Gianfranco Murtas

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Don Mario Cugusi e la Congregazione del SS. Sacramento nella Marina. Centomila giorni di storia amica fino a…

di Gianfranco Murtas


Il libro – autentico libro d’arte – Congregazione del Santissimo Sacramento nella Marina. Storia di ieri Cronaca di oggi, dato alle stampe nel 2009 da don Mario Cugusi, il suo autore fattosi anche coprotagonista delle vicende ultime del sodalizio e dunque testimone (e testimone di verità purtroppo amare), è un capolavoro. Bello bellissimo per i testi e per l’accompagnamento iconografico e fotografico, merito specialissimo di un grafico di nome e di valore come Daniele Pani: i materiali a lui sono giunti da Pierpaolo Tuveri e anche dalla Soprintendenza Archeologica di Cagliari, ed egli ne ha curato l’impaginazione, trasferendo a quelle centodieci pagine di formato grande quadrato la magia di una storia unica e irripetibile, documentata nelle sue sequenze temporali e dunque nelle sue scansioni archivistiche… Un dono collettivo – dell’autore dei testi, del grafico e del fotografo – venuto alla città di Cagliari, non soltanto alla parrocchia o ai parrocchiani di Sant’Eulalia. E un dono – libro-dono – dalla duplice missione: del racconto del tempo che fu e della denuncia di un “esproprio” – così lo chiama don Cugusi, combattivo e combattente sempre – di quanto doveva essere, nell’ispirazione antica e negli statuti, in un gemellaggio e tale non è stato più, ad un certo punto. Con l’estraneazione, di fatto, della Congregazione dalle sorti della parrocchia.

Tutto questo emerge con dettaglio di particolari, nell’ultimo capitolo, o appendice, del volume (che rimbalzerò nell’articolo previsto per domani e anch’esso nella serie dell’accompagnamento festoso ai cinquant’anni di messa di don Mario). Qui invece, restando alla parte propriamente storica, quella che si dipana lungo tre secoli (e più), o dì pure quattromila mesi, o quindicimila settimane, o ancora centomila giorni – a voler restituire la quotidianità della collaborazione per il culto e per i poveri – riporto la premessa con cui l’autore stesso ha voluto fornire al lettore l’idea del collegamento fra l’ieri e l’oggi, accompagnandolo lungo il fascinoso (e talvolta drammatico o terribile) percorso temporale…

E con la premessa presento anche lo stralcio di uno dei capitoli centrali, quello che rifà la storia dei prefetti congregazionali, e chiama in particolare Agostino Humana e Ludovico Belgrano. Poche righe, ma – grazie anche alla scrittura piana dell’autore – sembra che dalla pagina risalga l’atmosfera del tempo, quello precedente, nella grande storia, la rivoluzione francese… 

Sono sette i capitoli, prima delle conclusioni in appendice: “Le origini e gli statuti”, “Radicamento della Congregazione nel quartiere e sua espansione”, “Lasciti, legati e liti”, “I legati Alziator e Solinas”, “La galleria dei prefetti della Congregazione”, “Lo scandalo Fornara” e “Centro Sportivo G. Belly o Pasquale Boy?”.  

Una nota mia personale mi pare di dover aggiungere. Quattro anni dopo l’uscita del saggio di don Cugusi, è arrivato alla distribuzione un altro bellissimo libro, con presentazione di Giovanni Cappai, dedicato alla storia Della Congregazione del SS.mo Sacramento di Sant’Eulalia a Cagliari – così il titolo – a firma di Serafino Agus e commissionato all’illustre studioso dalla stessa Congregazione. Ebbene, manca in esso – tanto più nella sezione bibliografica – qualsiasi riferimento all’opera, certamente non meno preziosa e documentata, ed in più apripista, esitata da don Mario Cugusi. Se così davvero, ciò sembra non tornare ad onore dell’autore che pure vanta le credenziali migliori sotto il profilo della ricerca storica.


Archivi morali e archivi materiali, le arciconfraternite in faccia al porto

Fino al 1990, anno di avvio dell'indagine archeologica nell'area della chiesa parrocchiale, il giudizio più ripetuto sulla Marina, territorio in cui è situata la parrocchia di Sant'Eulalia, rimarcava la quasi assenza di radici e la scarsa nobiltà del quartiere nell'ambito del centro storico di Cagliari.

