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Redazione

SAHARA: ACCUSE DI MALVERSATIONI NEI CAMPI DI TINDOUF, SCANDALO “INFRAVEST”

migliaia di famiglie sahrawi continuano a vivere in condizioni di estrema precarietà nei campi di Tindouf

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Mentre migliaia di famiglie sahrawi continuano a vivere in condizioni di estrema precarietà nei campi di Tindouf, una serie di scandali finanziari di portata internazionale torna a mettere in luce la gestione opaca della dirigenza del Fronte Polisario. Le accuse riguardano arricchimenti personali, dirottamento di aiuti umanitari internazionali e recenti casi di truffe piramidali di massa, che avrebbero allargato il divario tra la popolazione dei campi e i suoi leader.

La situazione emerge in un momento delicato: il Congresso dei Deputati spagnolo ha approvato una proposta di legge storica che mira a concedere la nazionalità spagnola a decine di migliaia di sahrawi nati sotto l’amministrazione coloniale e ai loro discendenti. Il provvedimento aprirebbe la strada alla cittadinanza europea per una parte significativa della popolazione, accentuando il contrasto tra le aspirazioni di dignità della base e le denunce di pratiche di spoliazione rivolte alla nomenklatura del movimento.

Il caso “Infravest”
Nel settembre 2026 i campi di Tindouf, in particolare Rabouni e il campo Chahid El Hafed, sono stati scossi dalla protesta di centinaia di residenti, commercianti e cooperative locali. Gli interessati chiedono la restituzione di fondi stimati in circa 886 miliardi di dinari algerini (pari a circa 6,6 milioni di dollari), dopo il collasso della società “Infravest for Contracting and Investment”.

Operativa dal 2022 sotto la direzione di Sallamou Abba Ali – fuggito in seguito verso destinazione sconosciuta con la cassa – l’impresa avrebbe costruito una falsa rispettabilità attraverso mecenatismo culturale e cantieri fittizi, realizzando una truffa piramidale di tipo Ponzi che ha assorbito i risparmi di migliaia di famiglie vulnerabili. Secondo le accuse, l’impunità di cui avrebbe goduto per anni in una zona militarizzata chiusa indicherebbe almeno una complicità passiva, se non una partecipazione attiva, di alti esponenti dell’apparato del Polisario. Le manifestazioni dei danneggiati sarebbero state strettamente controllate dalle forze militari del movimento.

Appelli alla comunità internazionale
Di fronte a questo quadro, organizzazioni e osservatori chiedono all’Unione europea e ai Paesi donatori di non continuum a finanziare gli aiuti ai campi di Tindouf senza un censimento rigoroso della popolazione e un audit indipendente dei canali di distribuzione. Si invoca inoltre che i dirigenti del Fronte Polisario rispondano delle loro azioni di fronte alla giustizia internazionale e che la tutela dei residenti di Tindouf sia posta sotto il controllo diretto delle agenzie delle Nazioni Unite.


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