Gianfranco Murtas

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Cagliari 1909, nasce Giuseppe Dessì

di Gianfranco Murtas


Il risultato elettorale di primavera è stato invalidato. Il suo status di dipendente dello Stato (amministrazione del Genio civile) ha portato all’annullamento dell’elezione dell’on. Edmondo Sanjust. Con la sua promozione ad ispettore superiore dei Lavori pubblici e, quindi, a membro del Consiglio superiore del ministero, l’incompatibilità è poi caduta ed egli può così ripresentarsi, domenica 1° agosto, al responso delle urne politiche. La competizione di marzo si rinnova tale e quale, anche se forse con qualche tono polemico in meno. Perché, se è vero che Sanjust può adesso vantare l’appoggio ufficiale, ancorché già scoperto, dei cattolici, l’avversario radicale – il solo nome “contro” in lizza – pare in ritirata, avendo declinato la candidatura offertagli dal comitato esecutivo del Blocco popolare.

La partita è vinta alla grande dall’esponente ministeriale-costituzionale con 1.488 suffragi su 1.595 votanti (contro i 2.692 di marzo). Cao raccoglie una ventina di consensi non richiesti, le schede disperse assommano ad un centinaio.

Il liberalismo non è la democrazia, la monarchia poi integra un sistema di sudditi più che di cittadini. A tutto ciò si lega l’elettorato attivo. A novembre verrà pubblicato il bando per l’iscrizione alle liste elettorali con i requisiti per l’esercizio del diritto: saper leggere e scrivere, aver compiuto 21 anni… Per l’elettorato politico, che è più severo di quello amministrativo, è necessario, in particolare, oltreché essere di sesso maschile, aver superato la terza elementare, godere del congedo illimitato del servizio militare di almeno due anni, pagare imposte diverse (ricchezza mobile, terreni, fabbricati) per almeno 19,80 lire annue.

Cose di chiesa e lutti dolorosi

“Anno Domini millesimo nongentesimo nono die vigesima octava mensis Augusti Puer natus die septima hora vigesima secunda…”. E’ stavolta il teol. Efisio Argiolas a stendere l’atto di battesimo del nuovo nato accolto “in hac Ecclesia Sancti Sepulchri”: Giuseppe Gaetano Antioco Dessì, figlio di Francesco (di Antioco e Maria Giuseppina Fulgheri) e di Maria Cristina Pinna (di Giuseppe e fu Angela Manno), entrambi villacidresi. Padrini il nonno materno e la zia paterna Elisa Dessì.

L’atto compare al 192° posto del volume che riunisce i cinque libri – defunctorum, baptizatorum, confirmatorum, matrimoniorum e stato delle anime –, la memoria storica scritta dalla comunità parrocchiale, provvidenzialmente imposta dal concilio di Trento e regolamentata dal decreto pontificio “Ne temere”.

E’ sabato. La chiesa del Santo Sepolcro continua ad essere centro attivo della vita sociale, ma soprattutto spirituale, del quartiere. 

“Fructum dabit tempore suo”. Domenica dell’Assunta in duomo. Mons. Saturnino Peri, 47 anni, originario di Tresnuraghes nella diocesi di Bosa, incardinato in quella di Cagliari dal dicembre 1883, viene consacrato vescovo. 

Ordinato sacerdote nel 1884, ha percorso una brillantissima carriera: laureatosi in teologia nel 1887 e divenuto docente di storia ecclesiastica al Tridentino, beneficiato di Sant’Eulalia nel 1888 (per circa un anno), prima di essere investito, con bolla pontificia, della rettoria di Pimentel; e poi ancora, dal 1891 parroco collegiato di San Giacomo (e reggente la succursale – prossima parrocchia – di San Lucifero) e dal 1896 presidente parroco; membro e quindi presidente del collegio teologico in seminario, autore di saggi (su cui non è mancato l’apprezzamento della Civiltà Cattolica), docente di sacra scrittura, teologia morale, teologia pastorale, esaminatore prosinodale, ecc., insomma egli è stato tutto quanto fino a che, nel 1905, è divenuto per concorso parroco della primaziale.

A celebrare la solennissima liturgia dell’imposizione delle mani, sono l’arcivescovo Balestra e i monsignori Luca Canepa e Giovanni Battista Vinati, ordinari rispettivamente di Nuoro e Bosa. Postulazione, professione di fede, litanie maggiori, il rito è carico di atmosfere, di suggestioni: ecco le simbologie del Vangelo posto sul capo del consacrando e della benda dopo l’unzione, ecco il canto del “Veni Creator”, poi del “Te Deum”. La corale Verdi di viale Regina Margherita offre il suo servizio al meglio. 

Indossata la pianeta e la mitria ed afferrato il bacolo pastorale, accompagnato dai vescovi assistenti, mons. Peri compie l’intero giro della cattedrale: dalla navata di sinistra risale all’altare da quella di destra, dopo una breve sosta alla cappella del SS. Sacramento. Egli appare come trasfigurato, comunica la sua mitezza interiore, benedice la folla. Seguono i discorsi, i doni, i telegrammi. 

Le emozioni si rinnovano a Sant’Anna domenica 22. L’addensamento dei fedeli è eccezionale, le provenienze le più varie. Mons. Balestra ordina sacerdoti otto giovani diaconi originari di diversi paesi della provincia. Sono Giuseppe Cogoni, Emanuele Meloni, Riccardo Cosentino, Luigi Piano, Giuseppe Piras, Enrico Sitzia, Francesco Piras ed Igino Serci (nel cui futuro, così come in quello del primo della lista, sarà anche un episcopato).

L’indomani ciascuno di essi celebra la prima messa, chi nella cappella del medesimo seminario, chi ancora a Sant’Anna, chi a San Giuseppe, chi a Bonaria, chi – proprio Serci, nipote del defunto arcivescovo cagliaritano Paolo Maria – nella nativa Nuraminis.

Altre ordinazioni si avranno a settembre ed a novembre: toccherà allora, rispettivamente, al giovane salesiano e musicista Pietro Chevrel, insegnante a Lanusei (che dirà la prima messa al collegio della Missione), a Riccardo Lai (figlio del defunto onorevole coccortiano) ed Attilio Spiga: gli ultimi due celebreranno, sottoponendosi anche al rito del bacio delle mani, a San Giacomo e a Santa Lucia di Castello.

Dopo il sacro il profano. All’Eden continuano le proiezioni di gran successo. Agosto raccoglie il lascito del mese precedente il cui momento forte è stato senz’altro un documentario illustrativo dell’ultimo concorso internazionale ippico svoltosi, col trionfo italiano, a Londra: “una” film di 300 metri “nitida e chiara ed assolutamente nuova per la città”.

Al medesimo filone documentaristico appartiene anche la pellicola che fa la cronaca degli imponenti e solenni funerali dell’on. Bancheri, presidente della Camera dei deputati.

Martedì 24 agosto, con repliche l’indomani, vanno all’applauso 90 quadri-fotogrammi del dramma storico “Giovanna d’Arco”, che percorre tutta l’esaltante e tragica vicenda della “pulzella” francese del XVI secolo, martirizzata dall’Inquisizione in quanto “strega”. Una settimana dopo, varietà per famiglie. Primedonne alcune delle canzonettiste più in voga… 

Si prospettava un’estate impegnata, alla normale maschile. Il pedagogista Giuseppe Ferretti aveva fatto centro riunendo un bel pubblico attento al quale, la seconda domenica di luglio, aveva riferito i risultati delle sue ricerche sperimentali finalizzate all’elevazione del gusto estetico dell’infanzia…, ma ecco che, ad agosto, un grave lutto colpisce duramente tutta la scuola. Nel suo paese vicino a Rovigo, nel Polesine, muore per apoplessia, poco più che quarantenne, il prof. Ferruccio Minozzi, docente di scienze e matematica.

Due mesi prima aveva tentato il suicidio in città. Alle 5 di mattina d’una domenica, lasciata la pensione (condivisa con i suoi due figli) presso le scalette di Santa Teresa, aveva bussato a scuola. Il custode Biagio Sconosciuto lo aveva fatto entrare e subito egli s’era diretto al gabinetto di fisica, nel mezzanino. Una mezz’oretta dopo aveva aperto una delle finestre sulla via Carmine, invocando aiuto..

A Cagliari da quasi un lustro, il prof. Minozzi era stimato per la sua cultura ed amato per la giovialità del carattere. La notizia della sua morte viene accolta con triste stupore. Una colletta – una lira a testa – coinvolge tutti gli studenti per l’invio di una corona di fiori.

Un altro lutto aveva colpito, anch’esso improvviso ed altrettanto doloroso, l’ambiente scolastico cittadino già a maggio. Domenica 16, all’età di 58 anni, di cui ben 35 spesi nell’insegnamento, se n’era andato il prof. Luigi Cattaneo, preside del ginnasio di via San Giuseppe, in Castello. Un gran funerale, a dimostrazione della stima universale di cui godeva. 

Salute pubblica, sport e associazionismo 

Lo stato della sanità pubblica è, naturalmente, un misuratore efficace della più generale condizione cittadina, della qualità della vita permessa ai residenti.

Il primo giorno dell’anno ha visto le seguenti cifre nei ricoveri presso la sezione sanitaria dell’ospedale civile e quella manicomiale ora allogata nei reparti di Monte Claro: 206 (100 uomini e 106 donne) nella prima, 385 (215 uomini e 170 donne) nella seconda, che accoglie malati anche del capo di sopra.

Il presidio ospedaliero garantisce una buona risposta ai bisogni di tutti, ciò che purtroppo non è in grado di assicurare il servizio domiciliare soprattutto nei giorni di festa quando, né a casa né in farmacia, il medico di reperibilità è mai rintracciabile per le emergenze.

D’estate viene diffuso il bollettino demografico della città che registra gli andamenti del primo semestre dell’anno, e si sofferma soprattutto sulle morti e le loro cause da malattia. In particolare, esso riferisce che i nati sono stati 830 in tutto (440 maschi e 390 femmine), 179 i matrimoni, 742 i decessi, di cui 406 di maschi e 336 di femmine. Nell’accertamento di morte è emerso che 124 sarebbero i casi riconducibili direttamente a malattia, e precisamente: morbillo 3, difterite 5, malaria 3, polmonite acuta 31, tisi polmonare 53, enterite acuta 19, pertosse 10.  

Durante la gran parte dell’anno l’assistenza di condotta è fornita da cinque sanitari. Troppo pochi. D’estate si svolgono gli esami per la selezione dei medici con cui implementare l’ambulatorio municipale e vengono anche resi noti i voti assegnati ai nove concorrenti. La classe medica cagliaritana è riconosciuta di buona qualità. Con apprezzabile sensibilità un buon numero di operatori si sono associati in un sodalizio denominato “cultori delle scienze mediche e naturali” che, press’a poco ogni mese, in un’aula della clinica universitaria, organizza delle lezioni multitematiche proprio per l’utile di chi intende favorirsi dell’aggiornamento professionale.

A marzo, che è poi il mese in cui, per quasi due settimane, è stato allestito nel foyer del Civico un quotidiano e gratuito servizio di vaccinazioni, ha debuttato in città la cosiddetta “scuola pratica di pronto soccorso”, nata da un’idea condivisa fra prefetto, questore e direttore della clinica medica.

All’inaugurazione della scuola, i VIP hanno presenziato tutti quanti, mostrando così la consapevolezza, anche nelle istituzioni, di un bisogno diffuso nella società. Prima è intervenuto l’assessore Roberto Desogus, medico anch’egli, che or sono giusto vent’anni aveva lanciato la scuola infermieristica a Cagliari, poi abbattuta dall’apatia generale, e nel 1907 quell’idea aveva risvegliato nel dibattito consiliare sul riordinamento dei servizi di trasporto dei feriti e/o malati a mezzo delle barelle rotabili.

Salute e sport. Per domenica 29 agosto vengono convocati sodalizi ed atleti che intendono disputarsi la seconda coppa challenge “Città di Cagliari”. Visto il buon risultato della prima edizione ed incoraggiata dalla conferma del patrocinio comunale, la Canottieri Ichnusa ha deciso di replicare ricordando con buon anticipo, per bocca del suo solerte segretario Mario Palomba Ramasso, i punti qualificanti del regolamento: le società concorrenti dovranno partecipare con almeno tre atleti che dovranno compiere un non facile percorso di 3,750 chilometri.

Ci sarebbe tutto il tempo per preparare le squadre e però, stranamente, non si riesce a… concretizzare nulla. Dopo l’Arborea, è addirittura la stessa società organizzatrice e detentrice la coppa 1908 a dover dare forfait. Conclusione: sarà competizione fra le sole Rari Nantes ed Amsicora. La prima presenta una squadra con calottina bianconera, la seconda con calottina rossa.

La gara è combattutissima. Lo starter Magnini dà il grido alle ore 8 e 55. A cronometrare i tempi è Natale Ilario dell’Ichnusa. Presidente della giuria (in quanto presidente della Canottieri) è l’avv. Sanna Randaccio. Le bande cittadina e militare allietano l’attesa della folla che gremisce i due bracci del porto.

Alle 10 e 26’2” – cioè dopo un’ora, 32’2” – tagliano il traguardo quelli della Rari: quasi 13 minuti dopo giungono gli amsicorini. Ma se a ritirare la coppa sono i primi, è bello che sia il presidente della società sconfitta a fare – nella sala della Canottieri – il discorso che serve, sulla fratellanza dello sport ed il valore formativo dell’educazione fisica.

Un’escursione all’aria aperta, fra le colline di Dolianova, la organizza per domenica 29 agosto, l’associazione tra i commessi e gl’impiegati del commercio. Soci e loro famiglie, ma anche amici amanti della campagna, partecipano in buon numero. Un successo. Così sempre più funziona, a Cagliari ma non solo a Cagliari, la vita sociale delle categorie di lavoratori del ceto medio. La parola magica si chiama “associazionismo”: è la risposta a molti bisogni, non solo rivendicativi. 

Ogni corporazione ha la sua brava società organizzata, o lavora per realizzarla, ed ha la sua sede. C’è l’ufficietto per la segreteria, ma soprattutto c’è il grande salone per le assemblee e per i trattenimenti musicali e/o danzanti. Qualcuno è riuscito perfino a metter su una sala giochi. (La migliore delle sale – questa da biliardo – è però, in città, estranea ai sodalizi. L’ha aperta la ditta Gatto e Spano sopra la propria bottiglieria, nella palazzina Baffico, al civico 5 della piazza Martiri. Sala doppia, elegante, fornita di due grandi biliardi, uno tipo italiano, l’altro tipo francese).

Anche per la Fratellanza militare sta per aprirsi una stagione fortunata. La sera di lunedì 30 agosto avviene il suo trasloco di sede: la bandiera sociale, con tutta la solennità che l’evento richiede, viene portata a villino Mari, giusto di fronte al Politeama e sul lato lungo della Scala di ferro. I soci potranno accedervi da un doppio ingresso: dal viale Regina Margherita e dalla piazzetta Eleonora d’Arborea. A fornire l’accompagnamento con fanfara e batteria è l’Amsicora. Oltre 300 i partecipanti. 

Scuole, esercito e poste/telegrafo stop and go

Oltre la metà dei bambini iscritti nell’anno scolastico 1908-1909 sono stati promossi alla classe superiore, altri ce la faranno in autunno. Qualità dell’insegnamento e numero di frequentanti sono un binomio sempre più inscindibile per gli obiettivi del governo, ma anche degli stessi operatori della scuola. Due iniziative estive, appunto nel doppio versante, sono volte ad incoraggiare sempre più la partecipazione. La Società pedagogica sarda promuove una biblioteca circolante fra gli alunni delle elementari cittadine. L’amministrazione civica avvia la sperimentazione dei corsi herbartiani alle elementari di via Lamarmora.

Proponendo l’istituzione della bibliotechina, il presidente Satta Masala avvertiva l’insufficienza dei corsi curricolari, la loro inadeguatezza a fornire agli scolari un’istruzione adeguata alle esigenze della società moderna o ad incidere, con riconoscibili valori educativi, nel profondo dei caratteri e delle coscienze dei “futuri cittadini”. Per questo egli ha pensato di affiancare ai programmi di studio delle classi delle primarie, l’opportunità e l’amore alla buona lettura…

La bibliotechina raccoglie nelle prime settimane quasi mille lire: il ministro Rava eroga un contributo straordinario di 400 lire, l’on. Merello interviene con 200, 24 lire le offrono i professori del Martini, ecc. Intitolata ad Edmondo De Amicis, essa riesce ad assicurarsi perfino un autografo del grande scrittore. 

L’altra iniziativa è la sperimentazione dei corsi gratuiti della herbartiana presso i locali delle elementari di via Lamarmora. Johann Friedrich Herbart è il filosofo-pedagogista che forse più di altri sta condizionando il mondo della scuola, con la sua intuizione dell’“educazione per mezzo dell’istruzione”, con le sue dottrine dell’interesse conoscitivo (empirico, teoretico ed estetico) e compartecipante (simpatetico, sociale e religioso),

A settembre il sindaco pubblicherà nell’albo pretorio l’elenco degli obbligati alla frequenza, con minaccia di sanzioni a quei genitori o tutori che non si adeguino. Quando le assenze ingiustificate superino il terzo delle lezioni al mese, l’alunno sarà dichiarato “abitualmente mancante”. Coloro che saranno chiamati contravventori, e che non abbiano presentato reclamo al sindaco, verranno denunciati al pretore (il quale potrà condannare all’ammenda fino a 10 lire) e penalizzati anche con l’esclusione da ogni sovvenzione pubblica (né avranno il porto d’armi, ecc.).

Così sul fronte dei doveri. Ma su quello dei diritti? A dicembre ci sarà da segnalare almeno una omissione del Municipio: alla sezione delle elementari di via Caprera i bambini affidati al maestro Pisanu, dopo essersi presi tutti i giorni acqua e freddo, per quasi due settimane non fanno lezione causa la precettazione del loro insegnante fra i giurati della Corte d’assise… Questa è la scuola primaria pubblica cagliaritana nell’anno di grazia. 

Nel panorama dell’istruzione elementare cittadina conserva il suo buon prestigio, benché non navighi certo nell’oro, il Convitto nazionale. A luglio il direttore ha pubblicato una monografia su passato e presente del suo istituto, che la stampa quotidiana ha offerto a puntate in prima pagina.

Anch’esse private sono alcune scuole che offrono “con facilitazioni speciali” corsi regolari di lezioni suppletive delle secondarie, sia inferiori che superiori, secondo i correnti programmi ministeriali. Ciò in orari da dopo-scuola, così da consistere in vere e proprie ripetizioni.

In via Azuni civico 49 piano terzo funziona l’istituto Lamarmora, che dispensa corsi accelerati anch’esso, per quasi tutti gli indirizzi di studio: mancano soltanto liceo e pedagogia. 

Esperimento ipnotico, sul filo del rigore scientifico. Domenica 5 settembre, presso i locali dell’Amsicora, il dottor Enrico Boschetti, di Decimomannu, cattura l’attenzione di molte decine di curiosi esibendosi in diverse prove di ipnosi. Increduli, tutti o quasi, da principio, man mano che il tempo trascorre cambia anche l’atteggiamento di diffidenza del pubblico.

Soltanto una settimana prima s’è affacciato in città, a proposito di esperimenti d’ipnosi, un altro “esperto”, tale prof. Zitolo: s’è esibito in teatro ed al Circolo universitario. Grande interesse, ma più ancora divertimento. Perché... scienza zero, spettacolo tanto.

