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FABIO LOI

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Sbaraglio politico

Un cinico Salvini contro il dilettante a 5 stelle. E il PD che fa?

Sbaraglio politico

Si può dire qualsiasi cosa di Salvini. Alcune possono essere opinabili, ma certamente non si può negare il suo cinismo. Cinico, calcolatore, uomo di potere. Il potere non lo logora, lo ubriaca di adrenalina. Il potere costi quel che costi. I cinque stelle, invece, stanno giocando la partita come dei dilettanti contro una squadra di serie A. In queste ore sembrerebbe che per la Lega questo governo sia stata l’amichevole estiva in preparazione del campionato.

In tutto questo l’inefficacia del PD è stata disarmante. Si è limitato a fare la parte dell’arbitro. Un arbitro che, dichiarazioni di stampa a parte, si è schierato dalla parte della Lega e del neo liberismo. Dalla parte della Lega - sia chiaro - non solo per il TAV - sarebbe sin troppo banale - ma anche per la demolizione dei 5 stelle. La forza pentastellata si presentava come antipartitica e antisistemica e questo di fatto minacciava il potere partitico, la casta, e l’equilibrio dell’alternanza sulla quale centro destra e centro sinistra si sono cullati per anni, dai tempi dell’abolizione del sistema proporzionale.

Ma, a parte questo, in Italia e in Sardegna è evidente che c’è in atto uno scontro culturale forte che spacca il paese. Da una parte i diritti civili e l’accoglienza, dall’altra un conservatorismo tendente al reazionario, con una ossessione sul controllo-sicurezza. La Lega, con il decreto sicurezza Bis, ha saldato definitivamente i suoi rapporti con quella parte delle forze dell’ordine più conservatrice. Quella che pensa maggiormente alla punizione somministrata dall’uomo in divisa, piuttosto che da quello togato. Quella forza dell’ordine che "due sberle non hanno mai fatto male a nessuno", quella che "chi viene arrestato se lo deve ricordare per tutta la vita". La prospettiva leghista è quella di usare il controllo statale contro lo straniero, ma di fatto crea le basi per una limitazione delle libertà dell’autoctono. Lo scontro si può riassumere così: la destra asseconda la disumanità creata dalla società della tecnica e dalla tecnologia, la sinistra, in un certo modo, cerca di opporsi a questa alienazione, ma lo fa maldestramente.

Non c’è più uno scontro sulle questioni economiche. Dell’economia si parla marginalmente, e la lotta alle estreme povertà da parte del PD si è limitata alla critica del reddito di cittadinanza, coerentemente con la posizione del partito di Berlusconi. Poi il nulla. Fondamentalmente, in un sistema neoliberista, per la destra è più semplice essere coerente e non praticare politiche di lotta alla povertà. Per il PD è un pelo più difficile, perché si presenta come la forza di sinistra del paese. In realtà dovrebbe definirsi solamente centrista. Allora sì, riuscirebbe ad incassare i voti di una parte del paese che non si definisce comunista, ma che vede di buon occhio tutta l’economia di rapina capitalista, come la vendita delle armi all’Arabia Saudita per la guerra in Yemen. Se il PD si definisse di centro, finalmente lascerebbe uno spazio vuoto a sinistra, creando le condizioni per una vera ricostruzione, da sinistra. Ci guadagnerebbero tutti. Il PD apparirebbe, ai suoi elettori, come il partito della coerenza, e la sinistra non avrebbe più quella zavorra renziana che è un ostacolo alla costruzione alternativa.

Nel frattempo però la peggiore destra degli ultimi decenni cavalca consensi e minaccia seriamente di creare un governo monolitico, e nessuna delle forze in campo sembra avere una strategia utile.


Fonte: Fabio Loi
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