Ilaria Loddo

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  Storie e Racconti

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SIGNORINA

[...] la femminilità è una forza in sé. Come la bellezza, non ha bisogno di essere spiegata e può intimidire alcuni uomini, così come alcune donne che non la riconoscono in se stesse.

In un momento di pausa, la professoressa ci domanda cosa vorremmo fare da grandi. 

Diamo tutti una risposta. Per ultima risponde una ragazza: le piacerebbe dedicarsi alla chirurgia, ma essendo una disciplina maschile, ha pensato di rinunciarci. 

La professoressa decide allora di raccontarci di quando, nelle corsie, i suoi colleghi venivano chiamati “dottori” e lei “signorina”. 

Di quanto sia stata dura conquistare e poi gestire un ruolo dirigenziale quando, durante le riunioni, la sua voce pareva solo un cumulo di parole: se l'avessero trattata come un'invisibile, un corpo senza voce, si sarebbe rassegnata e sarebbe stato come se non fosse mai esistita. 

Una donna che pensa sia giusto che le sia dato lo stesso rispetto che è riservato agli uomini, fa scomodo e può creare resistenze. 

Vuol dire sabotare secoli di schemi. I punti di riferimento degli uomini crollano, sono superati e si sentono privati della loro virilità. 

Ma in virtù della forza ancestrale femminile e di quelle donne il cui coraggio ha gettato il nostro futuro oltre gli ostacoli, il nostro apporto femminile nella società deve continuare con piccole battaglie. 

Sul posto di lavoro, le madri incontrano sistematici svantaggi nella retribuzione e nella competenza percepita perché le politiche a loro favore sono scarse: pochi asili, orari scolastici scomodi e stipendi troppo bassi per pagare qualcuno che tenga compagnia ai bambini. 

Quindi sì ai dipartimenti per le pari opportunità, sì alle quote rosa ma solo quando queste non significheranno più solo una percentuale, bensì un meccanismo che impedisca il mantenimento della quota monopolistica maschile, attraverso politiche di inclusione. 

Credo, infine, che i nostri obiettivi debbano diventare universali. 

Oggi, da qualche parte, c'è una ragazza, con le mie stesse ambizioni, più talentuosa di me, che non avrà mai le mie stesse possibilità perché il destino ha voluto che nascesse dove c'è povertà e dove non c'è giustizia. 

Quando penso che nessuno, agli occhi di Dio, sia troppo piccolo o troppo povero per poter conoscere la felicità, mi domando se al mondo, solo pochi prescelti e fortunati le siano destinati e se altri invece lo siano a non conoscerne mai l'emozione. 

Portiamo quindi avanti, come solo noi sappiamo fare, le nostre “piccole battaglie”, ricordandoci che la femminilità è una forza in sé. Come la bellezza, non ha bisogno di essere spiegata e può intimidire alcuni uomini, così come alcune donne che non la riconoscono in se stesse. 


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