Mese fortunato per il Martini. Aderendo alle sollecitazioni del preside Ghera e dell’on. Carboni Boy, il ministro della Marina dona al corso nautico dell’istituto tecnico abbondante materiale scientifico da utilizzare nell’officina interna, dove i ragazzi svolgono le loro esercitazioni pratiche.

Intanto, in una sala della Prefettura, si danno convegno numerosi diplomati e laureati per gli esami di abilitazione all’insegnamento della lingua inglese negli istituti tecnici. L’inglese sarà la lingua del futuro.

Soldati che partono (o si preparano a partire) per le caserme della penisola e soldati che tornano. Domenica 12 settembre, sono arrivati da Palermo 353 congedati. Un centinaio sono poi saliti immediatamente sui vagoni delle Secondarie per raggiungere, dopo due anni di attesa e nostalgia, le rispettive residenze nella provincia. Li aspetta la vita di prima: il lavoro, gli affetti domestici, magari la fidanzata da sposare.

Un consuntivo statistico prontamente disponibile sarà quello fornito dalla capitaneria di porto a dicembre. Alla leva di mare gli iscritti sono stati, nell’anno, 313.

Le divise di soldati (e marinai) ed ufficiali sono una consuetudine a Cagliari, città che ha avuto un bel passato di piazzaforte militare. Il capoluogo è sede di una folta guarnigione: la caserma Carlo Alberto, sul colle di Buoncammino proprio ad un passo da porta Cristina, ospita, ora sono già quattro anni, il 58° reggimento fanteria comandato dal col. Contini, con la diretta collaborazione del magg. Carraro, di cinque capitani e sei tenenti. A settembre, però, il 58° deve dare il cambio: destinato esso a Padova, in città giunge, proveniente da Napoli, il 46°. E’ rimasto il titolo di reggimento, in realtà si tratta, per entrambi – l’Abruzzi che va via e la (il) Reggio che arriva – di brigate o reggimenti unificati.


Trasportata dal piroscafo “Asia”, la nuova guarnigione arriva nel primo pomeriggio di mercoledì 15 settembre. A porgere il primo benvenuto alla darsena è la musica, sempre trascinante, delle due bande dei maestri Vincenti e Luongo; cordiale, pur nella scontata e necessaria marzialità, il saluto degli ufficiali di stanza nell’Isola: fra divisione e reggimento, genio ed ospedale ed anche regi carabinieri, sono una ventina i graduati da colonnello in giù. Musica, una corbeille di fiori dono dell’amministrazione comunale per le mogli degli ufficiali di carriera

Sono 140 quelli che scendono dalla passerella e sfilano, fra gli applausi della gente, per mezza città dal porto alla caserma, risalendo il viale Regina Margherita, le vie Mazzini, Università, De Candia, Lamarmora. Fra essi due sottotenenti medici sardi: Randaccio e Mereu.

Soltanto quarantotto ore per il passaggio delle consegne. Piove a catinelle la sera di venerdì, ma i cagliaritani accorrono egualmente numerosi al porto per salutare il reggimento che parte. Sotto i portici di palazzo Zamberletti, la banda civica alterna le marce “Addio a Cagliari” del maestro Luongo e, speculare, “Saluto al 58°” del maestro Vincenti che dirige i musicisti di piazza del Comune.

Poco dopo le 18 la pioggia frena il suo impeto disperato. Sfilano ordinati 150 uomini, preceduti dalla rappresentanza dell’Arborea con tanto di fanfara, bandiera e presidente, nonché dalla folta delegazione della Fratellanza militare pure intervenuta con bandiera. Applausi che non finiscono. In fila indiana, i soldati salgono sull’ “Asia” all’ancora, molte lacrime… Quattro anni di permanenza a Cagliari hanno cementato infinite amicizie. Il piroscafo lascia gli ormeggi. Un doppio concerto, in rimbalzo fra mare e terraferma, aggiunge un che di magico all’atmosfera già elettrizzata: la banda del 58° regala, dalla nave, le ultime note del suo “Addio a Cagliari”, quella civica risponde con le proprie del “Saluto al 58°”.

Il debutto pubblico della brigata Reggio è per il XX Settembre, data santa per i laici cui non mancheranno, neppure stavolta, le delizie del concerto al Bastione, fra marce, inni, valzer, fantasie, sinfonie…, mentre in città municipio e caserme e quant’altri edifici pubblici sono illuminati, come al solito, per la ricorrenza.

Telegrafia, telefonia, poste e ferrovie: le vie tecnologiche della comunicazione sono tutte in crisi. Almeno a Cagliari. Nessuna soddisfa per il servizio reso alla utenza. E i più insoddisfatti sono gli operatori economici che, riuniti nell’associazione dei commercianti ed industriali contestano ora le tariffe ora proprio le concrete modalità di espletamento del servizio.

Il telegrafo cagliaritano è un comico stop and go, un’alternanza di funzionamento e di guasti. Le interruzioni durano anche giornate intere, e allora l’Isola è isola doppiamente, mortificata e sconfitta. E quando però il servizio riprende, allora è il numero troppo ristretto degli addetti ad impedire di smaltire l’arretrato e addirittura di evadere il lavoro corrente. E così i telegrammi in partenza od in arrivo si accumulano, e le colline diventano montagne.

Per i telegrammi in arrivo L’Unione Sarda si iscrive fra le vittime più bersagliate: “Oggi i telegrammi “Stefani” – denuncia il 16 settembre – erano addirittura indecifrabili: abbiamo cercato di interpretarli alla meglio: una fatica asfissiante”. E commenta: “Ma chi paga, non avrebbe il diritto di avere un servizio, non diciamo eccellente, perché ciò sarebbe sperare l’impossibile, ma almeno tollerabile?”.

Un secondo impianto è assolutamente necessario. L’associazione dei produttori guidata dall’ing. Tronci – colui che ha installato la prima centralina telefonica a Cagliari, ora sono già nove anni – rivolge ai parlamentari sardi un pressante appello: datevi da fare! Ricorda che con i primi dell’entrante 1910 andrà in vigore nell’intero territorio nazionale la nuova tariffa telegrafica che, per la prevista riduzione di spesa, certamente incentiverà il ricorso al telegrafo, senza però che, nel concreto, la Sardegna sia messa in grado di affrontare la novità.

Da parte dei parlamentari eletti nei collegi isolani le pressioni sul ministro sono, in effetti, assidue e, per converso, non mancano, da parte di sua eccellenza Schanzer, le assicurazioni. La realtà è e rimane, però, precaria. 

Il telefono cerca di fare quanto al telegrafo non riesce. Ma esso è ancora cosa di pochi, e il sollievo che se ne trae è, tutto sommato, marginale. E comunque la circostanza va segnalata nella colonna delle luci. Nella tarda primavera la rete urbana e di distretto si è arricchita di una nuova centralina impiantata a Quartu Sant’Elena, ed intanto procedono i lavori per gli allacci a Sestu e poi ancora – nel raggio di 25 chilometri dal capoluogo – a Sinnai, Settimo, Ussana e Monastir. Una rilevazione a campione assomma a un migliaio le conversazioni via filo che quotidianamente si svolgono nel bacino.

Le poste sono un pianto collettivo. Le lamentazioni non producono però alcun miglioramento, se non, dal 1° ottobre, l’apertura di un nuovo ufficio staccato presso il palazzo Rossi, in piazza Martiri. Un locale ampio, sobriamente elegante, in grado di rispondere con maggior celerità alla domanda di quell’utenza che l’ufficio principale di piazza Banche (allogato proprio nello stabile un tempo occupato dalla Banca Nazionale, di fronte alle Cappuccine) non è capace di servire con un minimo di efficienza.

A scorrere il cahier de doleance si ha forse meglio l’idea della qualità del servizio, anzi del disservizio. Ci si lamenta della distribuzione della corrispondenza. Capita sovente, purtroppo, che i ritardi ferroviari impediscano l’arrivo in città di lettere e stampe in tempo utile perché i postini possano poi sollecitamente provvedere al recapito, ciò che deve seguire, ovviamente, alle operazioni di smistamento e bollatura. Non è diverso quando lo stesso treno porti due o più corrieri del continente, per ritardi registratisi nei porti della penisola.

Agli interessati, privati dei recapiti ora dell’arretrato ora del corrente ora di entrambi, non resta che andare di persona nell’ “indecente” ufficio postale centrale per il ritiro di quanto è loro indirizzato. Ma d’altra parte, che si può fare? Non si può certo far uscire i portalettere oltre le ore 20, nel buio pesto della città, specie d’inverno. Dispersioni e disguidi sarebbero quasi inevitabili. No, si obietta da parte della stessa direzione postale, bisognerebbe che le Reali anticipassero di qualche ora l’arrivo in città del treno n. 4!

I pasticci nei recapiti sono frequenti. Ma se la massa subisce e basta, perché quando mugugna nessuno se ne preoccupa, diverso è – per l’adrenalina dei colpevoli, non per il miglioramento del servizio – quando ad alzare la voce è, ancora una volta, il redattore del giornale. “Ieri sabato 11 settembre – scrive L’Unione Sarda – ci è mancato il Giornale d’Italia col quale abbiamo il cambio. Ci fu poi consegnata una lettera indirizzata al negoziante di stoffe Raffaele Garzia che non è, come tutti sanno, il prof. Raffa Garzia, nostro direttore. La lettera fu da noi reimpostata”.

E l’indomani: “Nulla dies sine linea. Ieri a mezzogiorno, tra le lettere che il nostro inserviente ritirò dalla nostra cassetta postale, trovammo un avviso con il quale la Società Ligure Sarda che, come è notorio, non è il giornale L’Unione Sarda è informata che è giunto al suo indirizzo un effetto. Servano queste righe di avviso alla Ligure Sarda, che con l’ottimo servizio postale del quale godiamo, potrebbe per un secolo ignorare l’arrivo di questo effetto, senza questa nostra notarella di cronaca”.

A dir di ferrovie, kermesse atletiche e letture dantesche

A Cagliari la questione ferroviaria ha almeno due aspetti: uno, forse minore, attiene all’allacciamento della stazione delle Secondarie con quella delle Reali, finalizzato a favorire l’entrata in porto (o l’uscita da esso) dei carichi; l’altro – di maggiori implicazioni – la immissione in rete di una terza coppia di treni. Del primo ci si è occupati con grande impegno giovedì 18 febbraio, in occasione di un incontro in Prefettura, sotto la presidenza del consigliere delegato cav. Urli, di una decina di esponenti delle istituzioni amministrative ed economiche e dei principali vettori di terra e mare (Provincia, Comune, Camera di commercio, Intendenza di finanza, Genio civile, Ispettorato ferroviario, Comando portuale, Ferrovie Reali, Secondarie e Tramvia del Campidano). 

Già da forse due anni la commissione aveva, opinato che per eseguire il progetto di allacciamento mediante un binario parallelo a quello della Tramvia del Campidano occorresse, a garanzia della pubblica incolumità, provvedere alla demolizione della parte porticata del palazzo della dogana prospiciente la via Roma e distante non più di otto metri dall’altro lato, verso il palazzo Zamberletti.

Il demanio, direttamente interessato alla cosa, pur riconoscendo l’inevitabilità, a lungo andare, del correttivo ipotizzato, aveva però imposto una sospensione, eccependo che proprio quello stabile doveva, sia pure temporaneamente, ospitare gli uffici dell’Intendenza di finanza (vista la incombente minaccia di rovina al suolo della sua sede castellana).

Il dibattito era continuato, vivace per non dire nervoso, senza portare a nulla e, soprattutto, con il ribadito no del demanio – cioè del ministero delle Finanze – ad alcun ritocco del palazzo contrastato e imputato. La riunione prefettizia cercava quindi di passare dalle discussioni vane alle decisioni operative. L’ordine del giorno che il cav. Urli proponeva al voto dei presenti parlava governativo e dispiaceva perciò al Comune. Prevedeva infatti la salvaguardia dell’edificio “mediante la costruzione di un binario completamente indipendente, subordinatamente però alla condizione che venga spostato il traffico dei carri alla via Roma, nella parte prospiciente la darsena e il palazzo doganale, oppure la costruzione di un binario indipendente con sede comune con quella del Tramvia”. Il sindaco Marcello, il presidente della Deputazione provinciale comm. Marongiu, il cav. Accardo in rappresentanza della Camera di commercio, ma anche l’ing. Bronzini delle Reali ed il cav. Ciompi dell’Ispettorato ferroviario, votavano contro: nessun binario indipendente con spostamento del traffico nella via Roma. Però erano soltanto cinque voti contro sei.

Ben più largo consenso – quello di tutti meno l’ing. Delfino, direttore della Tramvia del Campidano – incontrava invece la seconda ipotesi, vale a dire la costruzione di un binario indipendente con sede comune. Alcuni giorni dopo il consigliere camerale Raffaele Marras, sosteneva che “nell’interesse del più facile movimento delle merci e dei veicoli, ed anche per il bisogno massimamente importante di tutelare l’incolumità dei lavoratori del nostro porto” occorresse non solo demolire il porticato della dogana, bensì l’intero palazzo, costruendone uno nuovo in un altro sito

Anche della statizzazione delle ferrovie e dell’immissione di una terza coppia di treni sulla linea Cagliari-Golfo Aranci (con conseguente applicazione delle tariffe differenziali) si era iniziato a discutere a febbraio. Riunitosi d’urgenza, il direttivo dell’associazione dei produttori aveva rinnovato la sua pretesa di vedere migliorati “i servizi ferroviari-marittimi, sia pel trasporto della posta e dei passeggeri, che pel trasporto e tariffe delle merci”. Aveva così deliberato di prender parte “attivissima” all’agitazione promessa (o minacciata) dagli enti locali in vista di superare i servizi “resisi inadeguati al nostro movimento commerciale e industriale”, augurandosi nel contempo che il ministro non volesse anteporre “mali intesi riguardi per società private a detrimento di una intera regione”.

A marzo, poi, il nuovo deputato del collegio, l’ing. Edmondo Sanjust, si era impegnato a portare i desiderata della rappresentanza commerciale che aveva elencato: terza coppia di treni da Golfo Aranci a Cagliari e in via provvisoria da Macomer; coincidenza delle partenze dei piroscafi dal porto di Civitavecchia con l’arrivo dei treni dall’alta Italia; rapida stesura del progetto di sistemazione del porto cui, con quello della banchina di via Roma, stava provvedendo il Genio civile; sistemazione nel porto di una potente grue in vista di migliorare le operazioni di imbarco e sbarco delle merci (in specie grossi blocchi di marmo e di granito e pesanti colli di macchinari industriali).

Fedele alla consegna, Sanjust aveva parlamentato con il ministro Bettolini e con il comm. De Vito, capo dello speciale dipartimento delle ferrovie. Anche l’on. Cocco Ortu interponeva i suoi buoni uffici, autorevoli per definizione. Idem l’on. Cao Pinna, che pur sposava il realismo al pessimismo. Da parte sua, la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde aveva fatto conoscere ai Lavori pubblici la propria disponibilità ad immettere “senza compenso” un treno giornaliero accelerato nella tratta Macomer-Cagliari; ragioni tecniche ed economiche, però, frustravano le possibilità di passare dalle buone intenzioni alla fase attuativa. 

Ad iniziativa dell’Amsicora e sotto il patronato del sindaco, a metà settembre si svolgono in città i primi campionati sardi di atletica. Numerose le gare: dalla corsa dei 5 chilometri al mezzofondo, dal salto misto a quello in alto, dal lancio del disco al tiro del giavellotto, dalla palla vibrata al ciclismo, alla ginnastica libera, al pentatlon ellenico… Insomma, lo spettacolo è tanto vario quanto avvincente nello stadium di viale Bonaria.

Anche a Cagliari è chiaramente riscontrabile un marcato risveglio d’interesse per ogni forma di educazione fisica, all’insegna della disciplina e della razionalità. La cultura delle forze, l’affinamento della tecnica, la preparazione degli atleti, tutto questo si è compiuto, per anni, nella più assoluta discrezione, anche se non sono mancate le occasioni del cimento competitivo sul continente.

L’Amsicora ha lanciato l’idea dei campionati regionali e, insieme, secondo l’insuperabile regola che a fare c’è sempre bisogno di denaro, si è attivata per coinvolgere autorità pubbliche e buoni ricchi in un comitato d’onore che accettasse di coprire le spese… E così ecco, immancabile alla presidenza, il ministro Cocco Ortu, e al suo fianco i deputati Sanjust e Scano, prefetto e magistrati e alti ufficiali, membri della Deputazione provinciale e delle istituzioni o rappresentanze economiche, docenti ed amministratori pubblici, oltre che, naturalmente, i delegati delle varie società sportive dell’intera regione.

A guidare il comitato esecutivo è invece lo stesso presidente dell’Amsicora, Guido Costa, affiancato come segretario da Alberto Ambrogi, giovanissimo segretario della Rari Nantes. Dai ministeri della Pubblica istruzione e della Guerra, come pure dal Fortior Podistico Italiano, dalla Federazione ginnastica nazionale e dall’Istituto di educazione fisica della capitale sono venute una quindicina di medaglie d’oro, d’argento, di bronzo, o grande vermeil per le varie premiazioni. Il comandante la divisione militare e quello del 58° hanno donato, rispettivamente, una sveglia da viaggio ed un porta-sigarette d’argento; altri hanno depositato nel monte-premi in formazione orologi d’oro o d’altro fine metallo, coppe e porta-biglietti d’argento… La regina madre Margherita ha voluto anche lei partecipare ed ha spedito una grande medaglia d’oro, seguita dal duca d’Aosta con un bel servizio in cristallo per birra con astuccio…, e poi ecco ancora gruppi artistici e pendoli, calamai in rame lavorato, statue in bronzo e servizi da dessert… Quasi alla vigilia delle gare è pervenuta anche l’attesa medaglia d’oro di sua maestà il re Vittorio Emanuele III


Fra le squadre non cagliaritane il primo incontro è avvenuto in treno. Una dopo l’altra esse sono salite sul convoglio che dal capo di sopra puntava su Cagliari. Alla stazione tutte sono state accolte dalle rappresentanze delle società cittadine. Si è fraternizzato subito, e poi via, in corteo, per la strada trafficata. Apertura, al solito, della fanfara dell’Amsicora, e poi in sequenza la commissione tecnica nazionale, le squadre iscritte e fra esse le rappresentanze del Touring club, del Tiro a segno, della Fratellanza militare, e quindi ecco la Torres di Sassari, l’Amsicora, la Josto pure di Sassari, il Convitto nazionale, l’Umberto I di Monserrato (con scorta di banda), la Gialeto di Serramanna, l’Arborea, la Jolao di Iglesias, la Tharros di Oristano.

Un percorso già conosciuto: la via Sassari in salita, il Corso, la via Manno, il viale Regina Margherita, il viale Bonaria, appunto, fino allo stadium. Qui si tengono i discorsi d’occasione del presidente Costa, dell’assessore Nobilioni, dell’arbitro-commissario Tifi.

Cielo sereno, sole smagliante, vento al giusto. Fin dalla prima mattina di domenica 20 è tutto un andirivieni di divise sportive le più varie nel grande campo all’aperto che è un’esplosione di vita nel deserto che da San Lucifero e San Saturnino va fino a su Siccu, arrestandosi sui muri del monumentale. Il pubblico è festoso, plaudente. Oltre il recinto sono ammesse, senza pagamento, anche vetture ed automobili con vetturini e chauffeurs. Un bel buffet a prezzi accessibili agli appassionati poveri-di-tasca viene allestito ai margini del velodromo.

