Franco Meloni

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Beni comuni urbani: l'Università in campo

L'Università presenta un progetto in sintonia con le esigenze della partecipazione dei cittadini alla gestione dei beni comuni urbani.

Rispondendo alle esigenze e accogliendo le richieste dell’associazionismo di base, il "Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura" dell’Università degli Studi di Cagliari (DICAAR) diretto dal prof. Giorgio Massacci, ha formulato un apposito progetto, e lo ha presentato per un possibile (e auspicabile) co-finanziamento alla Fondazione di Sardegna.  Il progetto, denominato: “NeighborHub: riconoscimento, riuso e gestione condivisa dei beni comuni urbani. Un modello per la creazione di distretti socio-culturali diffusi a partire dai quartieri di edilizia popolare”,  prevede la realizzazione di un modello di gestione dei beni comuni urbani con la partecipazione dei cittadini, a partire dai quartieri di edilizia popolare. Non è stato difficile per il Dipartimento elaborare la proposta progettuale in quanto perfettamente corrispondente alle linee di ricerca-azione specificamente seguite dal prof. Ivan Blečić e dalla dott.ssa Valeria Saiu (referente del progetto). La novità consiste nel sostegno garantito da numerose associazioni socio-culturali; in particolare fanno parte del partenariato: il “Comitato Casa del quartiere di Is Mirrionis“, l’ "Associazione socioculturale Aladinpensiero", l’ "Associazione Sarditinera Onlus", l’ "Istituto Gramsci della Sardegna", l’ "Associazione Natural’mente", l’ "Associazione TDM 2000". Ovviamente facciamo tifo perché il progetto sia valutato positivamente e conseguentemente finanziato, a vantaggio di tutta la cittadinanza. L’area di intervento parte da Cagliari e dai paesi della cinta urbana per estendersi potenzialmente – sulla base delle risorse che saranno messe a disposizione dal progetto e da nuovi co-finanziatori – fino a tutta l’area della Città metropolitana. Di più: costituisce un "modello pilota" per tutta la Sardegna e oltre! Nel proseguo del tempo forniremo informazioni in modo puntuale del progetto, che sarà anche presentato dai proponenti in apposite iniziative pubbliche. Riteniamo utile per dare conto dell'importanza dello stesso anticiparne in forma sintetica i "risultati attesi": (1) Atlante dei beni comuni urbani. Censimento, mappatura e definizione delle potenzialità di riuso dei beni da inserire nel circuito NeighborHub; (2) Regolamento per la cura, la rigenerazione e la gestione in forma condivisa dei beni comuni urbani; (3) Sistema di gestione informatizzato. Realizzazione della piattaforma informatica contenente le informazioni sui beni e le regole per il loro utilizzo. La piattaforma verrà resa disponibile alle amministrazioni pubbliche per la gestione diretta o affidata a terzi (in accordo con la Fondazione di Sardegna) che potranno implementare le procedure per la prenotazione degli spazi, in maniera da tenere costantemente aggiornato lo stato di occupazione; (4) Creazione di nuove professionalità. Formazione attiva dei giovani tirocinanti/borsisti coinvolti nel progetto; (5) Sensibilizzazione della comunità. Organizzazione di seminari e incontri pubblici con cittadini, enti pubblici e privati, associazioni, professionisti e aziende interessati a far parte della rete. Come si vede si tratta di concrete realizzazioni di cui le Amministrazioni pubbliche, a partire dal Comune di Cagliari e dagli altri Comuni della sua area vasta, potranno giovarsi nelle loro politiche di ricupero e riuso dei beni comuni urbani, soprattutto attraverso forme di partecipazione alla gestione da parte delle associazioni dei cittadini attivi. Tra i "risultati attesi" ci piace mettere in risalto la formulazione del "Regolamento per la cura, la rigenerazione e la gestione in forma condivisa dei beni comuni urbani", di cui sono privi quasi tutti i Comuni sardi, compreso purtroppo il Comune capoluogo. Al riguardo l'auspicata soluzione dell'annosa vicenda del cd "palazzo sorcesco"  - di cui ci siamo più volte occupati nelle pagine di Giornalia e di Aladinpensiero - trova un nodo irrisolvibile nella mancanza del citato Regolamento, sempre che il Comune di Cagliari voglia operare nell'ambito della legalità in materia di scelta dell'affidamento a terzi della struttura, ovviamente nel caso decida di non gestirla direttamente.


Fonte: Aladinpesiero online, Giornalia
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