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L'irreversibile crisi della Massoneria italiana

di Apis

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Alcuni giorni fa ho pubblicato un post sulla vicenda, davvero assai incresciosa, delle votazioni per il nuovo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia. Quel post è stato ripreso dal blog giornalistico "Giornalia" che lo ha riproposto nella propria testata. Ovviamente non sono mancate le reazioni avverse da parte di coloro che, essendo sostenitori dell'attuale Gran Maestro di quell'Obbedienza, sono di conseguenza anche sostenitori del suo delfino calabrese il quale, secondo quanto afferma la Giunta elettorale del Grande Oriente d'Italia, avrebbe conseguito la maggioranza dei voti divenendone pertanto il successore.

Non ho il piacere (né ambisco ad averlo) di conoscere tale fratello, ma se egli gode di così tanta stima da parte del suo predecessore per proprietà transitiva è ben difficile che possa godere della mia. Qualcuno ha anche scritto che sono pazzo, forse non sapendo che in realtà io i pazzi li curo, visto il mestiere che faccio.

Non mi meraviglia affatto l'allineamento della maggioranza dei membri del G.O.I. nei confronti della decisione della Giunta elettorale, nonostante la palese incongruenza dell'annullamento di numerose schede recanti ancora il talloncino antifrode il quale, secondo la vigente normativa, in vigore nelle elezioni politiche ed amministrative italiane, dovrebbe essere eliminato dal presidente di seggio e non dall' elettore!

La mia frequentazione quasi trentennale del Grande Oriente d'Italia mi consente di poter inquadrare perfettamente la tipologia del massone generico-medio di quell'Obbedienza simbolica. Persone disoneste, devo dirlo con franchezza, in quei contesti ne ho conosciute veramente poche anche se, da quanto emerse in diverse indagini condotte dalla magistratura in alcune regioni italiane, risultarono evidenti le infiltrazioni di elementi malavitosi in determinate logge situate (fortunatamente per me) a distanza siderale dal luogo dove io abito.

È piuttosto singolare che proprio in tali regioni il candidato del Gran Maestro in carica abbia fatto il pieno dei voti: singolare e preoccupante dato che il primo punto del programma del suo principale antagonista, Leo Taroni, verteva proprio sulla risoluzione del problema delle infiltrazioni di elementi malavitosi nelle logge. Una delle caratteristiche più tipiche del "massone generico-medio" è quella di lamentarsi delle "inique persecuzioni " condotte contro la Massoneria. Ma in realtà c'è poco da lamentarsi: Licio Gelli ebbe mandato direttamente dall'allora Gran Maestro del G.O.I. di riattivare la storica loggia "Propaganda Due" (P2), e addirittura gli vennero consegnate numerose tessere in bianco recanti la firma del Gran Maestro: sappiamo tutti come vennero usate!

L'indagine della procura di Palmi, condotta dal giudice Cordova non aveva alcun intento persecutorio nei confronti della massoneria: semplicemente esistevano seri fondamenti giuridici per avviare quell'inchiesta. Così se l'attuale Gran Maestro venne convocato a deporre davanti alla Commissione antimafia non fu perché Rosi Bindi si svegliò una mattina pensando: "Oggi che posso fare? Ma si, ho trovato! Rompiamo le scatole alla Massoneria!" Non è colpa dei magistrati, dei politici, dell'opinione pubblica se la massoneria è poco attenta alle caratteristiche di coloro che ammette nel suo seno. Come si può pretendere che non susciti perplessità e sgomento l'osservatore neutro della notizia che un boss mafioso latitante per anni avesse come proprio medico di fiducia un membro del Grande Oriente d'Italia? 

Costui afferma che non sapeva che il paziente che si rivolgeva a lui per farsi prescrivere farmaci ed esami fosse l'ultimo grande latitante di mafia: il processo chiarirà come effettivamente stanno le cose, ma è del tutto ovvio che fatti del genere scavino solchi sempre più profondi tra l'Istituzione massonica e la società civile. Del resto mio cugino buonanima, procuratore aggiunto di Roma, insisteva sempre con me, nelle nostre conversazioni informali sulla massoneria (Istituzione per la quale egli nutriva comunque una certa simpatia, considerando il notevole numero dei nostri antenati che ne hanno fatto parte) sempre sugli stessi punti. Perché non rendere pubblici gli elenchi dei vostri affiliati? – domandava – Perché non consegnarci i vostri rituali in modo da farci sapere cosa fate e di cosa vi occupate?


