Gianfranco Murtas

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Poesia in loggia, poesia della loggia. Oggianu, Tedesco, Giagoni… e quanti altri creativi dal cuore leggero e generoso!

di Gianfranco Murtas


Figure e strumenti geometrici

quali Squadra

e Compasso

E poi Parole

e Principi importanti, come Libertà, Uguaglianza e Fratellanza

Dubbio e Verità

E il pensiero che vola

libero...

Il Libro Sacro e le Luci

I Betili, metaforicamente, volti

ad Oriente

E gli "Animi", come protetti da un grembiule, simbolicamente uniti in catena

Ed il nuraghe, talvolta, Tempio Sacro

Questo sì che è novità

Ma quando?

dove?

perché?

per chi?

Solo mistero...


Sono i versi di una delle 272 composizioni che Fausto Oggianu De Riu – medico chirurgo (generale, vascolare e urologo) adesso nella riserva con i suoi 83 anni felicemente ancora tutti creativi – ha pubblicato or non è molto sotto il titolo di Poesie per una vita, con dotta prefazione del professor Duilio Caocci. Un libro presente nelle librerie e anche nelle edicole: 320 pagine che raccolgono non soltanto i versi delle sue liriche, ma anche quattro brevissimi racconti (un vero capolavoro l’autobiografico Era sempre solo) ed una ventina di foto dei suoi quadri migliori, ora oli su tela ora acrilici su carta. Fausto Oggianu De Riu: un chirurgo poeta, narratore, pittore (con molte mostre personali e collettive alle spalle), né soltanto questo: anche amministratore pubblico, anche sindaco, per molti anni, della sua patria elettiva (e di origini familiari) – Magomadas, 600 abitanti insediati su un territorio antico che declina da una modesta altura alle spiagge del mare di Sardegna. Ufficiale al merito della Repubblica Italiana è stato anche Maestro Venerabile della loggia che lo aveva accolto giusto quando Armando Corona cominciava a… scalare le responsabilità nazionali del Grande Oriente d’Italia. E alla sua loggia, ai suoi Fratelli – e Fratelli s’intitolano anche i versi che ho sopra riprodotto – egli ha dedicato anche due gustose pagine – direi all’apparenza descrittive e invece, al fondo, tutte impressioniste – del suo libro. Titolo: L’agape di luglio


Fausto Oggianu De Riu

Eccone il testo: 

Eravamo arrivati tutti contenti, sorridenti, con una gran voglia di ridere, di giocare, di manifestare il piacere di stare insieme, di bere, di mangiare. L'ambiente era piacevole e una leggera brezza sembrava voler portare un po' di refrigerio dopo una giornata accaldata di sole, afosa, densa di umidità. Il sole di luglio, il caldo dell'estate e, insieme, la necessità di evasione e di libertà, ci avevano trasmesso il desiderio di una sorta, quasi, di trasgressione.

Francesco aveva una camicia variopinta. Era allegro, come al solito, e salutava tutti con il suo vocione simpatico e ammiccante.

Aveva voluto subito un aperitivo colorato, rosso, e lo aveva offerto a tutti noi. Antonio sembrava godere di una felicità trasmessa e contagiosa insieme; salutava tutti, quasi con eccitazione, felice della compagnia.

E poi Alessandro, Massimo, Pier Luigi, Renzo, Pierpaolo, Celestino, tutti con grande euforia e felicità.

Il "Vermentino" ghiacciato, gli antipasti, un primo gustoso, il pesce fresco, la grigliata.

E Paolo, seduto accanto a me, piacevolmente sorridente, felice per i recenti successi dell'Italia del pallone, desideroso di gioire con gli altri, di brindare con tutti e per tutti, che raccontava gli episodi di caccia, le corse, le emozioni, le "poste", parlando sempre ad alta voce.

Si rivolgeva a Severino, anche lui cacciatore, ma forse, al momento, il più composto, un po' a disagio per il caldo, ma comunque felice per l'incontro. E Chicco, Gianfranco, Marcello, Carlo, Giancarlo, Sebastiano.

Tutti festosi.

Propongo un brindisi e poi un altro, e un altro ancora. Ai presenti, agli Assenti giustificati (Antonio, Michele, Ninni), alle nostre Famiglie. Salute, Fuoco...