Al pentatlon ellenico (corsa veloce, salto misto, lancio del disco, lancio del giavellotto, lotta) tocca aprire la giornata-tutto-sport, dopo alcuni esercizi eseguiti… per assaggio dai ginnasti in competizione. Alla corsa di mezzo fondo (cioè del chilometro) sono in 16. Nell’avvincente finale di palla vibrata, la squadra dell’Amsicora sconfigge quella dell’Arborea, conquistando così la coppa artistica in palio. Al terzo posto l’oristanese Tharros.

Nel primo pomeriggio si svolge la corsa dei 5 chilometri, che è come dire 16 giri di pista. Per il ciclismo – sulla distanza dei 10 chilometri – è in palio la coppa challenge dono del presidente Costa. Chiudono la serata le produzioni libere della squadra femminile dell’Amsicora e quelle degli allievi e/o degli effettivi dell’Arborea, della Jolao, dell’Istituto sordomuti – l’autentica rivelazione salutata da un festoso sventolio di fazzoletti e cappelli – e ancora dell’Amsicora maschile. La mattina di lunedì si parte con le gare di salto con la pertica. Punteggio sonante, sempre a favore dell’Amsicora e ai danni dell’Arborea, anche nella gara di tamburello a squadre: 7 ad 1 il risultato. Tocca poi al lancio della pietra. 

Passata la mattina, l’ultima tranche è quella che si apre con una sfilata, subito dopo pranzo, di tutti gli atleti in gara per le vie della città: banda cittadina e banda monserratina in testa, ed a seguire le fanfare dell’Arborea, dell’Amsicora e della Tharros, a raccogliere ovunque l’applauso affettuoso dei cagliaritani sono svariate decine di giovanotti e ragazze. Si riprende allo stadium. Ecco ora il salto in lungo e poi la gara individuale della palla vibrata e ancora quella di sollevamento pesi. Gli scontri diretti fra pesi medi e minimi… la corsa ad ostacoli sui 110, il pentatlon ginnastico. Tutta amsicorina è la corsa ad ostacoli. 

In contemporanea con i campionati di atletica leggera, nella mattinata di lunedì 20 settembre si svolgono, ad iniziativa della Rari Nantes, le gare del primo campionato sardo di nuoto. Il regolamento prevede una distanza di 1.500 metri ed un tempo massimo parametrato a quello del primo arrivato (nella misura di +1/5). Competizione leale – ma i gareggianti sono tutti della Rari – e gran tifo dai molti accorsi sulla banchina della darsena. Applausi per tutti. Sul canotto automobile Trento la giuria di controllo: Salvatore Deidda e Stefano Cardu per la società organizzatrice, e per starter e cronometrista.

La Dante Alighieri vive ormai il suo dodicesimo anno di attività a Cagliari. L’associazione, in verità, è in affanno da qualche tempo e cerca di trovare il modo di recuperare l’antica efficienza sia organizzativa sia, e più ancora, in termini di attività. Gli iscritti sono oltre 300. Il presidente è l’on. Carboni Boy, suo vice il cav. Silvio Lippi, segretario l’avv. Virginio Cugia. Nel direttivo è anche, magna pars riconosciuto, l’avv. Giuseppe Sanna Randaccio, e con lui sono altre personalità note in città tanto negli ambienti delle professioni quanto in quelli dell’amministrazione e dei servizi.

Nel piedilista associativo c’è tutta Cagliari colta, professori e parlamentari, impiegati pubblici, professionisti ed industriali… Giusto riconoscimento alla Sardegna, Carboni Boy viene eletto (addirittura primo per suffragi) nel consiglio generale della Dante cui sono chiamate anche eminentissime personalità fra le quali – bastino due o tre nomi – sono Bonaldo Stringher, Ernesto Nathan ed Antonio Fogazzaro.

In Questura, Tribunale e carcere, nella disciplina cittadina

Il signor questore di Cagliari si chiama Adolfo Lutrario. In città dalla metà del 1908 egli rispetta i tempi della carriera che lo vogliono nella stessa sede per un anno, massimo due. E così, a settembre, rifà le valigie partendosene per Ancona, dove lui stesso ha chiesto di essere assegnato.

Perfetto gentiluomo si congeda da tutte le autorità, né trascura di salutare i giornalisti con i quali ha sempre cercato di mantenere il miglior rapporto. Tutto finisce, per lui, con un bel pranzo offertogli dai funzionari della Questura e della Prefettura. Alla stazione, altri saluti si aggiungono da parte di gerarchi militari, magistrati e responsabili di servizi penitenziari, ecc. 

Il successore arriverà a Cagliari il 15 ottobre. Si chiama Avito Poggioli ed è preceduto dalla miglior fama di funzionario competente e pratico. In una città che, dal punto di vista dell’ordine pubblico, è relativamente tranquilla, la giustizia fa… pena. Almeno sul piano delle strutture fisiche. A Cagliari essa ha il volto triste di aule senz’aria, buie ed umide, in palazzi antichi di secoli, nel cuore di Castello, fra le vie Corte d’appello, Università e San Giuseppe. Né lo stato delle preture – come quella di piazza Martiri – e delle conciliatorie, dove sono trattate la maggior parte delle cause, è granché migliore.

In questi luoghi si riversano ogni mattina ed ogni sera, per una ingiunzione, un esproprio coattivo o un dibattimento penale, qualcosa come una ventina di magistrati, fra giudici e pubblici ministeri, ed una cinquantina fra avvocati e procuratori. Il ricambio nella professione è graduale, adeguato alle necessità del foro, anche perché la facoltà di giurisprudenza sforna ogni anno, con ritmo costante, quei cinque o sei laureati nuovi che servono ad alleggerire progressivamente il lavoro degli studi legali distribuiti in città e provincia.

Gli esami di abilitazione ed iscrizione all’ordine – nei due distinti livelli di avvocato e procuratore – si sono svolti ad aprile. Al primo si è presentato anche il giovane dottor Giuseppe Cossiga, da Siligo, che farà una bella carriera nel futuro istituto di credito agrario per la Sardegna. Al secondo, fra gli altri, il dottor Francesco Bandino, un giovane mazziniano bittese che a Nuoro ascenderà allo scranno sindacale e, in tempo di fascismo, anche a quello della presidenza della Deputazione provinciale.

Questi alcuni dei temi d’interrogazione o dissertazione assegnati ai candidati: “E’ valida la cambiale rilasciata in bianco con la sola firma dell’emittente? E se valida, la prescrizione dell’azione cambiaria decorre dal giorno della sua emissione o da quella in cui è riempita degli altri requisiti richiesti?”; “Concetto differenziale fra le servitù stabilite dalla legge e quelle stabilite per fatto dell’uomo”; “Al precetto trascritto si applica la perenzione dei cento giorni?”; “La proroga del termine per raccogliere la prova testimoniale può essere concessa dal Giudice Delegato sull’istanza di una sola delle parti?”; “Nella parola residenza di cui all’art. 139 cpc può comprendersi l’ufficio presso il quale taluno è impiegato?”.

C’è poi il notariato. L’archivio che fa capo al collegio dei distretti riuniti di Cagliari e Lanusei, forte di una trentina di iscritti.

E i galeotti? Capita, nell’anno di grazia (non di giubileo però), che anch’essi… scioperino. Succede a Castiadas, e la notizia arriva rapida in città, incuriosendo ed allarmando. L’orario di lavoro è avvertito come massacrante dai 200 forzati che si rifiutano di obbedire oltre agli ordini di una direzione che non vuol sentire ragioni. Dalla Prefettura parte l’ordine, per adesso, del rinforzo armato (supplemento di 12 carabinieri), in chiave dissuasiva.

A dir di cani e d’asini. Sulle cantonate delle strade appare, a settembre, il seguente manifesto: “E’ vietato di lasciar vagare liberamente cani nella città e territorio che non siamo muniti, oltreché del collare recante cognome e nome del proprietario, di una museruola. Anche i cani tenuti a mano, mediante guinzaglio, devono essere muniti di museruola.

“I cani di custodia dei carri devono essere legati a catenella e anche essi muniti di museruola, sia che transitino nel territorio comunale, sia che sostino nei piazzali o cortili, aperti al pubblico delle cosiddette “osterie”.

“La museruola dovrà essere metallica esclusivamente per i cani di custodia dei carri, mentre per tutti gli altri potrà anche essere di pelle, purché atta ad impedire che i cani stessi possano addentare.

“Nei mercati e nei pubblici passeggi non potranno introdursi cani che non siano provveduti di museruola e condotti col guinzaglio. 

“I cani che non si trovassero nelle condizioni volute dalla presente ordinanza, saranno sequestrati e custoditi in appositi locali, per essere consegnati, quando siano riconosciuti innocui, al proprietario che ne chiederà la restituzione, purché paghi la tassa e l’ammenda. Non venendo riscattati entro 2 giorni, saranno venduti od uccisi. Saranno però immediatamente uccisi i cani sospetti affetti di idrofobia”.

E gli asini? Il rag. Carpi – caposquadra dei turisti genovesi – scrive all’Unione Sarda: “Ieri mattina passando in corso Vittorio Emanuele nei pressi del mulino Merello ho assistito a questa scena: un piccolo asino trainante un carro carico di sacchi di grano in misura eccessiva era tirato a tutta forza dal suo carrettiere allo scopo di sorpassare un altro carro trainato da un cavallo.

“Quest’oggi passando per via Manno un altro piccolo asino attaccato ad un carro che non poteva tirare perché male in gambe, forse ammalato o sciupato da immani fatiche, era dal carrettiere tormentato vivamente con un piccolo punteruolo nelle parti più sensibili per riuscire a camminare. Di questo fatto ho subito informato la guardia municipale che sostava nei pressi di piazza Costituzione perché intervenisse”. 

Turismo in affaccio e teatro, musica e patriottismo giovanile

Genova e Cagliari, un sodalizio che si ripropone, settecento anni dopo... La città vive con straordinaria emozione la gita turistica che, compie a fine settembre fino ai primi d’ottobre, nei suoi quartieri ed aree limitrofe, una nutrita comitiva di genovesi.

Promotore del viaggio è il rag. Giacomo L. Carpi ed a lui, dopo quella del ministro Cocco Ortu, è pervenuta anche una lettera, dell’assessore delegato Nobilioni, il cui testo è riportato sul Corriere di Genova: “Cagliari, sarà orgogliosa di poter ospitare… i degni figli di Genova moderna, superba sempre delle sue naturali bellezze e della grandiosità delle sue imprese e della nobiltà delle sue opere.

“Né Cagliari si mostrerà certamente ritrosa a mostrare agli ospiti egregi i doni dei quali natura ed arte ed il succedersi delle dominazioni hanno voluto fornirla nel corso dei secoli e che se non possono assurgere alla grandiosità e bellezza di quelli delle altre regioni non sono certamente prive di originalità né scevre di interesse storico”. 

Anche Il Caffaro ha dato attenzione ai moderni “argonauti” ormai in partenza: istruzione e beneficenza sono un binomio di civiltà che Genova “liberale e gentile” intende onorare con “trionfo della idealità e della cortesia”.

Cagliari attende ansiosa, assicura il giornale. Cosa vi troveranno i suoi ospiti? Risposta: “Le sue puniche stele, la tomba di Attila Pomptilia, i ruderi d’archi romani, la grotta della vipera, la torre dell’elefante, quella di San Pancrazio, il convento di San Domenico dove si custodisce lo stendardo tolto ai turchi dagli archibugieri sardi nella battaglia di Lepanto”. Sì, ecco, “un trionfo dell’arte archeologica sarda in pieno contrasto con le eleganti decorazioni delle costruzioni moderne”. Ma poi ancora, nell’entroterra, le aree minerarie di Monteponi e Montevecchio e Buggerru, e le saline e quant’altro sia pura memoria storica, fra Iglesias, Oristano, Bosa protetta dal castello Serravalle dei genovesi Malaspina, Sassari, Alghero, Tempio ed Ozieri, Nuoro e Caprera “sacra e generosa”…

Sabato 25 settembre, l’arrivo in porto, e subito in giro per le vie, le chiese, i monumenti, i negozi, le trattorie e gli hotel (il grosso cede le valigie all’Albergo del Popolo. Di sera, tutti allo spettacolo dominato dalla superiore virtù vocale e scenica del tenore Piero Schiavazzi. L’indomani visita ai paesi del circondario campidanese, le zone minerarie, …

Martedì 28, alla Scala di ferro, il comm. Nobilioni restituisce agli ospiti la visita da lui ricevuta nella propria abitazione privata ed in municipio. Quindi nuova sciamata per i quartieri, con puntata alla torre di San Pancrazio, il punto più alto della città da cui è possibile godersi il panorama a 360 gradi, spingendo lo sguardo per molti e molti chilometri, ed il museo archeologico. E così è ancora per tutto il resto della permanenza isolana. 

Teatro. All’Eden Les Florentias si esibiscono per un mese intero, alla fine dell’estate, richiamando ogni sera un grosso pubblico di appassionati del varietà. E’ stagione ricca, questa. Una dopo l’altra entrano nella programmazione le artiste più note del genere leggero nazionale ed internazionale: la “graziosa ed elegante” Darciers, la “fascinosa creola” Egle Nelson, l’ “evanescente” Alca Fatma che, librandosi fra nubi iridate a passeggio sul palcoscenico, si fa godere nella danza “volante” e nel ballo “infernale”, e poi ancora Fior d’Alpe e Blida Hores…

Verso metà settembre il cartellone, che strilla sempre al superlativo, ha annunciato “un lavoro cinematografico semplicemente meraviglioso”: sullo schermo andranno così i crucci della Tosca, gli amori ed i dolori di Flora e Mario Cavaradossi. 

A fine mese il pubblico si commuove seguendo la storia del Figliol prodigo, inventata da Gesù. Tornano poi, quasi in una rinnovata logica d’alternanza, gli spettacoli di divertimento: il clown Monteverde “musico eccentrico”, la Hamilton “dalle forme giunoniche”, il duo Adax-D’Olex “eleganti e bravissimi ginnasti”… Non minore sarà il successo raccolto dalla briosa canzonettista Alice D’Urtal e – verso Natale – dalla melodista Ida Bellini e dalla… biciclista e motociclista miss Paula Noiret, ecc. ecc. con “canzonettiste eccentriche” e “canzonettiste napoletane”, “macchiettisti” bla bla…

Anche l’Iris ha i suoi variettisti. Fra estate ed autunno ecco Emma De Balsamo “chanteuse excentrique” e sua sorella Tina “canzonettista generica” – potente duo di romanone statuarie “comico musicale”, “eccentrica spiritosa”, Pina Nisicor “brillante simpatica e matronale”… 

Lasciata libera dalla Fratellanza militare, la sede di palazzo Valdès – assai più spaziosa di quella di via Sant’Eulalia – viene acquisita dalla corale Verdi di mutuo soccorso. L’inaugurazione, solenne e gioiosa insieme, è salutata, lunedì 27 settembre, da un gran concerto a molte voci e molti strumenti. Due ore di delizia, tutto merito del maestro Arturo Pappalardo, del gran tenore Piero Schiavazzi, dei numerosi artisti di scena, con grandissimo successo, al Politeama col “Werther”

Una serata veramente bella che sarà replicata mercoledì 13 ottobre per celebrare il 96° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi. Un’occasione come un’altra per onorare la Grande Ombra, ascoltare al grammofono le voci di Benci e Pacini, dare tribuna a un amico, quello Spiritus Asper che leggerà alcuni dei suoi più concettosi ed arguti versi martelliani. La settimana ancora successiva nuovo replay del coro di Andrea D’Angeli, eseguito con bis dalla corale di 25 unità. 

Vertenze proletarie e sistemazioni clericali

Mercoledì 29 settembre, nei locali di via Manno prestati dal Club alpino, il ministro Cocco Ortu in persona interviene all’assemblea dei soci fondatori del Ricreatorio popolare che al suo riverito nome è stato intitolato. Discusso ed approvato lo statuto, viene dato incarico ad un ristretto gruppo di lavoro di partire con le iscrizioni (“tutte le sere dalle 19 alle 22 e la domenica dalle 16 al tramonto”) e l’impostazione delle prime attività.


Iscriversi non costa assolutamente niente, e gratis è pure l’uniforme per chi non possa permettersene l’acquisto (tutti cioè). Le lezioni settimanali, programmate per il fine settimana ed il giovedì sera, inizieranno nel pomeriggio di sabato 16 ottobre, nella palestra di vico Lanusei. E’ incaricato di condurle il giovane prof. Baccio Benucci, che è poi la vera anima tecnica dell’Arborea; egli si varrà della collaborazione dei capisquadra G. Loi, G. Vaschetto e S. Cambatzu.

Giusto il giorno prima una piccola rappresentanza degli 80 operai della SEM – la società molitoria facente capo all’on. comm. Luigi Merello – in sciopero da alcuni giorni, si è incontrata con la direzione dello stabilimento per esporre le rivendicazioni all’origine dell’astensione dal lavoro. Per parte sua, il responsabile locale della società, ha assicurato di volerne riferire fedelmente e con immediatezza al vertice aziendale, a Genova, dicendosi anche pronto a riportare le deliberazioni di quest’ultimo in un nuovo incontro, lo stesso pomeriggio, presso la Camera del lavoro.

L’agitazione è iniziata come forma di solidarietà verso il collega Cosimo Palmas, sospeso dal lavoro per punirlo di certe frasi ritenute irrispettose (anche se veritiere) da lui profferite nei confronti della direzione. E’ poi proseguita a sostegno di tutta una serie di istanze sulla certezza del lavoro) più ancora che per la congruità della paga. Ma non solo questo: “In questi giorni – scrivono in un loro documento i lavoratori – gli operai della squadra diurna del mulino S. Pietro, dopo il rifiuto avuto alla richiesta di prolungare l’orario normale del lavoro, per far fronte col maggior guadagno conseguitone alla forzata disoccupazione in altri periodi, vennero invitati a prolungare di sei ore il lavoro. Detti operai ebbero a rispondere allora trovar strano un tale provvedimento, poiché se l’assicurazione proibiva tale lavoro se richiesto da loro medesimi, non poteva supporsi che lo permettesse quando fosse ritenuto utile dai dirigenti il servizio. Da ciò ne addivenne che questo rifiuto collettivo causò il licenziamento del sunnominato operaio Palmas che per primo ebbe a spiegare le ragioni che tutti gli altri di poi ugualmente ebbero a far valere”. Altra fondamentale ragione del fermento prima e del conflitto poi è il rifiuto opposto dall’azienda ai dipendenti allo scarico del grano dal porto al mulino.

Conclusione rapida della vertenza: Palmas non sarà licenziato e verranno accolte le altre istanze, naturalmente alla pregiudiziale condizione del sollecito ritorno delle maestranze al lavoro. Al porto, però, gli scaricatori temono di pagare anche loro le conseguenze del contrasto che è tutto interno alla SEM.

