Gianfranco Murtas

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  Cultura

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“Gli amati libri, strumento di relazione e condivisione…”. Donata a Palazzo Sanjust la biblioteca massonica (e non solo) di Enrico Tonelli

di Gianfranco Murtas


Ebbi un bruciante contatto epistolare con Enrico Tonelli, era il 1993 – pochi mesi prima che la stampa regionale pubblicasse con la grancassa gli elenchi degli appartenenti alle logge massoniche dell’Isola (non poco confondendo le cose fra Obbedienza ed Obbedienza e fornendo risibili interpretazioni sempre in logica di scoop). I liberi muratori di Nuoro da poco tempo riuniti nella comunione rituale di Palazzo Vitelleschi, amici cari e stimati, me lo avevano segnalato come loro referente, uomo di esperienza e saggio. Alla ricerca io di elementi conoscitivi delle vicende massoniche isolane, in un viaggio diacronico che ancora m’appassiona perché sempre associa ai percorsi di vita dei singoli quelli delle comunità, lo interrogai (o cercai di interrogarlo) sullo scozzesismo non giustinianeo dei decenni ultimi: ché la radice storica e ideale era la medesima, mentre nel 1908 certe fratture agli equilibri interni al Supremo Consiglio del Rito Scozzese in rapporto anche all’intervento del Gran Maestro Ettore Ferrari circa l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche avevano determinato quella più corposa rottura a valanga coinvolgente, ancorché marginalmente, anche l’Isola. 

Doveva essere, nelle mie prefigurazioni, un inoltro nuovo e ulteriore nella composita realtà simbolica e rituale che lentamente si era sviluppata da allora – appunto dopo il 1908 –, coprendo un quindicennio intero, fino al diktat fascista del novembre 1925, fra La Maddalena (loggia Leone di Caprera) e Cagliari (loggia Karales) e poi anche Iglesias (loggia Nuraghe) e Sassari (logge Aurora, Discepoli di Sais, Humanitas e Caprera, capitolo Rosa+Croce 3 Novembre e areopago Turritano), Porto Torres (loggia Domenico Alberto Azuni) e Tempio Pausania (loggia Olbia), e ancora e soprattutto Nuoro (loggia Barbaricina) e Ozieri – capitale morale del circuito – con la sua loggia Ora e sempre e con quel capitolo Rosa+Croce Vera Luce condiviso con Nuoro. Ne avrei scritto in AUTOSAG. Il Rito Scozzese Antico e Accettato. Note per una storia delle Obbedienze ferane fra Valli, Zenit ed Orienti della Sardegna (1908-1995) uscito nel 2005 e presentato a palazzo Sanjust allora – in costanza di presidenza Allieri – insieme con un lavoro sulla figura superba di Franco d’Aspro.

Era, questa del versante sardo, una storia singolare ed inesplorata allora – ne avrei ripreso i fili in alcune conferenze con proiezioni di slide in una sala del palazzo Asquer Nin di San Tomaso, nella via Lamarmora allora sede dei vitelleschiani di Cagliari e in altre occasioni ancora, perfino accompagnando le logge nuove in visita al cimitero monumentale di Bonaria – e il gusto della cosa montava ancor più vedendone le evoluzioni sia territoriali che temporali, nel salto del ventennio cioè, fino ad arrivare ai mediani anni ’40, e alla nascita (o risurrezione) – per dire soltanto di Cagliari – della Raoul V. Palermi e della Furio Romano Avezzana, nonché del capitolo Ichnusa. Così sul fronte stretto di Piazza del Gesù, ma di lato alla Mazzini Garibaldi e poi alla Leonardo da Vinci che furono parto della gemella Comunione di Palazzo Brancaccio dei due Raffaele, Pantaleo e Di Tucci, e di quant’altri, e che filiazioni – deboli invero – aveva avuto ad Arborea (loggia Saverio Fera) e Macomer (loggia Ciro Menotti), mentre Piazza del Gesù, in gran rigoglio per alcuni anni – gli ultimi ’40, i primi ’50 – tentava anch’essa di espandersi in specie nel Sassarese (loggia Aurora bis) e nell’Algherese (loggia Giuseppe Garibaldi) ed anche a Nuoro (loggia Ortobene).