E poi il Vino Rosso, il Porcetto, il Gelato, il Caffè, il Mirto di Sardegna, lo Spumante di Malvasia, di Bosa...

Ci si ritrova uniti in una sorta di "Catena di Amicizia" che dà energia, in piacevole compagnia.

È un ritrovo gioioso, con una sensazione, quasi, di fraterna unitarietà di intenti e di sentimenti.

Anche le cose semplici, in una situazione come questa, assumono un valore quasi simbolico, e tutti ne vengono coinvolti.

Sembra di essere in un mondo nuovo, in parte sconosciuto, certamente non frequente, non riservato a molti.

Il potere di "invenzione" e la "capacità di ritrovarsi" di un gruppo può riuscire, talvolta, a comporre un qualcosa di diverso, di vario, di meraviglioso e, insieme, di estremamente piacevole.

Si possono dischiudere, quasi, le porte di una realtà nuova, intrisa, almeno in parte, anche di una certa spiritualità, che, per una sorta di "allucinazione", sembra capace di sovrastare quella di tutti gli altri giorni. Si tratta, certamente, di una particolare disposizione dell'animo che, in certe occasioni, può permettere, ai componenti del gruppo, di ritrovarsi immersi insieme, quasi coinvolti, come in un sogno, in una atmosfera su cui sembra aleggiare un alone misterioso ricco di contenuti profondi e nel contempo di una vivacità nuova e gioiosa.

E grazie al potere dell'amicizia fraterna ciascuno sembra poter avere la capacità di rinnovare la propria visione del mondo, di far rinascere in sé nuovi principi di fiducia, di volontà di agire, di capacità di affetto, di comprensione, di solidarietà e di amicizia sincera, di sentimenti, insomma, profondi e di grande valore umano.

È notte alta. L'ultimo brindisi Ancora Auguri. Buone Vacanze. Salute, Fuoco...

Le voci un po' smorzate. La Gioia, i Saluti. Un po' di malinconia.

Ciascuno custodisce in se stesso il proprio Io, una "casa propria", a cui tiene molto e che ama, ma tiene molto ed ama anche quella dei propri amici fraterni, pur essendo, ovviamente, ciascuna di essa, autonoma, libera, diversa.

È questo un sentimento che può dare un rinnovato impulso al mondo ed alla vita stessa.

Arrivederci. A domani. Alla prossima...



Se non fosse intervenuta la disgraziatissima pandemia si era avuta l’intenzione di presentare questo bellissimo libro che è da leggersi come la confessione di un’anima sarda attraversata dal senso dell’universalità e mossa dalle più pure pulsioni di relazione (e tanto più quelle affettive familiari!), in una sala di palazzo Sanjust, a Cagliari. E arricchire la manifestazione anche con la esposizione di alcune delle opere pittoriche di Fausto Oggianu. Chissà, tutto è stato, ed ancora è rinviato a una data possibile… Troveranno il modo, i Fratelli giustinianei – in specie quelli della Hiram –, di dargli il proprio riconoscimento… riconoscimento rinnovato e ammirato!


Antonio Tedesco

Molti anni fa dedicai alcune pagine di un grosso volume ad Antonio Tedesco, passato all’Oriente Eterno nel 2000, quand’era Maestro Venerabile della loggia sassarese Gio.Maria Angioy.

Con lui ero stato in corrispondenza molti e molti anni prima, anche se non ebbi occasione di incontrarlo mai: e comunque ero stato in condizioni di poterlo biografare per le necessità di alcune pubblicazioni riguardanti la Libera Muratoria del Capo di sopra.

Di nascita calabrese, in Sardegna dal 1949, giuntovi come sottotenente di complemento, aveva fatto famiglia a Sassari. Uomo di scuola, docente di lettere, poi preside ed ispettore scolastico, impegnato nel sindacato di categoria e nella politica con i democristiani – tanto da essere eletto in Consiglio regionale nella VII legislatura.