Si continua a trattare. Intanto la commissione operaia cerca alleanze. Si reca così alle abitazioni dell’avv. Sanna Randaccio e del comm. Nobilioni, nella sua duplice veste di vice sindaco e di presidente della Camera di commercio. Non mancano, da entrambi, le promesse di interessamento. Nobilioni aggiunge che interverrà sul comm. Merello anche come amico personale. Ed infatti, finirà che quest’ultimo lo lascerà “arbitro” della definizione della vertenza.

Corre voce, ad un certo punto, del crumiraggio di tre operai e la tensione sale, gli operai decidono, all’unanimità ed a schede segrete, di proseguire nell’astensione dal lavoro proprio in attesa delle risposte preannunciate dalle autorità mediatrici. L’azienda cede e sabato 2 ottobre gli operai, riuniti nuovamente in assemblea alla Camera del lavoro, deliberano di tornare in stabilimento all’inizio della settimana successiva.

Lo stesso 2 ottobre, e dopo un mese abbondante di preparazione (in esecuzione della delibera a suo tempo assunta dal convegno di Nuoro), si svolge, nella sede di via Genovesi, l’assemblea costitutiva della direzione diocesana, il cui compito essenziale è quello di dare nuovo impulso alla presenza cattolica coordinando il lavoro delle diverse associazioni operanti (o che sorgeranno) sul territorio.

Come da statuto, approvato dall’arcivescovo, dell’organismo fanno parte 7 membri di diretta nomina dell’ordinario (sono l’avv. Luigi Colomo, il marchese Vittorio Quesada, l’avv. conte Enrico Sanjust, il cav. Giuseppe Sanjust – cassiere capo del Banco di Napoli –, i sacerdoti prof. Giuseppe Lai, dottor Mario Piu, can. Eugenio Puxeddu), un rappresentante per ciascuna delle testate cattoliche (Ninuccio Dettori per Il Corriere dell’Isola ed il teol. Efisio Argiolas per L’Eco di Bonaria), e delle maggiori associazioni attualmente riconosciute, e cioè: Operaia cattolica (Efisio Usai), Patronato delle operaie cattoliche (l’assistente ecclesiastico dottor Giovanni Ligas), Sant’Ambrogio di Monserrato, Cattolica di Sestu e di Gerrei (il presidente Vacca), Cassa rurale di Quartu, Comitato parrocchiale di Sanluri. Saranno così associati l’avv. Giovanni Sanjust, il dottor Pietro Leo e lo studente universitario Efisio Sanjust. Quindi l’attribuzione delle cariche interne: alla presidenza, ovviamente, il conte Sanjust, suo vice l’avv. Colomo, cassiere l’avv. Quesada, segretario il giovane pubblicista Dettori. Presso ogni parrocchia sarà costituito un piccolo comitato, di nomina clericale, che sia referente della direzione provinciale. 

Un 2 ottobre anche per il rev. Eugenio Puxeddu che è chiamato a succedere, nella prebenda canonicale di Decimomannu, al defunto can. cav. Giuseppe Durzu. Cursus honorum di tutto rispetto: cancelliere della Curia arcivescovile e membro onorario del capitolo metropolitano, docente presso la facoltà di teologia, assistente della pia associazione per l’adorazione perpetua, collaboratore del Corriere dell’Isola

L’indomani, ancora in duomo, in occasione della festa del SS. Rosario, celebra il suo primo pontificale con mitria, croce ed anello, insegne proprie della dignità di protonotari apostolici ad instar, parigrado di quelli di San Pietro, quali li ha voluti nel 1907 Pio X con suo rescritto In bonum Capituli Calaritani. 

Nel capitolo metropolitano è vacante anche il posto di parroco della primaziale, lasciato libero da mons. Peri e portatore dell’assegno governativo più cospicuo (2.190 lire, che è quasi il doppio degli altri). Le prove scritte del concorso si terranno il 21 e 22 dicembre presso il Tridentino. Risulterà vincitore il presidente parroco di San Giacomo dottor Giovanni Ligas.

Nell’economia dell’hinterland, nelle scuole del lavoro ed alle riparazioni

Il ministro di Agricoltura Industria e Commercio desiderava compiere, ormai da molto tempo, una visita ai maggiori stabilimenti eno-agricoli del territorio sul quale ha, fra l’altro, grossi interessi personali di carattere elettorale. L’occasione per soddisfare la sua aspettativa gli viene con l’invito formale rivoltogli dalla fedelissima Camera di commercio, e così ai primi di ottobre ecco sua eccellenza gialla in giro per le maggiori aziende vinicole del Campidano. Inizia con quelli riuniti ora nella nuova e fortunata denominazione societaria della Vinalcool – vale a dire le aziende Leonardi e Napoleone, Boi e Pani – e prosegue con quegli altri rimasti autonomi dei fratelli Rocca, Fadda, Larco, Zeddda. Guida al podere della Vinalcool è Amsicora Capra che illustra all’ospite i perché ed i come della straordinaria produzione di vermouth ascesa, l’anno appena trascorso, a ben mezzo milione di litri. 

Scena scolastica. La scuola herbartiana, che accoglie ragazzi dai 12 ai 17 anni, ha tenuto le sue lezioni per un anno intero alle comunali di via Lamarmora. L’impegno è stato massimo, i risultati non disprezzabili. E dunque, così come già ha fatto, felicemente, a luglio, il Martini, anch’essa decide di aprirsi, per cinque giorni, al pubblico, al quale offre in esposizione un ampio assortimento di lavori che danno ben conto dell’abilità manuale acquisita dagli allievi. Una mostra che ha anche scopo benefico: recuperare qualche soldo da destinare alle opere pie presenti in città.

Allogata adesso nei locali dell’ospizio Carlo Felice, di spalle alla chiesa di San Lucifero, ad ottobre la scuola industriale riceve anch’essa la visita del ministro Cocco Ortu, scortato dal presidente cav. Accardo, dall’intera giunta di vigilanza e dal corpo insegnante. Tutto è a posto, ed il ministro si complimenta per l’ordine e la funzionalità delle officine in cui domina la competenza anche didattica del signor Rocchi. Altri laboratori sorgeranno presto nel vasto giardino dell’ospizio. 

Verso metà dicembre se ne parlerà anche al Consiglio comunale. Il sindaco riferirà dell’interesse manifestato dalla scuola all’acquisizione dell’orto Aramu, presso San Lucifero, ove essa intenderebbe impiantare una fonderia ed una piccola fabbrica di macchine agricole. La giunta, per parte sua, sarebbe disponibile all’alienazione da concedersi al medesimo prezzo al quale il Comune l’acquistò a suo tempo, durante la gestione del regio commissario, ritenendosi però lo stesso Comune una parte dell’area necessaria al riallineamento della strada.

Scopo della scuola è, fondamentalmente, quello di formare abili operai da adibire agli impianti meccanici ed elettromeccanici degli opifici locali. Per questo l’articolazione del corso è su due livelli: il primo, generalista, comprende varie sezioni: meccanica, elettrotecnica, d’arte decorativa applicata all’edilizia e alla falegnameria domestica. Un corso triennale si aprirà presto per gli adulti over 17, con insegnamenti prevalenti di disegno. Per gli adulti di buona volontà funzionano di sera anche due aule (in via di risistemazione) nei locali del Cima, alla Marina. Altri corsi si terranno a San Domenico ed a Sant’Avendrace. Sono lezioni che suppliscono a una cultura elementare di cui gli operai, da piccoli, non hanno potuto godere.

E per il resto… ecco gli esami autunnali di riparazione. Tutta la prima quindicina di ottobre scivola, al Dettori, fra le prove scritte e quelle orali di qualche decina di allievi che non sono passati al primo tempo: tema d’italiano, versione di latino e dall’italiano al latino, versione dal greco e dall’italiano al francese. Questi i due nuovi temi assegnati alla licenza liceale: “Nel cinquantenario della liberazione i ricordi, speranze, propositi (da potersi trattare, se così piace al candidato, in forma di dialogo tra un vecchio ed un giovane)” e “Cercate l’onore, non gli onori (Guicciardini)”.

E questo è il tema assegnato ai ragazzi della prima commerciale: “Non conosce la grandezza dell’Italia chi si appaghi di studiarla nei libri, senza cercare i paesi e le città dove pur accorrono stranieri d’ogni nazione, come alla patria ideale di ogni culto ingegno”. E a quelli della seconda: “Dalla scuola alla vita. Ricordi, riflessioni, proponimenti”.

Diversi i temi per gli iscritti al corso nautico. A quelli della prima è stato dettato: “Si narri un episodio di vita marinaresca atto ad esercitare sugli animi la virtù educatrice dell’esempio”. Ed a quelli della seconda: “Il capitano di una nave, giovane di pronto ingegno e coraggioso, dopo il suo primo viaggio, scrive al padre, dimostrandosi soddisfatto della carriera intrapresa, che risponde alla sua indole e al suo carattere, e lo esorta a non vivere in pena quando egli viaggia, avendo i progressi della scienza nautica resi rari e difficili gli infortuni”.

Italiano, disegno, pedagogia, matematica, calligrafia, lavori “donneschi”... Le riparazioni si svolgono, alla normale di Castello, ancora nei locali provvisori della scuola di musica. Questi i due temi di licenza: “Pensate: non sarà il solo né il primo dei vostri doveri, quello di aprirvi una strada onorata nel mondo, ma dovete agevolare agli altri il cammino della vita (De Amicis)” e “La famiglia: semplice e caro nome! Quanti affetti profondi, quanti ricordi esso racchiude!”.

Tante cose non vanno nel mondo della scuola cagliaritana. L’argomento rimbalza spesso all’attenzione del Consiglio comunale, ma tutto sommato con risultati modesti. D’altra parte, va considerato che le competenze delle amministrazioni locali toccano soprattutto l’istruzione primaria, e qui i problemi investono, al contrario, l’intera piramide, fino all’università. 

Il 14 luglio il consigliere Romolo Enrico Pernis ha sollecitato un intervento del Municipio per un nuovo locale da adibirsi ad istituto tecnico, ipotizzando l’utilizzo del convento delle cappuccine. Ed ha trovato in questo un valido sostegno nel collega Scano: quell’edificio appartiene alla Provincia, la quale non dovrebbe avere nulla da obiettare o da avareggiare… Pernis ha anche raccomandato una qualche soluzione ai problemi di spazio della scuola tecnica di via Collegio. Gli ha risposto l’assessore Lippi il quale ha riferito che proprio in quello stabile stava per aprirsi un cantiere per l’allestimento di un ulteriore piano. E’ stata poi già deliberata dal Consiglio – ha aggiunto l’assessore – la costruzione di un grande caseggiato in Villanova, giusto a mezza strada fra San Domenico e Campo Carreras, capace di almeno 1.200 alunni delle elementari e anche di 300 della tecnica. Insomma, il dibattito non è mancato, limitato però alle strutture.

La situazione di più complessiva sofferenza andrebbe capita nelle sue cause remote. Nel 1906 una riforma legislativa a favore degli insegnanti medi ha classificato le sedi universitarie in due categorie, e Cagliari non può più ricevere un docente che per speciale concorso, per bandire il quale i tempi non possono mai essere brevi. Nel frattempo… siano supplenti! Dal 1906 in qua – sono tre anni pieni – le cattedre resesi vacanti sono state numerose, e però soltanto per alcune di esse si è effettivamente espletato il concorso, mentre per altre perdura il ritardo degli adempimenti burocratici.. Sono i professori con la valigia in mano.

Quale rimedio allora? Risposta: rinunciare alla classificazione super ed accettare di scendere nella medietà. Bisognerà cambiare la legge.

All’università cattedre vuote, in loggia gran spolvero, e spartiti e pennelli…

E all’università? Le poche centinaia di studenti iscritti nelle facoltà e/o corsi equipollenti (con giurisprudenza, medicina chirurgia, matematica-fisica-scienze, c’è anche farmacia) hanno per guida magnifica il rettore Roberto De Ruggero. Gli indici di partecipazione alla vita di studio sono più che buoni: il numero relativamente basso degli iscritti facilita il rapporto col corpo docente e frequenti sono, un po’ in tutti i corsi, gli approfondimenti sul campo: così, per dirne una o due soltanto, è per gli studenti del corso di igiene che, guidati dal prof. Casagrandi, visitano il nuovo gasogeno di Villanova o per quelli di medicina, in missione al nuovo manicomio di Is Stelladas in direzione di Pirri…

Per qualche anno, puntualmente, anche gli studenti di penale hanno avuto la loro buona razione, con il varco loro concesso nel malefico recinto delle giudiziarie, al seguito dell’ottimo prof. Ugo Conti, ordinario della materia. Il quale prof. Conti è stato intanto comandato, e nel 1909 confermato nel comando, all’insegnamento presso l’istituto superiore di scienze economiche e coloniali della capitale. Per un anno egli è stato sostituito dal collega Arturo Rocco, spostato ora come straordinario a Sassari e a sua volta sostituito – ma soltanto nelle intenzioni del rettorato – da Vincenzo Lanza. Questi, esimio docente presso l’ateneo di Palermo, è però anche e prima di tutto intendente di finanza del capoluogo siciliano: ragion per cui il suo ministro, in corretta applicazione della nuova normativa sullo status giuridico degli impiegati civili, non concede né aspettativa né comando a Cagliari. Conclusione: nessun insegnamento per l’intero anno accademico. E ad anno iniziato se ne parte anche il prof. Enrico Presutti, già titolare di diritto amministrativo, chiamato dal governo a Messina attorno alla complessa impresa di ridar vita alla locale prestigiosa università…

Benché pareggiato ormai da più d’un lustro, l’ateneo cagliaritano continua a pagare il dazio della marginalità, non solo geografica, nel regno. Uno dei problemi veramente seri e fra i più avvertiti è quello del ripristino della facoltà di lettere e filosofia, in verità mai abolita e però caduta in un letargo ormai pluridecennale conseguente al trasferimento, sic et simpliciter, dei titolari delle sue cattedre per volontà della Minerva.

Era il 1866. Istituita sette anni prima con la nota legge Casati (e con lei le facoltà di teologia, giurisprudenza, medicina e chirurgia, matematica e ingegneria ed infine scienze), era stata sì svuotata ma non abolita, e dunque implicitamente confermata, ancorché nella scatola vuota, dalla recente legge di pareggiamento.

Ora il problema è sorto perché, da parte degli insegnanti elementari, si fa crescente pressione per accedere alla carriera dei direttori didattici od ispettori. A tal fine occorre però provvedersi di titolo para-universitario acquisibile in specifica scuola pedagogica, il cui impianto un decreto ministeriale autorizza soltanto negli atenei con facoltà di lettere… 

Nella sua seduta del 21 ottobre, il Consiglio provinciale ascolta una dettagliata relazione sull’intera questione del consigliere radicale Ignazio Macis. La sua tesi è che la condizione della esistenza, in diritto se non in fatto, della facoltà di lettere e filosofia nell’ateneo cagliaritano sia riconoscibile e che si tratti dunque di trovare la formula tecnico-organizzativa onde attivare i corsi di specializzazione pedagogica. Si dovrebbe anche tener conto della disponibilità offerta dalla facoltà di giurisprudenza – con o senza l’apporto anche di quella di medicina e chirurgia – “a fornire, con duplicazione dei corsi ufficiali e con particolari corsi speciali e complementari da impartirsi gratuitamente, tutti gli altri insegnamenti costituitivi e complementari che sono necessari per costituire il corso di perfezionamento pei licenziati delle scuole normali regie e pareggiate”.

E dunque? Abilissimo nel motivare la sua causa, Macis riesce a convincere l’intera assemblea del Viceregio che, all’unanimità, approva infine un ordine del giorno con cui chiede al governo di “ripristinare subito il regolare funzionamento nella Università di Cagliari della facoltà di filosofia e lettere, procedendo alla nomina dei professori”. 

La Rispettabile Loggia intitolata a Sigismondo Arquer ha ripreso da poche settimane a riunirsi nel suo bel Tempio (con annessa sala da biliardo) nel primo tratto della via Barcellona. Nell’anno che si è compiuto hanno ricevuto l’iniziazione una quindicina di profani, tutti di età singolarmente giovane: Filippo Russo, palermitano di 31 anni, ufficiale di fanteria; Angelo Maria Bottazzi, genovese di 27 anni, impiegato alla Banca d’Italia; Arturo Picciau, trentenne cagliaritano, negoziante; Tommaso Ledda, antiochense di 36 anni, collettore di esattorie; Giuseppe Trincas, medico suellese di 35 anni; Alberto Pau, commerciante cagliaritano di 40 anni; Alberto Sanna, sassarese di 35 anni, rappresentante di commercio; Luigi Rozier, carlofortino di 34 anni, procuratore alla Banca Commerciale Italiana; Virgilio Massenti, anch’egli sassarese di 31 anni, medico oculista; Angelo Persicini, originario di Fonzoso, classe 1867, ragioniere-geometra al Genio militare; Carlo Saccone, alessandrino di 25 anni, enotecnico; Romualdo Loddo, cagliaritano di 28 anni, addetto alla Sovrintendenza ai monumenti; Vito Nicosia, originario di Massalucia, 41 anni, ufficiale dell’esercito; Federico Anastasio Finiguerra, originario di Piemonte d’Alife, appena ventitreenne, studente universitario; ed ancora il medico sassarese Giovanni Mereu, il capitano di fanteria Armando Marini, il ben noto cav. Gustavo Lastrucci, cerretese classe 1879, ufficiale del Banco di Napoli… Per non dire poi delle affiliazioni (Dino Serra, commerciante iglesiente di 29 anni), o delle promozioni al grado superiore (Nicola D’Alfonso, institore abruzzese classe 1867, e Giuseppe Emanuele Corrias, olianese di 35 anni, pretore a Siliqua)…  

Gran bel periodo per la loggia che ancora si gode gli umori giacobini che sprizzano da molte parti anche della politica oltre che dei circoli giovanili (associazioni anticlericali e addirittura antireligiose) e, magari, da qualche cattedra universitaria.

Per contro ideologico… Don Mondino De Magistris e donna Agnese Ballero – 37 e 25 anni rispettivamente – uniscono per sempre le loro vite, nella chiesa di Santa Rosalia, giovedì 21 ottobre. Officia il rito del matrimonio il presidente parroco di Sant’Eulalia dottor Pinna: “... in hac Paroecia S. Eulaliae et in illa Castri Kalaris... Edmundus De Magistris filius Casimiri et quondam Mariae Horatiae Roberti... Agnies Ballero filia Antonii et Theresiae Puddu... ». Testimoni Carlo Ballero e Vittorio Quesada. Nel quartiere di Castello, poveri e ricchi non c’è chi non festeggi. “Mondino De Magistris, l’amico di tutti, il popolare dottor Mondino, l’idolo dei poveri, ha scelto una compagna degna di lui”, scrive Il Corriere dell’Isola.

Nella propria sede di viale Regina Margherita, il direttivo della corale Verdi delibera, ad ottobre, sul nuovo vessillo sociale candidato a spiccare ai piedi del busto del Maestro in occasione del prossimo pellegrinaggio anniversario. Nel grande salone, intanto, è stato appeso un bellissimo ingrandimento del celebre tenore cagliaritano Mario De Candia, dono di Francesco Sassu (che a lui varrà la grata nomina a socio benemerito).

Si lavora a preparare la nuova stagione. Oltre all’assemblea generale di fine anno, dovrà costituirsi anche il comitato per i balli incaricato della conduzione delle feste del carnevale prossimo venturo.

