Grande successo al Massimo di Cagliari per La vedova scaltra di Goldoni, testo chiave della modernità femminile
di Giuseppe Speranza

Un allestimento goldoniano a tutto tondo quello curato da Giancarlo Marinelli andato in scena con grande successo al Teatro Massimo di Cagliari mercoledì scorso, con personaggi realistici, psicologicamente definiti, e situazioni ispirate alla vita quotidiana, raccontate con ironia e attenzione ai costumi sociali, basati sull’osservazione dei comportamenti umani, sul ridicolo delle relazioni di convenienza e sul grottesco e risibile ego maschile. La vedova scaltra è una commedia che, con ironia, invita ancora oggi a riflettere sul potere, sulla libertà e sull’identità.
Quella tratteggiata da Marinelli è una donna illuminista europea che governa l’amore con la ragione. è una donna che rivendica libertà di scelta e autonomia sentimentale, un personaggio moderno, capace di incarnare un’idea di autonomia che resta centrale anche nel dibattito contemporaneo, una donna che si muove con lucidità in un sistema che le offre poche alternative, e questo la rende ancora attuale e comprensibile.
La vedova scaltra andata in scena al Teatro Massimo non è solo una commedia brillante, ma un testo chiave della modernità femminilenel teatro europeo, dove vengono ribaltati i ruoli di genere affidando il controllo della trama e delle scelte a una donna rompendo con una tradizione che relegava le figure femminili a ruoli passivi.
Marinelli nel suo adattamento è riuscito ad attualizzare La vedova scaltra lavorando sul ritmo, sul linguaggio e sulle relazioni, mantenendo vivo il conflitto tra apparenza e verità, che è il cuore dell’opera goldoniana. La competizione tra i pretendenti stranieri riflette una visione stereotipata delle culture europee, in un contesto di multiculturalismo e globalizzazione, in cui certi cliché sono ancora presenti, seppur in forme diverse.
La trama della commedia narrata da Goldoni è nota. Rosaura, vedova e ricca veneziana, aspira a rifarsi una vita trascorsa ad assistere il suo vecchio marito con un matrimonio meglio confacente alla sua età e alla sua personalità. Essa ha fatto conoscenza in un ballo con Milord Ronebif, inglese, col cavaliere Le Bleau, francese, con Don Alvaro di Castiglia, spagnolo, e col Conte di Bosco Nero, italiano. I quattro pretendenti, ammirati della sua bellezza, le fanno la corte e cercano, ciascuno, di conquistarla. Milord le manda un bel diamante, il Cavaliere le dà un bel ritratto, lo spagnolo le fa dono dell’albero genealogico della sua famiglia, e il Conte italiano le invia una lettera tutta piena di tenerezza, nella quale però manifesta il suo mal celato temperamento possessivo. La vedova fa le sue considerazioni. Trova l’inglese generoso, il francese galante, lo spagnolo rispettabile, l’italiano amoroso ma geloso. Ognuno ha non solo una caratura ben distinta, ma rappresenta anche uno stereotipo maschile borghese. L’ultima parte della commedia è la più interessante e divertente. La vedova scaltra, Rosaura, vuol meglio assicurarsi dell’affetto e della sincerità dei suoi quattro corteggiatori; approfitta allora del carnevale di Venezia per mascherarsi e interpretare la parte di quattro distinte donne della stessa nazionalità dei quattro rispettivi amanti. Seria con l’inglese, frivola col francese, severa con lo spagnolo e amorosa e romantica con l’italiano. Con l’aiuto della maschera e della voce contraffatta, Rosaura inganna i suoi spasimanti. I primi tre cadono nel giuoco ordito dalla vedova, preferendo ciascuno la donna del proprio paese, mentre il Conte italiano è il solo che resiste agli allettamenti della sconosciuta, per non mancare di fedeltà alla sua donna amata. Rosaura ha deciso chi scegliere. La vedova organizza una festa da ballo in casa sua e invita i quattro pretendenti. Apertamente e ad alta voce essa dichiara la prova che ha fatto della loro sincerità, e porge la mano al Conte che, incredulo ed emozionato, è colmo di gioia. Milord approva la condotta di lei, il Cavalier domanda il posto di cicisbeo. Solo lo spagnolo è stizzito di quella scaltrezza; egli detesta ora le donne italiane, e se ne va. Il ballo incomincia… e la commedia si chiude con il trionfo della ragione e della libertà di scelta femminile, in un clima leggero, gioioso e ironico tipico del teatro goldoniano.
Rosaura incarna perfettamente temi cari a Goldoni: emancipazione femminile, razionalità, ironia e osservazione dei costumi sociali. Caterina Murino, protagonista indiscussa di questa pièce teatrale, grazie alla sua formazione e alla forte presenza scenica, ha dato una lettura elegante, brillante e moderna del ruolo, valorizzando la centralità della protagonista come donna che si autodetermina e sceglie il proprio destino.
Ottima prova per l’Arlecchino di Enrico Bonavera. Graditissima inoltre la partecipazione vocale di Jean Reno, voce unica e intensa. Meravigliosi, infine, i costumi di Nicolao Atelier Venezia, uno dei più grandi costumisti italiani, autentici e unici protagonisti in scena.
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