Alla fine del 1983 incappò, con numerosi altri dirigenti dell’amministrazione scolastica regionale e provinciale, in guai giudiziari (per la gestione di alcuni concorsi interni) che si tradussero perfino in una detenzione preventiva di alcuni mesi. La drammatica situazione, affrontata con dignità esemplare, fu lo spunto… paradossalmente felice per l’esternazione, da parte sua, di un complesso e profondo lavoro di scavo morale documentato da una cinquantina di composizioni poetiche riunite nel 1985, e date alle stampe, sotto il titolo Canti dalla galera.

Chi conosce, come me, il mondo del carcere ne scorge i tratti ispirativi nei passaggi, tremendamente ciclici, dei luoghi e dell’orologio quotidiano…

Non sei un fratello di sangue 

ma ti sento sempre vicino 

a ricordarmi in ogni momento 

che non sono pietra grezza. 

Mi hai dato esempi sublimi 

che illuminano la vita  

mentre con ardua fatica

cerco di levigare me stesso. 

Tu credi come me 

che la strada percorsa è pulita 

anche se il fango e la melma 

hanno lambito le mie orme. 

Dobbiamo guardare con fede 

alla luce calda della tolleranza 

che vuole anche dire perdono  

quando l’ingiustizia ci opprime.

Sono i versi titolati, significativamente, Non sono pietra grezza…

Così nella breve introduzione alla silloge che, non a caso, Antonio volle aprire con versi non suoi, ma di Kipling, l’autore di Loggia madre e di If… Se tu puoi trovarti nel trionfo / e nel disastro, senza gonfiare nel / primo e senza smarrirti nel secondo, / sempre uguale e padrone di te stesso… egli si confidava al lettore, conosciuto o meno, mettendogli in mano la sua anima senza ombra di infingimento. Eccole le sue parole:

Il 15 dicembre 1983, a tarda sera, sono stato arrestato nella mia abitazione dai carabinieri (dopo una lunghissima perquisizione) e “detenuto” nelle carceri di S. Sebastiano a Sassari per quattro mesi e nove giorni. Il 20 aprile 1984 mi è stata concessa la libertà provvisoria (dopo aver versato una pesante cauzione) e sono rientrato a casa provato nel fisico e nel morale.

Sulla soglia dei sessant’anni, dopo aver ricoperto numerosi e delicati incarichi di responsabilità (politici, sindacali, professionali), l’essere finito in carcere è stato molto amaro e terribile. Sono cadute, all’improvviso, le illusioni ed subentrata una profonda crisi interiore che ha rimesso in discussione i valori essenziali della vita in generale e della mia vita in particolare…

Ho vissuto l’esperienza del carcere, dura e terribile, con grande difficoltà morale e fisica ma senza mai perdere la Fede in Dio e la speranza e la fiducia nel prossimo… Oggi sento di non essere più l’uomo di prima! Non riesco più a trovare la serenità in un mondo, come il nostro, nel quale tutti (politici, sindacalisti, burocrati, magistrati, carabinieri, ecc.) si sentono i detentori in assoluto del vessillo della verità e della moralità. Sono svuotato e smarrito perché, fra l’altro, nessuno ricorda più i miei anni di durissima fatica, il mio passato di educatore e di lavoratore fatto di sacrifici, di sudore, di lotte in una terra che ho amato ed amo svisceratamente anche se sono nato altrove.

Da 36 anni vivo a Sassari ed in questa città, ricca di cultura e di nobilissime tradizioni, mi sono formato come uomo, come padre, come docente dirigente scolastico, come politico e sindacalista. Ho avuto la grande fortuna di avere tanti, tantissimi amici, in questi lunghi e fecondi anni di attività e, molti di essi, li ho ritrovati vicini nel momento del dolore e del bisogno: a questi Amici voglio umilmente dedicare la raccolta di poesie aggiungendo commosso alla dedica il mio più caro ringraziamento per la fraterna solidarietà…

Sono 44 le poesie riportate nel libro della Stampacolor. I titoli dicono tutto e quasi espongono – l’ho già classificata – una cronologia ciclica, ma anche registrano le svolte, piccole in sé grandi per l’impatto, verso le relazioni rafforzate e, talune almeno, perfino conquistate come per emancipazione. Eccole passim: …La ballata dell’arresto, Sono vuoto…, La mia anima piange, Preghiera nel carcere, Non essere triste amico, L’ora di aria, La messa in carcere, La rotonda, La mia pena sei tu libertà, I lavoranti del carcere, Il giudice, La posta in carcere, I liberanti, I colloqui, Natale in carcere, Sciopero della fame, La domenica nel carcere, La famiglia, Scende la sera nel carcere, Il risveglio in cella, Hanno carcerato la mia storia, Ad un compagno di cella, Primavera in carcere, Voglio vedere mia madre…, Un sogno in carcere, Colloquio con mia madre (al telefono con la Sicilia), L’osceno linguaggio del carcere, A tutti gli amici, L’avvocato, Non sono pietra grezza…, Sono libero!…