Nel bel casamento del Carmine che con colonnine, archetti e piattabande sembra arrivato giusto dal medioevo, Filippetto Figari – 24 anni soltanto ma un talento già di grandissimo artista – replica la sua mostra cagliaritana, dopo il grande successo riscosso nel 1908. Studia ancora alle Belle arti della capitale, andrà poi a Venezia ed all’estero. Lascerà una traccia inconfondibile nell’arte sarda del secolo.

San Bardilio. Chiusa da tempo, l’antica chiesetta già degli osservanti e passata poi ai trinitari, rovina al suolo. Posta alla base della breve salita per Bonaria, giusto all’ingresso del monumentale, essa era stata oggetto, in più occasioni, di studi per il suo riattamento, e invece… La pioggia ed il vento impetuoso di fine ottobre hanno abbattuto il tetto e danneggiato ulteriormente i muri già sconnessi e pericolanti. 

Alla Provincia, e fra mutualismo, piano trasporti ed ancora teatro

Il resoconto della Deputazione provinciale per la gestione 1908-1909 viene esposto al Consiglio a fine ottobre dall’avv. Virgilio Piga. Relazione lunghissima, la sua, ed esaustiva delle iniziative assunte e capace anche di rendere efficacemente il senso che di sé ha l’Amministrazione, che esige rispetto dallo Stato e la salvaguardia di un certo ambito autonomistico.

Il bilancio per l’esercizio 1909 si è dovuto rimpinguare con la sovrimposta sui terreni e fabbricati “in misura eccedente il limite legale”, ammette Piga, incaricato del settore Finanze. E’ però successo che il decreto reale che avrebbe dovuto autorizzare l’eccedenza, ha imposto numerose variazioni. Fra esse, nella colonna delle entrate, è stato cassato il concorso del ministero della Pubblica istruzione per le allieve della normale femminile; nella colonna delle uscite, invece, sono stati depennati gli stanziamenti per la lotta al tracoma (2.500 lire), per sussidiare l’erigenda scuola industriale femminile a Macomer (1.500 lire), ecc.

Le competenze dirette dell’amministrazione provinciale toccano settori come la viabilità, la manutenzione delle caserme dei carabinieri, l’agricoltura, l’assistenza psichiatrica, taluni indirizzi scolastici tecnico-professionali. Di speciale interesse della città sono gli interventi sulla scuola industriale nell’area fra San Lucifero e San Saturnino, che ha iniziato a funzionare nell’ottobre 1908 con una sessantina di alunni iscritti alle sezioni meccaniche. Le esercitazioni pratiche di officina si sono svolte purtroppo in locali inadatti e con materiali di ripiego e d’uso provvisorio. Il concorso della Provincia è stato di 3.850 lire, che è molto e poco insieme.

Camera del lavoro. Levato il drappo rosso che sventolava allo spigolo dell’edificio di via Cavour ove ha la sua sede, la Questura ha disposto un servizio di rigido controllo, affidato ai suoi agenti, per evitare proteste ed incidenti davanti al consolato di Russia. Lo czar Nicola II è venuto in visita ai Savoia, ospite nella villa di Racconigi. La sinistra politica è in fibrillazione in tutt’Italia. Ed ovunque, infatti, l’autorità ha dato ordine di evitare dimostrazioni ostili. Cagliari come tutte le altre maggiori città a presenza... sovversiva è vigilata in tutti i suoi punti strategici.

Incredibile ma vero, alla sua partenza per San Pietroburgo l’autocrate lascia un riconoscimento al liberale ministro Cocco Ortu: l’onorificenza del gran cordone dell’Aquila bianca.

Polisportiva Arborea. Domenica 31 ottobre tutti a passeggio militare nella tenuta agricola della Scalabrini. Fanfara in testa, si parte alle 7, il rientro quand’è già buio. A ricevere gli ospiti sono i ragazzini del Ricreatorio popolare, l’ultima invenzione, felice ed encomiabile, del sodalizio.

C’è pathos affettivo dentro i ranghi dell’Arborea, il senso di una devozione verso la dirigenza. Ne saranno ennesima prova, a dicembre, i festeggiamenti resi al prof. Vinelli per il recente conferimento dell’onorificenza di ufficiale della corona d’Italia. 

Cooperazione. L’Unione Sarda crede allo strumento cooperativo e spara, per sostenerlo, le cartucce che ha. Sia che si tratti di cooperative di produzione, per conquistare quote di mercato offrendo generi mancanti e dando occupazione, sia che si tratti di cooperative di consumo, per l’acquisto di grossi quantitativi, direttamente dai produttori, delle merci a prezzi largamente scontati, sia ancora che si tratti di cooperative di lavoro, capaci di preservare i soci dagli artigli della miseria attraverso il loro inserimento in ditte appaltatrici di lavori pubblici.

Ed è certamente cooperativa di lavoro (ma anche di produzione) quella dei pescatori che sorge in autunno con un forte incoraggiamento da parte della Camera di commercio. Si tratta di difendere il livello dei prezzi ed insieme gli interessi dei pescatori stessi e dei consumatori nella misura in cui si riesca a togliere di mezzo quelle figure che, mediando, lucrano parassitariamente, speculano arbitrariamente. Anche il comm. Merello si iscrive fra quelli che, mettendo mano al portafogli, intendono incoraggiare la costituzione della cooperativa. E così Cocco Ortu, 

Vocazione mutualistica ha la Società degli operai, od operaia che dir si voglia, presieduta da Carlo Concas e sorta ormai da oltre un secolo, con sede al primo piano di palazzo Beccio, al civico 20 in via Barcellona. Provvede ai propri associati quando gli accidenti della vita impediscono loro di lavorare, si occupa di vedove ed orfani privati all’improvviso del sostegno del capofamiglia. E col suo costitutivo senso civico, col suo sentimento d’appartenenza, è sempre presente nelle molteplici occasioni che il calendario offre ai sodalizi per sfilare in città od organizzare manifestazioni d’ogni genere, finalizzate alla raccolta di risorse per le necessità statutarie.

Ad ottobre si aprono le iscrizioni per le scuole serali, allestite nella stessa sede sociale a pro dei figli dei soci che avessero per qualche ragione smesso di frequentare quelle pubbliche. 

Intanto all’angolo fra la via XX Settembre e sa Butanica, ribattezzata via Lanusei, a non più di un centinaio di metri dalla palestra dell’Arborea, stanno per concludersi i lavori di costruzione della nuova sede. Prospetto con molte finestre e qualche sobrio segno del liberty imperante, la palazzina è stata progettata dal giovane ma già provetto ing. Riccardo Simonetti (quello stesso che sta occupandosi anche del gran cantiere di restauro di Sant’Eulalia).

La discussione sull’annosa questione ferroviaria riprende in autunno. La statizzazione delle due reti, già realizzata sul continente ed in Sicilia, è l’obiettivo principale dei duemila lavoratori del settore. Vengono organizzati pubblici comizi e manifestazioni di sensibilizzazione dell’opinione regionale e, più ancora, delle rappresentanze istituzionali ed economiche.

Uno di quelli che di più ci credono e di più lottano è Claudio Demartis, consigliere provinciale di Sassari e leader del riformismo. Egli ha parlato al sindacato, a Cagliari, il 25 ottobre. “Vengo da Macomer, entusiasta della coscienza dei ferrovieri, che si rivela superiore al rammollimento sardo, per unirmi a voi nella più bella delle battaglie…”. 

A perorare la causa, omologo di Demartis è a Cagliari il deputato provinciale e consigliere comunale avv. Virgilio Piga (socialista anch’egli e, per quel che conta, genero di Enrico Carboni Boy). A lui è affidata la parte principale nella manifestazione e la sua lunghissima relazione è riportata integralmente, in due puntate, sulla prima pagina dell’Unione Sarda.

Il “popolare comizio”, affollatissimo, si conclude con l’approvazione unanime di un ordine del giorno che assume come soggetto che “invita”, “domanda”, “dà mandato” la stessa “cittadinanza cagliaritana”: il governo avvii le procedure di statizzazione “nell’interesse del commercio e dell’economia generale dell’Isola, depressi ed inceppati nel loro svolgersi da tariffe eccessive e da studiati ostacoli opposti al loro naturale e costante progresso”; obblighi esso la società delle Ferrovie Sarde a istituire la terza coppia di treni fra Golfo Aranci e Cagliari e fra Golfo Aranci e Sassari.

Il Civico se la passa ancora male, congelato nella sua incertezza. Era estate quando i suoi 500 palchettisti presentarono al sindaco un memoriale sull’annosa, irrisolta (ma risolvibile) questione del capitolato d’appalto del loro carissimo teatro. Chiesero all’amministrazione municipale che non fosse “limitato il genere di spettacoli” al solo attualmente consentito e che potesse “nella stagione d’autunno il teatro essere aperto agli spettacoli di prosa, di operette, ecc.”. E inoltre: che, fosse “ridotta la spesa di illuminazione…, abolita la tassa serale d’apertura e la spesa giornaliera per le guardie municipali”, e che il bando del nuovo capitolato fosse pubblicato prima di ferragosto, onde dar tempo all’impresa “di preparare uno spettacolo degno delle tradizioni del nostro Massimo e corrispondente alle pretese della piazza”.

Speranze vane. Più volte, fra settembre ed ottobre, il Consiglio comunale si è occupato della questione. Romolo Enrico Pernis – considerando il teatro “non rispondente alle esigenze della cittadinanza” – ha marcato la sua opposizione alle proposte della giunta, tendenti a soddisfare le richieste di trattativa privata avanzate dalle due imprese interessate che avrebbero sollecitato la modifica delle condizioni, dopo che la gara d’appalto era andata deserta. 

Domenica 3 ottobre un buon numero di palchettisti si è riunito nel ridotto per deliberare di richiedere al Comune il ripristino dell’illuminazione a gas, in sostituzione di quella elettrica. L’impianto è malandato e ripararlo costerebbe troppo. Ma a novembre l’interrogativo si ripropone ed esige risposta chiara e definitiva: “si apre o non si apre?”. La giunta firma il contratto con Benvenuto Zuddas e la stagione di carnevale (da dicembre a febbraio) potrà aprirsi con la fondata speranza del miglior esito. 

Sono “illustri” soltanto per la commedia del vivere sociale, non certo per il loro portato intrinseco (che rimanda alla “livella”), i lutti che nella città fanno rumore, perché sono raccontati dai giornali e perché muovono i grandi numeri attorno ai funebri, nei lunghi cortei che dalle abitazioni di famiglia prendono la definitiva strada del monumentale.

Attraverso il richiamo delle biografie spezzate, però, ogni volta è come se fosse la biografia dell’intera comunità civile a rinverdire in ciascuno le memorie remote o recenti, riproducendo sequenze di un ideale film con tutti dentro, siano protagonisti o comprimari, forse mai soltanto comparse.

Campionato della tristezza e mondialismo del Filologico

A prenderlo dall’inizio, il calendario della mestizia pubblica racconta subito l’ingiustizia della sorte umana. Il dottor Luigi Casotti, chirurgo dentista, quarantenne d’origini torinesi ma di residenza sarda ormai consolidata, sportivo eccellente passato dalla ginnastica al ciclismo, dall’alpinismo alle responsabilità del Touring (fondatore e console del club cagliaritano), sì proprio lui che era la rappresentazione del vivere con intensità ed entusiasmo, ha chiuso prematuramente la sua giornata. I funerali sono uno spettacolo, triste ma anche altamente simbolico della solidarietà intersportiva dell’intera provincia e di più ancora.

Sulla stampa, poi, comparirà l’invito rivolto dalla famiglia alla clientela a… sistemare le fatture in sospeso. Nei gabinetti odontoiatrici di Cagliari e Sassari assicurano la continuità delle prestazioni professionali i due fratelli, colleghi rispettivamente a Firenze e Torino, ma ora pronti alle missioni di supplenza in Sardegna.

Qualche giorno soltanto e sorella morte chiama una personalità, certo anziana ma ancora presente nella vicenda cittadina, accademica soprattutto. Il comm. Luigi Zanda, medico e per ben 46 anni docente universitario, autore di pubblicazioni scientifiche di gran valore nella sua specializzazione di anatomo patologo, nell’età giovane e in quella avanzata obbediente clericale, in quella di mezzo piuttosto giacobino (ricordato come massone con allusioni fin nei goccius), è stato, lungo il corso dei suoi quasi novant’anni, amato da molti e criticato da altrettanti, rispettato sempre però da tutti, per dottrina e probità.

Altrettanto stimato e popolare è stato il dottor Bernardino Puxeddu, già medico chirurgo municipale e delle carceri, e zio del canonico Eugenio, scomparso anche lui a tarda età, così come – sfiora i novant’anni addirittura – donna Monserrata Mameli, madre dell’ex deputato di storia garibaldina e banchiere avventuroso (e avventuriero, rotolato nei fallimenti del Credito Agricolo e di quant’altro) on. Pietro Ghiani. 

Gaetano Lai, scomparso a maggio, viene ricordato come una “macchietta cagliaritana”, ma con l’affettuosità che sempre l’ha accompagnato quando batteva la gran cassa dell’orchestra civica e quando, per vivere, fungeva da inserviente nella scuola municipale di musica o si metteva a disposizione per qualsiasi lavoro potesse procurargli da sostentare la sua numerosa famiglia in ristrettezze.

Personalità soltanto apparentemente modesta, e anche lui invece riconosciuto per la virtù d’antico stampo, è pure Ferdinando De Curso, impiegato del Monte di Pietà alla Marina, scomparso nel generale rimpianto a giugno. Ha cresciuto la sua prole nella dignità secondo il proprio esempio, che tutti lodano come un modello.

Da Porto Maurizio giunge la notizia della morte del comm. avv. prof. Anastasio Sulliotti, anch’egli ardente spirito libertario alla sequela di Garibaldi nella sua risalita dalla Sicilia e quindi, sul continente, docente universitario di discipline giuridiche.

Suffragi austeri alla chiesa del Santo Sepolcro, fra autorità civili ed ufficiali del reggimento di stanza, per l’anziana contessa Giuseppina Gritti, nata dei baroni Rossi, buona e gentile e pia, ed al monumentale pianti inconsolabili invece per il giovane figlio dell’avv. Francesco Mereu: studente al Politecnico di Torino, Ernesto è salutato dai suoi coetanei, una folla, così dell’università come dei circoli e sodalizi sportivi da lui frequentati.

A settembre scompare la signora Teresa Casano, madre dell’assessore Rafaele Accardo, imprenditore ed esponente di punta anche dell’ente camerale. A novembre è chiamato poi il cav. Francesco Bogliolo, già esattore regio e quindi tesoriere in Sicilia allorché si dovette provvedere al generale cambio dei biglietti. 

La morte bussa anche in casa dei massoni. In primavera s’è involata, ancora creatura, la figlia di Gilda e Federico Canepa: la piccola Maria “fiore tra i fiori, composta nel sonno che non ha risveglio qua giù”. A luglio è toccato a Pietro Pernis, l’anziano zio del cav. Romolo Enrico, operatore economico di prim’ordine – come tutti in casa, generazione dopo generazione – ed “autentico santo dei tempi moderni”.

Ma infine a cadere è un figlio della Vedova stesso – Nicolò Pugliese – e la loggia ne è più direttamente colpita: “anima grande aperta ai soffi delle più pure idealità moderne, spirito elettisssimo, che profondamente vibrava del ribelle ansito contro ogni affermazione dogmatica, che agita la nova era, affascinata dagli azzurri pieni di luce e di libertà…”. Sono stati 65 anni spesi bene quelli dell’industriale filantropo e consigliere comunale ed amministratore dell’ospedale civile, da lui finanziato con ben 10.000 lire per l’istituzione di una nuova clinica anatomica, e presidente del ricovero di mendicità nonché cavaliere mauriziano. Attorno al suo feretro ne elencano le virtù il sindaco Marcello, il consigliere di prefettura Valle, il presidente camerale Nobilioni, il deputato Antonio Scano, l’avv. Sanna Randaccio.

Tra il pianto delle campane si svolge, all’inizio di novembre, il pellegrinaggio della Società reduci delle patrie battaglie e di Crimea da piazza Martiri d’Italia al monumentale. Precedute dalla banda municipale, partecipano la Fratellanza militare e numerose rappresentanze con le maggiori autorità locali. Dopo la messa da requiem celebrata nella cappella del cimitero dai padri mercedari, vengono deposte le corone di fiori nei recinti delle tombe dei reduci e degli estinti della Fratellanza militare. Brevi discorsi.

L’indomani tocca ai garibaldini. Luogo del convegno è l’area in cui è stata piantata la croce che ricorda i martiri di Mentana. Commovente il ricordo dei prodi che sono caduti, dei commilitoni dalla camicia rossa che hanno lottato per l’Italia unita, contro il papa, i legittimisti d’ogni casato reazionario ed i lazzaroni al servizio.

Un altro pellegrinaggio è compiuto, sempre alla volta del camposanto di Bonaria, dai fedeli delle quattro parrocchie cittadine, accompagnati dai canonici del capitolo metropolitano. Pontifica mons. Balestra.

Il monumentale è sempre di più un museo all’aperto, documento straordinario della sensibilità del tempo, dei valori e dei gusti. Sartorio e Trojani sono gli artisti più presenti con opere sempre di buona (e talvolta ottima) fattura. L’ultima delle cappelle di famiglia è quella che ha accolto il cav. Filippo Birocchi, tutta in marmo bianco con brecce colorate e trafori. 

Sul fronte particolare della didattica, il Filologico vanta una bella produzione di corsi serali all’insegna del poliglottismo, della durata di sei mesi. A novembre esso riapre la sua scuola di francese, tedesco ed inglese. Il metodo d’insegnamento adottato è il Berlitz. Esso “mette lo studioso di fronte al linguaggio, al pensiero, all’uomo straniero nella persona dell’insegnante e lo obbliga a servirsi, fin dai primi passi, della lingua che imprende a conoscere, senza trascurare affatto la parte teorica, alla quale si arriva per via rigorosamente induttiva, procedendo dal noto e dal semplice, all’ignoto e al complesso”.

I professori fanno lezione in aula, di lato è però a disposizione di soci ed allievi una biblioteca fornita di ben 800 titoli – sono i classici della letteratura di Francia, Germania e Gran Bretagna –, oltre che di riviste sia italiane che straniere. La lettura, paziente ed assidua, aiuta naturalmente l’apprendimento, la memorizzazione del lessico e delle forme grammaticali, predispone dunque al parlato, all’esercizio dell’intonation, ecc.

 Le iscrizioni sono numerose, tant’è che per inglese e tedesco di base occorrerà sdoppiare e addirittura triplicare le sezioni. La quota è di 13 lire più altre due al mese, anche se a titolo promozionale le prime lezioni sono aperte a tutti.

E’ indubbio che l’utilità sociale dell’iniziativa accredita il circolo fra i sodalizi dei quali Cagliari, città moderna ed europea, non può e non vuole fare a meno. Esso conta su un consiglio direttivo di prima qualità, cui è affidata la programmazione delle attività e la loro gestione. Presieduto dall’ ing. Marcello (il sindaco) ne è segretario il giovane e brillante artista Tarquinio Sini.

Questione Ferrer, contestazioni e gite scolastiche, la festa delle matricole

All’Iris va in scena la rivoluzione, a novembre. E’ il documentario sui fatti di Barcellona, la morte violenta di Francisco Ferrer, ecc. Un bel colpo per i fratelli Mazza, che per assicurarsi la pellicola si sono impegnati a sborsare molti quattrini…

Ferrer, pedagogista fondatore della “Escuela moderna”, saggista prolifico, alto grado massonico, è stato condannato a morte e giustiziato sotto l’accusa di aver ispirato il movimento eversivo in Catalogna dell’estate 1909. Due anni dopo la sua esecuzione, sarà riconosciuto estraneo ai fatti imputatigli.