Fra le complicazioni scozzesi della Massoneria sarda

Diventava, tutto questo, un dossier interessante, avvincente per qualità e crescente per quantità; i materiali ricavati da lunghe ricerche negli archivi privati più che in quelli pubblici – e negli anni ’40/50 con il supplemento benedetto delle testimonianze dei vecchi superstiti e/o dei loro familiari, da Gallus a d’Aspro, da Angioi a Laria, dai Nurchi agli Aste, ecc. – portavano a dar corpo, come per virtù della miracolosa arcivernice dei fumetti della nostra infanzia, a realtà di vita comunitaria altrimenti destinata a restare chiusa nei cassetti: elenchi di nomi e basta. Le corpose donazioni dei carteggi, dei documenti di segreteria e dell’emeroteca obbedienziale che mi vennero da Franco Achille Arena a Nuoro e Franco d’Aspro (per i brancacciani) a Cagliari, la raccolta completa delle carte della Domenico Alberto Azuni reimpiantata a Cagliari nei primi anni ’50, aggiunsero di loro e bisogna dire che ancora c’è da raccogliere ed ordinare.

Perché forse si conosce, pur se per sommi capi, lo svolgimento della vicenda massonica sarda vista nel corso parallelo a quello giustinianeo già esplorato di suo, e raccontato nelle pagine di Diario di loggia (2001) grazie alle carte – si trattava dell’intera segreteria degli anni 1944-1949-50 della Risorgimento a presidenza Silicani – donatemi da Lucio Salvago (e ricevute dal padre col. Domenico) comprensive anche della parte bosana più legata – per fare un nome soltanto – ai Pischedda ed ai Melis o a Melchiorre Melis, il grande incisore che, giovane ventenne, nei primi anni ’20, aveva montato la guardia armata a Palazzo Giustiniani per difenderla dagli assalti fascisti.

Da parte dei neoferani postbellici si recuperava, o si sperava di recuperare, tutto il patrimonio morale di Vincenzo Soro il martinista ozierese (il braccio destro di Sebastiano Satta quando il poeta fu colto da emiparesi!) e di Angelo Meloni (lo sfortunato ed eroico intellettuale mazziniano e Venerabile pure lui ozierese) costruito nel proprio circuito sardo di vent’anni prima: a Cagliari eccelleva nuovamente la figura di Ernesto Concas, che anche nel ventennio, lui uomo di stampo liberale, aveva mantenuto alto, nelle pagine di Mediterranea, il nome di una certa democrazia storica isolana (suoi, fra gli altri, gli scritti sulla figura cinquecentesca di Sigismondo Arquer), in ciò affiancato da Sebastiano Deledda, il preside giovanissimo delle Magistrali, anche lui iniziato massone ma approdato al fascismo o al sardofascismo di Pili, che non aveva dimenticato però i grandi nomi di Gio.Maria Angioy ed Asproni, Efisio Tola e Giovanni Battista Tuveri, Carlo Cattaneo e anche Gioberti e Dettori, ecc. La consegna era quella di dare contenuti culturali all’impegno morale delle logge.

E dunque – anche questo doveva tornare nell’agenda di colloquio che avevo preparato con Enrico Tonelli trenta e più anni fa – si trattava di trovare i giusti rimandi fra il presente (i nostri anni ’80-90 del Novecento) e il passato recente (anni ‘40/50) e anche il passato remoto (anni ’10/20) nei percorsi ferani o neoferani isolani. Perché, si sa, le due correnti maggioritarie dello scozzesismo con radicamenti sardi, quella propriamente di Piazza del Gesù e quella di Palazzo Brancaccio, si erano unificate nel 1951 per poi nuovamente dividersi due anni dopo, quando rinacquero non esattamente però come erano prima, l’una detta ALAM e l’altra AALLAAMM, miste entrambe – aperte cioè alla partecipazione femminile –, la seconda con un vertice nazionale (il Sovrano Gran Commendatore scozzese) in capo ad un sardo, al sassarese Federico Farina che era stato il leader, il dignitario super, prima della fusione/scissione, dei gesuani strico sensu. 

Così, appunto, in Sardegna: a Cagliari si costituì la Pitagora da Samo, ALAM copresieduta (come 1° Sorvegliante) da Vincenzo Delitala che veniva però dai brancacciani (rifluiti in maggioranza nei concorrenti AALLAAMM), d’Aspro si estraniava giocando il suo ruolo di 33 scozzese in perfetta autonomia sulla scena nazionale, i nuoresi della Ortobene si ricollocavano – cambiando scenario – fra gli AALLAAMM di via Panisperna ma poi, e quasi subito (nel 1958), regolarizzandosi come Gennargentu nel Grande Oriente d’Italia (e poi ancora convertendosi in “gruppo di lavoro P” ed infine, dieci anni dopo, come loggia Giuseppe Garibaldi). 

