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FABIO LOI

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  Politica

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Bolsonaro brucia l’Amazzonia ma questo non ci angoscia abbastanza, perché?

Il pianeta verso la catastrofe eppure dimentichiamo di essere parte della natura. Alienandoci da essa non facciamo altro che scavarci la fossa.

Il Presidente brasiliano Jair Bolsonaro è stato eletto nel 2018. Appoggiato da Trump, sembra aver utilizzato la stessa strategia politica dell’amico nord americano. Diffusione di fake news, delegittimazione del suo maggior avversario, Lula, il leader storico e carismatico del partito dei lavoratori di sinistra. Bolsonaro è stato appoggiato dalle maggiori imprese agricole del paese, dagli industriali, dal mondo della finanza e dalle chiese evangeliche. Gli stessi poteri che di fatto hanno appoggiato Trump, sono praticamente gli stessi che Salvini cerca di corteggiare sbandierando crocifisso e flat tax.

La destra internazionale utilizza la stessa strategia e gli stessi referenti. Una strategia creata e consigliata da Steve Bannon, un uomo di idee apertamente razziste.

In Brasile la foresta amazzonica brucia: il Presidente è stato accusato di aver favorito la diffusione degli incendi e di aver nascosto le notizie del disastro. Gli incendi liberano territori per la coltivazione di mais e soia, utili soprattutto per l’allevamento degli animali.

In Russia abbiamo assistito ad un fenomeno simile. Grandissimi e devastanti incendi in Siberia; Putin è stato accusato di essere intervenuto troppo tardi e di essere complice delle grandi società che vogliono investire in quei territori.

Stesso fenomeno, stessa strategia.

Anche Putin appartiene, ideologicamente, alla stessa destra reazionaria e conservatrice legata a Bolsonaro, Trump, Salvini, Le Pen ecc... C’è un grosso fil rouge che li accomuna. Ostacolano apertamente le politiche ambientali, favoriscono quelle industriali, sono vicini alla chiesa conservatrice e lontani da quella riformista, e si dichiarano più o meno razzisti. Il loro nemico numero uno è l’islam, sono contro tutte le politiche di riconoscimento dei diritti omosessuali,  e usano come capro espiatorio le ONG.

L’Unione Europea invece cosa fa?

La comunità europea ha minacciato sanzioni contro il Brasile, ma è la stessa comunità europea che ha cercato di distruggere Maduro, il Presidente eletto del Venezuela. Un occidente ipocrita che si preoccupa di un Presidente socialista in Venezuela ma che si rivela molto più morbido con un Presidente brasiliano, apertamente razzista e che minaccia la sopravvivenza dell’intero pianeta. La “colpa” di Maduro è quella di vivere in un paese ricco di petrolio, utile ai nord americani. Quella di Bolsonaro è di bruciare uno dei polmoni fondamentali del mondo. L’occidente usa due pesi e due misure diverse, ma a favore di Bolsonaro. Insomma il capitalismo preferisce un governo che distrugge il pianeta ad uno che rivendica il diritto di sfruttare le risorse del proprio paese, a vantaggio dei suoi cittadini e non dell’occidente. Alla faccia di chi dichiara che le categorie di destra e sinistra non esistano più! Il capitalismo è una ideologia di destra, su questo non c’è alcun dubbio.

Il polmone del mondo brucia ma questo non ci angoscia troppo, perché?

Ma l’ipocrita occidente scorda chi è il protagonista del problema ambientale. L’occidente, cioè noi, è senza dubbio quella parte del mondo che inquina e sfrutta le risorse del pianeta in modo insostenibile, e che favorisce la crescita smisurata in nome di uno stile di vita sproporzionato e insostenibile. Se Bolsonaro e Putin sono dei piromani, l’occidente e il capitalismo sono coloro che si alimentano di questo fuoco. Mentre l’India e la Cina riforestano massicciamente, in Europa pochissimi paesi portano avanti politiche di riforestazione e tutela ambientale. In Italia poi ancora meno: meglio passare le giornate in spiaggia, insultare i migranti, preoccuparsi delle ONG, piuttosto che organizzare giornate di riforestazione massiccia e progettare una legislazione seria di tutela e salvaguardia dei boschi. No, in Italia la destra pensa ancora allo sfruttamento, alla cementificazione vicino alle spiagge, per attrarre turisti in paesi dove ci sono più abitazioni che abitanti.

La sinistra invece pensa di risolvere i problemi ambientali a suon di chiacchiere, organizzando eventi di sensibilizzazione con cibo alternativo e documentari. Eh si, perché andare in montagna a piantare alberi o spargere semi è troppo faticoso! Peccato, perché è l’unica strada possibile per cambiare qualcosa. Agire concretamente nella realtà, nel mondo materiale e non solo nel mondo delle idee: questa è la strada. Qualcuno diceva che solo il mondo materiale, l’attività umana concreta cambia la coscienza e il pensiero. A sinistra ci si è scordati di questo, pensando invece che sia il pensiero a cambiare il mondo materiale. I post-marxisti sono diventati tutti pre-marxisti, di fatto, hegeliani.

Probabilmente il problema è anche antropologico-culturale. Molto spesso l’uomo, razionalmente, conosce le conseguenze delle proprie azioni ma, preso dall’ossessione del profitto e del voler modificare la natura per una qualità di vita migliore, preferisce non guardare alle conseguenze catastrofiche delle proprie azioni. Cosicché vivere con belle auto in grandi case con bei divani in pelle è preferibile a vivere un po’ meno comodamente e circondati da boschi. Karl Marx diceva più o meno così: l’uomo vive nella natura e ciò significa che la natura è il suo corpo rispetto a cui egli deve rimanere in continuo progresso, per non morire. La vita fisica e spirituale dell’uomo è congiunta con la natura, e questo significa che la natura si congiunge con se stessa, chè l’uomo è una parte della natura.

Molto spesso dimentichiamo di essere parte della natura. Alienandoci da essa non facciamo altro che scavarci la fossa. Perchè - sia ben chiaro - se continuiamo così la vita nel pianeta non scomparirà. Ma l’uomo si!



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