I democratici di Cagliari hanno partecipato al larghissimo moto di solidarietà con la vittima ed i suoi compagni d’ideali. Il Partito socialista ha diffuso un manifesto per levare alta la protesta per l’arbitrio compiuto ai danni di un innocente ed invitare la popolazione a prender parte, nel pomeriggio di domenica 17 ottobre, in piazza del Carmine, ad un pubblico comizio.

La manifestazione si è svolta con l’intervento di una gran folla e l’attenta (e preoccupata) sorveglianza delle forze dell’ordine, carabinieri e guardie. La Camera del lavoro s’era mobilitata alla grande e fra le adesioni pervenute c’erano anche quelle delle logge massoniche di Cagliari ed Oristano. Una specie di palco era stato allestito sullo zoccolo del monumento all’Immacolata, da dove sventolavano le bandiere rosse dei socialisti e dei repubblicani, e quelle delle leghe camerieri ed infermieri... 

Molti discorsi, molti evviva e molti abbasso, toni alti e pressioni moderatrici della forza pubblica, manifesti e discussione perfino in Consiglio comunale (“Lontani assai dai principii e dalle dottrine che Francisco Ferrer professò la nostra protesta di uomini veramente liberi e perciò rispettosi di tutte le fedi e nemici giurati di ogni attentato alla libertà di coscienza, si eleva per l’atto inumano con cui si volle punito un reato di pensiero”, parola di sindaco; onore ad “un apostolo di idee che furono la base della rivoluzione francese”, precisa Pernis consigliere e Venerabile di loggia). Ostilità dei clericali, come da copione.

Tensioni anche nel mondo della scuola. Sovraffollamento ed angustia dei locali sono un tormento paralizzante per il Cima. Da tempo si parla di istituire in città una seconda scuola tecnica, ma ancora non si è provveduto. Così, a quasi un mese dalla riapertura dell’anno scolastico, s’è dovuto constatare la perdurante confusione, nonostante gli sforzi del direttore. Insufficienti le aule, e perciò eccoli i ragazzi della prima classe e della seconda saltare le lezioni, fra le proteste dei genitori che pongono l’aut-aut: o vengono immediatamente i nuovi locali, pur provvisori, o si faccia alternanza fra le classi.

A dicembre la situazione sarà la seguente: funzionanti quattro sezioni della prima, con un numero crescente di iscritti, un numero comunque di molto superiore a quello consentito dai regolamenti. Il malessere sta montando nel mondo della scuola, e la burocrazia ministeriale pare non avvedersene!

La pazienza degli studenti cagliaritani ha raggiunto il limite. Lunedì 29 novembre un buon numero di normalisti ha detto il suo “basta!”, dando la stura ad un’agitazione che per quasi una settimana coinvolgerà tutte le scuole cittadine. A loro, al Baylle, manca ancora il professore di lettere italiane. Idem al Dettori, dove fra le cattedre vacanti c’è addirittura quella di latino. I ragazzi dell’istituto tecnico hanno anche loro da lamentarsi: da ben due anni gli manca nientemeno che il titolare di ragioneria, e anche quello di matematica e fisica.

Tutti insieme – liceali, commerciali, normalisti e anche i più giovani del Cima – formano delegazione e vanno a colloquio dal provveditore Garello. Lo trovano infuriato: lo sciopero non è ammesso! sentenzia senza consentire repliche. 

Tutto o quasi va male. I libri che le famiglie hanno dovuto comprare sono costosissimi ed è assurdo che restino intonsi. C’è poi quello o quell’altro docente che “non riesce a farsi comprendere e dalle sue lezioni non si trae alcun profitto”, come denunciano i normalisti riferendosi all’ordinario di pedagogia che copre ad interim anche l’insegnamento di italiano. Ed inaccettabile è anche quell’altro sistema di passare, come al Dettori, da una classe all’altra, e da una materia all’altra, con mortificante disinvoltura…

Il fronte dello sciopero interscolastico è da subito vasto quanto forse nessuno si sarebbe aspettato per la spontaneità dell’evento. Nel pomeriggio di lunedì l’ingresso del Dettori viene sbarrato ad iniziativa dei più intraprendenti “sindacalisti” e, formata una colonna, tutti – forse mille ragazzi – si dirigono alla volta della Prefettura e quindi del palazzo comunale. Le guardie municipali ed i carabinieri sorvegliano l’indolore svolgimento della protesta ed impediscono poi l’accesso dei rivoltosi al Martini, dove alcuni crumiri sono entrati e fanno lezione regolare (si fa per dire). Va meglio al Cima, dove si riesce a far venire fuori quelli che, già entrati in aula, non aspettano altro che i liberatori per evadere ed associarsi ai cortei. Così da via Collegio ecco partire una nuova colonna diretta verso piazza Santo Sepolcro, per parlamentare col preside Ghera. Senza risultato: chi è entrato fa lezione ed è nel proprio diritto. Non è diverso l’atteggiamento degli altri direttori e presidi.

Ampio bis martedì 30. Di mattina un piccolo scontro si verifica fra la forza pubblica ed alcuni studenti nel vicoletto che dalla via Manno conduce all’istituto tecnico. Per oltraggio e violenza al carabiniere Valpreda ed alla guardia di PS Scema viene arrestato un normalista orunese, Giuseppe Zizi che, difeso da un gruppetto di avvocati garantisti (Atzeri, Ballero, Diaz, Piga, Orano), sarà condannato a tre giorni soltanto, dopo aver rischiato tre mesi di confino!

Nel pomeriggio nei locali del circolo dei liceali viene confermata la volontà dell’astensione dalle lezioni fino a che non siano nominati al Dettori i docenti di italiano, latino e greco. Segue, in piazza del Carmine, un affollato comizio: parlano in diversi, con toni più arrabbiati che concilianti, mentre un dettorino del terzo anno presenta infine un documento da far firmare ai genitori e spedire al ministro. Una nuova assemblea è aperta anche ai colleghi del Martini, sia della sezione tecnica (matematica e commerciale) che di quella nautica. Piena solidarietà giunge frattanto dagli universitari.

Una sassaiola sacrifica qualche vetro al Baylle ed anche al Siotto Pintor. Dall’interno si risponde con alcune secchiate d’acqua. Intanto si annuncia, per i liceali ma non per loro soltanto, un’ammonizione solenne e un abbassamento generalizzato dei voti.

Mercoledì 1° dicembre. Sciopero pieno al Dettori e maggioritario ai tecnici, istituto e scuola. Un corteo formatosi in strada giunge al Cima, ma trova il passaggio sbarrato da carabinieri e finanzieri. Con qualche fatica una piccola rappresentanza riesce comunque a farsi ricevere dal prof. Colosi che, rifiutandosi di licenziare i ragazzini a “regolare” lezione, conferma il “no senza repliche” della categoria dei presidi.

E allora su di nuovo, risalendo per le scalette di Santa Teresa e le vie Manno, Mazzini, Università, fino a via Corte d’appello, dove si vorrebbe raccogliere qualche successo alla normale femminile ivi accampata. C’è chi riesce a rompere il cordone della forza pubblica. La colluttazione ammacca qualcuno e tre sono i giovanotti tratti in arresto (presto però rilasciati). A mezza ascensione, i rivoltosi hanno incrociato i seminaristi del Tridentino diretti, senza successo, alle aule del Siotto Pintor. Impossibile, naturalmente, ottenere la loro solidarietà.

Ultimo tempo. Gli studenti del quarto anno del Martini recapitano alla stampa una lettera con cui sostengono che la propria agitazione “non è una protesta contro i provvedimenti proposti dal Preside, bensì un segno di affermazione dei loro diritti, conoscendo quali e quante conseguenze potrebbe apportare una momentanea supplenza”.

“Rispetto e stima” al prof. Ghera essi confermano ancora giovedì, quando tornano in aula gran parte dei compagni. Al secondo corso si è provveduto con l’incarico conferito al prof. Granata, ma gli studenti del terzo e quarto corso di ragioneria restano un giorno ancora sull’Aventino. Parte intanto l’idea di un comitato permanente di genitori protestatari. 

Anche i dettorini emanano un documento: “Abbiamo deliberato di riprendere oggi le lezioni. Non ci siamo indotti a questa decisione [dalla] speranza e la fiducia che noi riponiamo nella riunione per oggi convocata dei padri di famiglia. Noi siamo certi che essi sapranno protestare energicamente, essi che pagano le tasse, contro lo stato vergognoso in cui versano i nostri istituti scolastici…”.

Il concilio dei padri si tiene nella sede della Società operaia, la sera di giovedì 2. Partecipano numerosi professionisti, fra i più in vista della città, qui in veste però privata. Da subito si delineano orientamenti differenziati: c’è chi vorrebbe stigmatizzare “l’indecoroso abbandono in cui sono lasciati gli istituti di istruzione secondaria” e chi punta soprattutto a riassorbire le ragioni di tensione fra presidi e ragazzi, cercando di ottenere la revoca dei provvedimenti punitivi ai danni di questi ultimi. E’ questa seconda la linea che si afferma poi largamente maggioritaria.

L’indomani nuova riunione. Vien riferito il giudizio dei presidi: i ragazzi hanno avuto ed hanno ragione di protestare, ma debbono subire in silenzio; nulla che turbi il buon funzionamento (!) degli studi può essere ammesso. Circa i provvedimenti disciplinari, la possibilità della loro revoca è legata all’immediato ritorno della normalità. La risposta del concilio è in un documento in cui, dopo aver elevato “solenne protesta al Ministero della P.I. contro un simile stato di cose”, viene sollecitato l’intervento del deputato del collegio affinché presenti un’interpellanza al Parlamento e delle amministrazioni locali (oltreché del Provveditorato) perché agiscano “in qualsiasi altro modo”. Costituitisi in comitato “di sorveglianza permanente”, i genitori si impegnano, per parte loro, a raffreddare la tensione e ad “impedire nuove tumultuose manifestazioni degli alunni”.

Appendice dettorina. Mercoledì 8 dicembre, prima gita fuori porta nel nuovo anno scolastico. Partenza col tram alle 12,30 per Monserrato. L’accoglienza del sindaco Zorcolo e della giunta comunale è, in municipio, la più cordiale: discorsi, dolci, bevande. Puntata diretta quindi alla distilleria Larco. Verso le 14 allungo per Quartu: rapido giro del paese, prima della visita allo stabilimento di ceramica del cav. Maxia. Nel tardo pomeriggio rientro in città.

L’anno si chiude, per il liceo, con un dolore cocente: muore uno studente, Manfredi Marini Mossa, cagliaritano di vent’anni. Al funerale partecipa tutto il Dettori, compagni e docenti. E sono fiori a profusione e parole commosse per un giovane sfortunato.

E con gli studenti medi, gli universitari. La festa delle matricole viene dopo la paludata inaugurazione del nuovo anno accademico. Presente l’intero establishment cittadino e gran parte dei docenti di ruolo o straordinari delle diverse facoltà, il 6 novembre il rettore ha esposto il resoconto morale e finanziario dell’ateneo nell’anno appena concluso. Ha concesso quindi la parola al prof. Pio Colombini, la cui prolusione ha avuto per tema “Alla conquista della bellezza”.

Gite d’istruzione anche per gli studenti del corso nautico. Profittando dell’ancoraggio in porto del cacciatorpediniere “Montebello” che reca a bordo gli allievi della R. Scuola macchinisti di Venezia, essi visitano il 13 dicembre la nave, ascoltando le lezioni teorico-pratiche degli ufficiali sia sugli apparati motori che sui macchinari sussidiari.

Accompagnati, al solito, dal prof. Lucangeli e dal suo assistente Tancredi Corsini, essi prendono visione dei tre tipi di caldaia impiantati e dei tubi d’acqua Pattison, Jarrow e Thornjeroef. Domandano ed ottengono spiegazioni. Ma soprattutto fraternizzano con gli allievi a bordo, loro coetanei. La nave riparte nel pomeriggio dell’indomani. (Negli stessi giorni il presidente della giunta di vigilanza del Martini, l’on. avv. Enrico Carboni Boy, viene congratulato da preside e professori per la nomina governativa: “Lieti onore reso loro presidente, congratulansi con l’uomo valoroso e benemerito sua patria bene augurando delle sorti della scuola che vantasi d’averlo a capo”).

Guidati dal nuovo direttore prof. Sernagiotto e dai docenti di agraria e zootecnia, a metà dicembre gli allievi del terzo e quarto corso dell’enologica raggiungono, in territorio di Capoterra, le tenute del cav. uff. Angelo Vanini e della società comasca Su Loi, quest’ultima impegnata nella trasformazione fondiaria del suo compendio, ch’essa vorrebbe portare ai massimi livelli produttivi. Qui è tutto da studiare ammirando: i capi bovini ottenuti dall’incrocio della razza sarda con altre di maggior pregio, le grandi ortaglie che riempiono il mercato di Cagliari, il medicato di largo assortimento…

Più mirata alle vigne ed all’oleificio è la visita alla Vanini, dove ai ragazzi non mancherà comunque la possibilità di farsi un’idea di cosa significhi, in concreto, un circuito agricolo-zootecnico integrato all’avanguardia nell’Isola. Basterà girare per cantine, stalle, cortili ed aie, magazzini e depositi di macchine nuove moderne…

Bisogna dire, infine, di Cettolini. Una lettera agli amici raccoglie i suoi sentimenti più intimi. Lascia Cagliari dopo due decenni di lavoro intenso per andare a dirigere la scuola superiore di Alba, da dove viene, per occupare il suo posto – quasi uno scambio alla pari – il vice direttore, il citato Sernagiotto che, come lui, ha stoffa d’apostolo. “Prendo congedo da tutti coloro ch’ebbero fede in me – scrive Cettolini –, mi dettero il loro appoggio, costante e benevolo; saluto con animo addolorato gli allievi che, sparsi in ogni terra d’Italia e dell’Estero, tengono alto il nome dell’Istituto dal quale sono usciti… Ovunque le sorti della vita mi portino, io sarò sempre vicino a loro col pensiero, col cuore, sarà sempre vivo in me l’affetto per questa patria d’amore e di adozione, alla quale, con gioia, avrei consacrato quanto mi rimane di energia e d’intelletto…”.

Il Comizio agrario lo nomina suo socio onorario; alla Scala di ferro i vecchi allievi, ora provetti amministratori e capotecnici o direttori di stabilimento, lo invitano ad un banchetto, e da Palenzona, i colleghi, ad una bicchierata. Una pergamena con disegno di Felice Melis Marini resterà fra i suoi ricordi cagliaritani.

L’imberrettazione risponde, un mese dopo, all’ufficialità accademica. La preparazione dei riti impegna diversi giorni, con canti e versi, magistri doctores e quant’altro o altri. E’ il “battesimo di scienza e di luce” per i neofiti diciottenni che hanno appena lasciato le secondarie. Il programma degli eventi di domenica 5 dicembre, che viene diffuso con buon anticipo, cadenza non solo le azioni nel gran teatro delle strade o quelle, più rapide e rigide, nelle solenni aule castellane di palazzo Belgrano, ma anche e soprattutto lo sfogo delle emozioni personali e collettive. Così, dopo la “sveglia generale” ed il ripasso dei positivi sogni notturni, ecco l’ “invasione del caffè per una colazione che prepari lo stomaco”, la sosta al circolo di via Torino da cui muoverà, alla volta dell’ateneo, la grande e “gaudiosa” processione, con tanto di banda civica e di fanfare della società ginnastiche, offertesi all’accompagnamento con i motivi di repertorio e gli infiniti replay dell’inno universitario.

Nell’aula magna dell’università, brevi parole di saluto ed augurio del rettore e poi del prof. Roberti che trova utile stabilire un parallelo fra le matricole di facoltà e le burbe dei reggimenti militari accolte anch’esse “con gioia” dagli anziani, e vola poi celebrando i fasti della cultura latina, avanguardia nel mondo di ieri e di oggi, ed auspicando che gli studenti triestini “possano presto avere una università italiana”.

Alle 11 in punto, ordinata migrazione alla volta del bastione di San Remy. Qui, trionfante sul palco armonico, il pontifex maximus orientalis Allah matricularum – sultano di Turchia ma con aria alquanto bizantina – procede all’imberrettazione e al discorso di benedizione in perfetto latino maccheronico. Al termine della solennissima liturgia, ricomposte in esultante corteo le masse, inizia il viaggio in discesa per le vie o piazze De Candia, Mazzini, Martiri, Manno, Yenne. Ivi giunte, esse – le masse – montano sulle vetture inghirlandate 4HP, apposta noleggiate dalla rimessa della ditta Angelo Masnata e Figli. In corteo queste ripercorrono mezza città per raggiungere, attraverso il corso Vittorio Emanuele, la via Roma ed il viale San Bartolomeo, l’antica capiente piazza dei forzati.

“Con fame portentosa stimolata dal plauso della cittadinanza”, intorno alle 13 avviene il “sovrumano assalto alle mense imbandite” proprio in quel piazzale messo a disposizione dal direttore del bagno penale. Sono scorpacciate di arrizzonis ed abbondanti sorsate di murguen. Nel pomeriggio arrivano il magnifico rettore ed altri docenti. Intorno alle 18, poi, con allegria, si avvia il rimpatrio, illuminato da una “strabiliante fiaccolata orientale”. Il centro cittadino è a qualcosa come sei chilometri.

Raggiunta la via Roma e risalita la via Sassari, le masse (i circa 200 studenti tutti imberrettati) fanno sosta al Corso, da dove si leva al cielo il gran coro delle “voci nere” con supporto bandistico. E’ ancora l’aria della “Fuga d’Angelica”…

Cagliari monarchica e borghese, clericale e celebrativa, cronachette novembrine 

La Società ufficiali pensionati, in occasione del genetliaco del re ha organizzato, giovedì 11, una riunione conviviale alla Scala di ferro. Al dessert è arrivato, gradito ed atteso, il prefetto Germonio, che ha così fatto giusto in tempo ad ascoltare l’austero discorso di circostanza del presidente gen. Angius. Molti evviva al re, almeno fino alle ore 22.  

Altro genetliaco sovrano. Questo della regina madre Margherita, la vedova di Umberto I. Cagliari sembra tornata, per festeggiare la ricorrenza, l’antica piazzaforte militare che fu. Al porto hanno ormeggiato, e fatto le salve d’uso, diverse navi da guerra provenienti da Napoli: la “Regina Margherita” – onore al nome! – con 815 uomini d’equipaggio e 47 artiglieri, la “Vittorio Emanuele” anch’essa ben fornita, con 804 unità più 47, la “Benedetto Brin” con 798 più 45, la “Giuseppe Garibaldi” con 520 più 32. 

In città sono imbandierati tutti gli uffici pubblici ed i consolati. Al Corso la banda cittadina si esibisce col suo apprezzato concerto.

Martedì 23 il prof. Taramelli tiene, presso un’affollatissima aula dell’università, una lezione – la prima di una serie – dedicata all’archeologia sarda. In particolare si sofferma sulle divinità primitive onorate dagli isolani, sulla controversa origine e natura dei nuraghi, nonché sulle più recenti scoperte compiute in territorio di Serri.

