Antonella Soddu

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SARDEGNA. I DOSSIER ECONOMICI APERTI E MAI CHIUSI. ALTRO CHE PASSERELLE A PONTIDA !

Evidentemente si preferisce continuare a fare le passerelle al fianco di chi puntualmente viene nell’isola solo per giocare la carta del consenso elettorale


Di Antonella Soddu

Mentre il Presidente della Giunta Regionale della Sardegna sale sul palco di quel di Pontida con gli altri 200 amministratori della Lega Salvini Premier, e nel farlo usa ancora una volta il nome di quel che fu il glorioso partito sardo d’azione che ebbe come padre Emilio Lussu, ai sardi restano sulla carta da risolvere annosi problemi sostanziali e d’immagine. Nel primo gruppo senza indugio alcuno si collocano ai primi posti sanità, energia, trasporti, industria, agricoltura, istruzione, ricerca, lavoro, etc. Nel secondo gruppo ancora una volta si collocano zona franca, insularità in Costituzione. Partendo dal secondo gruppo sovviene di concentrare l’attenzione sul tema insularità. Tema che si configura come una bella idea che torna sempre in mente ai rappresentanti politici ogni qualvolta riscontrano difficoltà nel provare a trovare idee di soluzione ai temi del primo gruppo. Il tema dell’insularità in Costituzione che potremmo definire tanto formale e poco sostanziale, torna alla ribalta ogni qualvolta emerge la richiesta di autonomia differenziata da parte delle Regioni del Nord ed è evidentemente la sola e unica risposta che la politica sarda riesce a mettere in campo come contropartita. E’ una risposta formale, non sostanziale come dovrebbe essere. Si chiede il riconoscimento del principio d’insularità in Costituzione con il fine esclusivo di una successiva richiesta di trasferimento di fondi in favore della RAS – Regione Autonoma della Sardegna. Tradotto, l’obiettivo finale è quello di “avere più soldi”. Tutte le Regioni, dal nord al sud del Paese rivendicano il diritto a trattenere più soldi. La Sardegna è da sempre impegnata nella “vertenza entrate”. Ci servono più risorse per crescere. La mancata crescita economica della Regione può davvero esser diretta conseguenza degli eccessivi ritardi nella ripartizione di queste risorse? Se teniamo conto del dato di fatto che la RAS e la Regione Sicilia hanno insieme quasi il 90% di tutte le imposte riscosse nelle isole, si evince che abbiano già a disposizione una montagna di risorse e che il continuo reclamarne altre mette in allarme le Regioni che invece pur avendo livelli di produttività più elevati spesso giocano il loro dado per la crescita soprattutto puntando alla gestione accurata delle risorse disponibili attuando programmazioni per investimenti curando la qualità e i servizi. Gli annosi problemi legati alla gestione - probabilmente poco accurata - di settori come sanità, energia, trasporti, istruzione sono fattori che fin oggi hanno impedito lo sviluppo economico dell’isola relegandola spesso agli ultimi posti e fanno presupporre che nessuno abbia mai utilizzato al meglio i vantaggi dell’autonomia a statuto speciale e meno che mai né le innumerevoli risorse di denaro rientrate nelle casse regionali, né quelle provenienti da fondi europei. Vedasi il fallimento nella costruzione di piani di sviluppo regionali finanziati in grandissima parte dall’UE. Quando questi piani sono stati fatti, è venuta a mancare l’azione d’incremento e valorizzazione e peggio ancora, sono diventati subdoli meccanismi per spendere risorse pubbliche in progetti d’inutile incisività. Oppure, è venuto a mancare il coordinamento necessario alla realizzazione di progetti che ha determinato la restituzione dei fondi. Ciò, non siamo riusciti a spendere le risorse. Paradossalmente restando sul tema “fondi che la Sardegna non riesce a spendere”, è dei mesi scorsi la notizia secondo cui per i prossimi sette anni ci sarà da parte dell’UE un aumento di fondi destinati all’Isola. In tanti hanno esultato ma, di fatto, c’è poco da rallegrarsi poiché quest’aumento di fondi è stretta conseguenza del passo indietro che la Sardegna ha fatto nello sviluppo. I fondi 2014/2020 erano stati ridotti a 900 milioni poiché sviluppo economico e disoccupazione avevano