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Giuseppe Speranza

Il Cappello di paglia di Firenze, piccolo capolavoro teatrale, tra leggerezza, ritmo e nostalgia.

di Giuseppe Speranza

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Quella andata in scena con grande successo al Lirico di Cagliari è una commedia perfetta, nata quasi per gioco nel 1945 su libretto di Ernesta Rinaldi e Nino Rota, una delle più divertenti e brillanti del repertorio lirico del novecento italiano.

Tratta dalla commedia comica francese “Un chapeau de paille d’Italie” di Eugène Labiche e Marc Michel, Nino Rota, compositore neoromantico, come ci ricorda Luca Scarlini, drammaturgo e scrittore italiano, ha realizzato un capolavoro del teatro comico musicale del novecento, rappresentato in tutto il mondo. Un’opera buffa, una farsa musicale in quattro atti e cinque quadri, prosegue Scarlini, che richiama e evoca Puccini e Rossini passando per Mozart, con un ritmo serrato, una trama piena di equivoci e un meccanismo comico costruito ad arte.

Rappresentata per la prima volta al Teatro Massimo di Palermo nel 1955, il successo della “prima” fu immediato quanto inaspettato. “Ottima musica di scena” ebbe a commentare Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura nel 1975, nella sua veste di critico musicale in occasione della rappresentazione milanese del 1958 alla Piccola Scala di Milano, con la regia di Giorgio Strehler.

Il merito della partitura, fin dalla scena prima del primo atto, è nella facile e immediata comprensione del linguaggio: piacevole, leggero, imperniato sulla continua ricerca di equilibrio, simmetrico al congegno scenico di porte che si aprono e si chiudono in una piattaforma inclinata ruotante. Il ritmo, come ci ricorda Maria Grazia Sità, è un altro elemento centrale dell’intera opera, punto chiave drammaturgico e musicale. Fin dal primo atto appare chiaro il carattere brillante dell’opera. Al ritmo drammaturgico, prosegue Maria Grazia Sità, si coniuga alla perfezione quello del discorso musicale, nel quale Rota sfoggia una ricchissima gamma di sfumature con numerosi riferimenti musicali e teatrali, più segnatamente all’operetta viennese del tardo ottocento.

Anche per Damiano Michieletto, che ha firmato la regia, come ci ricorda nell’intervista rilasciata a Stefano Valanzuolo, l’elemento che caratterizza l’intera opera andata in scena a Cagliari è il ritmo, vorticoso e incessante, che sostiene e anima tutto il racconto, come fosse un motore.

Tutta colpa di un cappello, di un cappello di paglia di Firenze. L’azione si svolge nell’arco di una folle journée parigina di mozartiana memoria (Lucia Marchi). Fadinard sta per sposarsi con la sua dolce Elena, quando il suo cavallo divora un cappello di paglia di Firenze che Anaide ha lasciato in un boschetto mentre era appartata col suo amante, Emilio. Per evitare che il marito geloso scopra il tradimento, i due amanti pretendono un cappello nuovo. Fadinard inizia dunque una ricerca spasmodica, trascinandosi dietro l’ignaro suocero Nonancourt e il corteo nuziale, tra botteghe di modiste, ricevimenti e la casa del marito tradito, che lo insegue armato di pistola. Tutto sembra definitivamente risolversi quando un cappello di paglia di Firenze è tra i regali di nozze che Anaide può mostrare al marito geloso per dimostrare la sua pretesa (in)fedeltà.

Il cappello di paglia di Firenze, come ci spiega Lucia Marchi, è un piccolo capolavoro teatrale, un’opera che fa star bene lo spettatore, che lo riporta in un mondo semplice, in un nostalgico passato oramai perduto in cui può rituffarsi per una serata di puro godimento estetico senza troppi pensieri.

Commedia buffa quella andata in scena a Cagliari decisamente ben riuscita, colta, brillante, squisitamente leggera, caratterizzata dunque dalla notevole abilità strumentale e drammaturgica del compositore e coautore del libretto.

Ai nubendi Ferdinard-Elena, che si amano teneramente, sono affidati i momenti lirici e romantici più significativi dell’intera opera.

Sul podio, Valerio Galli dirige l'Orchestra e il Coro del Lirico con sapienza e maestria, conoscitore dell’opera per averla già diretta, e noto al pubblico cagliaritano per aver diretto nel 2020 "Cavalleria rusticana" e il Requiem di Fauré.

Maestro del coro è invece Massimo Fiocchi Malaspina.

La regia, firmata da Damiano Michieletto e ripresa da Paola Ornati, è caratterizzata da una piattaforma inclinata ruotante con pareti scorrevoli e porte che si aprono e si chiudono che separano gli spazi scenici in cui si muovono con armonia, equilibrio e leggerezza i protagonisti, contribuendo a restituire al pubblico uno spettacolo dinamico e adatto alla drammaturgia musicale della composizione. L'allestimento del regista proviene dal prestigioso Teatro Carlo Felice di Genova, nato da una fortunata collaborazione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège.

Autorevole e coinvolgente il cast, sia dal punto di vista vocale che attoriale, a partire dal tenore Marco Ciaponi, che interpreta Fadinard. Numerosi gli applausi per Roberto Lorenzi (Nonancourt), Lavinia Bini (Elena), Marco Filippo Romano (Beaupertuis), Paolo Nevi (Lo zio Vézinet), Anna Maria Sarra (Anaide) e Ana Victória Pitts (La baronessa di Champigny).

Hanno completato il cast Antonino Giacobbe, Mauro Secci, Maria Rita Combattelli, Tommaso Nicolosi, e il noto primo violino di spalla cagliaritano del Teatro Lirico di Cagliari, Gianmaria Melis, nel ruolo del celebre Minardi.


Fonte: Fotografia di Angelo Cucca
Autore: Giuseppe Speranza ARTICOLO GRATUITO
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