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Sara Agus

Ossessionati dal confronto tossico con gli altri

di Sara Agus

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Viviamo in una società in cui confrontarsi con il prossimo è diventato quasi inevitabile.

Questo capita in ogni ambito, dalla scuola al lavoro, allo sport, e il tutto viene peggiorato dai social, dove sembra esserci sempre qualcuno con cui misurarsi: chi appare più felice, chi più innamorato, chi fa più viaggi, chi ha più successo, più amici, più denaro, una vita apparentemente migliore della nostra. Più like!

Questo, però, diventa un problema serio, perché il rischio è trasformare ogni aspetto della propria vita in una gara senza fine.

Il confronto, infatti, crea delle gelosie, spesso anche nei confronti delle persone a noi vicine, come un amico o un parente, e quindi, invece di gioire dei loro successi, iniziamo a viverli come una nostra sconfitta e a sentirci sempre più frustrati e stressati, arrivando a credere che il nostro valore dipenda dal loro. La competizione continua può avere conseguenze anche sul nostro benessere. Il bisogno di essere sempre all'altezza può generare ansia, frustrazione e insoddisfazione perenne.

Ma cosa si innesca davvero nella nostra testa quando facciamo così?

Se ci pensate, non sono solo i social: fin da piccoli ci educano al confronto, a scuola (c'è sempre il compagnetto più bravo di noi), in casa (il fratello o la sorella da prendere come esempio).

A rendere il problema ancora più evidente, negli ultimi anni, sono, come accennato prima, i social network, dove le persone tendono a mostrare soprattutto i momenti positivi della propria vita: viaggi, risultati, feste, traguardi lavorativi, ecc.

Chi osserva può avere l'impressione che tutti stiano andando avanti, mentre lui è fermo. Ma quella che vediamo è soltanto una faccia della medaglia, spesso accuratamente selezionata. Del resto, basta pensare: chi mai pubblicherebbe una foto in cui è uscito male? Grazie all’IA, le foto vengono accuratamente modificate per apparire al top!

Non tutta la competizione, però, è necessariamente negativa. Anzi! Una sana competizione può spingere a impegnarsi di più, a scoprire le proprie capacità e a fissare nuovi obiettivi. La differenza sta nel modo in cui viene vissuta. Ci sarà sempre qualcuno più veloce, più ricco, più giovane, più preparato o semplicemente diverso da noi. Cercare continuamente di superarlo significa entrare in un tunnel senza uscita. Accettarlo, invece, può farci vivere il suo successo come un esempio: se c’è riuscito lui, allora forse posso farlo anch’io, se mi impegno!

Spesso, inoltre, confondiamo la crescita personale con il superamento di qualcun altro, nel tentativo di sentirci validati. In questo modo mettiamo a tacere le nostre insicurezze, perché veniamo riconosciuti dagli altri. Ci piace piacere, insomma!

Se vivessimo, però, il confronto come ispirazione, questo sarebbe utile e soprattutto stimolante.

Forse la soluzione non consiste nello smettere completamente di guardare gli altri, ma nel cambiare il modo in cui vediamo noi stessi. Piuttosto che chiederci continuamente se siamo migliori o peggiori, potremmo domandarci se stiamo crescendo rispetto a ciò che eravamo ieri e quanto siamo vicini ai nostri obiettivi. Guardare il nostro orticello e farlo crescere giorno per giorno. Se facessimo così, l'erba del vicino non ci sembrerebbe più rigogliosa della nostra.

Non tutti devono arrivare nello stesso momento, né seguire la stessa strada. Ognuno ha il suo percorso e il suo tempo. C'è chi ha il primo figlio a 30 anni e chi a 40. C'è chi raggiunge il lavoro dei suoi sogni a 28 anni e chi a 50. E soprattutto, il valore di una persona non dovrebbe dipendere dal fatto di essere davanti a qualcun altro.

Crescere significa anche comprendere che non tutto deve essere una gara e che le cose non possono sempre andare come le abbiamo progettate.

Possiamo ammirare qualcuno senza sentirci inferiori, imparare dagli altri senza doverli necessariamente superare e gioire per il successo di una persona senza percepirlo come una minaccia.

È impossibile non confrontarci con il prossimo, ma il punto è cambiare la direzione del confronto.


Fonte: Sara Agus
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