Mazzini, l’unità europea, la Sardegna. Annico Pau nella direzione dell’AMI
di Gianfranco Murtas

Breve nota. Se i partiti politici, tutti – quelli di destra palesemente imprigionati, per ignoranza costituzionale, dall’assenza di un dignitoso senso dello stato e delle sue istituzioni, quelli di sinistra affogati in profluvi di parole ma privi di un progetto per il futuro della patria – paiono rivelarsi in ritardo (se non in conflitto) con gli appuntamenti della storia, qualche luce mi pare ancora vedersi in quell’associazionismo minoritario che si richiama ai Grandi - da Giuseppe Mazzini a Sandro Pertini – che si valsero della politica per costruire, appunto, la storia, così nell’Ottocento – stagione maturativa delle nazionalità e delle costituzioni liberali – come nel Novecento – secolo di lotta contro le dittature, quelle nazi-fasciste e franchiste come quelle comuniste e staliniste.
L’Associazione Mazziniana Italiana fa parte di questo ristretto novero e, seppure difettosa (e gravemente difettosa) in qualche passaggio dei propri adempimenti – come quando il suo presidente (di allora e di oggi) si rifiutò di difendere il prestigio immacolato di Giovanni Bovio offeso volgarmente da taluno dei miei concittadini cagliaritani ebbro di narcisismo da web –, continua a sostenere al meglio il rapporto fra la tradizione profetica dei repubblicani (suffragio universale e voto femminile, costituzione, repubblica e autonomie territoriali, laicità, economia mista, europeismo, tesi e valori che parevano bestemmie al tempo dell’alleanza fra trono ed altare, e anche dopo) e una contemporaneità chiamata a nuove analisi, a nuove riflessioni ed a responsabili decisioni: dai riscatti della democrazia politica rispetto a una cinica preminenza economico-finanziaria alla savia e lungimirante amministrazione delle crescenti complessità in campo di migrazioni, ad un impegno delle istituzioni europee che salvaguardando le specificità nazionali che sono storiche promuova, nelle relazioni estere e nella difesa, comportamenti coordinati e unitari per la causa della pace.
Queste brevi righe valgano ad accogliere un comunicato recentissimo della sezione Giorgio Asproni che a Nuoro, con bella e misurata tenacia, sostiene il filone ideale del progressismo mazziniano che, raccolto dal XIX secolo e filtrato dall’esperienza della prima guerra mondiale, fu condiviso da uomini del sardismo e dell’azionismo come Luigi Oggiano e Pietro Mastino, Giovanni Battista Melis e Gonario Pinna e molti molti altri, fino all’indimenticato e generoso amico Lello Puddu.
Il comunicato della sezione AMI Giorgio Asproni
Nei giorni scorsi si è svolto a Pisa, presso la “Domus Mazziniana”, ultima residenza del grande esule, il XXX Congresso nazionale dell’Associazione Mazziniana Italiana (AMI), dedicato al tema “Dalla Repubblica agli Stati Uniti d’Europa. L’impegno mazziniano per la Democrazia (1946-2026)”.
Ai lavori ha partecipato una nutrita delegazione di mazziniani sardi, impegnati a mantenere viva la memoria e l’eredità politica di Giuseppe Mazzini, che riservò particolare attenzione alla Sardegna, a lungo considerata dai Savoia e soprattutto da Cavour “un’appendice incerta dell’Italia”.
Al termine del Congresso, in riconoscimento dell’impegno profuso negli anni per valorizzare la figura e l’opera di due importanti protagonisti della storia sarda, il presidente della Sezione di Nuoro “Giorgio Asproni” Annico Pau è stato eletto nella Direzione nazionale dell’AMI. Un riconoscimento che si lega an-che al lavoro di approfondimento dedicato al deputato Giorgio Asproni e a quel-lo della Sezione di Sassari rivolto a Pasquale Tola, patriota sassarese di ispira-zione mazziniana, fucilato a Chambéry nel 1831 dopo essere stato trovato in possesso di materiale di propaganda della Giovine Italia.
Al centro dell’impegno dell’AMI resta il progetto degli Stati Uniti d’Europa: un’Europa più unita, fondata sulla cooperazione tra i popoli e sul rispetto delle identità nazionali, capace di rafforzare le proprie istituzioni, contrastare i nazionalismi e opporsi a ogni forma di imperialismo politico, militare, economico e tecnologico.
Di fronte a un mondo segnato da conflitti e disuguaglianze, l’AMI ribadisce la propria ferma condanna dell’invasione russa dell’Ucraina e auspica, in Medio Oriente, una pace fondata sul reciproco riconoscimento del diritto all’esistenza del popolo palestinese e dello Stato di Israele.
L’eredità di Mazzini rimane dunque una sfida attuale: costruire un’Italia più giusta e un’Europa unita, capace di contribuire alla pace, alla libertà e alla solidarietà tra i popoli. Valori che hanno rappresentato, per oltre ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, un riferimento fondamentale per la convivenza democratica e la cooperazione internazionale.

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