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Sara Agus

Un libro può davvero cambiarci la vita?

di Sara Agus

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In un mondo sempre più digitalizzato, dove tutto scorre spesso troppo velocemente, leggere sta diventando sempre di più un’abitudine obsoleta.

Dal 2000 si è passati da una percentuale di lettori del 60% al 57,1%. Infatti, sempre meno gente si approccia alla lettura di libri e, stando ai dati che emergono, soprattutto la generazione Z (quella dagli anni ’90 al 2010, per intenderci) risulta quella meno avvezza a leggere, penalizzata probabilmente dall’uso eccessivo dello smartphone e dall’avvento dei social, che ha creato uno spaccato tra le diverse generazioni.

Leggere, infatti, richiede di fermarci, concentrarci, seguire una storia senza saltare continuamente da un argomento all’altro.

E spesso è proprio questo che penalizza i lettori, che non trovano il tempo per leggere. Inoltre, la scuola ci insegna che leggere non è un piacere, ma solo un modo per imparare nuove nozioni, imprimere dei concetti forzatamente nella nostra testa e, quindi, la nostra mente in automatico lo associa allo studio.

In realtà, la lettura non serve soltanto a imparare nuove informazioni.

Leggere significa entrare in epoche diverse, visitare luoghi nei quali non siamo mai stati, seppure con la fantasia, conoscere culture lontane e vedere la realtà attraverso gli occhi di qualcun altro.

E forse, in un certo senso, conoscere meglio noi stessi.

Un libro può farci riflettere sulla nostra vita e, quindi, insegnarci qualcosa che non impareremmo in altro modo.

Un romanzo, per esempio, può insegnarci qualcosa sulle emozioni umane, sull’empatia.

Un saggio può mettere in discussione una nostra convinzione e farci vedere le cose da un’altra prospettiva che, fino a quel momento, non avevamo considerato.

Quello che leggiamo può rimanere impresso nella nostra mente anche se non ce ne rendiamo conto subito.

Molte volte ricordiamo, infatti, una frase per anni. Non sappiamo neanche esattamente perché ci sia rimasta impressa, ma magari ritorna in un momento particolare della nostra vita.

Un’altra caratteristica della lettura, che la rende affascinante, è che, a differenza di quando, ad esempio, guardiamo un film, dobbiamo costruire tutto nella nostra mente.

L’immaginazione non è utile soltanto per comprendere meglio ciò che stiamo leggendo, ma ci dà la capacità di immaginare possibilità diverse, di trovare soluzioni, di progettare il futuro e di vedere qualcosa che ancora non esiste. Perciò, leggere fin da bambini sarebbe la cosa migliore.

Quando si parla di lettura, spesso si commette un errore: pensare che una persona che legge tanti libri sia necessariamente più “colta” di una persona che ne legge uno o due.

Non è sempre così. Anzi!

Il numero dei libri letti può essere interessante dal punto di vista statistico, ma non racconta quanto quei libri abbiano lasciato un’impronta dentro una persona.

Si può leggere un libro velocemente e dimenticarlo in pochi minuti. Oppure si può leggere un solo libro e continuare a pensarci per giorni, settimane o anni. Quasi da rimanerne ossessionati.

Non dovremmo mai chiedere: “Quanti libri hai letto?”, ma: “Che cosa ti ha lasciato ciò che hai letto?”.

Non basta leggere un libro per diventare improvvisamente più coraggiosi, più intelligenti, più felici o più consapevoli.

Un libro non può fare il lavoro al posto nostro.

Può però farci riflettere. Può posare nella nostra testa delle idee, come dei semi in un campo.

Può insegnarci una parola che prima non conoscevamo. Insegnarci a esprimerci. Può aiutarci a comprendere un sentimento. Può mostrarci un’altra prospettiva. Può farci capire che non siamo gli unici a sentirci in un certo modo.

Inoltre, anche il momento in cui leggiamo un libro può essere significativo.

Perché lo stesso libro può avere un significato completamente diverso a seconda dell’età e delle esperienze del lettore.

Un romanzo letto in età adolescenziale può emozionarci per un motivo e lo stesso, letto in età adulta, può darci delle vibrazioni completamente diverse. Cambiano le esperienze, cambiano i sentimenti e, ovviamente, cambiamo noi. Non esistono magie improvvise, ma solo libri in grado di toccarci di più, in punti che pensavamo inarrivabili, perché ci danno delle risposte che, in quel particolare momento, stiamo cercando.

Francesco Petrarca scrisse: “Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso”.

Ed è così che un libro può aiutarci davvero: non cambiandoci la vita, ma dandoci dei piccoli spunti per essere persone migliori.

Fonte: Sara Agus
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