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Marco Crepaldi

Il fenomeno degli “incel”: gli uomini che non fanno sesso

Questa condizione porta moltissimi uomini a soffrire ed essere giudicati e umiliati

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Secondo il “Rapporto Censis-Bayer sui nuovi comportamenti sessuali degli italiani” pubbli­cato nel 2019, gli uomini dai 18 ai 40 anni che non fanno sesso sono passati dal 3% all’11% nell’arco di un ventennio, mentre per le donne la percentuale è rimasta pressoché stabile (dal 7,9% all’8,7%). Dati sovrapponibili sono stati riscontrati anche in altre nazioni del mondo e tutto sembra suggerire l’insorgere di un gruppo sempre più nutrito di uomini eterosessuali che non riescono a sbloccarsi dal punto di vista sessuale.

Questa loro condizione li porta a soffrire enormemente: si sentono brutti, invisibili e umiliati. Non vogliono parlarne nemmeno con gli amici più stretti perché hanno paura di essere giudicati come “sfigati”. Molti di loro cercando dunque supporto e sfogo online, riunendosi nei forum e nei gruppi della cosiddetta “manosfera”, ovvero tutti quei luoghi di internet popolati da uomini e respingenti nei confronti delle donne.

Questi uomini si definiscono tra loro “involuntary celibate” (“celibi involontari), che abbreviato diventa “incel”. Il loro principale scopo è quello di trovare conforto al proprio senso di inadeguatezza e fallimento, e per far ciò finiscono per passivizzarsi ed esternalizzare la causa del proprio insuccesso sessuale. La colpa principale viene quasi sempre attribuita al proprio aspetto fisico: si sentono brutti, talmente brutti da non avere alcuna chance con le donne che loro reputano attraenti. E sono proprio le donne che nei gruppi incel vengono prese maggiormente di mira, accusate di essere “biologicamente immorali”, poiché attratte principalmente da uomini aggressivi e narcisisti, snobbando invece i cosiddetti “nice guys” (“bravi ragazzi”), coloro che gli incel considerano “maschi beta”.

Gli incel che si confrontano online finiscono per uniformare il proprio gergo e per costruire una narrazione della realtà comune. Si raccontano di aver assunto la “pillola rossa” (si definiscono spesso infatti “redpillati”) e, come il protagonista di Matrix, hanno realizzato come tutto ciò che i genitori e la società ha raccontato loro sulle dinamiche di attrazione uomo-donna è fondamentalmente falso. Non credono nel sentimento dell’amore romantico, se non come il riflesso biologico di un’attrazione sessuale che dipende solo tra tre grandi variabili chiave: l’aspetto fisico, i soldi e lo status sociale. Secondo questa teoria, che prende il nome di Teoria LMS (“Look, Money and Status) le donne selezionerebbero i propri partner esclusivamente sulla base di queste caratteristiche, attribuendo nessuno o uno scarso valore agli aspetti caratteriali degli uomini.

Gli incel “redpillati” si dividono sostanzialmente in due categorie: chi crede che migliorando la propria condizione fisica o socioeconomica sia possibile riuscire a uscire dallo status di celibe involontario e chi invece è convinto che non ci sia nulla da fare. Solitamente questi ultimi si definiscono “blackpillati” e sono i più cinici, aggressivi e autodistruttivi.

Il fenomeno degli incel ha assunto dimensioni tali in Europa che anche la Commissione Europea se n’è interessata. In uno studio del 2021 ha analizzato il fenomeno, le sue cause e i suoi potenziali rischi. Tra questi c’è anche il rischio di attentati terroristici di stampo misogino. Alcuni incel infatti hanno dato sfogo, nel corso degli anni, alla propria rabbia nei confronti delle donne e della società tutta, arrivando a commettere delle vere e proprie stragi. Quella più celebre è il “Massacro di Isla Vista”, avvenuto il 23 maggio 2014 in California per mano del 22enne Elliot Rodger. Da quel momento il suo nome è diventato culto nei forum online degli incel, con molti che lo giustificano e alcuni che lo esaltano e consigliano agli altri incel di intraprendere la medesima strada: “Go ER!”.

Secondo il report della Commissione Europea, l’Italia sarebbe la quarta nazione d’Europa per numero di incel, ma ancora una volta l’errore commesso è quello di considerare tali solamente coloro che si riuniscono negli spazi della manosfera: quella è solamente la punta dell’iceberg, l’estremizzazione più tossica di un fenomeno ben più profondo e variegato. Molti celibi involontari infatti nemmeno hanno mai sentito parlare di “incel”, non sono misogini e non sono mai stati sfiorati dall’idea di punire qualcuno per la loro condizione.

Ma da dove nasce questo boom di uomini eterosessuali bloccati sessualmente? Le macrocause sociali sono varie e non sono semplici da riassumere, ma sicuramente il nodo principale va identificato nell’asimmetrica evoluzione dei ruoli di genere che uomini e donne hanno sperimentato negli ultimi decenni. Mentre le donne hanno iniziato da tempo una battaglia per liberarsi dagli stereotipi e dai pregiudizi sessisti che le riguardano, gli uomini sono ancora profondamente ignari di quanto le prescrizioni sociali di stampo patriarcale siano per loro limitanti e autodistruttive. Diversi studi hanno dimostrato una forte correlazione tra la maggiore solitudine sperimentata dai maschi etero e i tratti di mascolinità da loro interiorizzati. Non solo, la cosiddetta “mascolinità tossica” comporta anche un maggiore rischio suicidario e in generale una minore salute psicologica. Tutto ciò ha a che fare con l’intelligenza emotiva, l’unica intelligenza correlata a un maggiore benessere psicofisico. Le donne sembrano averne mediamente di più e ciò potrebbe dipendere sia da fattori biologici che da fattori socioeducativi. Per esempio gli uomini vengono spesso educati fin da piccoli a sopprimere la propria espressività emotiva e ciò genera in loro un danno psicorelazionale: non riescono a creare legami profondi e di conseguenza faticano anche a costruire una rete sociale supportiva. Non chiedono aiuto, nemmeno agli psicologi e tendono a diventare narcisisti, orgogliosi e repressi.