All’indomani della scomparsa così scrisse la vedova Maria Luisa Calvi ai Fratelli della loggia:

Miei cari Fratelli… Voglio ringraziarVi profondamente per l’affetto, la stima, il cordoglio che avete dimostrato e sentito nei confronti di Antonio Tedesco, mio compagno di vita per ben 43 anni… L’avevo incontrato a 18 anni ed era stato subito grande Amore. Insieme abbiamo sognato e lavorato intensamente con l’entusiasmo dei giovani per realizzare i nostri sogni, abbiamo combattuto tante battaglie, alcune terribili, e abbiamo sofferto e gioito. Insieme abbiamo allevato con tanto Amore due figlie e un nipote che lui adorava… Vi ho sentito veramente vicini in questo momento molto triste, Voi più di tanti altri che si definivano amici. La Vostra presenza e la Vostra partecipazione ha commosso molto me e le mie figlie perché siete stati veramente “Fratelli”, e vorremmo tanto che questo sentimento umano continuasse ad esistere fra noi anche negli anni a venire e che continuaste a considerarci, anche se lui non c’è più, parte della Vostra grande meravigliosa Famiglia. Se così fosse ci sentiremmo meno sole! In un altro momento doloroso della nostra vita, quello dell’incarcerazione, ci avevate già dimostrato il Vostro grande “Bene” aiutandoci, ed io Ve ne sono stata infinitamente grata. Ora, ancora una volta, ci avete dato un grande aiuto spirituale che ricorderemo sempre…

Per taluni aspetti, e nella diversità delle circostanze, sono parole che ben potrebbero associarsi a quelle che, poco più di vent’anni prima, a Cagliari, aveva indirizzato, ai Fratelli della neocostituita loggia Alberto Silicani, Angela Graniero vedova di quel titolare ancora ricordato e celebrato dal sentimento comune: 

Carissimi Fratelli, ho appreso che una nuova Loggia è stata costituita sotto il nome di Alberto Silicani.

Con animo commosso rivolgo a Voi il mio pensiero nel dirvi grazie per aver voluto ricordare e onorare la figura di mio marito.

La sua vita fu tutta un inno d’amore e di fede, ricca di semplicità e di gioia, illuminata dalla speranza

anche nei momenti di maggior travaglio. Tutto questo fu possibile perché egli seppe rifuggire dalla lode degli altri e dalla vanità delle cose.

Che questo ricordo di Lui vi solleciti sempre nel quotidiano e difficile apprendimento del vivere massonico.

Con animo grato vi abbraccio tutti…


Ermanno Giagoni

Si fece sempre orgoglio onorevole della sua appartenenza alla Libera Muratoria, conosciuta ben prima che i giornali ostendessero le famose liste, nel 1993. Ermanno Giagoni aveva allora già tre lustri pieni di esperienza fra le Colonne della Risorgimento sulcitana e quelle della Alberto Silicani cagliaritana, di cui era già stato, all’inizio di quel decennio, il Maestro Venerabile, dopo che l’Esperto, e Giudice ed Oratore e Sorvegliante.

Spezzino di nascita, ma da genitori galluresi, classe 1938, aveva aperto a Quartu Sant'Elena giusto alla metà degli anni '50 uno studio di medicina generale e s'era impegnato anche lui nell'attività sindacale, con responsabilità perfino nazionali.

