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Gianfranco Murtas

Un libro (ed un bis) per accompagnare padre Morittu nel suo 80° compleanno

di Gianfranco Murtas

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Nella singolarità della sua condizione di vita raccoglie, padre Salvatore Morittu francescano dei minori osservanti di antico collaudo anche in Sardegna (dai tempi di San Francesco forse ancora vivente, ottocento anni fa!), i tratti personali, anche i più intimi, di una infinità di bisognosi d’ogni ordine sociale, fra ricchi e colti e poveri e ignoranti a lui presentatisi o da lui scovati nel lungo tempo donatogli dalla sorte o dalla Provvidenza. Come un cercatore di umanità, samaritano bonorvese di chiamata al rischio, e senza mai imporsi con la sua divisa, s’è fatto mangiare anche lui, come altri pure, laici o chierici, in Sardegna e nella Sardegna del nostro tempo, da chi, smarrito nel trambusto d’una confusione assorbente, vagheggiava il recupero di sé, quel certo senso dell’essere che gli sfuggiva e pur avrebbe dovuto essergli calzato con ogni naturalezza.

E dacché aveva 33 anni – come quelli che il Vangelo attribuisce a Gesù di Nazaret nel compimento del suo viaggio in Palestina – s’è messo alla impegnativa sequela del suo Signore scoperto fuori dai libri della sociologia o della teologia, e trovato invece nella perfida poesia della città addensata, tanto più in quelle fasce generazionali in affaccio ad futuro innaturalmente temuto come un nemico.

Prima di quel primo passo, nei sette anni di sacerdozio vissuto nel francescanesimo dello studio e sotto l’occhio paterno del ministro provinciale Dario Pili aritzese, aveva allenato lo spirito al nuovo che le dinamiche sociali segnalavano, a lui ed ai francescani sardi, alla chiesa cattolica ed anche a noi del plenario civile, come urgenze da sanare. Entrò da una fessura nel mondo grande del disorientamento giovanile allignato nei condomìni belli e in quelli depressi di Cagliari e nel suo territorio più prossimo e anche di altri territori isolani, anche di Sassari ed Alghero, Carbonia ed Ozieri, Guspini e Barbagia ed Ogliastra. Per quasi mezzo secolo ha seminato fatiche in una terra sociale difficile, sovente refrattaria perfino ad ogni augurio di fertilità immaginabile e, paradossalmente, attiva partigiana dello sbaraglio.

È arrivato adesso, per quel certo calendario dell’anagrafe che tutti ci fa uguali, a dover tirare più e meglio che in altre occasioni (raffinando il quotidiano ripasso di coscienza) il suo consuntivo di lavoro. Di lavoro operaio nella gran fabbrica di una società complessa e mobile! E però – va aggiunto – di lavoro che s’accorge essere ancora inconcluso, il lavoro dell’accompagno fedele e savio, insediato fra la tenuta di S’Aspru – che rimanda alla memoria generosa e cara di don Paolo Carta arcivescovo – e la casa-famiglia di Sant’Antonio abate nel cuore antico di Sassari bella.

Tutto ancora continua e fortunatamente non mancano, nel cantiere, le maestranze collaborative spinte da ragioni proprie ed educate dall’esempio ricevuto. Tutto si è fatto fin qui e tutto si continuerà a fare insieme. Insieme, insieme, nella religione permanente del noi… La magia è stata sempre tutta lì, bellamente francescana: nell’associazione fra la responsabilità personale ed il sentimento partecipativo, appunto quello del costruire e ricostruire Mondo X.




Trama e ordito

Celebra tutto – consuntivo di vita e missione che continua larga di esperienza e con volontà ogni giorno rinnovata – un libro ancora fresco di stampa ed all’insegna, come nel titolo, di Trama e ordito: un libro che raccoglie ben 90 testimonianze (comprese undici voci dei “rappresentanti delle istituzioni” fra sindaci locali e vescovi di diverse diocesi sarde, nonché l’attuale ministro generale dei minori osservanti, e tredici gustosissime composizioni in versi, tutte in lingua sarda ed in italiano soltanto quella di Salvatore Niffoi!), testimonianze sulla persona di padre Salvatore e testimonianze sull’opera continuativa così come egli l’ha posta in campo fin dal 1979-1980.

Entrano nel ricco sommario della pubblicazione anche diciotto estratti per lo più dall’ormai ventennale periodico MappaMondo X curato, con raffinatezza grafica e sempre corposi contenuti, da Luigi Alfonso: tanto per indirizzare il riflettore su alcuni dei maggiori e sempre leali collaboratori del fondatore (i suoi “inviati speciali”), i più dei quali sono oggi in benedizione (e pianti, da me pianti dolorosamente).

