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Possiamo criticare i Professori? Un commento ponderato all'"ultima fatica letteraria" di Massimo Arcangeli

di Yasmina Pani

Negli scorsi giorni è uscito, edito da Castelvecchi, un libro del professor Massimo Arcangeli intitolato “La lingua scәma. Contro lo schwa (e altri animali)”. Si tratta di un libro che ero ansiosa di leggere, essendo io una modestissima divulgatrice laureata in linguistica che da circa un anno si occupa del tema schwa, asterischi e amenità analoghe. Non ho potuto dunque fare a meno di rimanere molto delusa nel constatare che il testo in questione non è in realtà un libro: l’autore lo ha poi definito un pamphlet. Definizione molto generosa, che evidentemente nasce per tentare di giustificare la pochezza dei contenuti e l’aggressività offensiva dei toni. Da un docente universitario, massimamente esperto di linguistica, dato che la insegna quotidianamente, ci saremmo tutti aspettati un prodotto di altra natura: un testo insomma divulgativo, che usasse la linguistica, e null’altro, per rispondere alle assurde pretese dei promotori dello schwa.

Naturalmente, ognuno scrive ciò che vuole; e altrettanto liberamente il pubblico risponde, soprattutto se ha speso del denaro, benché poco, per leggere il libro. Così, io (ma come me altri) ho espresso il mio parere su questo testo, in un brevissimo video, nel quale emergono inevitabilmente la mia rabbia e il mio disappunto: essendo ogni giorno a contatto con l’argomento, sia in rete che fuori, so molto bene che cosa accade quando si usano toni del genere. Era del resto già accaduto in occasione della petizione che il professor Arcangeli aveva promosso e che io stessa ho firmato: anche in questo caso il testo era privo di argomentazioni e ricco di offese. In quell’occasione, decisi di soprassedere e di unirmi al coro di linguisti, docenti e intellettuali (del quale del resto ero onorata di poter far parte), perché vedevo positivamente questa azione comune, avendo io lavorato per lo più da sola, fino a qualche mese fa, su questo tema; quando parlo di “lavoro” mi riferisco alla divulgazione, insomma alla spiegazione chiara e ineccepibile sui motivi (numerosi) per cui lo schwa non è una proposta sensata. Tuttavia, dovetti spiegare agli utenti la mia adesione, e giustificare il tono della petizione, dinanzi a chi – giustamente – ne criticava i toni e anche la mancanza di chiarezza circa le ragioni e gli scopi.

Bene: quelle giustificazioni che già allora mi costarono, oggi non sono più possibili. Non tanto per via dei toni, che, volendo accettare la definizione di pamphlet (che, ripeto, mi pare più che altro di comodo), sarebbero accettabili; quanto per il fatto che nel libro non c’è davvero scritto niente. Questo, in sostanza è quanto ho detto nel video, nel quale ho anche ringraziato, sarcasticamente, l’autore, per aver regalato così generosamente una vittoria ai nostri avversari.

Questa mattina il professore, essendo stato reso edotto, immagino, delle reazioni negative ricevute, ha ben pensato di rispondere tramite un post su Facebook, nel quale ha dedicato uno spazio specifico a chi ha osato criticarlo sul miserabile mezzo Youtube, pur non avendo un dottorato e non vantando la pubblicazione di libri. Non ho la presunzione di supporre che si stesse riferendo a me: come ho detto, non sono stata l’unica, e il mio canale è davvero molto piccolo. Tuttavia desidero rispondere, perché ho trovato quel post estremamente fastidioso, spocchioso, perfino classista, insomma davvero intollerabile.

Intanto, come già detto, ogni lettore ha il sacrosanto diritto di esprimersi sul libro che acquista; dunque, anche la cara casalinga di Voghera avrebbe potuto in tutta libertà affermare di essere rimasta delusa dal libro. Insultare coloro che, letteralmente, ti pagano, non mi sembra un comportamento esemplare. In secondo luogo, se qualcuno fa notare l’assenza di contenuti, sarebbe forse opportuno rispondere nel merito, invece di reagire in maniera infantile, o come un cavaliere d’altri tempi, facendo la gara a chi ha più titoli.

Io no, non ho un dottorato: dopo la laurea magistrale in linguistica ho continuato gli studi in un altro ambito, sebbene affine, e poi ho iniziato a fare l’insegnante. La strada della ricerca non mi interessava moltissimo; ma la verità è anche che non ho mai pensato di avere uno straccio di possibilità, in quanto nessun docente mi ha mai preso sotto la sua ala, e non avevo soldi per tentare domanda di dottorato in mille università, ben sapendo che assai difficilmente sarei entrata. La possibilità di studiare all’estero, in quel momento della mia vita, non era contemplabile. Questo poco interessante racconto di vita personale serve per spiegare che lo sanno persino i sassi che entrare nell’università italiana è difficilissimo se non si hanno dei contatti e degli agganci. Questo non vuol dire che sia impossibile: vuol dire però che molti non ci provano neanche, sebbene siano preparati e competenti.

Non parliamo poi della pubblicazione di un libro! Forse che se io domani presentassi a Feltrinelli un mio libro sullo schwa, ben scritto, limpido, chiaro, scorrevole, corredato di adeguata bibliografia, verrei degnata di uno sguardo? E forse che tutti coloro che pubblicano libri riescono a farlo perché davvero meritevoli? Non serve, credo, ricordare che persino Francesco Totti ha scritto un libro.

Ricordiamo inoltre che avere un titolo non significa necessariamente essere competenti: i linguisti (pochi, a onor del vero, e ci sarà un motivo) che sostengono lo schwa, da dove saltano fuori? Loro il dottorato lo hanno conseguito, e hanno pure qualche rinomata casa editrice che li pubblica.

Dunque è evidente che non è tanto questione di titoli, quanto di argomentazioni: personalmente, di argomentazioni tecniche contro lo schwa ne ho prodotte a volontà, e intendo produrne altre, perché anche se non c’è un’università che mi paga, continuo a studiare. Naturalmente ho la formazione che mi consente di farlo: io per prima dico spesso che è molto dannoso che chiunque parli di qualsiasi cosa, pur non conoscendola minimamente e non avendo gli strumenti per comprenderla. Un conto però è criticare una persona perché manifestamente incompetente, e un altro è dare per scontato che chi fa video su Youtube e non pubblica libri lo sia.

Scrivo questo intervento con grande rammarico (consapevole, peraltro, di starmi anche privando di possibilità future), perché trovo assurdo ed indegno che si debba perder tempo a criticare gli alleati, quando gli sforzi dovrebbero essere diretti a sconfiggere gli avversari. Ritengo però che sia necessario essere tanto più severi quanto più si è vicini nelle idee, proprio perché, se da certuni non mi aspetto altro che vuoto e scorrettezza, dagli altri desidero invece rigore e serietà. Anche perché, detto molto francamente, i mal di pancia dovuti alle cose che scrivono gli altri me li becco pure io.


Fonte: Yasmina Pani
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