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Nel cinquantenario della scomparsa di un grande scienziato: Augusto Capriotti

di Annico Pau


A San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), l’Istituto tecnico del settore Economico e Liceo Linguistico è intitolato ad Augusto Capriotti, al quale pure è dedicata una strada cittadina. Porta il nome di Augusto Capriotti anche l’importante rinnovato Museo ittico (attivo nel lungomare dal 1956). Chiara evidenza, tutto questo, della stima pubblica verso un intellettuale, scienziato e accademico, di prima grandezza che nel centro marchigiano ebbe i suoi natali.

La Sardegna ricorda Augusto Capriotti fra i docenti universitari d’eccellenza – titolare alla facoltà d’Agraria a Sassari (da dove pubblicò una ventina ed oltre studi scientifici, gran parte dei quali usciti in Studi Sassaresi) – negli anni ’60. I repubblicani isolani di scuola mazziniana ed azionista ne conservano pure essi la memoria considerandolo uno fra i loro esemplari maestri moderni. Ed anche Annico Pau, dottore agronomo laureatosi a Sassari e già segretario regionale del PRI, dopo esser stato anche sindaco di Nuoro e consigliere regionale, lo riconosce – con questo lucido intervento – fra i suoi (e dei suoi condiscepoli) maestri di scienza e, insieme, di idealità democratiche e laiche. 

In quanto militante e dirigente del partito dell’Edera, Capriotti lo si ricorda presente e attivo, nel febbraio 1968, al congresso regionale che, al Museo del costume di Nuoro, sancì la dolorosa rottura del cinquantennale rapporto con i sardisti ormai “persi” nelle avventure che poi si sarebbero dette dell’indipendentismo e del nazionalitarismo (inverecondamente finito in braccia alla destra leghista); membro nello stesso anno (con Marcello Capurso, Luigi Concas e Federico Perini Bembo) di una commissione di studio programmatica in accompagno alle elezioni regionali del 1969 (che avrebbero visto l’esordio repubblicano nell’Assemblea dell’autonomia speciale), fu guida – tutta sarda, lui marchigiano! – nell’ateneo sassarese, e al suo istituto di microbiologia agraria, nonché ad una mostra di Eugenio Tavolara allestita nel centro ISOLA ed alla redazione de La Nuova Sardegna, del vicesegretario nazionale del partito Claudio Salmoni in visita da noi. Era il tempo di Ugo La Malfa e, nella politica italiana, di uomini della sua statura: da Saragat a Nenni, da Moro a Fanfani, da Parri a Malagodi, e in Sardegna da Francesco Cocco Ortu a Giovanni Battista Melis, ad Efisio Corrias… Una Italia e una Sardegna irriconoscibili a gettare l’occhio sul mortificante panorama odierno. Capriotti italiano mazziniano negli anni ’50 e ’60 del Novecento, fu testimone e partecipe, con la sua competenza scientifica al servizio del progresso. (gf.m.) @gianfrancomurtas


La microbiologia come vocazione

Nelle università sarde non sempre i professori provenienti dal continente hanno lasciato un segno tangibile della loro presenza. Lo stesso non si può dire dello scienziato marchigiano Augusto Capriotti, che negli anni ’60 ebbe l’onore della direzione dell’istituto di microbiologia agraria della Facoltà di agraria di Sassari.

Altri contributi e risultati fattivi avrebbe prodotto con il suo impegno scientifico per il settore agricolo sardo, sul latte delle pecore sarde, sul cannonau, sulla vernaccia, sul pane carasau, se un incidente stradale, nell’aprile del 1970, mentre percorreva la Sassari-Olbia, non lo avesse stroncato, mentre si recava nella sua Benedetto del Tronto, dove era atteso per ultimare alcune ricerche sulla Microbiologia delle acque marine.

Le sue ricerche, che talvolta sono servite a migliorare le nostre produzioni e la nostra economia, hanno avuto il loro baricentro nella facoltà di Agraria dell'Università di Sassari e più precisamente nell’istituto di microbiologia agraria che oggi porta il suo nome. 

Il professor Capriotti si era laureato in Agraria nell’Università di Perugia nel 1945, aveva iniziato la sua carriera di ricercatore come assistente del prof. Tomaso Castelli, illustre microbiologo conosciuto e affermato a livello internazionale, pioniere della scuola che ha introdotto nel nostro paese il concetto e la pratica dei lieviti selezionati, negli anni ’60 e indirettamente in molti paesi vitivinicoli, l’argomento è stato ripreso e portato a conseguenze inizialmente impensabili nel contesto dogmatico della provenienza della specie Saccharomyces cerevisiae dal suolo di vigneto della tradizionale scuola pasteuriana.

Successivamente, proseguì nella sua formazione scientifica frequentando vari qualificati Istituti di ricerca in vari paese stranieri in Olanda, Belgio, Svezia, Finlandia, Danimarca, Florida ed infine, i laboratori della Rutgers University del New Jersey ove aveva stabilito una stretta e fattiva collaborazione con studioso di antibiotici e premio Nobel per la medicina nel 1952, Selman Abraham Waksman.

Nel novembre del 1964 raggiunse Sassari dove assunse l’incarico di Professore della cattedra di Microbiologia Agraria.

Dotato di una spiccata curiosità di indagatore nei vari settori della microbiologia, con i suoi studi e le sue ricerche aveva raggiunto grande autorevolezza internazionale nel campo dei lieviti. 

Sul piano umano rimase sempre schivo, modesto e sempre lontano dallo stereotipo dello scienziato altezzoso, era invece molto vicino agli studenti, li seguiva con impegno da vero maestro di scienza e di vita, così come lavorò intensamente per dare gambe ad un prestigioso istituto e una scuola che in seguito si è ulteriormente evoluta con studiosi quali i professori Fabrizio Fatichenti, Giovanni Antonio Farris e Pietrino Deiana, solo per citarne alcuni, che continuarono i suoi studi e le sue ricerche nel campo della microbiologia. 

Uomo di scienza ma anche sincero democratico, laico e mazziniano, forgiato alla gloriosa scuola del repubblicanesimo marchigiano, che gli derivava da una consolidata tradizione familiare. Sulla sua scrivania, accanto ai testi scientifici, trovavano posto opere di Giuseppe Mazzini o giornali di tradizione risorgimentale come periodico repubblicano di Ancona Il Lucifero.

Negli anni alla sua figura di studioso, oltre che l’Istituto di Microbiologia generale e applicata del Dipartimento di Agraria di Sassari, gli sono stati dedicati il Museo Ittico di San Benedetto del Tronto ed un Istituto Tecnico della stessa città.

Ricordarlo a distanza di cinquant’anni dalla scomparsa appare non solo un atto doveroso da parte di chi lo conobbe e lo stimò come uomo e come scienziato, ma un giusto riconoscimento per i suoi studi nel campo della microbiologia applicata, poco conosciuti dal vasto pubblico, ma molto importanti per la nostra agricoltura e per il settore agro-alimentare. 


Fonte: Annico Pau
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