In loggio trattò, sempre con una ammirevole umiltà nell’approccio, di Dio nei Landmarks e del GADU, divinità o espressione verbale?, ma anche de La mente umana capolavoro della creazione, e si diffuse anche in Divagazioni sull’amore universale... In una dinamica sorprendentemente circolare si colloca una sua certa Dissertazione sulla Massoneria con la proposta di suggestivi percorsi alla “scoperta di sé”,  suggeriti da un sottotitolo dal tratto quasi antologico: Da argomentazioni fra Fratelli fuori dal Tempio, anche sulla scorta di quanto appreso da riviste e libri massonici. I brevi paragrafi: Massoneria: cosa è, Massoneria e religioni (in logica biunivoca, per quel Che cosa pensanole religioni della Massoneria?), Massoneria e politica, Massoneria e società segrete, L’iniziazione massonica, Massonerie deviate, Fratelli indegni… 


Spirito intimamente religioso, discretamente e delicatamente religioso in perenne ricerca dell’Assoluto,  esprimeva anche lui, come altri, la sua creatività insieme con i versi, con le fotografia (e macrofotografie) e con le tele. Di tele ne donò diverse alle case massoniche di Cagliari, i versi li pubblicò (come anche varie e gustosissime note di pratica professionale) in diversi libri. In uno di essi anche, esplicita, la dedica ai suoi Fratelli. Titolo della sua poesia: Il dedalo. Chiaro il suo riferimento ai tre pilastri templari, quelli della ritualità liberomuratoria. 

In un dedalo di ambasce

vado cercando l'uscita senza trovarla

perché in fondo ai muri illusorie

sono le luci.

Mi basterebbe una face

di Sapienza

per scrollarmi di dosso

pigrizie e paure, una clava di Forza

per abbattere vizi e viltà

nel profondo dell'lo,

per fortuna l'amore

mi consola e mi adorna di certezze e di gioie

con la sua struggente Bellezza.

Rapide pacate conclusioni

Quanto sarebbe soddisfacente se fossero le produzioni creative dei massoni a circolare per prime in Massoneria, anche a Cagliari e in tutti gli Orienti dell’Isola, alimentando pensieri grandi e generosi. Sono stati almeno cento, ma tenderei a raddoppiare il numero, gli Artieri sardi che, lungo i decenni, hanno consegnato ora alla creta o al bronzo, ora alle tele o ai cartoncini – e per le destinazioni più diverse, dalle chiese ai municipi, dalle università alle biblioteche, ai palazzi e alle piazze – la loro abilità plastica o grafica e pittorica, alle pagine di un libro la riflessione dell’intelligenza e il sentimento dell’anima: pagine di prosa – pensa (nella loro evidentissima diversità e stagione di vita) a Sergio Bellisai (Il punto più basso dell’anno), pensa a Giovanni Lonzu (Angeli nella tragedia), pensa a Gavino Angius (Pensiero stupendo)… - e pagine di poesia. Fu poesia anche nostra sarda quella di Pompeo Calvia (Sassari mannu) e quella di Bachisio Masala (Canzoni sarde, Su lunis agatendesi affligidu) e di Ausonio Spano (Sos cantigos de su ’ezzu)… fu poesia italiana quella di Piero Pischedda (Fermentazione) e Agostino Castelli (Dalla Sardegna un canto per il Cile di Allende) e Rinaldo Botticini (Ve lo dico in favola, Cagliari amore e rabbia)… 


Qui ho ricordato, con qualche maggiore attenzione, soltanto Antonio Tedesco ed Ermanno Giagoni, oltreché il carissimo e sempre secondo, poeta e pittore, Fausto Oggianu, sodale di tante giuste imprese… ma certo sarebbe interessante procedere ad un censimento dei tanti che, nel circuito giustinianeo sardo, hanno offerto alla nostra società di ieri o ancora offrono a quella di oggi l’esito della loro genialità inventiva ed artistica. Potrebbe essere un lavoro collettivo, certo ambizioso, più ancora doveroso. Per respirare aria pura, quella stessa – e guardo adesso alla maestria della mano – di Francesco Ciusa e Mario Delitala, di Guglielmo Bilancioni e Antonio Ghisu, di Melkiorre Melis e Attilio Nigra, di Battista Rossino e Andrea Valli, di Carlo Cantoni e Pippo Boero – il Boero delle sculture cagliaritane di Verdi e Bovio –, di Franco d'Aspro e Giuseppe Bosich e dell’ancora nostro fertilissimo Carmine Piras…  



Fonte: Gianfranco Murtas
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