Tutto ciò ha ovviamente un impatto anche sulla salute psicosessuale: molti uomini non sono in grado di rapportarsi efficacemente con le donne e faticano anche, di conseguenza, a risultare attraenti ai loro occhi. Non riescono a comunicare emotivamente con loro e non riescono ad accettare i rifiuti.

Detto ciò, il fenomeno degli incel potrebbe dipendere anche da un aumento della selettività femminile. Le donne sono sempre state pressate socialmente a limitare i propri rapporti carnali, soprattutto quelli occasionali. Negli ultimi anni però il piacere sessuale femminile, anche al di fuori di una relazione di coppia, è sempre più sdoganato e di conseguenza ci si aspetterebbe che le donne selezionino di meno i propri partner, specularmente a come avviene negli uomini. Ciò è vero, ma solo parzialmente, poiché se in passato il potere selettivo delle donne era limitato da fattori socioeconomici, in primis le difficoltà nell’accesso al mondo del lavoro, oggi quel fattore è stato fortunatamente depotenziato, soprattutto nelle società più paritarie, e di conseguenza le donne sono più libere di selezionare secondo altri criteri. Dagli studi scientifici, il criterio di selezione sessuale più utilizzato dalle donne sembra essere la personalità degli uomini, in particolare la sicurezza in sé, il carisma e l’ambizione. Oltre a ciò ovviamente c’è anche l’aspetto fisico, che però sembra assumere una rilevanza relativamente minore rispetto all’importanza che viene data dagli uomini nella selezione dei partner femminili.

Cosa significa tutto ciò in parole povere? Che le donne tenderanno a selezionare partner sessuali sempre più attraenti, escludendo di fatto tutti coloro che non hanno le caratteristiche psicofisiche ritenute adeguate. Ciò determina inevitabilmente la creazione di una fetta di uomini eterosessuali deboli nelle variabili ritenute più di valore dalle donne che rimarranno esclusi dalle opportunità sessuali. Questi uomini in passato riuscivano a compensare le proprie debolezze psicofisiche con un maggiore potere socioeconomico, ma oggi non è più così e devono riuscire a migliorarsi se vogliono avere una vita sessuale e sentimentale soddisfacente.

Molti di loro ci provano, ma solo pochi ci riescono. Perché? Perché la competizione è forte e perché modificare il proprio aspetto fisico, ma soprattutto il proprio carattere, non è sempre facile. Anzi, è difficilissimo. Serve pazienza, disciplina, determinazione e capacità di mettersi in gioco. In alcuni casi è assolutamente necessario un supporto esterno, come appunto uno psicologo, che ci aiuti a individuare i nostri limiti e a superarli, attraverso tutta una serie di step psicologici che sono legati anche all’accettazione di tali limiti.

Personalmente nella mia attività clinica mi è capitato tantissime volte di avere a che fare con persone che si trovavano in una condizione di “celibato involontario”, da ragazzi di vent’anni fino a uomini sulla quarantina. Per quanto riguarda le caratteristiche fisiche, la maggior parte di loro rientrava nella media, mentre solo una minoranza aveva delle variabili corporee oggettivamente limitanti, una su tutte: la statura. A livello scientifico è dimostrato come l’altezza rappresenti uno dei criteri principali dell’attrattività maschile. Attenzione però, nessuno studio dimostra che questo sia un criterio vincolante, ovvero che chi non è alto abbastanza non ha alcuna possibilità di essere ritenuto un partner sessuale valido dal genere femminile. Lo preciso perché molti incel si attaccano a questo fattore per passivizzarsi e sostenere che la propria condizione sia irreversibile.

Tuttavia, la caratteristica più comune che ho riscontrato negli incel è l’inespressività emotiva e, in generale, una bassa competenza nel riconoscere, elaborare e manifestare in modo coerente il proprio mondo interno. In particolare ho notato come molti uomini che si trovano nella condizione di “celibi involontari” hanno un’alta intelligenza cognitiva logico-matematica, ma una bassa competenza sociale e relazionale, evidente a partire dal linguaggio del corpo. Ciò significa che con un adeguato percorso psicologico sia potenzialmente possibile raggiungere i propri obiettivi sessuali e sentimentali. Si tratta però di un lavoro lungo e faticoso, che non tutti sono disponibili a intraprendere (e non tutti ne hanno le possibilità economiche), dunque è importante continuare a lavorare affinché si possano sviluppare forme di supporto sempre più permeabili e incoraggianti che limitino anche il “fai da te” e “l’auto mutuo aiuto” online, poiché per questa tipologia di condizione, spesso il confronto diventa, non solo inutile, ma addirittura dannoso.

Se desiderate approfondire le cause e le possibili soluzioni della condizione dei celibi involontari, potete leggere il mio libro Il fenomeno degli incel e la Teoria Redpill, disponibile su Amazon.


Fonte: Marco Crepaldi
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