Dà l’ebbrezza, lo stesso giorno, entrare alla stazione ferroviaria dove il caso, non il programma, ha fatto incontrare almeno una decina di VIP in salita o in discesa dai treni, o convenuti per salutarli. C’è chi li conta: l’on. Scano, il sostituto procuratore generale del re (appena trasferito a Roma) cav. Nonnis, mons. Piovella, il can. Cossu vicario generale della diocesi di Iglesias... E i monsignori Miglior e Pianu, vicari generali rispettivamente di Cagliari ed Ales, il prefetto e il comm. Nobilioni, svariati giudici e sostituti e cancellieri... 

C’è dialettica in emersione, a fine novembre, nell’estrema locale, radicale e socialista, che vede agitarsi giornali ed esponenti. Da una parte due avvocati di nome e fedeltà giacobina come Fernando Fara e Giuseppe Antonio Satta Semidei, collaboratori del Paese. Dall’altra, contro entrambi, Gino Pesci, il nuovo segretario della Camera del lavoro nonché direttore della Voce del Popolo, il quale vuol capire meglio dove intende andare a parare il loro attivismo, a quali principi politici essi si ispirino, ecc. I primi, offesi come sono per il modo irriguardoso con cui Pesci ha posto le sue domande, chiedono sprezzanti: “Chi è costui? D’onde è provenuto? Che mestiere fa?”. E non riconoscendo all’altro (stipendiato dalla politica) autorità d’interlocutore, non accettano neppure il confronto di idee.

Per il segretario della Camera del lavoro farebbero bene tutti quanti – Frongia incluso – a smettere di collaborare al Paese, il giornale sedicente della sinistra radicale o bloccarda che, “vantando un indirizzo democratico, segue invece tal via da riuscire dannoso appunto alle organizzazioni democratiche e proletarie”.

E aggiunge spigoloso: Il Paese è diventato “l’organo di tre disillusioni e di tre illusioni… La disillusione di tre persone di non potersi trovare, o di non trovarsi più nei nostri partiti – e la illusione di poter arraffare qualcosa nelle prossime elezioni comunali… E non abbiamo da aggiungere altro per ora, felici di conoscere gli accaniti oppositori, siano essi commessi o avvocati”.

Chiusa la polemica, la Camera del lavoro cerca comunque di allargare al centro. Con gli operai, ecco gli impiegati. Anche quelli pubblici, delle amministrazioni statali. Gli avventizi catastali, fra essi, sono una categoria che vuol rimediare alla sua condizione di precarietà organizzando le proprie forze sotto il grande ombrello della Camera del lavoro.

Di rientro da Roma, dove hanno partecipato alla seduta d’esordio della Federazione di categoria, dalla stessa sezione di Cagliari proposta, i delegati sono festeggiati per una bicchierata da una settantina di colleghi, presenti anche i rappresentanti degli ingegneri aggiunti, geometri ordinari e di complemento, disegnatori e computisti che compongono la grande famiglia del catasto. Un particolare non da poco: presidente onorario della locale sezione avventizi è nientemeno che sua eccellenza Carboni Boy, sottosegretario alle Finanze di freschissima nomina nel secondo governo Sonnino.

Sul fronte dei colletti bianchi un certo risveglio lo segnala il Circolo degli impiegati civili, che ha sede nel corso Vittorio Emanuele. Un comitato all’uopo costituitosi si sforza di riattivarlo dopo un declino ormai di anni. Ispirato a finalità d’indole morale, cooperativa e ricreativa, in una logica apartitica ed aconfessionale, esso era arrivato a contare ben 400 effettivi e ad organizzare decine e decine di manifestazioni e trattenimenti... “E’ fermo intendimento di un nucleo di volenterosi di infondere un soffio di vita nuova alla istituzione, riordinandola su più solide basi e formandone un ritrovo piacevole ed utile, una seconda famiglia insomma per coloro che, per ragioni d’ufficio, se ne trovano lontani”. Città di burocrazia, Cagliari vede nei suoi uffici pubblici (e nelle scuole) un continuo avvicendamento di personale, soprattutto direttivo; e molto spesso si tratta di funzionari che non trasferiscono la famiglia... 

A novembre l’associazione aderisce al pubblico comizio per il riscatto delle ferrovie, facendo voti al governo affinché sia modificata la proposta sulle convenzioni marittime: “specialmente sulla omessa riduzione di tariffa agli impiegati e famiglie residenti in Sardegna, sulle linee Cagliari-Napoli e Cagliari-Trapani-Palermo, omissione che costituisce una manifesta violazione d’interessi morali e materiali a detrimento esclusivo dei funzionari pubblici residenti in Sardegna”.

A fine anno parte la convocazione per il rinnovo delle cariche. Lasciano, per compimento del mandato, il presidente Bachisio Casu, consigliere della Corte d’appello, il suo vice Domenico Zara, dirigente delle dogane, il cassiere Battista Tronci, della direzione delle Ferrovie, il ragioniere Saverio Giacobbe, della delegazione del Tesoro, il sindaco Ruggero Barmaritano, direttore della Cassa infortuni, i segretari Giovanni D’Angiolini e Carlo Papi, in forza il primo alla delegazione del Tesoro ed il secondo alla direzione delle Reali, ed i consiglieri Oreste Ferni, Giulio Veronesi e Cesare Serra, dipendenti rispettivamente della Manifattura tabacchi, del Catasto e del Credito fondiario. 


E a dir di dipendenti pubblici viene immediato pensar ai monopoli e dunque alla Manifattura tabacchi. Diretta dall’ing. Ravot, col dottor Virgilio Saitta provvisorio commissario amministrativo, essa è forse la maggiore industria locale per numero di dipendenti. I quali, va detto, da primavera ad inverno inoltrato manifestano, con una microconflittualità senza posa, un disagio che non si riesce mai a placare o risolvere nel profondo. Non mancano i provvedimenti punitivi.

Ai monopoli fanno capo anche le saline che occupano a Cagliari ben 400 operai, tutti provenienti dalla città e dall’hinterland. Anch’essi sono cottimisti, lavorano sodo per poche lire al giorno. Non altrettanto efficienti sono gli uffici dell’amministrazione che tardano nel liquidare le paghe, creando sofferenza in chi non ha certo risparmi accantonati o altre risorse per fronteggiare il conto del fornaio o del fruttivendolo. L’agitazione è inevitabile e giusta. Fortunatamente anche breve. Enrico Carboni Boy è, anche qui, referente-protettore. 

Nel lento sviluppo della legislazione sociale coprono uno spazio importante la disciplina oraria delle prestazioni e l’obbligo del riposo festivo. Ultimo, forse, in ordine di tempo è toccato al commercio. La legge 7 luglio 1907 è chiara. Periodicamente i giornali fanno l’elenco dei contravventori, come a voler ammonire chi fosse tentato… rivendita di generi alimentari in via Cavour... forno in via Baylle 59… rivendita in via Barcellona e in via Cavour 42… rivendita di petrolio in via Baylle… rivendita di generi alimentari nel largo Carlo Felice…

E’ evidente che lo Stato, se quanto e quando può, non manca di favorire quegli esercizi che, in periodi speciali dell’anno, potrebbero sensibilmente migliorare i propri conti senza danneggiare altrui interessi. A carnevale, ad esempio, il prefetto ha autorizzato l’apertura, anche in giorno di festa, dei negozi di maschere ed abiti di fate e diavoli. E anzi già per Sant’Antonio abate, quando è consuetudine in città tenere una fiera di giocattoli, la deroga non ha tardato, ovviamente con la condizione del riposo compensativo al personale salariato. Da novembre e fin verso Natale è consentita l’apertura della domenica fino alle 14. Soltanto i titolari potranno, però, servire al banco. Per i dipendenti la festa resta festa.

Corale Verdi, edilizia e nettezza urbana

Anche a fine anno l’attività della corale Verdi già di via Sant’Eulalia (e ora di via Sulis) non può certo dirsi vada al risparmio. I locali di palazzo Valdès sono sempre praticati da soci e non solo… Ospitali, essi accolgono la nuova scuola di recitazione sorta in città e ancora senza sede, così come la plenaria delle famiglie dei soci che desiderano festeggiare l’onomastico del presidente con cori e romanze, mandolinate e chitarrate, monologhi e letture poetiche… 

Domenica 14 novembre è stata la prima partecipazione ad uno spettacolo presso il teatro di Varietà (coinquilino nel megapalazzo d’inizio Terrapieno): prima di una serie che la vedrà protagonista della scena con alcuni filodrammatici della piazza. L’orchestra, formata da una trentina di professori, ha fatto e farà un figurone proponendo, fra l’altro, la “Sinfonia originale” del maestro Raimondo Rachele diretta da un Mario Doglio sempre più sicuro di sé. Né minor successo ha raccolto la suggestiva fantasia della società mandolinistica, sotto la direzione del prof. Lizzio, primo clarino dell’orchestra civica. Poi gli altri…

Il bis domenica 5 dicembre, in una sala gremita e festosa. Il pubblico aspetta, come ogni settimana, la sua buona dose di monologhi, scherzi, bozzetti, accenni di café chantant. La locandina si mostrerà sempre più ricca, con l’alternanza di parti musicali e vocali, di prosa gaia e giochi acrobatici (ai quali pensa la società Arborea, offrendo il suo trio Giorgetti-Agabio-Cambatzu). In volata, poi, verso… San Silvestro.

Fuori dal campo musicale merita segnalare, nell’offerta di spettacolo, il gran circo equestre Italo-Orientale. Dopo svariati mesi di buon successo a Sassari, a dicembre lo porta a Cagliari R. Pierantoni, che impianta la sua compagnia nell’arena Ideale. Numeri ginnici di acrobati e pantomime, la donna cannone e l’uomo più forte del mondo (Achille Montagna). Ogni sera c’è spettacolo. Sempre affollati gli spalti del cinematografo di via Sassari.

Una cooperativa “per case e alloggi”, denominata Cagliari – in omaggio alla città che si vorrebbe vedere sempre meglio attrezzata rispetto ai bisogni dei tempi – viene costituita a dicembre col forte appoggio del sindaco Marcello, che ospita in municipio le prime riunioni dei promotori. Società anonima a capitale illimitato, con una durata statutaria fissata in 35 anni, essa nasce fra i soci della Cassa mutua cooperativa italiana per le pensioni.


Attraverso le sottoscrizioni azionarie (ciascun socio potrà impegnarsi per un minimo di 20 lire ed un massimo di 10.000) e la raccolta obbligazionaria (precisamente regolamentata nei valori unitari – 50 e 100 lire – e nei rendimenti, che ipotizzano un top del 4,50 per cento), la società potrà acquistare o alienare immobili, locare o permutare terreni o fabbricati, ecc., al fine di conseguire lo scopo previsto dalla normativa vigente tesa a favorire l’edilizia economica e popolare. 

La cooperativa è aperta all’adesione delle associazioni, in primo luogo a quella degli impiegati di commercio che già hanno mostrato interesse. Verrà in città, spedito dal nuovo ministro di Agricoltura su pressante interessamento del sottosegretario Carboni Boy, un ispettore incaricato specificamente di seguire i primi passi dell’Istituto case popolari e, appunto, della cooperativa “Cagliari”: nella speranza di poter anche assorbire la larga disoccupazione che grava sulla città e di rispondere insieme alle concrete esigenze alloggiative presenti nei ceti operai ed in quelli di mezzo del capoluogo. 

Il sogno di una città più pulita è condiviso da tutti. Una decina di giorni prima che il calendario cambi di mese e d’anno, il Consiglio comunale si ritrova a discutere, un’altra volta ancora, di nettezza urbana. L’assessore Nobilioni informa l’aula che, essendo andate deserte le aste, “la giunta ha aperto una trattativa con l’attuale ditta assuntrice per un supplemento di 2 anni, modificando il capitolato d’appalto”. Così, di contro a un aumento dell’onere di 5.000 lire si fisseranno condizioni speciali per l’igiene del servizio ed il trattamento economico del personale”. La durata contrattuale è portata a 9 anni. Si tratta di allargare l’area servita, di curare l’accalappiamento dei cani randagi, di modernizzare i sistemi di raccolta e smaltimento, di dotarsi – per tutto questo – di un numero di addetti adeguato. La giunta ha proposto di portare lo stanziamento complessivo a 59.000. Il Consiglio approva a larga maggioranza.

Nella stessa seduta viene nominato, al vertice dell’Istituto autonomo case popolari, l’ing. Serventi al posto del defunto ing. Ravenna. In seduta segreta sono poi scelti due medici per la guardia notturna: si tratta dei dottori Todde e Ramo. Viene altresì nominato il nuovo veterinario municipale: è il dottor Ettore Canibus. Farà bene. Le prime sfide le avrà dal mercato civico, dove urge intervenire per migliorare la qualità dell’igiene.

Verso fine anno con Satta e Ciusa

Domenica 19 dicembre, certo anche per lo scambio degli auguri, gli oblatori di tutti gli ordini e gradi del Ricreatorio popolare si danno convegno nel palestrone di vico Lanusei per assistere ad una lezione ed a qualche esercizio degli allievi già esperti e dei nuovi arrivati, con larga integrazione di quegli altri che vengono dalle scuole cittadine. Partecipano i ragazzi del Convitto nazionale e del Cima, dell’enologica e della normale femminile. Uno spettacolo di bell’effetto offerto da almeno 200 adolescenti che si esibiscono ai bastoncini, agli appoggi, alle parallele, in esercizi a corpo libero.

E’ possibile già un primo consuntivo: è passato poco più d’un mese ed i cagliaritani già si sono accorti della bontà dell’iniziativa. La prima uscita pubblica dei ragazzini porta la data del 2 novembre. Come collegiali di buona famiglia, essi – gavroche mancati (o scampati) – sono andati incontro ai loro… fratelli maggiori, i ginnasti dell’Arborea, di ritorno da una bella gita a Tanca Nissa. Hanno sfilato in drappello serrato, lungo le strade della città, ammirati da chi sa commuoversi. Domenica 14, poi, si sono impegnati in una bella passeggiata militare, scortata da fanfara e squadra allievi della società madre. Ai primi di dicembre è stato reso noto il numero degli iscritti: ben 150. Intanto si è dato avvio ad un corso di officina finalizzato ad impratichire alla manualità artigiana. E si sono anche intensificati gli allenamenti ginnici, ed ora anche gli esercizi di canto. 

Natale si avvicina e per “sua eccellenza gialla” s’infittiscono le occasioni di resa devozionale. Già da quasi due mesi la Fratellanza militare, che molto ci teneva ad avere fra i suoi soci il ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, a lui ha donato il diploma di distinzione in finissima pergamena incisa da un artista locale di buon nome: “La Fratellanza Militare di Cagliari orgogliosa acclama suo socio onorario l’illustre figlio dell’Isola Francesco Cocco Ortu ministro del Re”. Allora ha ringraziato, sua eccellenza, lodando a sua volta la “pietosa e civile opera di solidarietà sociale” svolta dal sodalizio. E a dimostrazione di tanto è appunto la serata organizzata domenica 19 dicembre, a beneficio della Cassa soccorso per le vedove e figli dei soci.

Musica, musica e musica. E bel canto, sia di solisti che di corali. Tutti hanno desiderato concorrere: la Ricordi, rinunciando ai diritti sugli spartiti; i fratelli Boero cedendo gratis il teatro; l’impresario del Civico Benvenuto Zuddas permettendo l’esibizione degli orchestrali comunali.

A dirigere questi ultimi e la stessa massa corale della Verdi (con la solista Vincenzina Corona e la violinista Pierina Addis, il tenore Giacinto Pinna ed il baritono Vincenzo Tuveri) sono i maestri Buzenac e Sormani. Un grande spettacolo, vigoroso ed appassionante. Il teatro si riempie di arie e melodie, volano le note verdiane della “Forza del destino”, quelle della “Norma” di Bellini e della “Pasquinate” di Tirindelli, ecc. 

Infine la lotteria. Escono il 327, il 99 ed il 609, i numeri acquistati dai fortunatissimi cav. Lisandro, maggiore di finanza, Tullio Papacudi, caporale allievo sergente, e dal signor Aldo Atzeni.  

Al Circolo universitario di via Torino i colori della città nelle tavole di Adolfo Cao lasciano stupefatti per il loro realismo. E’ questa, per il pittore forse più di tutti votato alla ritrattistica, la stagione del paesaggismo. Egli ha così impresso nelle sue tele i colori di Cagliari, le trasparenze dell’aria, i verdi di Monte Urpinu, i candori dei calcari di Bonaria, le luci e le forme delle terrazze solatie di Villanova o degli austeri frammenti bizantini di San Saturnino… 

Sebastiano Satta e Francesco Ciusa insieme a Cagliari, martedì 28 dicembre. In compagnia di un folto gruppo di amici sono ospiti dell’ormai anziano maestro Giuseppe Brunetti, che il poeta che ha desiderato ringraziare personalmente per aver musicato la sua “Ninna Nanna”. “L’ardita movimentazione lirica della poesia – scrive il critico dell’Unione Sarda – ha trovato nella musica del Brunetti la più efficace e sentita significazione: la parte drammatica dell’ispiratissima lirica è resa col colore che balza dalle parole che sembrano scolpite sul porfido e dolcemente intercalate dal ritornello musicale”.

Per il bardo nuorese il 1909 è stato un anno cruciale. “Arse il rogo / ed il pensiero stenebrato e libero volò / come aquila nell’ / apoteosi. Gloria alla / fiamma!”, ha scritto, a luglio, – lui ateo e liberopensatore – in occasione dell’inaugurazione del sodalizio bruniano della Sassari repubblicana e radicale dove ha compiuto i suoi studi universitari.

Dei suoi Canti Barbaricini, raccolti nel 1908, così scrive la Deledda, l’anno successivo, sulla rivista fiorentina Nuova Antologia: “Col declinare della prima giovinezza, Sebastiano Satta apre il suo cuore alla passione pietosa e violenta per la una patria ben più grande e misera della Sardegna: per tutto il mondo abitato dagli umili, dai poveri, dagli oppressi. Egli diventa un poeta sociale...”.

Ha quindici anni di meno del suo grande amico poeta, cittadino come lui di Santu Predu, Francesco Ciusa: soltanto 26 anni, erano 24 quando ha trionfato alla Biennale di Venezia. Dopo la “Madre dell’ucciso”, ha continuato in una produzione artistica di altissimo livello. L’Unione Sarda lo ha intervistato a maggio, pubblicando le sue considerazioni, con grande rilievo, in prima pagina. Egli parla del “Pane”, del “Nomade” e della “Filatrice”, insomma delle sue nuove opere, di cui ha scritto Ugo Ojetti sul Corriere della Sera, dice del perché la sua scelta cada sempre sui soggetti sardi o prossimi alla Sardegna, del suo amore a Nuoro e alla Barbagia: “Voglio cantare con la mia arte tutta la bontà, tutta la purezza delle sue anime buone e pure...”. 

Reggio e Messina sono sempre nella memoria e nel cuore dei cagliaritani. Lo ricorda il sindaco Marcello inviando ai colleghi (regi commissari) i telegrammi di rinnovata partecipazione alla grave pena delle due città offese dal terremoto: “In questo tristissimo anniversario giungano fraternamente graditi a Messina il ricordo, il saluto, i voti che sono nel cuore della cittadinanza cagliaritana”; “Associata a codesta cittadinanza nel ricordo doloroso Cagliari invia fraterno saluto fervidamente augurando prossimo vigoroso rifiorimento Reggio risorta”.

