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Redazione

Venzi, Bonvecchio e Di Bernardo intervengono sul rapporto GOI/GLRI. La chiosa dalla Sardegna: «una paraculata»

All'esame dei protagonisti l'inedito documento del 2015 firmato da Michele Pietrangeli. La questione della giurisdizione nazionale e il conflitto con la Costituzione del Grande Oriente d'Italia

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È tanto il clamore suscitato dalla pubblicazione, in esclusiva per Giornalia, del documento del GOI datato 4 dicembre 2015, a firma dell'ex Gran Segretario sardo Michele Pietrangeli. Sui social e nelle chat massoniche sono in tanti i "fratelli" che hanno ventilato le ipotesi di "Tavole d'accusa" per "Alto Tradimento" ai danni dell'ex Gran Segretario e dell'ex Gran Maestro Stefano Bisi, insieme a tutti i componenti dell'allora Giunta (fatto salvo il prof. Claudio Bonvecchio, che da due anni ormai riveste lo status favorevole del "dissociato", come egli ha più volte sottolineato).


Cosa dice la Costituzione del GOI?

Il tenore letterale dell'art. 2 della Costituzione del Grande Oriente d'Italia è, in tema di rapporti con le altre Potenze massoniche nazionali, inequivocabile: «Il GOI (...) rappresenta la sola fonte legittima di autorità massonica nel territorio italiano e nei confronti delle Comunioni massoniche estere». Questo assunto comporta un corollario a sua volta indubitabile: l'autodeterminazione costituzionale del GOI colloca l'Obbedienza in un alveo di esclusività territoriale sul suolo italiano.

Ne consegue che l'attuale impianto strutturale e valoriale della Costituzione del Grande Oriente d'Italia non consente allo stesso di riconoscere Potenze massoniche concorrenti sul piano nazionale, e non consentirebbe neppure l'annullamento di tale principio per una supposta "proprietà transattiva": cioè per mezzo di riconoscimenti incrociati di un'altra "fonte legittima", che nel caso di specie sarebbe la UGLE (la potentissima Gran Loggia Unita d'Inghilterra).

Non solo. Sempre l'art. 2 della Costituzione del GOI più avanti afferma che il principio di esclusività territoriale opera "reciprocamente" nel campo dei rapporti internazionali, nel senso che per le Obbedienze estere il Grande Oriente d'Italia deve essere ritenuto la sola fonte legittima di autorità massonica nel territorio italiano. Con l'evidente conseguenza, anche qua, che nel caso in cui l'Obbedienza estera non ottemperi tale principio il GOI non può intrattenere con essa alcun rapporto, né tantomeno cedere a reciproco riconoscimento.

Questa, insomma, la fredda rappresentazione del quadro normativo.


Cosa è successo a inizio 2023?

Dai documenti ufficiali formati dalla UGLE a inizio 2023, cioè quello datato 20 febbraio e quello rubricato 8 marzo (nel loro combinato disposto), emerge tuttavia un quadro che mal si concilia con il portato normativo evidenziato in precedenza. Ciò perché, da un lato, la UGLE ha ripristinato il riconoscimento al GOI (che era stato ritirato nel 1993, in concomitanza con l'"Inchiesta Cordova") in aggiunta – e non in sostituzione – di quello già operante in Italia per la Gran Loggia Regolare, dall'altro lato perché gli inglesi hanno imposto, motu proprio, la pesante condizione che tale riconoscimento sia subordinato al "consenso di tutte le Gran Logge riconosciute presenti". Ed è appunto in questo scenario impositivo che si inserisce l'inedito documento del 2015 a firma Pietrangeli.

In esso è acclarato, formalmente, l'effetto verificatosi quasi otto anni più tardi, cioè l'inoppugnabile circostanza che dal giorno 8 marzo 2023, in Italia, per la Gran Loggia Unita d'Inghilterra, operano due Obbedienze massoniche, entrambe riconosciute come tali: il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia Regolare d'italia.