Gli scavi sotto abside e navata e quelli nell'area del Santo Sepolcro, in attesa di quanto emergerà dalle esplorazioni appena avviate intorno ai ruderi di Santa Lucia, stanno consegnando un'altra immagine del quartiere del porto, con preesistenze archeologiche di tutto rispetto.

Insieme alle indagini stratigrafiche e ai lavori di sottomurazione che davano nuove solide fondazioni ad un complesso chiesastico piuttosto malfermo, veniva anche iniziato il riordino dell'archivio parrocchiale.


Con il contributo del Ministero competente e l'interesse fattivo della Soprintendenza Archivistica della Sardegna, e soprattutto grazie al grande impegno, professionalità e dedizione della dottoressa Antonella Palomba, si è riordinato e reso fruibile il ricchissimo patrimonio documentario della Parrocchia Quest'archivio, a detta degli studiosi del settore uno dei più ricchi della Diocesi cagliaritana, custodisce una quantità notevole di documenti mai studiati e riguardanti la vita del quartiere, della Parrocchia e di tre Arciconfraternite seicentesche esistenti e gravitanti sulla stessa.

Due di queste Arciconfraternite, ubicate nelle chiese di Santa Lucia e del Santo Sepolcro, delle quali, avevano anche la proprietà, sono estinte ed i loro beni e memoria sono amministrati e custoditi dalla Parrocchia. Di Santa Lucia in particolare è rimasto un rudere, insieme però a diversi argenti, paramenti, statue lignee e frammenti marmorei oggi custoditi nel Museo dei Tesoro o riutilizzati nella Parrocchiale.

Con gli stessi connotati e con diverse proprietà, frutto di donazioni e legati, fin dal Seicento operavano nel quartiere altre due Arciconfraternite esistenti nelle chiese, rispettivamente dei Santi Giorgio e Caterina e di Sant'Antonio abate, entrambe site in via Manno.

La chiesa dei Santi Giorgio e Caterina, sede oltreché proprietà dei l'Arciconfraternita omonima, detta dei Genovesi, fu distrutta dai bombardamenti del 1943; ricostruita intorno al 1960 alle pendici di monte Urpinu, divenne sede parrocchiale, conservando la titolarità dei santi patroni del sodalizio.

L'Arciconfraternita della Vergine d'Itria ha, come detto, la proprietà della chiesa di Sant'Antonio abate e, anche grazie ad un non irrilevante patrimonio immobiliare, svolge le sue attività statutarie centrate prioritariamente nella gestione del luogo di culto, con i suoi momenti celebrativi liturgici.


L’ultima Arciconfraternita seicentesca del quartiere, teoricamente ancora esistente, dovrebbe essere la Congregazione del SS. Sacramento, eretta nella chiesa parrocchiale di Sant'Eulalia intorno al 1620.

Fino a non molti anni addietro si pensava che fossero totalmente scomparsi, sotto le macerie della sede sociale esistente in piazza Sant'Eulalia e anch'essa rasa al suolo dalle bombe del 1943, tutti i documenti attestanti gli scopi e le attività del l'Arciconfraternita.

Il riordino dell'archivio di cui si è fatto cenno in precedenza, ha restituito un'enormità di atti che, della società nata laica ma in ambito ecclesiale, raccontano una storia sorprendentemente importante.

Il presente studio nasce da interessi culturali e di servizio alla storia del quartiere ed anche con l'intento di tutelare gli interessi della Comunità parrocchiale nei confronti della Congregazione del SS. Sacramento che l'ha accompagnata lungo per tre secoli, quasi quattro.

Nella galleria dei prefetti della Congregazione

… Un altro modo di riassumere e raccontare i quasi quattro secoli di storia della Congregazione è quello di scandirne passaggi e iniziative attraverso i personaggi che ne hanno assunto la direzione e in qualche modo ne sono stati l'anima.

Attraverso le centinaia di delibere e atti amministrativi, tutti conservati nell'archivio parrocchiale, si può integralmente ricostruire la genealogia dei dirigenti della Congregazione con la quasi completa datazione riguardante i prefetti che l'hanno guidata dal 1730 ad oggi.

Già si è detto che è assolutamente lacunosa la storia del sodalizio nella sua prima origine, ma è quasi totalmente documentata quella che data dalla sua rifondazione, con il nome di Congregazione del SS. Sacramento, avvenuta ad opera del gesuita padre Giovanni Batta Vassallo nel 1730.