Dopo una fin troppo lunga stagione di fiacchezza, finalmente nell’ultimo mese dell’anno sembra che, per il Politeama, e dunque per la prosa, sia venuto il momento della ripresa. Reduce dal trionfale successo riscosso al Manzoni di Milano, proprio il giorno di Natale arriva in città, per alcune settimane di rappresentazioni, la compagnia drammatica Città di Bari del cav. E. Quaranta, diretta da Ignazio Mascalchi, forte di 17 attori e 12 attrici: primadonna Marisa Aleotti, comprimari la Paoli e Piperno e Palmarini…

Nel “Te Deum” è il grazie dei cagliaritani, forse anche degli scettici, a Domineddio per l’anno che ha loro concesso di tribolazioni e di avanzamenti nel cammino della vita, nella cura degli affetti, nei diletti intellettuali, nelle soddisfazioni professionali, nella missione civile. 

Appendice devozionale

A settembre Pio X riceve in udienza mons. Pietro Balestra, che reca al pontefice l’obolo dell’archidiocesi.

Festa patronale a Santa Rosalia, sabato 4. La congregazione dei Siciliani elargisce 50 lire a beneficio delle cucine economiche. L’indomani, a San Francesco di Paola, festa liturgica di Sant’Emiliano, protomartire sardo: goccius e, alle 11, messa cantata con accompagnamento all’organo del maestro Alberti; di sera processione e, al ritorno, predica del padre Catello Mascolo.

Alle Cappuccine, da martedì 7 e fino al 15 novenario in onore di Maria Bambina, con funzioni, ricordini e panegirico del dottor Efisio Argiolas. lo stesso giorno, Presso l’oratorio delle Anime purganti, prende avvio la novena in onore della Vergine del suffragio, titolare dell’arciconfraternita. L’indomani, ricorrenza liturgica della natività di Maria Vergine: messa solenne celebrata dal dottor Argiolas, presidente di Sant’Eulalia. Di sera il piazzale antistante San Giacomo è tutto illuminato da fanali a gas acetilene. La festa si prolunga per una settimana, finché il simulacro della Vergine del suffragio viene portato in processione per Villanova, come ormai non accadeva più da 42 anni. La banda dell’Umberto I accompagna con la musica.

Sempre il 15 ha inizio, a Bonaria, la novena in preparazione alla festa della Vergine della mercede. La ricorrenza liturgica cade venerdì 24 e sarà celebrata con gran pompa da mons. Saturnino Peri.

Altra novena, stavolta alla Vergine di Pompei, da sabato 25, a Santa Croce. Lo stesso giorno, a Sant’Efisio, parte il triduo in onore della Vergine della salute: alle 17 recita della terza parte del rosario, cui seguono preghiere mariane ed il panegirico del dottor Mario Piu. Domenica 26 chiusura del ciclo devozionale col “Te Deum” di ringraziamento. 

Alla Vergine della salute è dedicata l’intera domenica 26 nella chiesa di Sant’Antonio abate, dopo l’ennesimo novenario. Solita sequenza di celebrazioni, dall’aurora a mezzogiorno, pontificale del can. Antonio Ignazio Agus con omelia del dottor Piu. Nello stesso giorno, a San Giacomo, si chiude il mese dedicato alla Vergine dei dolori. Mons. Peri imparte la benedizione papale. 

Lunedì 27 prima giornata, presso i Cappuccini di Buoncammino, di un corso di esercizi spirituali dedicato ai terziari francescani in preparazione alla festività del “beato padre” e “serafico patriarca”. 

A Santa Rosalia viene solennizzata, il medesimo giorno, la festività dei SS. Cosma e Damiano, anch’essa preceduta da un triduo di preparazione. E’ plurisecolare tradizione cagliaritana quella di venerare i teodorebos della fede, protettori della corporazione dei medici e farmacisti.

Gli scavi archeologici nell’area tutt’attorno alla basilica paleocristiana di San Saturnino, ed ora anche all’interno di questa, tesi a rilevarne le più antiche strutture, impediscono la fruizione del tempio e se dunque la preghiera non manca, la festa “pagana”, che si combina a quella religiosa, sì. 

Mercoledì 29, a San Michele, festa liturgica del santo arcangelo. L’indomani, a San Lucifero, esposizione del SS. Sacramento offerto all’adorazione per l’intera giornata.

Nel “pauperissimo” monastero di Santa Chiara muore, dopo lunga agonia e con il conforto dei sacramenti, l’anziana superiora madre Giuseppina Carta. Aveva 54 anni di vita religiosa. 

Ad ottobre s’intrecciano a quelli francescani i maggiori riti mariani dell’autunno. Col panegirico del can. Puxeddu parte, alle Cappuccine, domenica 3, il novenario in onore del santo di Assisi. In onore dell’amatissima Vergine di Pompei, la stessa domenica, si svolgono speciali funzioni – chiusura di novena, rosari, suppliche, benedizioni – in diverse chiese della città: da Santa Chiara alla Purissima, dalle Cappuccine a Santa Croce (dove pontifica mons. Peri e predica il padre Mascolo). 

In contemporanea, a Santa Lucia di Castello riapre con la consueta ufficialità l’anno catechistico dei Figli di Maria. Nell’occasione il giovane don Mosè Farci, direttore spirituale dell’associazione, tiene una bella ed affollata conferenza sulla necessità dell’educazione religiosa agli individui (e specie ai ragazzi) ed alla comunità civile nel suo insieme. Conclude, con un suo breve intervento, mons. Peri. Le lezioni si terranno tutte le domeniche pomeriggio nei vicini locali dell’asilo Umberto e Margherita. 

Strettamente connessa, liturgicamente, è la festività della Vergine del SS. Rosario, con ancor maggiore solennità celebrata a San Domenico: da qui, la sera, muove per le strade di Villanova una grande processione che segue il glorioso stendardo simbolo stesso della vittoria cristiana sui musulmani e la partecipazione dei 400 archibugieri sardi alla battaglia di Lepanto. Ogni anno il rito si svolge in un quartiere diverso. Un mese e qualcosa, e nella chiesa dei padri predicatori ecco il novenario per il cosiddetto “patrocinio” della SS. Vergine. Sul pergamo si susseguono i reverendi Beniamino Palmas ed Amedeo Loi, il padre Fontana, il dottor Piu, il vicario generale Miglior. Il giorno poi della festività liturgica, messa solenne con panegirico del rev. Vittorio Laconi e, la sera, processione.

Non meno solenni ed intimamente partecipate sono le devozioni francescane: così presso i Cappuccini di Buoncammino (dove a pontificare è ancora mons. Peri) come in quelle dei minori osservanti di San Mauro e Santa Rosalia (dove celebra l’infaticabile, e richiestissimo, can. Puxeddu). Si va verso il 7° centenario della fondazione dell’ordine francescano.

Nel tardo pomeriggio rispettivamente di venerdì 8 e sabato 9, a San Giuseppe ed a Sant’Efisio, iniziano i novenari dedicati il primo alla Vergine della pietà ed il secondo alla Vergine del riscatto. Da venerdì 8 parte anche, a Sant’Antonio abate, un triduo in onore di San Gaetano Thiene promosso dall’arciconfraternita d’Itria presieduta dal prof. Gaetano Desogus. La festa domenica 10. Lo stesso giorno, a San Mauro, viene onorato il “serafico” patriarca.

Predica francescana del rev. Amedeo Loi, lunedì 11, a Santa Rosalia. La festa liturgica l’indomani: messe piane per tutta la mattinata dalle 6, di comunione generale celebrata da mons. Silvio Canepa alle 7; con funzione del “martedì di Sant’Antonio da Padova” alle 8, cantata solenne alle 9; alle 18 replica della funzione antoniana, alle 19 predica del dottor Piu. In chiusura il “Te Deum” e la benedizione col Venerabile.

Da venerdì 15, a Sant’Anna, solenne triduo per la Vergine delle acque. La domenica a seguire la ricorrenza liturgica. Tutto secondo tradizione. Di sera predica del dottor Piu.

Festeggiamenti mariani, il medesimo giorno, anche a San Giacomo, dove viene onorata la Vergine della pietà, titolare dell’arciconfraternita del Sacro Monte. Sfilza di messe dalle 7,30, quando officia l’arcivescovo, alle 12,30…

Ancora domenica 17, al Carmine, festività liturgica di Santa Teresa di Gesù, dopo un triduo predicato da padre Alberto Fontana, ed i vespri solenni della vigilia. Solita successione, la mattina, di messe lette, con il doppio picco della comunione generale e della messa cantata; il pomeriggio nuovo panegirico di padre Fontana, quindi “Te Deum” e benedizione col Venerabile.

Sono rispettivamente per San Giuseppe e per San Raffaele arcangelo i tridui che dalla sera di giovedì 21, a Sant’Efisio, e da venerdì 22, nella chiesa di Sant’Antonio abate, preparano la festa liturgica fissata per la domenica successiva.

Alle Cappuccine, sabato 23, onori a Gesù Nazareno. L’arcivescovo celebra alle 6,30 e distribuisce la comunione generale. Mentre sabato 30 – ricorrenza di San Saturnino patrono della città – a mezza mattina, in duomo, solenne pontificale, con benedizione papale, officiato dall’arcivescovo. Per l’intero mese qui si sono svolte le lezioni scritturali di mons. Luigi Perra, canonico teologo del capitolo. Ogni domenica alle 11 egli ha porto la sua dotta riflessione su svariati temi apologetici: la Bibbia e la scienza, la Bibbia e l’origine dell’uomo, la Bibbia e la fine dell’uomo, la Bibbia e il suo linguaggio…  

Intanto la mattina di sabato 16 si sono chiuse, presso i signori della Missione, le tre mute degli esercizi spirituali riservati al clero, cui hanno complessivamente partecipato 170 sacerdoti delle province ecclesiastiche di Cagliari ed Oristano. Alla presenza di mons. Balestra hanno parlato i vincenziani Guglielmo Carena e Angelo Mondini. Suggestivo e commovente il rito mariano di conclusione: inni e canti, l’affidamento a ciascun partecipante della medaglia miracolosa, comunione generale e pontificale dell’arcivescovo. C’è stato anche uno scambio di messaggi col card. Merry Del Val, segretario di Stato.

E’ recentissimo il rescritto autografo del pontefice che, “benignamente annuendo” alla richiesta di mons. Balestra, ha voluto premiare lo zelante mons. Enrico Addari, rettore della basilica Mauriziana e convisitatore a primavera nella diocesi di Ales, concedendogli “l’uso dell’abito pastorale volgarmente detto piano e filettato, come quello dei vescovi”.

E a proposito di sartoria ecclesiastica. Dal 1880 opera a Cagliari la ditta di Procolo Ferrari, con assortimento di stoffe europee e nazionali e di cappelli d’ogni tipo: di panno e feltro, seta pelo lungo o rasato, vero castor flessibile e pesante, Lion… L’abito piano di satinato finissimo costa dalle 32 alle 35 lire a seconda della misura, ed è anche pagabile a rate.

Altra appendice ottobrina. Venerdì 22 è arrivato da Roma, per una conferenza all’Operaia cattolica, il prof. Primo Acciaresi. Davanti ad un pubblico integrato da molti notabili anche delle amministrazioni civile e giudiziaria, ha parlato del caso Ferrer denunciandone la strumentalizzazione da parte della stampa laicista. Egli ha prolungato la sua permanenza a Cagliari per alcuni giorni: per visitare lo stabilimento enologico dei Larco a Monserrato, ma soprattutto per essere festeggiato, a Pirri, dal maestro Setzu ed ancora omaggiato dai pubblicisti della piazza, inclusi Ranieri Ugo e Raffa Garzia.

Martedì 2 novembre si svolgono a Bonaria i funerali di fra Daniele Melis, mercedario ormai quasi ennuagenario, deceduto nella sua celletta del convento. Nativo di Monserrato, aveva preso l’abito nel 1839. Dopo l’espulsione dell’ordine, in conseguenza delle leggi scomunicate di metà Ottocento, aveva trovato ospitale accoglienza al Tridentino. Spirito generoso, aveva beneficato un’infinità di poveri e restaurato altrettanti altari.

Sempre a Bonaria, sabato 6 si radunano, attorno all’arcivescovo, le signore del patronato per l’erezione della basilica. Occorre fare il punto, cioè le somme, delle collette.

Da martedì 9 Santa Croce chiude per urgenti riparazioni. Le messe sono spostate alla Purissima, per gentile concessione del rettore can. Rafaele Secchi.

A San Francesco di Paola, venerdì 12 solenne funerale in suffragio dei confratelli e consorelle del Terz’ordine paolotto. Obbligatorio l’abito e, per le donne, anche il velo nero. La comunione vale per il vantaggio eterno delle anime dei defunti.

Di diversa intonazione i riti di due giorno dopo, quando celebra il giubileo episcopale del card. Cassetta, della famiglia dei minimi, e già patriarca di Antiochia di rito latino, vicegerente nella diocesi di Roma, ecc. 

Da venerdì 19 alla domenica successiva le devozioni sono poi tutte per Sant’Elisabetta regina d’Ungheria, patrona delle terziarie francescane, alle quali è accordata, nella circostanza, l’assoluzione generale con indulgenza plenaria. Chiude il panegirico del dottor Argiolas. Idem dai Cappuccini, che vantano forse il più numeroso esercito di terziari della città. Anche qui giunge la generosa assoluzione papale.

In duomo, domenica 21, prende inizio la solenne novena in onore di Santa Cecilia vergine e martire, titolare della primaziale. Intervengono al rito diversi vescovi dell’Isola – Canepa di Nuoro, Vinati di Bosa, Piovella di Alghero ed ora anche amministratore apostolico di Oristano – e il vicario capitolare di Tortolì mons. Murgia. (Essi sono a Cagliari per partecipare, nell’occasione dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico, alla distribuzione dei premi agli alunni dei seminari diocesano e provinciale). Nei nove giorni funzionano i canonici del capitolo metropolitano. Lunedì pontifica e dice l’omelia lo stesso mons. Balestra. La sera panegirico e benedizione. Lunedì 29 messa di comunione generale.

A proposito di rapporti fra vescovi e, in generale, interdiocesani. Gli incontri vanno facendosi sempre più frequenti, stimolati anche dalla Santa Sede, che già dai tempi di Leone XIII consiglia un orientamento pastorale omogeneo ed uniforme sull’intero territorio isolano. Dalle conferenze regionali verranno, d’ora in poi, le lettere pastorali collettive, l’organo di stampa detto Monitore Ufficiale dell’Episcopato Sardo – che esordisce proprio nel 1909 –, il calendario liturgico valido per tutte le chiese particolari, il catechismo in limba.

Intanto l’avvento ha aperto il nuovo anno liturgico. Domenica 28, sempre in duomo, predica l’oristanese padre Massidda, provinciale dei minori conventuali. E, appena due giorni dopo, parte la novena dell’Immacolata.

Giovedì 25, a Santa Caterina si è, intanto, venerata – secondo l’antica tradizione – la vergine martire alessandrina. Alle 7 pontificale basso di mons. Balestra e comunione generale. Alle 10 messa solenne del vescovo di Nuoro mons. Canepa. 

Diario religioso d’Avvento, verso la Luce. Chiuso il mese dedicato ai tributi ai morti, a San Francesco di via Roma il SS. Sacramento viene esposto nella tradizionale forma delle quarant’ore, ancora in suffragio delle anime dei cari defunti. Da giovedì a sabato messa solenne a metà mattina, officiata in successione dal can. Puxeddu, dal can. Secchi, dal vincenziano padre Levrieri; le prediche serali sono affidate, giorno dopo giorno, ai paolotti. Domenica 5, infine, è il mercedario padre Candido Schirillo a cantare messa accompagnato all’organo dal maestro Alberti; di sera recita del rosario, canto dei vespri e delle litanie lauretane, sermone del padre Francesco Salotti, anch’egli mercedario, funzione col “Tantum ergo” ed il “Te Deum” finale. Ad impartire la benedizione è lo stesso arcivescovo.

Mercoledì 8 ricorrenza liturgica dell’Immacolata Concezione. Solenni celebrazioni e grande concorso di popolo in tutte le chiese della città. In duomo pontifica mons. Balestra, alla Purissima mons. Secchi, ecc. Dai Cappuccini di Buoncammino messe piane ogni mezz’ora, coi i soliti “alti”: messa di comunione generale e fervorino, messa solenne in musica; di sera vespri solenni e panegirico del padre Alberto Fontana. Benedizione eucaristica finale dell’arcivescovo con assoluzione generale e concessione dell’indulgenza plenaria.

Anche a San Mauro la festività è onorata al meglio, dai numerosi padri del convento che si susseguono all’altare o concelebrano la messa solenne di mezza mattina. E sempre a San Mauro prende avvio, l’indomani, il triduo in preparazione della festa di Santa Elisabetta regina d’Ungheria (già onorata a novembre). Solito il copione liturgico, fino al bacio della reliquia.

Al Carmine, mercoledì 15, messa solenne e canto del “Tota pulchra” e benedizione col Venerabile anche in riparazione delle ingiurie recate all’Immacolata.

Il cuore cristiano della Marina è stato tutto per Santa Lucia dalla vigilia e nel giorno della ricorrenza: messe piane a tutte le ore e cantata con panegirico del presentissimo padre Schirillo. Di pomeriggio processione nelle strade del quartiere.

Nell’oratorio dell’arciconfraternita delle Anime purganti, ai primi del mese si è intanto costituita la società femminile per le solennità annuali della Madonna del suffragio. Presidente è la signora Raffaela Vacca.

Nel pomeriggio di martedì 14, a Santa Restituta, inizio del triduo in onore del cagliaritano Sant’Eusebio festeggiato giovedì 16, presente l’arcivescovo. Nei locali del Tridentino, il pomeriggio, conferenza morale mensile ed assemblea generale dei sacerdoti iscritti alla pia società.

Giovedì 16 inizia a Bonaria, ma non solo, la novena di Natale. A Sant’Anna tiene il pulpito il vincenziano signor Carena, al Santo Sepolcro il cappuccino padre Ilario, a San Giacomo il parroco collegiato dottor Angioni. Idem al Carmine: funzione e predica.

Assistito dai canonici, alla mezzanotte e poi la mattina del 25, in duomo pontifica mons. Balestra. “Natum videte Regem Angelorum. Venite, adoremus Dominum...”. Ovunque il copione liturgico è ripetuto con la massima cura. Nel santuario mercedario è inaugurato il presepio, mentre a Santa Chiara – già guardando al nuovo anno – inizia la novena del Bambino. 

Passa Natale. Il 26 elezioni all’arciconfraternita del Gonfalone. Sono confermati i tre guardiani: il can. Puxeddu – che ha la presidenza formale ed effettiva del sodalizio –, il negoziante Roberto De Gioannis, l’impresario Francesco Madeddu. Così il sacrista maggiore Battista Manunza ed il prefetto ai seppellimenti e processioni Pietro Loi Zedda. Segue il parziale rinnovo della giunta: il farmacista Francesco Serra, il fonditore Antonio Mormone, l’impresario Vincenzo Soro, il sarto Antonio Mura, l’impiegato Ugo Randaccio, il vice presidente dell’Operaia cattolica Efisio Usai.




Fonte: Gianfranco Murtas
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