A comandare tutto ecco le tre rapide pagine introduttive del “comitato di redazione” costituito da fra Stefano Gennari, Sandra Buondonno, Rita Salaris e il già citato Luigi Alfonso, che spiegano il titolo del libro: «la vita di una persona acquista il suo disegno più bello quando si lascia intrecciare con quella degli altri. Ognuno ha donato un filo della propria memoria; e tutti insieme hanno dato vita a questo tessuto di voci».

Potrei dirla anch’io a mio modo, volgendone il senso verso i diciassettemila giorni condivisi da padre Salvatore con i suoi comunitari di vario mestiere, nelle diverse sedi di lavoro in cui ciascuno ha dato il meglio di sé. Perché così è stato e così è: il giusto rimando è all’attività molteplice progettata e compartecipata dal frate nostro con i suoi, così nel frazionamento organizzato degli incarichi come anche, e prima ancora, nella assemblea delle buone intenzioni.

Ma “trama e ordito” come metafora oltreché della riunione dei coautori del libro anche del gruppo degli operatori (d’organico o volontari e ausiliari) susseguitisi nel tempo, è metafora anche, direi, e per eccellenza, del popolo comunitario che nelle officine meccaniche, nei laboratori dell’artigianato, nei campi agricoli o negli ovili, e certamente nelle stanze del libero discutere, ha materializzato e scambiato, attraverso l’incontro e l’incrocio, le dinamiche più intime del proprio riscatto: didattica spesa e didattica appresa, volontà e diligenza, abilità e scoramento, sofferenza e soddisfazione di conquista rivelate da migliaia di ragazzi si sono via via combinate con i bisogni personali di chi non potrebbe mai aver immiserito la propria chiamata a semplice e incongrua vigilanza.

Già il titolo del libro, con quella locuzione che allude alle componenti di una unità, e che capitò anche a me di utilizzare in vari scritti (magari in qualche schizzo biografico di amici cari e indimenticabili, ora Fabio Maria Crivelli ora Armando Corona), mi convoca, pur nella materiale distanza, ad una partecipazione sentimentale all’evento di Bonorva e Siligo e Sassari. Essa è rivolta tanto alle risorse umanistiche (e ovviamente religiose) della persona festeggiata che ha sedimentato in sé infinite ragioni di una fede interrogante quanto all’opera diffusa in tempi e spazi, così espressiva di una prepotente indole e, insieme, di una volontà che non rinuncia mai a ripartire pur dopo le inevitabili ed amare sconfitte.

Muovendo dai vicoli, e quando la rapsodica salute me l’ha consentito, ho cercato di sviluppare anch’io il mio impegnoseguendo l’esempio e incrociando i percorsi. Il modello francescano s’adatta bene anche alla missione di noi altri chiodi arrugginiti dell’azionismo che non potremmo mai sconnettere l’ideale politico e patriottico dall’impegno e civile e sociale.

Ebbi i miei primi contatti con questo fratello francescano nella primavera del 1988, o forse poco prima, e salendo e discendendo per i monti ho cercato di contribuire alle sue fatiche in vari modi pratici ma anche con diversi scritti narrativi sui fronti dell’informazione e della libera confessione testimoniale nonché promuovendo alcuni incontri di dialogo pubblico. Qualcosa di segreto, o inesprimibile, è avvenuto nel convegno al capezzale di chi ci ha lasciati, dopo tanto soffrire, per un’infezione che per troppo tempo ha dilagato lasciando senza scampo. Io porto la mia fatica mentale nel richiamo ai quattrocento giovani fratelli che ho accompagnato al camposanto di Selargius e Pirri, di Monserrato e Quartu e Quartucciu e Cagliari, di Guspini e Villacidro, di Alghero e Castelsardo…, non pochi dei quali avevano maturato l’esperienza comunitaria ripulendosi, con meraviglia lampante, l’intelligenza ed accogliendo con animo placato le pronunce di natura.

In una recentissima pubblicazione ho creduto di dover riunire, come in una agenda aperta all’incontrario, le rapide ma pur insistite righe dedicate al mio fratello francescano nell’occasione terribile della sua caduta nella rete del covid e quelle rivolte, in un richiamo mixato, insieme dolente e gioioso, a taluni di coloro che con lui hanno lavorato in comunità, tanto più fra San Mauro e Campu’e Luas, idealmente estendendo alla platea intera di ragazze e ragazzi che avevo chiamato alle parti di questo o quel copione di teatro donato ad inedite conoscenze e riflessioni.

Così ho introdotto questa mia dispensa titolata Di Salvatore Morittu frate minore osservante tra comunità di vita e cerchie d’amicizia sociale, prova provata d’una Sardegna dell’impegno nel passaggio fra secondo e terzo millennio. Insieme antologia e, per me, testamento.