Più che noti i fatti cagliaritani del 1958, su cui ho scritto cento volte: la regolarizzazione della neoferana AALLAAMM Cavour, unitamente alla XX Settembre, il carico di potenza centripeta della prima che oltre ad assorbire la consorella “mangiò” poi sia i ranghi sparsi della Mazzini sia le forze residue della giustinianea Risorgimento, e poi sdoppiarsi in Nuova Cavour n. 598 e Libertà n. 599… Fu quando la sede passò da via Porto Scalas a palazzo Chapelle (qui fino al 1977). Storia nota che arriva per li rami fino all’oggi delle 27 logge conviventi a palazzo Sanjust, storia attualissima e corrente. 

L’episodio cagliaritano del 1958 fu uno dei 19 consimili capitati sulla scena nazionale, fra nord centro e sud, isole comprese. Gli AALLAAMM (sede romana a palazzo Falletti, come detto in via Panisperna) confluirono un po’ovunque nel Grande Oriente d’Italia, estinguendosi allora nell’Isola fra cosiddetti assonnamenti e, appunto, regolarizzazioni; gli ALAM della Pitagora da Samo resistettero invece ancora tre, forse quattro anni, fino al 1961 e poi anch’essi demolirono il Tempio, raggiungendo alla spicciolata, uno dopo l’altro, il GOI: da Vincenzo Delitala a Giuseppe Delitala – il rispettatissimo generale divenuto poi imprenditore turistico di gran valore –, a Beppe Loi Puddu direttore generale dell’ESIT e professore universitario di economia turistica, a Piero Pischedda il professore e preside, a Bruno Arba il manager, ecc. Restava a Guspini, cavaliere solitario, l’anziano dottor Bruno Murgia, che incontrai già nei primissimi anni ’80, nella sua casa che conservava al suo interno un Tempio liberomuratorio. Gran galantuomo Bruno Murgia, medico figlio di medico, figlio di quel dottor Luigi che era stato, nel primissimo Novecento e subito dopo la laurea conseguita all’università di Napoli, anche lui massone della loggia Sigismondo Arquer ed era stato anche sindaco repubblicano (e dopo anche radicalmente antifascista, presente perfino nel CLN comunale) di Guspini. 




E’ probabile che le esperienze di vita di Enrico Tonelli, la sua residenza sarda e nuorese in andata e venuta, forse anche certe sue preferenze di studio e approfondimento, non potessero allora – quando lo contattai, quanto meno per zoomare sulla realtà scozzese in Barbagia e Baronia – darmi quei contributi che mi aspettavo. Certo è però che anche suo tramite, deliberato o no, si rinforzò il mio rapporto amicale e di studio con la organizzazione massonica locale, da cui sarebbe venuta pure la partecipazione, documentata successivamente nel libro Liberi accettati pensatori, in Barbagia, al convegno sul sesto centenario della morte di Eleonora d’Arborea, cui i vitelleschiani avevano intitolato lo loro loggia, recuperando il titolo dalla famosa officina ottocentesca dei Cottone, Gallisai e Pirisi Siotto implicata, per il giusto o per l’erroneo, e in duro contrasto al vescovo Salvator Angelo De Martis (intimo di Pio IX), nei moti di su Connottu del 1868.  

Una biblioteca, un tesoro

E’ di poche settimane fa la donazione della biblioteca – ricca e qualificata – di Enrico Tonelli al Grande Oriente d’Italia, alla Obbedienza verso cui egli nutriva come un senso di avversione (non saprei come giustificata, seppure occasionalmente temperata come dirò): la cosa in sé ovviamente non mi dispiace per nulla, e anzi mi pare che, dopo l’applaudita (?) malavitosa performance della scorsa estate, essa manifesti un segno e un sentimento opposto, come di faticata ricostruzione.

