Ilaria Loddo

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  PoliticaIstruzioneCronaca locale

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L'UNIVERSITÀ IMPLODE

Il diniego della didattica mista per tutti crea il caos.

L'università di Cagliari sta implodendo a seguito della decisione di un repentino ritorno alla didattica in presenza, associato però a un certo grado di libertà decisionale lasciato ai docenti e a un certo grado di tolleranza (da molti ignorato) nei confronti di studenti fuorisede, caregiver o affetti da patologie.

Quello che quindi sta accadendo in questi giorni è che qualche docente e addirittura intere facoltà hanno optato per un completo ritorno in presenza senza se e senza ma, portando persino allo slittamento delle sessioni di laurea di alcuni studenti risultati positivi al SARS-CoV-2, che avrebbero invece potuto sostenere gli ultimi esami da casa.

Altri studenti hanno invece raccontato di essere stati avvisati, a pochi giorni dall'appello, di un improvviso cambio della modalità con la quale sostenere l'esame, subendo quindi gravi dei disagi a livello economico e organizzativo.

In qualche facoltà, a causa dell'alternarsi di lezioni in presenza e online, gli studenti seguono le lezioni in presenza nelle aule canoniche e le lezioni telematiche negli spazi comuni che non sono quindi più agibili per il loro scopo originario.

Ancora: nonostante il rettore avesse comunicato un ritorno alle lezioni in presenza, senza limitazione di posti, seppur con l'obbligo di prenotazione, il prorettore alla didattica ha poi emesso un comunicato in cui viene spiegato che, nel caso di esaurimento dei posti disponibili, le lezioni potranno essere seguite online dagli studenti che abbiano ricevuto un diniego di prenotazione dal sistema, il che pone chiaramente un problema di natura organizzativa agli studenti che annaspano tra mille impegni e che non abitano a pochi minuti dalla propria facoltà.

L'unica nota positiva è che qualche docente, questi giorni, sta andando incontro alle esigenze dei propri studenti, garantendo loro un aiuto, animati però esclusivamente dal proprio buon senso.

Aggiungiamo poi il paradosso di non aver incluso gli studenti lavoratori tra quelli a cui si dovrebbe concedere la didattica mista, quando è da poco stato siglato un protocollo d'intesa (“Piano PA 110 e lode”) tra il ministro Brunetta e il rettore Mola, in cui viene garantita la didattica a distanza ai lavoratori della pubblica amministrazione che vogliano frequentare l'università.

E, sempre a proposito di direttive ministeriali, ricordiamo che il decreto legge del 6 agosto 2021, n. 111, al quale l'ateneo spesso si appella, riporta che “l'attività scolastica e didattica della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado sono svolti in presenza. Le attività didattiche e curriculari delle università sono svolte prioritariamente in presenza”.

La verità dunque, è che agli atenei è stato lasciato libero margine di manovra, con la possibilità di garantire ai propri studenti la didattica in presenza e a distanza, il che ci lascia quindi davanti all'incertezza su quali siano state le reali motivazioni che hanno portato al diniego di una didattica mista che potesse essere garantita a tutti, in un ateneo che ha spesso ostentato la propria inclusività e che piuttosto si sta dimostrando un luogo esclusivo per determinate categorie.

La didattica mista, per lezioni ed esami, ha rappresentato un punto di svolta per tutti gli studenti.

Non dovremmo perdere tempo ed energie a domandarci se sia la direzione giusta, perché non nega nulla ad alcuno e soprattutto perché non abbiamo scelta: è il corso della storia.


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23 Giu 2022

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25 Apr 2022

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