La prima famiglia che figura nel "libro d'oro" è quella degli Humana, molto probabilmente arrivati in Sardegna con i nuovi signori piemontesi dalla Liguria e facenti parte del ceto militare burocratico.


Il primo di essi che figura come prefetto della Congregazione nel 1751, è Agostino, probabilmente padre di Michele, che ritroveremo assistente nella Giunta della Arciconfraternita, dopo essere stato amministratore dell'eredità donata alla Parrocchia dal duca di San Pietro Antonio Maria Coppola. Dopo la famiglia Humana sarà un'altra famiglia ligure, dedita questa al commercio, originaria di Oneglia, quella dei Belgrano, a animare e dirigere a lungo la Congregazione.

Ludovico come prefetto, e il fratello Carlo come assistente, furono, insieme ai Baille, gli artefici della trasformazione anche architettonica della parrocchiale che in quel periodo ospitava una Comunità che viveva in simbiosi col nuovo sodalizio di evidente natura ecclesiale, almeno a datare dai 1755.

Per loro iniziativa, con autorizzazione e privilegi concessi dal decreto del I° ottobre 1755 dell'arcivescovo Giulio Cesare Gandolfi, veniva realizzata la cripta-cimitero come sepoltura riservata ai prediletti e predilette del SS. Sacramento.

Alla famiglia Belgrano, una cui casa si trova ancora oggi nella via Sant'Eulalia, dove nel Novecento avrebbe avuto sede per lunghi decenni l'istituto scolastico privato "Galileo Galilei", si deve anche la trasformazione della seconda cappella a destra della parrocchiale, dedicata a Sant'Eulalia, martire catalana, patrona del quartiere.

Essa fu realizzata in bei marmi policromi che incorniciavano l'opera di Pietro Angeletti raffigurante il miracolo della neve che spegne il fuoco, episodio riguardante il martirio della santa barcellonese, come raccontato in una "passio" dei secc. VI-VII.

Ludovico Belgrano dimostrò notevole interesse per l'arricchimento dell'arredo liturgico: intervenne nei restauri del coro, provvide la Sacrestia di turibolo e navicella in argento, fece intessere un bellissimo velo omerale di raso bianco bordato in seta e oro e custodito oggi nel Museo del Tesoro insieme agli altri oggetti appena menzionati.


Egli riuscì a dirimere anche conflitti sui "primi posti" contesi tra esponenti del Sindacato e prediletti: era la questione dei portatori del baldacchino nelle processioni eucaristiche delle "Minerve" e del Corpus Domini.

La Minerva, il cui nome deriva dalla chiesa romana dedicata alla Madonna e costruita sopra un antico tempio pagano intitolato alla dea Minerva e per questo chiamata di Santa Maria sopra Minerva, era sostanzialmente una processione eucaristica che si svolgeva ogni prima domenica del mese, come appunto avveniva a Roma.

La partecipazione a tali processioni attribuiva delle indulgenze e sulla devozione al SS. Sacramento, soprattutto agli inizi, era focalizzata la vita associativa spirituale della Congregazione. L'atto devozionale eucaristico consisteva nel portare in processione dentro la chiesa parrocchiale il Santissimo Sacramento esposto nell'ostensorio, sostando di cappella in cappella per recitarvi preghiere e cantare l'inno eucaristico del Tantum ergo.

Un successivo decreto arcivescovile avrebbe esteso l'obbligo di tale processione, da svolgersi nella terza domenica del mese, a tutte le parrocchie. 

Circa l'onore di portare il baldacchino Ludovico Belgrano riuscì a mettere d'accordo sindaci e prediletti: per le "Minerve" avrebbero provveduto i confratelli della Congregazione, mentre per il Corpus Domini il privilegio sarebbe spettato ai sindaci.

I Belgrano resteranno attivamente presenti nella Congregazione fino ai primissimi anni del XIX secolo e saranno particolarmente collaborativi con Pietro Legrand, console francese e prefetto per oltre quindici anni, dal 1763 al 1780.

Quest'ultimo fu il prefetto che, forse più di ogni altro, diede prestigio patrimoniale alla Congregazione…




Fonte: Gianfranco Murtas
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