Niente però può dimenticarsi (non saprei se, nel frattempo, siano giunte le scuse, sincere sincerissime s’intende, del presidente del Collegio regionale e dell’Oratore – figure clou nella vergognosa vicenda e che i libri di storia sarda, e del costume nostro, non qualificheranno commendevoli domani, come degne di speciale merito etico-civile, ma come ignave incapaci perfino di arrivare al grado nicodemico): dico insomma della volgare profanizzazione fatta da un imbecille graduato a palazzo Sanjust, pubblicamente e gratuitamente irridendo le massime autorità della Repubblica, dal capo dello Stato Mattarella al presidente emerito Napolitano, al presidente della Camera Fico, nonché la memoria del Grande Oratore in aeternum Giovanni Bovio, l’onorabilità del Maestro architetto Hiram e della stessa ritualità massonica (colmo paradossale ed impossibile da classificare tale è stata la dimensione della sbornia)… Una catastrofe morale comprensiva dell’offesa plateale e ripetuta (e incredibile anch’essa) a questo o quello compagno di loggia perché basso di statura o perché di capo canuto, e in supplemento… della lordura recata ad un labaro onorevole e del furto di una Torah… Tutto questo nella obbedienza liberomuratoria di Garibaldi e Mazzoni, Petroni e Lemmi, Ernesto Nathan ed Ettore Ferrari e Domizio Torrigiani, che giusto cento anni fa visitava Cagliari e Sassari e presto sarebbe stato costretto al confino nell’isola di Lipari con Emilio Lussu… 

L’impianto di una biblioteca – a partire dai 230 tomi di Enrico Tonelli – pare sia venuto adesso a recuperare orientamento e dimensione di una storia non immune da cadute ma pur sempre, fino all’imbizzarrimento mentale che ho sopra evocato, dignitosa, riportando ad obiettivo condiviso il programma Racugno. L’allestimento di un tale compendio culturale a larga fruizione nella sede che il professore gran maestro onorario aveva donato nel 1988 alle logge giustinianee cagliaritane – per un valore venale di quasi 2 miliardi e mezzo di lire complessivamente – è davvero cosa magnifica anche come luogo ideale di svolgimento di rinnovati cicli di attività culturali. Una biblioteca che serva, oltre che a soddisfare i bisogni delle logge, anche quelli del quartiere di Castello da riportare a nuova vita, ma in generale quelli della città e in specie dei giovani. Aprendo i cancelli alla loro volontà di studio, accolti tutti dalla generosa ospitalità che per i massoni credenti è sempre stato un gradito dovere. Naturalmente tutto dovrà essere effettuato con savia gradualità e regolamentazione, con il governo centralizzato, data la delicatezza del materiale messo a disposizione, dai responsabili delle logge cittadine.

Le ricordo quelle parole di Vincenzo Racugno anche a me ripetute, in occasione delle visite domestiche dopo la sua malattia e l’invalidità grave che lo avevano ristretto a casa, ma anche in precedenti occasioni – d’altra parte con lui ebbi un’amicizia che datava, fra repubblicani (e con i sardisti approdati all’Edera mazziniana), dal 1971: amicizia poi assai rinforzatasi nel 1975 e sempre più negli anni immediatamente seguenti quando condividemmo, colleghi di spirito democratico e bruniano – anche qualche responsabilità fraternale non da poco: “Le porte sono aperte a tutti, soprattutto per attività culturali come nei giorni della manifestazione Monumenti aperti… [e fra gli obiettivi ancora da conseguire] soprattutto la creazione della biblioteca storica della loggia e della massoneria in Sardegna”.




Benvenuta dunque la biblioteca, sarà un polmone di buon sapere per la Fratellanza e per la città, secondo modalità che chi ne ha il compito – immagino la rete dei Venerabili cittadini che ha la gestione del solenne caseggiato – saprà disciplinare al meglio. Gli spazi non mancano e la sobria eleganza degli assetti interni – speriamo con il pari rispetto assicurato alla folla di labari come alle teche paratali, ai quadri fotografici storici, alle lapidi ed ai monumenti statuari – quello secolare e prezioso di Bovio e con esso quelli di Giuseppe Mazzini (dono di Bruno Fadda) e del gran maestro Corona (opera di Franco d’Aspro e dono dello stesso ex gran maestro) – conferiranno alla dotazione libraria un contesto di speciale prestigio e certamente le logge per prime sapranno virtuosamente approfittare della opportunità. I tomi pervenuti a Castello entro ben 39 scatoloni in previsione della catalogazione possono diventare il nucleo robusto e attrattivo di altri conferimenti. Essi costituiscono inoltre un fondo integrato da pubblicazioni e documenti originali. Fra questi ultimi sono o potrebbero essere – a parte alcune unità archivistiche riferite all’epistolario di Tonelli (o almeno alla parte residua, ché molti documenti purtroppo furono da lui distrutti negli ultimi anni) – diverse agende in cui egli era solito fissare note di vario oggetto.