Dove sta il problema?

Il problema consiste nel fatto, altrettanto veritiero e incontrastato, che l'imposta "coabitazione" di GOI e GLRI è stata decretata (quasi che la UGLE sia sovrana nei rapporti con le due Obbedienze italiane) senza la consultazione dei Maestri Venerabili e dei "fratelli" affiliati tanto dell'una quanto dell'altra Potenza massonica nazionale, ma soltanto attraverso decisioni apicali delle rispettive Giunte e Gran Maestri.

Con il risultato che dall'8 marzo 2023 il territorio italiano è di fatto divenuto un "condominio", in violazione, almeno per quanto riguarda il Grande Oriente d'Italia, del portato dell'art. 2 della propria Costituzione. In aperto contrasto con il principio di sovranità e di esclusività territoriale.


La Gran Loggia

Ogni considerazione riportata riguarda, peraltro, il mero dato normativo, nulla osta evidentemente a che esso possa essere riformato dall'organo assembleare titolare del relativo potere di intervento. Nel GOI questo organo è la Gran Loggia, che doveva essere informata, all'epoca dei fatti, dalla Giunta dell'ex Gran Maestro Stefano Bisi esattamente nei termini in cui oggi si sforza di farlo Giornalia, con un'operazione "chiarezza", su un tema niente affatto banale, al contrario molto serio per qualsiasi massone del Grande Oriente d'Italia e della Gran Loggia Regolare d'Italia.


Le reazioni dei protagonisti

Essendo noi terzi rispetto ad una tematica che riguarda da vicino vicende del tutto associative, abbiamo chiesto, nella giornata di ieri, al prof. Claudio Bonvecchio, già Grande Oratore e Gran Maestro Aggiunto del GOI, al dr. Fabio Venzi, Gran Maestro della GLRI e al prof. Giuliano Di Bernardo, ex Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, di aiutarci a capire meglio – per mezzo delle loro impressioni  l'inedito testo siglato nel 2015 dall'ex Gran Segretario del GOI Michele Pietrangeli.




«Per quanto ricordo il documento è corretto», così esordisce Claudio Bonvecchio, che precisa: «Non si tratta di un riconoscimento de facto, ma il semplice riconoscimento che sul territorio italiano esiste anche la GLRI. Il che è ovvio in quanto esiste».

Fabio Venzi precisa: «il documento venne inviato al Gran Cancelliere della UGLE (all'epoca Derek Dinsmore). Successivamente prese l'incarico Paul Engeham, in occasione della richiesta di riconoscimento effettuata dal GOI, che necessitava, formalmente, della condivisione territoriale con la Gran Loggia che già deteneva il riconoscimento, ossia la Gran Loggia Regolare d'Italia».




«La UGLE ci portò successivamente a conoscenza di questo documento di cui prendemmo atto. Come ho già specificato nella mia allocuzione sul Trentennale della GLRI (che è pubblicata sul nostro sito internet), il GOI era considerato Gran Loggia "Regolare" dalla UGLE fin dal 2001».

Al dr. Fabio Venzi abbiamo chiesto, a questo punto, se egli ritenesse che nel documento fosse esplicitato, in qualche modo, un riconoscimento de facto della Gran Loggia Regolare d'Italia da parte del GOI. Ed inoltre se avesse senso, secondo lui, riconoscere una reciproca coesistenza territoriale senza arrivare al formale riconoscimento dell'altra Potenza massonica. Tutto questo perché, a noi parte terza, pare onestamente incomprensibile che si voglia "dire senza dire" e "fare senza fare", con l'esclusiva finalità di "accontentare" Londra e portare a casa un risultato onestamente opaco, poiché è evidente la soluzione di facciata. Una "soluzione" che in realtà lascia aperti tutti i vecchi rancori e non sisolve nulla.

Più nel dettaglio, a Venzi abbiamo domandato apertamente se avesse senso affermare: "Ok, condividiamo il territorio nazionale in reciprocità con loro", e poi subito dopo: "Nascono da un gruppo di fuoriusciti traditori!"