È logico aspettarsi poi che qualcuno possa essere indotto a pensare che nella Massoneria avvengano eventi illeciti o che nel suo seno possano muoversi comitati di affari o peggio. Purtroppo, anche se in massima parte onesti, i massoni italiani appartenenti al G.O.I. evidenziano spesso una dabbenaggine ed una superficialità veramente disarmanti. Quando entrai nel Grande Oriente d'Italia avevo già alle spalle diversi anni di Massoneria: mi riferisco alla Massoneria egizia, quella vera, non quella farlocca fatta da "Sovrani santuari" e "Serenissimi Gran Jerofanti" totalmente illegittimi. Quella Massoneria egizia che in Italia (Paese nel quale non ho ricevuto la Luce massonica, che ho viceversa ricevuto in Francia) aveva come suoi esponenti personaggi del calibro di Gastone Ventura, Sebastiano Caracciolo, Gaspare Cannizzo.

Sui motivi per cui mi venne chiesto proprio da uno dei summenzionati personaggi di affiliarmi al G.O.I. sorvolo pro bono pacis: dico soltanto che essendo abituato all'intenso lavoro esoterico che viene portato avanti nella Massoneria egizia, rimasi sconcertato dalla pressoché totale ignoranza dei miei nuovi fratelli in fatto di esoterismo. Ascoltavo tavole architettoniche sulle vacanze giovanili in Versilia del relatore di turno, sulla "O" di Giotto, sulle Costituzioni europee e sull'impiego delle cellule staminali. Venivano citati testi di Guènon, Reghini, Wirth, Steiner, Evola (tutti massoni tranne l'ultimo) che palesemente i citatori di turno avevano soltanto sfogliato distrattamente. Mi fu anche detto da un mio Maestro Venerabile che non dovevo parlare troppo di esoterismo per non spaventare i fratelli! Esisteva anche la frequente tendenza a millantare un'inesistente influenza sugli eventi della società civile: cosa che ovviamente suscitava la mia ilarità, dato che ero già dirigente di un partito che pochi anni dopo sarebbe andato al Governo e che tutt'ora lo è! Posso assicurarvi che i leader dei partiti della parte politica a cui appartengo, passati e presenti, considerano la Massoneria italiana come una sorta di carnevalata, e che il peso politico del G.O.I. è prossimo allo zero. Della serie: "ma a na' certa, quanno ve mettete i grembiulini poi che fate? Giocate a nascondino?". In base al vernacolo il lettore intelligente potrà tirare le proprie conclusioni.

Nella società civile conti se ti chiami Giuseppe Garibaldi, Francesco Crispi, Ernesto Nathan, Ferruccio Parri, Ugo La Malfa: non se sei un quisque de populo piuttosto scialbo e anonimo. Non puoi pretendere di incidere nella società civile se sei un ex consigliere regionale di un partitino da 2% travolto da tangentopoli o se fai l' addetto stampa di una squadra di basket. Chiediamoci piuttosto perché un tempo il fior fiore della società italiana faceva parte della Massoneria e ora non più. Certamente non è colpa dei profani se la Massoneria è diventata poco appetibile per i migliori ingegni di questo Paese. Un mio fratello di loggia venne eletto ad un'importantissima carica politico-istituzionale; dopo pochi mesi andò in sonno e quando gliene chiesi i motivi mi spiegò che era stanco di ricevere centinaia di telefonate da questo o da quel fratello allo scopo di sollecitare il suo intervento, peraltro quasi sempre non pertinente alla carica da lui rivestita. Spesso il postulante assumeva di averlo conosciuto durante la Gran Loggia di Rimini, cosa evidentemente impossibile dato che il de cuius a Rimini in Gran Loggia non aveva mai messo piede considerandola, come del resto l'ho sempre considerata anch'io, un inutile circo Barnum che con lo spirito autentico della libera muratoria, che dovrebbe essere tradizionale ed iniziatico, non ha nulla a che vedere.