La completa gratuità del servizio, nel giusto mix di competenza e volontariato, mi sembra anche un valore aggiunto da riconoscere alla iniziativa: ho sempre sostenuto che anche fra le leve più giovani, fra gli Apprendisti più giovani (d’età anagrafica e prossimità alla scuola ed università, e non soltanto di militanza) esistevano a Cagliari e provincia diverse abilità professionali (maturate in contesti diversi) animate da spirito collaborativo che ben potevano utilizzarsi per la bisogna. D’altra parte io stesso a queste risorse ho fatto riferimento numerose volte con i lavori sulla toponomastica massonica cagliaritana (quella scritta e quella che ho rappresentato graficamente), con i diversi ed originali roll up sulla storia muratoria cittadina, con le classificazioni di sezioni intere del mio archivio storico documentario (circa unmilione ed 800mila unità in totale), le cartelle di milletrecento nominativi soltanto GOI fra il 1861 ed il 1975 – in comparto riservato, a norma di legge, rimangono quelle dell’ultimo cinquantennio – nonché della biblioteca speciale massonica di circa duemila testi (sui 25mila della fondazione familiare) e della emeroteca (le serie complete delle riviste obbedienziali dal 1947) e delle ristampe Unione e Nuova (ad nomen e corporative, incluse quelle riferite a denominazioni ferane e neoferane) in circa 2.000 pezzi. Insomma, un patrimonio importante che ha potuto godere di molte e appassionate cooperazioni. Ed ora, in altro, più alto ed ufficiale contesto, opportunità nuove e finalmente anch’esse da cogliere con il miglior spirito si prospettano.

Di un Artiere difficile e generoso

E’ credibile che il fuoco polemico avverso il GOI – fuoco invero tenuto sottotraccia con signorilità da Tonelli stesso negli anni più intensi della sua militanza muratoria – si sia attenuato con il tempo. Sono risapute le sue reazioni negative alla confluenza nel GOI, avvenuta nel 1973, di quella parte della Comunione di Piazza del Gesù facente capo a Francesco Bellantonio che portò negli archivi storici del Grande Oriente (allora a palazzo Giustiniani, ora a Villa il Vascello) anche copia dei brevetti massonici di personalità come Totò e, sul piano più materiale, recò al patrimonio immobiliare dello stesso GOI la sede di Piazza del Gesù 47 (sede del Rito Scozzese collegato con il Grande Oriente d’Italia).

E’ però anche vero che egli concesse generosamente la sua adesione all’Istituto per la storia della Massoneria, promosso dal prof. Aldo Alessandro Mola negli anni della granmaestranza Corona e dichiarato allora sgradito dal Ven.mo concorrente – quello di Palazzo Vitelleschi – Giovanni Ghinazzi. Altrettanta libertà e liberalità mostrò nei rapporti con i Quatuor Coronati perugini (con i quali anch’io collaboravo o avrei collaborato editorialmente) e negli abbonamenti sempre rinnovati a Il Laboratorio, la rivista giustinianea della circoscrizione toscana. Questo dice dei vari tempi e modi, dello stop and go, della relazione di Tonelli con il Grande Oriente d’Italia, tenuto a distanza in quanto a Comunione nazionale organizzata ma avvicinata in alcuni suoi segmenti territoriali o alcuni suoi presìdi strettamente culturali.

Infine ho piacere di spendere qualche parola, andando al personale, sul mio “brusco” Enrico Tonelli, che ci lasciò ai primi di settembre 2005, chiudendo gli occhi in quel di Grosseto. Lo stesso anno in cui la Fratellanza giustinianea sarda perse alcuni dei suoi Artieri di maggior merito: e bastino qui i nomi di Mario Giglio, già membro di giunta e ispettore regionale del Rito Scozzese (oltre che titolare di altri importanti uffici lungo la sua cinquantennale militanza), di Alessandro Bucarelli – già Venerabile e presidente circoscrizionale sardo –, di Sergio Dalmasso e Giampaolo Schinardi, autentiche Colonne della loggia intitolata ad Alberto Silicani, e ancora di Paolo Cossu in quel di Carbonia e di Salvatore Boi in quel di Oristano e Macomer, protagonisti anch’essi di iniziative poste in campo dalle logge Risorgimento, Libertà e Lavoro e Raffaele Fadda. Storie tutte onorevoli, profili umani donati alle compagini servite direttamente lungo molti anni ma più in generale all’Oriente nativo e di residenza.




