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Usiamo i fondi UE per svecchiare le ferrovie sarde

di Annico Pau *


Quando, nel 1889, l'allora sindaco di Nuoro, il filo-garibaldino don Gavino Gallisay, accolse le autorità presenti alla cerimonia per il viaggio inaugurale della linea ferroviaria Macomer-Nuoro, ragionava orgogliosamente sul fatto che, finalmente, l'infrastruttura realizzata avrebbe fatto uscire la città dall'isolamento in cui era stata relegata per secoli. Anche Sebastiano Satta, successivamente, dedicò a questo sprazzo di modernità il famoso sonetto Sa ferrovia facendo esclamare al meravigliato villico Mesupezza: Compà, gai Deur m'assestat, si credio / chi si podère goi currere bolande... Da allora il collegamento ferroviario del capoluogo barbaricino, con una linea a scartamento ridotto e a binario unico, è rimasto tale e quale. 

Il deputato del nuorese Giorgio Asproni, così come l'imprenditore Gallisay, già nel secondo Ottocento avevano colto le capacità propulsive degli investimenti infrastrutturali, utili per far uscire un territorio dalle sacche del sottosviluppo e dell'isolamento. Ancora al tema dei collegamenti ferroviari, nel 1913, furono dedicate alcune vibranti corrispondenze sul "Giornale d'Italia" da parte di un giovanissimo cronista, Attilio Deffenu, che tra l'altro firmò un articolo dal significativo titolo "Gli interessi ferroviari della Sardegna centrale", in cui si riferiva di un incontro a Nuoro che "...doveva preludere ad una intensa agitazione diretta ad ottenere dal Governo la tanto sospirata soluzione del problema delle comunicazioni ferroviarie nella Sardegna centrale" e della costituzione di un comitato, formato in quella occasione, per chiedere di far proseguire verso il mare la ferrovia nuorese con destinazione il naturale sbocco verso il porto di Olbia. 

Sono passati centotrent'anni e nonostante varie iniziative e movimenti nati di volta in volta per riproporre il problema, Nuoro rimane ancora oggi l'unico capoluogo di provincia non collegato con le Ferrovie dello Stato. Di questa inadeguatezza si è fatto di recente interprete, durante una sua visita nell'isola, il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia che ha affermato "...il gap infrastrutturale sulle ferrovie di Sicilia e Sardegna è un debito che hanno tutti gli italiani e che andrebbe onorato". Negli stessi giorni, la IV commissione del Consiglio regionale della Sardegna, che si occupa delle infrastrutture e della mobilità, ha convocato in audizione vari comitati tra cui il benemerito "Trenitalia nuorese", presieduto proprio da un pronipote del citato Gallisay. 

Infine, e la cosa assume enorme importanza, cinque sindaci dell'area della costa orientale (Olbia, San Teodoro, Budoni, Posada e Siniscola, incomprensibilmente manca Nuoro) hanno preso una decisa posizione per la realizzazione di questa tratta ferroviaria. In questo quadro di rinnovato interesse nei riguardi del mezzo ferroviario ed alla luce del recente accordo sul "Recovery Fund" con l'assegnazione all'Italia di circa 209 miliardi, proporre un poderoso intervento per modernizzare l'intera rete ferroviaria sarda e in questo contesto inserire il collegamento della città di Nuoro e la sua prosecuzione verso Olbia potrebbe apparire congruo ed in linea con quanto affermato dal ministro, per saldare "...un debito che hanno tutti gli italiani e che andrebbe onorato". 

Affrontare con decisione il problema dei collegamenti su ferro, per troppo tempo rimosso, significherebbe affrontare in termini concreti il tema del sottosviluppo di una parte della nostra isola. Proporre la modernizzazione dell'intero settore ferroviario sardo, appare possibile, sempre che la proposta trovi il consenso nella classe politica regionale, oggi purtroppo occupata nella istituzione delle nuove antistoriche province, e quella nuorese impegnata in sterili divagazioni di schieramento senza proposte per fare uscire la città dal coma socio-economico" in cui attualmente versa.



* già sindaco repubblicano di Nuoro



Fonte: Annico Pau
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