registrato segnali positivi. In sei anni il Pil pro –capite medio a livello europeo era aumentato portando la Sardegna all’uscita dalla situazione di sottosviluppo. Le politiche comunitarie avevano funzionato se circa dieci anni fa l’isola aveva superato come reddito pro-capite tutte le altre regioni del mezzogiorno. Abbiamo superato il ritardo di sviluppo, siamo passati alla fase intermedia e anziché fare, il salto di qualità siamo rientrati nella prima fase tanto che il paragone con le altre Regioni europee risulta, esser impietoso. Altro che esultare per l’aumento dei fondi UE! I problemi sostanziali, come dicevamo prima, mancano ancora oggi di risposte. Sono problemi rilevanti dal punto di vista economico inteso come elemento di sviluppo; la Sanità per esempio.  "Il rapporto GIMBE (giugno 2019) del Ministero della Salute, attribuisce un voto impietoso alla Sardegna collocandola nella classifica delle Regioni inadempienti su LEA – livelli essenziali di assistenza - secondo i parametri dei sistemi di monitoraggio del Ministero della Salute (la Sardegna si colloca agli ultimi posti con 140 punti ben sotto la soglia di sufficienza individuata a 160 punti). Altro tema di sostanza è quello riguardante i trasporti; alle porte ci sono alcune scadenze importanti come la continuità territoriale marittima - che però è gestita dallo Stato - la cui convenzione è in scadenza a luglio del 2020; c’è poi il contratto con la Regione per il trasporto aereo su Cagliari e Alghero. Contratto in scadenza il prossimo novembre, la questione incerta di Air Italy su Olbia (gestione dello scalo scade ad aprile 2020) e le trattative per il nuovo bando passano attraverso l’UE." ( come fa notare  il Professor Beniamino Moro in un recente articolo pubblicato  su Unione Sarda )  Il settore energetico che probabilmente continuerà a rimanere spina nel fianco di tutti i parlamentini sardi anche futuri nonostante sia settore di vitale importanza per l’economia isolana. Per ora c’è da sbrogliare la matassa dei tempi di uscita dall’uso del carbone nelle centrali termoelettriche. Uscita prevista nel 2025, ma che considerati i tempi lunghi per il completamento della rete del metano vede la necessità di una proroga. Proroga che vede la posizione contraria degli ambientalisti in un acceso dibattito che vede pro e contro sia alla possibile proroga sia alla rete di metanizzazione dell’isola. Ovviamente oltre le competenze su citate, la RAS detiene anche quelle in materia di lavoro e seppur negli anni scorsi (2016) la Giunta Pigliaru ha attuato una riforma dei CPI - adottata poi come modello nazionale per le riforme progettate dagli ultimi Governi Nazionali - strettamente collegate a “sinergiche, attive politiche sul lavoro” - portata a termine anche per favorire l’incontro domanda/offerta, queste non risultano aver contribuito a frenare la crescita della disoccupazione e l’emigrazione che sta spopolando l’Isola. L’alto indice di disoccupazione - sia tra i giovani sia tra gli adulti, verosimilmente padri e madri dei giovani disoccupati, produce un calo demografico con effetti negativi anche sull’economia. Altri settori strategici come agricoltura, turismo, commercio e artigianato, risentono di altrettanta mancata seria programmazione di ammodernamento e sfruttamento positivo delle risorse naturali che l’isola offre. Con alta probabilità possiamo affermare che la questione inserimento del principio d’insularità in Costituzione non farebbe diminuire i dossier dei problemi da risolvere qualora si pensasse a quest’opportunità solo dal punto di vista formale. Resta infine – ma non meno importante - da risolvere il problema a monte; la mancanza nei sardi di quell’elemento che caratterizza la crescita economica. Lo spirito imprenditoriale. Questo elemento - che non ha mai completamente fatto ingresso nel nostro tessuto culturale/sociale/economico - è di conseguenza una palla al piede che ci relega a ultimi della classe. Evidentemente si preferisce continuare a fare le passerelle al fianco di chi puntualmente viene nell’isola solo per giocare la carta del consenso elettorale. Di A. Soddu



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