Una presentazione

Questo modestissimo quaderno raccoglie diversi miei scritti postati nelle ideali colonne dell’web con riferimento alle attività (e prima di tutto alla persona) di padre Salvatore Morittu ofm che va oggi al suo 80° compleanno. Quattro volte venti, avrebbe detto il presidente socialista Sandro Pertini e questo vale anche nel nostro caso ché, se proprio non ventenne, ma trentenne sì, padre Salvatore francescano indirizzò, per vocazione scoperta strada facendo e per moltiplicarla più volte, la sua vita che, appunto, in molti intercettammo quando l’età era ancora relativamente verde. Giovane era, seppure già di robusta, robustissima complessione morale e religiosa, direi però anche civile e sociale, giovane egli rimane nel mio immaginario, seppure le circostanze hanno portato a divaricazioni che – sembrerebbe un paradosso ma non lo è – hanno cementato di nuova e prodigiosa malta l’intesa ideale e la mia ammirazione.

Il suo trasferimento ormai stabile nel Sassarese e la mia prigionia in catene a Cagliari hanno creato nuovi scenari alla relazione, ma tutto è rimasto in positivo. Le rapsodiche occasioni convegnistiche nel capoluogo – ora per celebrare la memoria grata di monsignor Paolo Carta, ora per celebrare lui, padre Salvatore, nell’occasione del suo 70° compleanno, negli affollati locali degli exallievi salesiani (gli altri erano quelli del seminario arcivescovile) – sono state nulla rispetto alla energia partecipativa innervante l’augurio di guarigione allorché il virus crudele assediò l’esile corpo tutto oblativo del fondatore del circuito Mondo X Sardegna.

Avuta notizia di quell’affronto spudorato non potei che riversare nella scrittura i sentimenti, scaricandovi il tumulto dell’animo mio disperato. Ogni qualche giorno in quel mese di dicembre 2020 consegnai alla testata leggeri doni del cuore, convocando insieme, come mi parve e mi pare giusto, quegli altri – vivi o morti, per me sempre vivi come Zella Corona o Baingio Piras (ma anche Bea e Lina e Bruno e Luisetta anche… e…), e i ragazzi che m’era stato possibile impegnare in corali lavori di teatro – che hanno riempito di sé la vita di un frate buono e della vita di questi si sono fatti riempire lungo tempi non misurabili con il solo calendario.

Ho richiamato, nella presente circostanza, anche altri scritti affidati anch’essi, in tempi precedenti, all’web (ora di Fondazione Sardinia ora di Giornalia) e inoltre, pur soltanto con i titoli, gli altri scritti di semplice tratto pubblicistico con cui negli anni, tanto più in quelli remoti, e al di là delle fatiche editoriali volutamente qui non evocate, m’è stato dato di accompagnare le iniziative dell’amico e fratello. Può dirsi essere un modo, questo repertorio, in cui la biografia si rivela anche autobiografia, com’è inevitabile in ogni relazione che segue logiche speculari. I libri hanno poi fissato nella scena pubblica regionale, e quanto più, in progressione, nel sentire dei partecipanti, gli appuntamenti delle analisi, degli interrogativi, dei consuntivi, delle promesse…

Per il 40° di fondazione della comunità di S’Aspru ed i 50 anni dell’ordinazione sacerdotale, un numero speciale di MappaMondo X avrebbe dovuto portare la testimonianza di molti amici. Partecipai all’ideale assemblea che purtroppo non poté avere una concreta espressione. Ma vale ancora integralmente quanto allora consegnai e nuove righe aggiungono, se non rimbalzi di cronaca, certamente persistenti voci del cuore…

A dirla con il calendario, la mia partecipazione alla vita comunitaria di Mondo X Sardegna è durata qualcosa come 5.500 giorni. Mi viene più facile misurarla così quella collaborazione che, partendo dagli ultimi anni ’80 aveva sfondato il secolo nuovo, coprendo l’intero ultimo decennio del Novecento. Un arco temporale che racconta un pezzo importante della mia esistenza. Tanto più perché quella esistenza io l’avverto come una missione di prossimità: missione traducibile in realtà efficace.

Mondo X Sardegna per me e il mio mondo sentimentale è stato, anzitutto, un approccio alle realtà francescane cui ero stato inoltrato, con discrezione e in vari modi (quelli palestinesi inclusi), da mia madre, e già intanto con il mio nome battesimale. In secondo luogo è stato, ancora in chiave di preparazione, materia di studio attraverso la documentazione che fin dal 1980 avevo cominciato a raccogliere: fuori del recinto ma interessato a quanto e come, nel mio stesso quartiere cagliaritano di Villanova, la buona volontà samaritana e francescana sapeva operare per convertire, attraverso un processo pedagogico di appassionamenti valoriali, la debolezza in forza. Di più e meglio: il talento potenziale in talento attivo da spendere nella espansività sociale. Meraviglioso.

