Gianfranco Murtas

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Don Mario Cugusi alla Marina negli anni di passaggio di secolo: ancora sull’area archeologica di Sant’Eulalia

di Gianfranco Murtas


E’ un testo breve ma vale come istantanea dello… stato dell’arte (e proiezione sulle necessità del cantiere) questo a firma di don Mario Cugusi, al tempo parroco di Sant’Eulalia, riguardo allo scavo archeologico realizzato, lungo circa tre lustri nel passaggio di secolo e di millennio, sotto e di lato alla parrocchiale. Compare nel volume Cagliari, le radici di Marina, con contributi di una decina di autori coordinati da Rossana Martorelli e Donatella Mureddu per la Scuola Sarda Editrice. 

Uscito (nel 2002) come raccolta degli Atti del seminario svoltosi il 27 marzo 2000 nel cine-teatro di Sant’Eulalia (in occasione della II Settimana della Cultura) e catalogo della mostra che ha dato conto visivo delle “conquiste” effettuate, il libro – prefato dal soprintendente per i beni archeologici delle province di Cagliari ed Oristano Vincenzo Santoni – rivela una sua dimensione narrativa che quasi sopravanza quella prettamente scientifica. Le pietre parlano e le donne e gli uomini di tanta competenza (e passione) che si sono piegati a disseppellirle dal buio dei secoli, direi dei millenni, è come se si fossero applicati ad una umile e insieme spettacolare missione di vita, restituendo ai materiali lapidei l’autorità di rivelare ai cagliaritani, finalmente, tanta parte della loro storia ignota.

Don Cugusi di tanta impresa è stato testimone e meritorio promotore, ha vissuto quotidianamente quell’avventura, direi che ha convissuto, partecipandovi con ordinarie informative, con l’umanità che per tanto tempo si è riunita in quel compendio parrocchiale valorosamente trasformatosi in un campo d’esplorazione vasto e profondo. Mi pare di vederlo, discreto, assolutamente discreto nei suoi accessi, interessato ai notiziari accompagnati sempre dalle… prove di brocche e lastre, di lucerne e vasellame il più vario, di ceramiche e monete, di ossa umane perfino, e quante! riportate alla luce e spolverate da cento e più operatori, fra archeologi responsabili di settore e laureati, studenti Erasmus (francesi e spagnoli, greci e rumeni) e altri dell’Università di Cagliari e tirocinanti… 

 


Non solo incoraggiamenti, dopo dieci anni occorrono nuove risorse

Il progetto di un percorso archeologico sotto l'area della parrocchiale di S. Eulalia risale agli ultimissimi anni Ottanta ed è frutto della volontà della Parrocchia di ridare decenza e nuova fruibilità al patrimonio storico-artistico-documentario di una comunità notoriamente ricca ma che nel tempo e, soprattutto nel dopoguerra, aveva conosciuto un degrado così grave da paventarne un processo irreversibile.

Era intenzione della Parrocchia risanare i locali della sacrestia e ricavare nei suoi ambienti un Tesoro-Museo che salvasse questo patrimonio e nel contempo lo rendesse fruibile, col non celato proposito che tutto questo divenisse elemento capace di impedire il depauperamento non solo estetico-strutturale della Parrocchia e del suo quartiere.

Nacque così il Museo del Tesoro di S. Eulalia (conosciuto con l'abbreviazione di MUTSEU), inaugurato nel 1995 e realizzato anche grazie ad una legge regionale volta ad incentivare la costituzione di musei privati. La progettazione e la direzione dei lavori si devono all'architetto Augusto Garau, che negli anni successivi, affiancato dall'ing. Giulio Cesare Lai, ha curato tutti gli interventi riguardanti il complesso ecclesiale.

Proprio durante i lavori di risanamento dei locali della sacrestia, nel gennaio 1990, emersero le prime preesistenze archeologiche che condussero Parrocchia e Soprintendenza Archeologica a sviluppare una campagna di scavi sistematica e che dura ormai quasi ininterrottamente da dieci anni.

Realizzato e aperto al pubblico il percorso archeologico sotto la sacrestia, si è posto il problema della possibilità di operare un intervento massiccio e radicale per risolvere "definitivamente" i gravi problemi di umidità e anche di statica abbastanza visibili in tutto il corpo della chiesa.

La Parrocchia, con fondi propri e con un contributo dell'amministrazione comunale, ha realizzato e, seppure non musealizzando in modo ottimale, aperto al pubblico, integrandola nel percorso sotto la sacrestia, tutta la zona sottostante il presbiterio.

In quest'area sono stati portati a termine lo scavo archeologico e i lavori di sottomurazione e consolidamento delle strutture murarie e architettoniche, compresi i muri perimetrali e la cupola seicentesca, totalmente impermeabilizzata e ridipinta. Si è arrivati così a dover intervenire su tutta l'aula e sulle cappelle laterali della stessa.


Nell'aprile del 1999 si è avviato il lavoro più impegnativo: smontaggio e conservazione di tutti i preziosi marmi in attesa della loro successiva pulitura e integrazione-restauro, rimozione dei pavimenti del corpo della chiesa e demolizione di murature e riempimenti vari realizzati negli ultimi restauri fatti nella chiesa ad inizio secolo e nell'immediato dopoguerra. Matura in quest'ultimo periodo l'idea di stringere una collaborazione più stretta oltre che con la Soprintendenza Archeologica anche con l'Università degli Studi di Cagliari.

La Parrocchia è fortemente intenzionata a portare a compimento l'opera di risanamento strutturale dell'edificio, consapevole che la realizzazione dei lavori di scavo archeologico e la fruizione successiva degli stessi contribuiranno a dare ancor più efficacia al progetto "pastorale" di restituire vitalità ad una comunità altrimenti depressa e nella stima generale giudicata comunque marginale, quando non anche zona a rischio e di malaffare, come in genere nelle città di mare sono considerati i quartieri che delimitano le aree portuali.

Consapevoli che una presenza ecclesiale non è fatta solo né prioritariamente di momenti liturgico-catechetici, crediamo fortemente nella bontà "pastorale" di questo progetto culturale e ci auspichiamo che anche altri soggetti e soprattutto le istituzioni che hanno le specifiche competenze e responsabilità credano in concreto nella stessa bontà dell'idea.

Dalla convenzione con l'Università è scaturito un positivo coinvolgimento nei lavori di scavo di giovani laureati e di un centinaio di studenti volontari, che con il loro sacrificio ed entusiasmo hanno consentito di tenere un ritmo molto sostenuto.

L'utilizzo dell'area archeologica di S. Eulalia anche a fini didattici non potrà non avere una ricaduta molto positiva sull'opinione pubblica cittadina, aprendo inoltre prospettive importanti "in casa" per giovani aspiranti archeologi, dando concretezza alle aspirazioni professionali e occupazionali dei giovani studenti, con immediati riflessi positivi per il turismo culturale cittadino.





Fonte: Gianfranco Murtas
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