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Grande Oriente d’Italia: scontro totale su mafia, ‘ndrangheta e camorra. Taroni attacca: «Dobbiamo affrancarci dalla mentalità mafiosa», Bisi replica: «John Dickie dice che siamo puliti»

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Scontro totale. Così può sintetizzarsi quanto sta avvenendo nel Grande Oriente d'Italia in vista delle elezioni per il rinnovo della Gran Maestranza. La tornata elettorale si terrà – se tutto va bene – tra quattro mesi, il 3 marzo prossimo, ma sono già partiti i missili e la contraerea, con uno scambio di "note" che ha ben poco del diplomatico.

L'attacco all'attuale Giunta di Villa il Vascello, capitanata dal Gran Maestro Stefano Bisi, è partito il 22 ottobre scorso, quando con una "Lettera ai fratelli" il candidato Grande Oratore della Lista "NOI INSIEME", il notaio messinese Silverio Magno, ha espresso la necessità che il G.O.I. si affranchi "da qualsiasi possibile accostamento alla criminalità organizzata". Il verbo utilizzato, "affrancare", non è sfuggito all'attenzione degli esegeti, palesando chiaramente il bisogno, avvertito come impellente, di liberare il G.O.I. da certe deleterie logiche "consociative" delle quali non si sopporta più l'influenza.

Il tutto è stato poi ribadito dallo stesso Leo Taroni, ex Sovrano Gran Commendatore del R.S.A.A. e oggi candidato alla Gran Maestranza in tandem con Silverio Magno, il successivo 28 ottobre, con la pubblicazione del programma elettorale della Lista "NOI INSIEME", dove è confermata la volontà di avversare la mafia, la 'ndrangheta e la camorra riportando, nel contempo, al Grande Oriente d'Italia una nuova credibilità di fronte agli Organi della Repubblica Italiana, tanto quelli giudiziari che legislativi ed esecutivi. Un impegno esteso anche al contrasto della cosiddetta "mentalità mafiosa", che  – così si afferma – "costituisce un morbo velenoso e mortifero che non deve trovare dimora nel Tempio della Fratellanza".




A queste accorate parole di Leo Taroni ha risposto oggi il Gran Maestro Stefano Bisi, in persona. Lo ha fatto tramite la Balaustra n. 8/SB, in cui ha tuonato: "Nessuno osi affermare che il Grande Oriente d'Italia Palazzo Giustiniani è compromesso e solidale con la mafia, la 'ndrangheta e la camorra". E ancora: "Continuerò a combattere perché nessuno, soprattutto dall'interno, si permetta di gettare ombre e accuse immotivate sulla nostra Comunione, suscitando allarme e addirittura mettendo in pericolo la stessa incolumità dei Fratelli che rappresentano il bene supremo del Grande Oriente d'Italia al quale abbiamo scelto di dedicare amore ed impegno" ... "esso è sano, onesto, casa di civiltà, umanesimo, cultura, esoterismo, fratellanza e libertà" ..."perché la libertà non è merce di scambio per un pugno di voti".





A suffragare tali convincimenti Bisi cita lo storico e conduttore televisivo inglese John Dickie, esperto di criminalità organizzata e cucina italiana per History Channel. Secondo Dickie, infatti, "per la 'ndrangheta la massoneria è una metafora che non c'entra niente con massoni in carne, ossa e grembiulino e soprattutto non c'entra niente con le obbedienze maggiori".


  


Alcune inesattezze

Fin qua la cronaca. Purtroppo come Redazione di Giornalia.com non possiamo non evidenziare alcune inesattezze contenute nella Balaustra appena editata da Villa il Vascello.

Bisi afferma: "Di recente, anche i valorosi magistrati che hanno catturato Messina Denaro hanno affermato la nostra estraneità alla copertura della sua lunga latitanza. I pochissimi casi deprecabili di singoli Fratelli che violano la legge non infangano e non compromettono l’onore e il decoro del Grande Oriente d’Italia che, in ogni caso, prima li sospende e poi li espelle".

L'ultimo inciso non corrisponde al vero. Come il Canale Telegram de "Il Cavaliere Nero" ha recentemente posto in evidenza, infatti, i Maestri Venerabili del G.O.I. Vito Lauria e Lucio Lutri (rispettivamente della Loggia "Arnaldo da Brescia" di Licata e della Loggia "Pensiero e Azione" di Palermo), coinvolti nell'operazione antimafia "Halycon-Assedio" e condannati in Secondo Grado per concorso esterno in associazione mafiosa non sono stati espulsi dal Grande Oriente d'Italia. Neppure a seguito della condanna definitiva, intervenuta nel luglio scorso in Cassazione, per il "fratello" Vito Lauria.

Per entrambi la Giunta del G.O.I. ha preferito utilizzare quello che all'ex Gran Maestro Giuliano Di Bernardo è sembrato un sotterfugio (come da sue dichiarazioni alla stampa), cioè il ricorso ad un improbabile "Depennamento Magistrale" (inesistente a termini di Regolamento) eseguito per il tramite di due Decreti tenuti riservati ("sotto maglietto") e numerati 430 e 431 /SB.

Tali Decreti non sono mai stati resi pubblici, neppure a seguito di una richiesta ben precisa rivolta al Gran Maestro Stefano Bisi dal giornalista Mario Portanova de "Il Fatto Quotidinano", nello scorso mese di giugno.

Un'altra inesattezza, affermata nell'odierna Balaustra, è quella che decanta il "particolare momento positivo del G.O.I. nei rapporti con le Istituzioni e l'opinione pubblica". Tale affermazione, infatti, è in netto contrasto con quanto affermato da Villa il Vascello in occasione della citazione per danni, in sede di causa civile, rivolta all'ex Gran Maestro Giuliano Di Bernardo, nella quale è dipinta una realtà ben più fosca dei rapporti tra Grande Oriente d'Italia e opinione pubblica e Istituzioni (vedasi Atto di citazione, pag. 58):



In conclusione

Non era mai accaduto in passato che il tema "massomafia" fosse al centro del dibattito interno della più numerosa e importante Comunione massonica nazionale.

I casi dei "fratelli" Lauria, Lutri, Tumbarello, Cocco, Tedeschi e Licata (tra gli altri) sono forse stati la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un "vaso di tutti i mali" che adesso è scoperchiato, come quello della mitica Pandora...

Riusciranno l'esperto Leo Taroni e l'integerrimo Silverio Magno ad affrancare (finalmente) il G.O.I. dagli accostamenti sempre più indigesti agli stessi grembiulini targati "Palazzo Giustiniani"? Oppure prevarrà la logica negazionista del "tutto va bene, nessuno disturbi il manovratore"?

È quello che si chiedono i 23mila fratelli del Grande Oriente d'Italia, sempre più convinti – oggi più che mai – che qualcosa non (s)quadra.

Fonte: Redazione
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