Amici comuni favorirono l’approccio personale, per me l’innesto di una imperfetta individualità in un tronco sapiente, deposito fertile di esperienze di vita in cui, da operaio, avrei potuto imparare a sviluppare nuove professionalità umanistiche attraverso l’affezione a quei miei coetanei e fratelli più giovani, attraverso la mia pratica combinata con la loro fatica.


Nulla mi è stato difficile, ché fortunatamente ero stato educato ad un senso paritario delle relazioni, alla integrazione non alla gara emulativa di merito (quale merito poi?). Registravo nell’ordinario quotidiano la misura degli interventi equilibratori e progressivi dei responsabili, l’originalità delle competenze di un numero largo di volontari d’ogni provenienza, e naturalmente la centrale e associativa presenza dei cento miei fratelli minori, fra San Mauro e le due comunità di Campu’e Luas, in saltuaria proiezione anche di S’Aspru: il sentimento mi ha portato sempre, e d’obbligo, là, nella fraternità in riscatto capace di suscitare anche la mia abilitazione “missionaria”. Di qui la confidenza personale che mi è stato dato di sviluppare in continuità, attento sempre a non disturbare le tracce formative che l’équipe disegnava ed occorreva rispettare. Così nel “dopo”, ché l’accoglienza in casa mia l’ho vissuta sempre come una gradita restituzione di quella da me ricevuta nelle circostanze più diverse.


Le conversazioni occasionali e puramente amicali in laboratorio, nei campi e nel refettorio – ma quante, e quanto più intense, in ospedale! –, quelle preparate nelle cadenze quindicinali delle “conferenze” (così dalla scomparsa di Zella Corona dopo il 2000), le liturgie religiose ampiamente partecipative e festose, le imprese editoriali in cui ho potuto riunire i contributi dei ragazzi, tutto ha concorso a segnare per sempre la mia vita.


Ricapitolando

Gli articoli qui riprodotti costituiscono la più recente produzione orientata ad onorare, nelle circostanze date, la personalità grande di un minore che, a sette od otto secoli dalle consegne del fondatore, di lui ha seguito il percorso spirituale collocando la propria sequela nel territorio di famiglia ed in una epoca specialmente bisognosa di acqua rinnovata.

Le prime attenzioni mie di pubblicista volte al protagonista ma insieme, inscindibilmente, alla sua opera (e ai suoi amici) datano naturalmente da anni ben più remoti e ne dettaglio qualche prova richiamando i titoli di alcuni dei miei interventi condivisi: in L’Unione Sarda il 29 settembre 1996 (“Padre Salvatore Morittu una vita dedicata ai giovani che soffrono: oggi compie 50 anni”); in Sardegna Fieristica nell’edizione 2000 (“Per la vita! L’associazione Mondo X Sardegna, promossa ed ancora oggi attivizzata da padre Salvatore Morittu, ha compiuto vent’anni”); in Chorus il 1° agosto 2001, il 15 giugno e 1° ottobre 2002, il 1° aprile 2004; in MappaMondo X nel corso del 2002 e ancora nel gennaio 2003 (“No alla medicalizzazione: così partono anche in Sardegna le comunità di vita”, “Un giovane francescano e la scommessa: Quei fratelli drogati vanno salvati”; “S’Aspru, agricoltura e zootecnia per superare la schiavitù della droga”, “Campu’e Luas, prima si sdoppia e poi accorpa anche San Mauro”; “Centro di accoglienza, 22 anni di ascolto e orientamento”, “A Sassari un albergo di vita per condividere il coraggio”); in La Gazzetta del Medio Campidano nei numeri del 6 e 20 giugno 2003, del 23 aprile e 5 maggio 2004; del 25 marzo ed 8 aprile 2005, del 23 febbraio 2006.

Altro ancora, e per salutare l’ecumene di lavoro, è rifluito, da file sparsi, nella miscellanea Ricerche Ricordi Riflessioni anno 2001 (“Zella, una professoressa per amica”, “A Monte Santo, Siligo”, “Vent’anni, il popolo del chiostro”, “Annibale Cois, professore del fare discreto”, “Un’intervista per capire”, “A Ferragosto in comunità”, “Conferenze-dibattito, proiezioni e spiritualità”, “49 anni, memento”, “Per te, Baingio Piras”).

Una decina di libri hanno viaggiato anch’essi per l’informazione e la condivisione di idealità, anch’essi hanno servito la causa. E, con essi, i dibattiti delle cento voci incontratesi alla presentazione dei volumi di Partenia in Callari, o al Rotary. Ma ancora, già nel 1991, i servizi televisivi di Zibaldone, sulla rete di Sardegna Uno…

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