«Egregio Direttore, concordo con Lei, è complicato trovare un senso alla vicenda. Tenga conto che per la UGLE per riconoscere sullo stesso territorio due Istituzioni massoniche non è necessario che le stesse siano in rapporto di reciproco riconoscimento, ed infatti tra noi e il GOI non vi è reciproco riconoscimento. Riguardo i "fuoriusciti e traditori" successivamente al documento da Lei pubblicato, in un intervento pubblico, Stefano Bisi ci ha definiti, ovviamente in senso spregiativo, la "cosiddetta Gran Loggia Regolare d'Italia", con la quale però all'epoca del documento era ansioso di condividere il territorio nazionale... In questa, e in altre vicende, il tempo sarà galantuomo».




Ci risponde anche il Prof. Giuliano Di Bernardo: «Vede, Direttore, il problema non è del documento preso in sé, ma di quale significato esso abbia. Mi spiego meglio, e Le domando: secondo Lei avrebbe avuto senso scrivere un testo in cui si dice agli inglesi che la Gran Loggia Regolare d'Italia esiste? Ed esiste proprio in Italia? Credo che Derek Dinsmore fosse nella perfetta conoscenza di tutto ciò! Era indubitabile. Quello che il testo dice, senza però voler esplicitare, sfruttando la circostanza che gli inglesi sono popolo poco propenso alle sottigliezze linguistiche, è che la Giunta del GOI riconosce in pieno la giurisdizione della GLRI sul territorio italiano. Questo in totale spregio del suo dettato costituzionale. In questo senso ha ragione chi chiede, in seno al GOI, la messa in mora dalla ex Giunta per Alto Tradimento. Stefano Bisi avrebbe potuto, e dovuto, fare due cose in alternativa tra di loro: recarsi previamente in Gran Loggia, spiegare nel dettaglio la questione della giurisdizione territoriale da condividere con la Gran Loggia Regolare d'Italia e acquisire in quella sede il consenso necessario a portare a buon termine la questione, oppure recarsi in quella sede subito dopo la predisposizione del documento, cioè nella Gran Loggia di primavera del 2016, e farselo votare dalla maggioranza dei Maestri Venerabili ivi presenti. Se non ha fatto nulla, preferendo l'ombra... ognuno si dia la risposta che preferisce».


Altri pareri in merito

Un alto esponente della GLRI, che all'epoca dei fatti maneggiò – per via della carica ricoperta – il materiale oggi all'attenzione della Massoneria italiana, ci ha confidato che in GLRI fu fatto tutto secondo le regole: «Dinsmore ci avvisò che la UGLE aveva intenzione di riconoscere nuovamente il GOI, e che la Giunta del GOI aveva rilasciato un documento nel quale accettava la condivisione del territorio nazionale con la Gran Loggia Regolare d'Italia. A quel punto riunimmo il Board nazionale e ci adeguammo alla richiesta inglese, cui – va detto onestamente – non avremmo mai potuto porre il veto. Se Stefano Bisi non fece quello che fece Fabio Venzi è perché sapevamo tutti, Londra compresa, che se egli avesse portato la questione in Gran Loggia a Rimini sarebbe successo il finimondo! E preferì fare senza dire».




Dalla Sardegna abbiamo, invece, raccolto il parere di un graduato sul versante del GOI, con esperienza giuridica professionale e nelle alte sfere dei Tribunali massonici: «Quel documento parla da sé, è una gran paraculata! Se ci fosse un giudice a Berlino l'ex Gran Maestro e i membri della sua ex Giunta finirebbero tutti di fronte alla Corte Centrale! Ma oggi non c'è un giudice, non c'è Berlino, e credo che a brevissimo non avremo neanche più un Gran Maestro. Aspettate... ancora pochi giorni e poi...»



Autore: Redazionale ARTICOLO GRATUITO
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