo punto, il sistema smette di aggiornare e proiettare i nuovi dati. Da qui nasce, secondo l’opposizione, l’evidente manipolazione elettorale. Ma l’opposizione non mette in discussione la vittoria di Evo e del Mas, ma il distacco superiore al 10% che permette al Mas di non andare al ballottaggio.

Inoltre Evo Morales è costretto a nascondersi poiché teme per la propria incolumità e denuncia che la polizia ha emesso un ordine di arresto nei suoi confronti. Anche qui è necessario fare chiarezza poiché il capo della polizia dichiara, poi, pubblicamente che non esiste nessun ordine di arresto contro Evo e che non è accusato di alcun reato, mentre invece spicca dei mandati di cattura contro i presidenti dei tribunali dipartimentali delle corti elettorali. Ma nonostante le dichiarazioni del capo della polizia, gli agenti scendono in piazza e si schierano apertamente con l’opposizione venendo meno anche al compito di protezione nei confronti del presidente in carica, Evo Morales. Costretto a fuggire e poi accolto dalle autorità messicane.

Chi è la Anez Chavez? È la vice presidente del Senato facente parte dell’opposizione. 

Nel 2010, è stata eletta senatrice della Bolivia con il PPB-CN un partito di estrema destra. Nel 2013 la signora Chavez più volte fa dichiarazioni discriminatorie e razziste (in rete circola ancora il suo più famoso tweet) contro le popolazioni indigene boliviane (circa il 70% della popolazione).

Il 12 novembre del 2019, nonostante la mancanza dei componenti del MAS in parlamento e quindi senza il quorum sufficiente, violando così la costituzione, assume l'incarico di Presidente ad interim. In sostanza chi ha accusato Evo di aver violato la Costituzione, di essere un dittatore di aver imbrogliato per ottenere il potere si è autoproclamato Presidente violando, questa volta realmente, la Costituzione, poiché autoproclamatasi Presidente senza la maggioranza dei parlamentari e con l’aiuto dell’esercito e della polizia. È ovvio che si tratti di un golpe fascista. Il giorno dopo la sua autoproclamazione Anez Chavez rimpiazza il Generale Kaiman con un nuovo Generale (che evidentemente le assicura un maggior controllo sull’esercito)3. Fortunatamente in questi ultimi due giorni, il MAS è riuscito a rientrare in parlamento e dopo ore di consultazione ha deciso di presentare la candidatura alla presidenza del senato e dei deputati di due membri del partito, successivamente eletti. Il Mas in entrambe le camere ha i 2/3 dei rappresentanti.

Chi è il generale che ha consigliato a Evo di dimettersi? Il Generale Williams Kaliman è colui che ha “consigliato” a Evo Morales di dimettersi 4. Kaliman era sino a qualche giorno prima uno dei fedelissimi di Morales, ma sembra aver fatto un passo indietro facendo pressione per le dimissioni del Presidente. Bisogna ricordare che secondo la Costituzione boliviana le forze armate non possono fare nessun tipo di dichiarazione politica o esercitare pressioni al governo. Ecco quindi perché si poteva già iniziare a parlare di Golpe e infatti e da questo momento in poi che inizia a delinearsi nettamente la pressione sul governo.

Cosa è successo nella OEA e chi ha parlato di Golpe? Nell’organizzazione degli Stati Americani, promossa e voluta dagli Stati Uniti, i governi di destra e filo americani, compresi gli USA, accolgono favorevolmente Ana Chavez, mentre paesi come il Messico, Venezuela, Uruguay, l’Argentina e altri dichiarano apertamente che in Bolivia c’è un golpe in atto e si reputano contrari al governo di Ana Chavez.

Diverse fonti segnalano la debolezza degli argomenti della OEA 5, per cui si delinea una prospettiva molto diversa riguardo i brogli e la versione data dall’organizzazione degli stati americani. Il rapporto 6 della OEA, (il quale è facilmente reperibile su internet) riporta più giudizi di valore e supposizioni che non prove di evidenti brogli.

Bisogna evidenziare inoltre che il modus operandi usato in Bolivia è lo stesso usato in Venezuela. Appare del tutto evidente quindi come la strategia del golpe in Bolivia sia identica a quella utilizzata in Venezuela. Si aspettano le elezioni per attaccare e accusare di brogli elettorali i vincitori socialisti. Si innescano le forze di piazza dell’opposizione che in alcuni casi si mischiano al malcontento di altri settori della società, si autoproclama un nuovo presidente che giura (e si nomina arbitrariamente Presidente ad interim) alla camera davanti alle telecamere le cui immagini fanno il giro del mondo, gli Stati Uniti congiuntamente ai suoi alleati riconoscono immediatamente il nuovo governo e dal parlamento si cerca l’appoggio dell’esercito e della polizia. In Venezuela in colpo di stato non è riuscito per un motivo molto semplice: non c’è stato l’aiuto dell’esercito che è rimasto compatto appoggiando il Presidente Maduro, in Bolivia invece no. Se esercito e polizia non fossero intervenuti contro Evo, il colpo di stato non sarebbe certamente riuscito.

Il litio ha qualcosa a che vedere con il golpe? Il quotidiano messicano La Jornada 7 scrive che l’ambasciatore tedesco in Bolivia, Stefan Duppel, avverte che esiste già un accordo governativo tra la Bolivia e la Germania per sfruttare, con la società statale boliviana (YLB) congiuntamente a quella tedesca, il litio presente nella zona del Salar Uyuni (il famoso e turistico Lago Salato). Per cui è evidente come già Evo Morales avesse in mente di utilizzare la risorsa anche con l’aiuto di società straniere e non solo statali boliviane. Sembrerebbe però che, a pochi giorni dalle elezioni, Evo Morales avesse unilateralmente deciso di annullare questo accordo governativo 8 a causa delle proteste delle popolazioni locali. La protesta nasce perché il governo boliviano avrebbe deciso di dare solamente il 3% del guadagno dello sfruttamento del litio alle popolazioni locali che invece si aspettavano una percentuale più alta. E’ difficile capire se lo sfruttamento del litio, in questo momento sia effettivamente la ragione del golpe, sembra invece più un motivo di tensione tra governo Morales e popolazioni locali.

Il quadro generale appare complesso ma non c’è dubbio che ci sia in atto un golpe e che sia stato pianificato precedentemente su una strategia già adottata in America Latina e in nome di una ipotetica quanto fasulla democrazia. Evo Morales avrà commesso degli errori durante questi anni? Ha subito un calo dei consensi? Può darsi, ciò non toglie che è palese il golpe avvenuto in Bolivia così come sono palesi le buone politiche di Evo che hanno notevolmente migliorato le condizioni di vita dei poveri boliviani, un fatto riconosciuto anche dai quotidiani economici di destra, poichè trattasi di dati oggettivi.

Ma si sa che in Italia è più facile conformarsi alla prospettiva politica e mediatica statunitense o puntare il dito sulle sfortune altrui e limitarsi ad analisi spicce, piuttosto che ammettere la propria inettitudine politica.



Fonte: La Jornada, lantidiplomatico, larepublica.pe,
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