Assolutamente singolare tanto la personalità quanto la militanza – disorganica, direi … anarchica, eppure moralmente coerentissima – del Fratello Tonelli. Classe 1927, originario di Bologna e nipote del cardinale Giacomo Lercaro, egli – assicuratore di professione (dirigente RAS) – fu iniziato nel 1964 nel Tempio della locale (bolognese cioè) loggia Virtus inquadrata nel circuito della Gran Loggia Nazionale. Nel 1976 passò alla Comunione di Piazza del Gesù e tre anni dopo la Ser.ma Gran Loggia Nazionale degli ALAM, accolto nella loggia romana recante il titolo distintivo Giustizia e Libertà che gli riconobbe tutti e tre i gradi simbolici (o azzurri). Nel 1980 volò in due riprese fino al 30° grado scozzese, prenotandosi – ma la cosa sarebbe avvenuta nell’arco di un decennio – fino all’apicale 33° grado. Nel frattempo – o per insoddisfazioni variamente motivate o per più potenti attrazioni esercitate da altre Comunioni ovviamente interne sempre al filone della ritualità scozzese – maturò esperienze nella Gran Loggia Generale d’Italia (loggia Carlo Pisacane), in quella Svizzera Alpina (loggia Signa Hominis), in quella Nazionale Palazzo del Sacramento in Napoli, qui assumendo nel 1995 la dignità di Gran Maestro di Stato del Supremo Consiglio del RSAA. Nel 1996 chiese ed ottenne la regolarizzazione alla loggia cagliaritana All’Ombra dell’Acacia della Gran Loggia d’Italia di Palazzo Vitelleschi, vivendo in essa alterne stagioni, chiedendo di più sempre di più – intendo nel servizio oblativo, di studio e solidarietà morale, della compagine frequentata – e forse rimanendo in parte e… ancora puntualmente insoddisfatto.

A tre anni dalla sua morte (passaggio all’Oriente Eterno), il 14 ottobre 2008, a lui venne intitolata, a Nuoro, la Camera dei cosiddetti Cavalieri Eletti – cioè portatori del 9° grado della piramide scozzese – della Famiglia massonica barbaricina, successivamente trasferita a Cagliari.  

A Nuoro aveva marcato con la sua presenza e la sua parola l’esperienza del Triangolo intitolato a Giorgio Asproni più tardi evoluto, o sostituito, attraverso vari passaggi, con i quadri della loggia Eleonora. Si era trattato allora della risorgenza della ritualità scozzese, scomparsa a quel momento già da quasi un secolo (e comunque dai tempi della Barbaricina e anche del Triangolo giustinianeo dei primi anni ’20).




La sua fu una personalità umanamente molto complessa – tanto più sul piano relazionale –, forte d’una fortezza rara: l’indipendenza di giudizio non sacrificabile per nessun tornaconto venale.

A Nuoro – per quanti anni! – recitò il copione del saggio osservatore, del selettivo e silente giudice di una società in rapida evoluzione e forse a rischio di qualche sperdimento valoriale. Come certi personaggi del Giorno del giudizio di Salvatore Satta, sedeva di mattina presto al tavolino di un bar ora del corso Garibaldi ora di piazza Mazzini: un caffè ristretto, ristrettissimo, e la lettura dei giornali, Il Messaggero sopra tutti (assai meno apprezzati quelli regionali); poi, e prima ancora di attaccare con le cose di lavoro – lui all’apparenza appunto così avaro di esternazioni – iniziava con le attività sociali: in attesa di questo o quello a cui offrire un caffè e una sigaretta, una chiacchiera soprattutto, un seme… Fu fotografata la sua anima da un allievo ideale che lo ha sempre amato. Ed al mio ha aggiunto il suo Raffaele Serra, medico ogliastrino di esperienza e di cuore, quell’allievo ideale che con l’anziano aveva imbastito, negli anni, infiniti proficui colloqui e costruito una intesa difficile ma umanamente e moralmente gratificante, facendomene generosamente parte. 


Fonte: Gianfranco Murtas
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