È parimenti impressionante l'ignoranza che il massone generico-medio evidenzia a proposito degli stessi strumenti dell'Arte muratoria nonché degli elementi simbolico-rituali in essa contenuti. Segni d'ordine e batterie sistematicamente sbagliati, parole sacre e parole di passo sistematicamente storpiate, frequente ignoranza dei fondamentali: questo è quanto ho riscontrato negli anni in cui ho frequentato il G.O.I.

Celebre fu l'episodio in cui, durante i lavori rituali di una Camera, peraltro di Grado piuttosto alto, di un Rito di perfezionamento per i fratelli Maestri ammessi dal Grande Oriente d'Italia, il presidente di tale Camera, seguendo alla lettera quanto riportato dal rituale, invitò i fratelli presenti a compiere il gesto di richiesta di aiuto (quello accompagnato dalla frase "a me figli della vedova") dei Maestri massoni. Nonostante tutti i presenti fossero di grado notevolmente superiore al terzo (Maestro libero muratore), a parte il sottoscritto che ricopriva il ruolo di oratore e il presidente della Camera rituale in argomento, NESSUNO dei presenti sapeva in cosa consistesse tale gesto!

Tutti i fatti che ho narrato sono riconducibili ad un'unica matrice: la superficialità assoluta con la quale vengono praticate le "tegolature" ovvero gli accertamenti che il Maestro Venerabile della loggia affida a tre Maestri allo scopo di appurare se il profano bussante sia idoneo per entrare a far parte dell'Istituzione massonica. In pratica tali "tegolature" si limitano unicamente ad appurare se il candidato sia in grado di "far fronte ai doveri derivanti dal proprio status di massone" ovvero se disponga dei mezzi economici per pagare la quota annuale ("capitazioni "), sovente assai esosa, che le varie logge impongono ai loro membri.

Viene inoltre raccomandato ai tegolatori di appurare se il postulante è "uomo onesto e di buoni costumi " e ciò si limita unicamente alla richiesta del certificato del casellario giudiziale, il quale riporta unicamente le condanne penali riportate dall' interessato non se egli – ad esempio è indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, bancarotta fraudolenta o altri tipi di reato.

Ben diverse, ovvero ben più ampie, dovrebbero essere le qualità evidenziate da chi chiede di entrare in una Istituzione esoterica, ma è ovvio che se danno più di 200.000 € di "appannaggio" ad un Gran Maestro, più retribuzioni varie a ricaduta ai suoi stretti collaboratori, più spese indicibili per l'annuale kermesse di Rimini, è necessario puntare non sulla qualità degli affiliati ma sulla quantità, la quale, come ammoniva in tempi non sospetti il fratello Renè Guènon, altro non è se non un segno dei tempi moderni.

Ovviamente ogni regola possiede la sua eccezione ed ho avuto modo di incontrare e di intrattenere rapporti anche con fratelli molto preparati dal punto di vista esoterico, ma la maggioranza di essi si sono allontanati dal G.O.I.; oppure sono stati costretti a farlo (Claudio Bonvecchio docet!) negli ultimi anni.

Se Atene piange Sparta non ride: coltivo sufficienti rapporti con appartenenti ad altre Comunioni massoniche per poter agevolmente concludere che altrove la situazione non è in realtà molto diversa; semplicemente essendo tali "Gran Logge" numericamente molto meno consistenti rispetto al G.O.I. il rumore di sottofondo è minore, ma quanto è accaduto recentemente negli A.L.A.M., relativamente alla secessione promossa da un ex Gran Maestro, e dal ricorso alla magistratura di un altro ex (o attuale secondo quanto egli afferma) Gran Maestro, dimostra che la crisi della Massoneria italiana è veramente profonda e difficilmente reversibile.

Fino a quando la massoneria non tornerà compiutamente al proprio vero fine, spirituale ed esoterico, liberandosi da ogni alone di "segretezza" e di "misteriosofia" da un lato ma selezionando con grande rigorosità i suoi affiliati dall'altro, non sarà possibile riprendersi da quel declino inesorabile che spinge i giovani e le persone dotate di maggior ingegno a stare lontani da essa: tertium non datur!

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